Per l’Europa dei Popoli, e non quella dei banchieri (martedì 29 giugno 2004)

 

Per l’Europa dei Popoli, e non quella dei banchieri Ca ira Ca ira Ca ira

(di Giacinto Auriti)

 

“L’Europa dei banchieri contro la Costituzione”:

 

esattamente con questo titolo (cfr. Il Tempo, 22 giugno 2004, p.7) o, con titoli analoghi, la grande stampa ha dato la notizia sconvolgente che è iniziata la fase conclusiva della Rivoluzione Francese.

 

Noi l’avevamo già preannunciata su Abruzzopress (3 giugno ’04, n.180) con queste testuali parole:

 

“Lo Stato di diritto ha considerato nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo. Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato, nel silenzio, le banche centrali, S.p.A con scopo di lucro… ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: la sovranità monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere Costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in uno Stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata da una S.p.A. con scopo di lucro... L’urlo del Ca ira deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi delle banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.”

 

Quando la governance economica programma “maggiori poteri alla Commissione nella sorveglianza dei conti pubblici…” pone necessariamente un conflitto di interessi tra la volontà del Padrone (la banca centrale) e quella dei camerieri (i governi).

Ha denunciato esplicitamente l’eventualità di questo conflitto Mario Borghezio:

 

“Questa è una costituzione per l’Europa dei banchieri. Noi combattiamo invece per l’Europa dei Popoli…”

 

La diagnosi è esatta. Manca la terapia. Si impone la necessità di uscire dalle formule approssimative e generiche per proporre:

 

1)          l’attribuzione allo Stato della sovranità monetaria come quarto potere costituzionale;

2)          la proprietà della moneta al Popolo come reddito di cittadinanza;

3)          l’emissione di moneta senza riserva, di proprietà del portatore, come oggetto di diritto sociale (a norma del 2° co. dell’art. 42 della Costituzione Italiana);

4)          poiché il mercato è saturo sia di beni che di moneta quando i prezzi coincidono con i costi di produzione, solo quando questa coincidenza si verifica, va sospesa sia la produzione dei beni che l’emissione di moneta in attuazione del quarto potere costituzionale della sovranità monetaria;

5)          va costituito il Ministero per il risarcimento dei danni da usura (come i danni di guerra);

6)          va sancita, con provvedimento di urgenza la moratoria dei debiti bancari e fiscali, perché basati sull’illecito del debito da signoraggio che ha trasformato il portatore da proprietario in debitore della propria moneta;

7)          dichiarata la moneta di proprietà dei cittadini, lo Stato deve trattenere all’origine, all’atto dell’emissione, quanto necessario per esigenze di pubblica utilità, eliminando il 100% dei prelievi fiscali. Questi fondamentali principi normativi si desumono dalla definizione del valore come rapporto tra fasi di tempo e conseguentemente del valore monetario come valore indotto. Solo su questi principi la governance economica proposta nel patto costituzionale europeo potrà realizzare l’Europa dei Popoli. Altrimenti si continuerà nella tradizione dei camerieri dei banchieri in cui la sovranità monetaria è retta dalla banca centrale, S.p.A. con scopo di lucro. L’urlo del Ca ira deve tornare per scrivere la pagina conclusiva della Rivoluzione Francese. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.

 

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I politici camerieri dei banchieri: perché? (martedì 8 giugno 2004)

 

I politici camerieri dei banchieri: perché? Giacinto Auriti

 

Vi sono delle parole che hanno un tal peso specifico che ci costringono addirittura a rileggere la storia.

Quando Ezra Pound riecheggia il famoso messaggio concepito dal colonnello Jefferson:

 

“I politici sono camerieri dei banchieri” ci costringe innanzitutto a prenderne atto, in secondo luogo ad evidenziarne le cause. La ragione di questa clamorosa verità sta nel fatto che la Rivoluzione Francese non si è fermata “alla meta” (secondo la abituale regola), ma ai “tre quarti”. Lo stato di diritto ha considerato, infatti, nel proprio ordine costituzionale, solo i tre poteri: legislativo, giurisdizionale ed esecutivo.

 

Il quarto potere della sovranità monetaria se lo sono fagocitato nel silenzio le banche centrali, S.p.A. con scopo di lucro. Poiché – come insegna l’antica saggezza marchigiana – “li quatrì fa piove l’acqua pe l’in su” (“i soldi fanno piovere l’acqua in salita”) ci si spiega perché le lobbies bancarie hanno assunto il comando di tutti gli stati costituzionali. (1) Tutti gli storici hanno interpretato i tempi dello stato di diritto come una forma di progresso, addirittura come una conquista di civiltà irrinunciabile spacciando per democrazia, l’usurocrazia.

 

Nessuno ha avvertito la grave decadenza causata dal fatto che il portatore della moneta era stato surrettiziamente trasformato in debitore dei propri soldi. Ecco perché dobbiamo completare la Rivoluzione Francese: La Sovranità Monetaria va attribuita allo Stato – come Quarto Potere costituzionale – e tolta alla banca centrale. Non è più tollerabile che, in un c.d. stato di diritto, la funzione costituzionale della sovranità monetaria sia esercitata de una S.p.A. con scopo di lucro.

 

Non è vero che lo stato costituzionale rappresenti un progresso rispetto alle monarchie cattoliche della Vecchia Europa. I re avevano tutti la sovranità monetaria perché battevano moneta e nessuno poteva essere “cameriere del banchiere”. Sono diventati camerieri solo quando hanno accettato in prestito dalle banche centrali S.p.A. la moneta-debito (c.d. nominale).

 

L’urlo del “Ca ira” deve tornare sulle piazze, davanti alle sedi della banche centrali e nei Tribunali. Ci dobbiamo riprendere la proprietà dei soldi nostri.

 

(1) Recentemente, come in Italia, anche la Germania ha eletto alla presidenza della Repubblica un autorevole banchiere.

 

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La rarità monetaria vista dall’usuraio e dal contadino (domenica 4 aprile 2004)

(di Giacinto Auriti)

 

Un errore strategico le riduzioni fiscali proposte da Pedro Solbes sul Corriere della Sera.

La rarità monetaria vista dall’usuraio e dal contadino Giacinto Auriti.

 

Pedro Solbes (Commissario uscente dell’UE) ha detto che “in generale le riduzioni fiscali vanno coperte con tagli di spesa, senza peggiorare la situazione del deficit e del debito” (Corriere della Sera, 2-4-’04, p.3). Ha proposto così, all’attenzione dell’Europa, un errore strategico, col falso problema della ingiustificata salvaguardia della rarità monetaria. E si sa che gli errori strategici sono i più deleteri perché portatori di morte.

 

Poiché ogni unità di misura deve avere la qualità corrispondente a quella dell’oggetto misurato, come il metro ha la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, la moneta deve essere rara perché sono rari, c.d. “economici”, i beni di cui misura il valore. Il problema della rarità monetaria incontrollabile, esisteva quando la moneta era d’oro o convertibile in oro perché la rarità dell’oro era condizionata dalla legge fisica della sua esistenza e dall’alto costo di produzione del metallo a caratura programmata.

 

Con l’abolizione della convertibilità e della stessa riserva (fine degli Accordi di Bretton Woods, 15 agosto 1971) la rarità monetaria non è più condizionata da leggi fisiche, ma programmata, a costo nullo, dalla banca centrale (che stabilisce la quantità ed i tempi dell’emissione monetaria in prestito e/o il ritiro di liquidità dal mercato con i prelievi fiscali ed il saldo dei crediti). Poiché il potere d’acquisto della moneta è condizionata dalla legge della rarità, si impone la necessità di stabilire se è la rarità della moneta che deve essere condizionata dalla rarità dei beni, o se è la rarità dei beni che deve essere condizionata dalla rarità della moneta. Per rispondere a questo quesito è opportuno portare un esempio elementare.

 

Quando voi andate a comprare un paio di scarpe commisurate i piedi alle scarpe o le scarpe ai piedi? L’usuraio pretende di imporre scarpe strette e quindi, se necessario, tagliare i piedi come propone il Governo Berlusconi: “…E per far cassa il governo studia il taglio degli aiuti alle imprese”(!!!) (cfr. Corriere della Sera, 2 Aprile ’04, p.3).

 

Mentre l’usuraio vuole controllare piedi, più grossi possibili, con le scarpe più strette possibili, per aumentare il più possibile il contenuto podologico delle scarpe – cioè il potere d’acquisto della moneta – il contadino, giustamente, pretende scarpe comode a giusta misura dei piedi il che significa adeguare la rarità della moneta alla rarità dei beni ed agli incrementi produttivi e non viceversa. In queste circostanze abbiamo la possibilità di giudicare tutti: governi, ministri, magistrati, sindacati ecc. per distinguere chi sta dalla parte dell’usuraio e chi dalla parte del contadino.

 

Merita di essere citato in proposito un fondamentale insegnamento di Ezra Pound:

 

“Dire che uno stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri”.

 

Emerge comunque la necessità di sostituire alla banca centrale la funzione monetaria come quarto potere costituzionale dello stato. Come si sa, la banca centrale è una S.p.A con scopo di lucro e quando si pretende di gestire la sovranità monetaria con scopo di lucro, si cade necessariamente nella logica dell’usuraio e del calzolaio che promuove la politica delle “scarpe strette”. Su questa linea, purtroppo, sono tutti unanimemente d’accordo.

L’unica differenza che distingue Berlusconi, Fini, Tremonti, Maroni, Solbes e l’U.E. sta solo nello stabilire il grado di “strettezza delle scarpe”. Speriamo che ci consentano di camminare, sia pure zoppicando.

 

NB - L’argomento della “rarità e sovranità monetaria” sarà trattato nel Convegno del Sindacato Antiusura SAUS, alle ore 9,30 del 18 Aprile ’04, al Cinema Tiziano, v. Guido Reni 2 – Roma. a http://www.abruzzopress.it/newsletter.htm


Come liberare il Continente dal signoraggio della grande usura (martedì 13 aprile 2004)

 

Una proposta al Ministro Tremonti per una Democrazia integrale Come liberare il Continente dal signoraggio della grande usura (di Giacinto Auriti)

 

Con la sostituzione della moneta nominale alla moneta d’oro, non è cambiata solamente la struttura merceologica e giuridica del simbolo, ma anche la legge della rarità. Che la moneta debba essere necessariamente rara, emerge dalla caratteristica propria di ogni unità di misura che deve avere la qualità corrispondente a quella dell’oggetto misurato. La moneta è rara perché sono rari (economici) i beni di cui misura il valore. Ciò premesso è evidente che è la rarità della moneta che deve essere condizionata dalla rarità dei beni e non viceversa. Quando Pedro Solbes contesta all’Italia il diritto di superare il 3% del deficit pubblico sul PIL (prodotto interno lordo) pretende di condizionare gli incrementi produttivi alla rarità monetaria. Questo episodio è la prova che alla legge fisica della rarità dell’oro, si è sostituito l’arbitrio bancario che ha voluto ed imposto il limite del 3% suddetto.

 

L’usuraio ha interesse a condizionare la rarità del PIL alla rarità della moneta, perché ha la proprietà della moneta – il c.d. signoraggio – sin dall’emissione, oltre all’equivalente credito per averla emessa, a costo nullo, prestandola. Quando il Ministro Tremonti reagisce alla minaccia di “early worning” (primo avviso) parlando di ”procedura atipica” senza precedenti, da la prova che l’arbitrio dell’usura domina la sovranità monetaria.

E le parole di un Ministro non sono sufficienti a fermarla.

 

Si impone pertanto la necessità di instaurare la “funzione monetaria come quarto potere costituzionale dello stato”. Poiché il Trattato di Maastricht considera solo la fase dell’emissione, al quarto potere dello Stato vanno attribuite tutte le altre competenze che sono:

a)     la programmazione del PIL al quale vanno adeguati gli incrementi monetari,

b)     l’accettazione della moneta che teoricamente potrebbe essere rifiutata se non adeguata alle esigenze sociali ed agli incrementi produttivi,

c)     l’acquisto a titolo originario della proprietà della moneta a favore dei cittadini europei come “reddito di cittadinanza, proprietà del portatore, senza riserva”,

d)     l’interpretazione dell’art.107 del T.d.M. nel senso di condizionare gli incrementi di liquidità monetaria agli incrementi produttivi e non viceversa,

e)     poiché la proprietà della moneta va attribuita a chi ne crea il valore accettandola, va esplicitamente esclusa la possibilità che la Banca Centrale Europea emetta moneta prestandola perché, in tal caso, gli Stati Europei sarebbero espropriati ed indebitati del proprio denaro senza corrispettivo,

f)       il riconoscimento del principio che il valore dell’Euro nasca, all’atto dell’accettazione ed a causa dell’accettazione (e senza riserva), di proprietà del portatore, emerge anche dalla eliminazione della dichiarazione cartolare tradizionale: “pagabile a vista… f.to Il Governatore della banca centrale”, che sull’Euro non appare più.

 

Su queste premesse proponiamo al Ministro Tremonti di promuovere l’instaurazione della funzione monetaria come quarto potere costituzionale in tutti gli Stati Europei, in sostituzione delle rispettive banche centrali nazionali e che sia sostituita alla B.C.E. il quarto potere costituzionale dell’U.E. come prova storica della liberazione continentale dal signoraggio della grande usura: e dell’avvento di una democrazia integrale in cui i Popoli Europei non abbiano solo la sovranità politica, ma anche quella monetaria..

 

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Con lo Stato costituzionale l’ammontare dei debiti ha superato quello della moneta (sabato 17 aprile 2004)

 

Con lo Stato costituzionale l’ammontare dei debiti ha superato quello della moneta

(di Giacinto Auriti)

 

Gli interpreti della storia moderna credono che lo stato di diritto sia un segno di progresso. Nessuno, dico “nessuno” si è accorto che con l’avvento della carta costituzionale, lo stato ha perso il quarto potere della sovranità monetaria che è stata assunta da una società privata: la banca centrale S.p.A con scopo di lucro.

 

La più grande truffa della storia si è realizzata infatti con la politica dei piccoli passi.

La Banca d’Inghilterra nel 1694 ha emesso la sterlina-carta convertibile in oro, a richiesta del portatore. In questa prima fase, la banca poteva affermare di essere proprietaria della moneta in quanto proprietaria della riserva e quindi era legittimata ad emettere la moneta prestandola.

 

Tutte le banche centrali hanno seguito l’esempio della Banca d’Inghilterra ed hanno continuato ad emettere moneta prestandola anche dopo l’abolizione della convertibilità e della stessa riserva (15 agosto 1971 data della estinzione degli Accordi di Bretton Woods) facendo nascere con l’oro-carta il signoraggio bancario, con cui la banca espropria ed indebita i popoli dei valori monetari con un costo iniziale del denaro del 200% oltre gli interessi.

 

La moneta è stata così trasformata da titolo di credito in titolo di valore convenzionale (analogo al francobollo di antiquariato), con rarità programmata e non più condizionata dalla rarità dell’oro.

 

Con l’oro-carta e la programmazione della rarità, l’ammontare del debito nasce per un ammontare pari al doppio della moneta emessa ossia nel rapporto di 200 a 100.

I popoli che creano senza costo il valore della moneta per il solo fatto che l’accettano come misura del valore e valore della misura, invece di vedere duplicata, con la propria moneta, la propria ricchezza, sono precipitati nell’angoscia dell’insolvenza ineluttabile. Con l’avvento delle banche centrali, la sovranità politica è stata privata surrettiziamente della sovranità monetaria trasformata, dalle banche centrali, nella pianificazione dei debiti non dovuti. L’usurocrazia è nata così come privilegio di creare a proprio favore la rendita parassitaria di signoraggio con la raffinata tecnica della truffa che ha trasformato i popoli da proprietari in debitori del proprio denaro.

 

Con l’avvento trionfalistico dello stato di diritto e della banca centrale si sono vissuti solo tempi in cui comandano i banchieri. La definizione data da Ezra Pound per cui i governi sono “camerieri dei banchieri” ci fa capire perché, con lo stato di diritto, è giunta l’epidemia del suicidio per debiti non dovuti in cui “i vivi invidiano i morti” in conformità della profezia della Madonna a Fatima. Ecco perché si impone la necessità storica di attivare il quarto potere costituzionale dello stato, per cui la sovranità monetaria spetta allo stato, ed al popolo la proprietà della moneta come reddito di cittadinanza Se non si sostituirà alla moneta nominale, debito del portatore e proprietà della banca, la moneta reale, proprietà del portatore e debito della banca, le nuove generazioni, con l’arbitraria pianificazione dei debiti non dovuti e della rarità monetaria, non avranno altra scelta che quella tra il suicidio e la disperazione.

 

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Anemia monetaria. Peggio della peste (giovedì 29 aprile 2004)

 

Anemia monetaria. Peggio della peste (di Giacinto Auriti)

 

“… nonostante i protesti ed i furbi che non pagano, il titolo di credito resta il mezzo di pagamento più usato… sarà perché lo cheque si può postdatare (pratica illegale, ma diffuso escamotage per ritardare le scadenze)…”

 

Con queste parole Fabio di Chio (Il Tempo, Roma, 24–4-‘4, p.29) ha dimostrato di saper individuare i sintomi dell’insolvenza, ma non le cause. Pretendere infatti di addossare, alla “furbizia” dei debitori, l’esplosione dell’insolvenza, significa non solo ignorare la vera causa dell’anemia moneraria, ma condannare come responsabile, la vittima del signoraggio delle banche centrali. Sono queste che, prestando il dovuto all’atto dell’emissione con interessi, anatocismo ed accessori, caricano il costo del denaro del 260% e rendono impossibile la puntualità dei pagamenti.

 

Il suicidio da insolvenza è diventata una malattia sociale, che non ha precedenti nella storia, perché il debitore, pur essendo vittima, viene umiliato come se fosse il responsabile: il “furbo che non paga”. Quando la moneta era d’oro o convertibile in oro, la rarità era incontrollabile perché condizionata dalla legge fisica della disponibilità del metallo. Malgrado l’abolizione della convertibilità e della riserva, l’opinione pubblica crede ancora nella necessità di una limitazione rigida ed esasperata della rarità monetaria, su cui specula il signoraggio delle banche centrali, che ormai dominano, a costo nullo, quantitativi illimitati di moneta che emettono o ritirano arbitrariamente in tutto il mondo.

 

La moneta è il sangue del mercato. Ormai ci siamo abituati a vivere in regime di anemia cronica sin dalla nascita della moneta nominale dominata dall’usura perché emessa in prestito, con parsimonia feroce, dai padroni delle banche centrali. Ecco perché si impone la assoluta , inderogabile necessità di una pacifica rivoluzione monetaria basata sulla proprietà popolare della moneta, cioè sulla moneta proprietà del portatore sin dall’emissione e senza riserva.

 

Dopo la scoperta del valore indotto, anche la moneta può essere regolamentata secondo giustizia. Come l’aumento della quantità di sangue nel bambino, si adegua, per legge di natura, all’aumento della massa muscolare ed ossea, cosi l’incremento del sangue monetario va adeguato all’incremento del PIL (prodotto interno lordo), nel rispetto della stabilità dei prezzi di mercato. Con il pretesto di difendere la moneta dall’inflazione, si aumentano il costo del denaro ed i prelievi fiscali. Questo pretesto serve a coprire il vero scopo del prelievo che consiste nel pagare alla banca centrale il debito non dovuto – che è peraltro un credito rovesciato – nato col prestito del denaro all’atto dell’emissione. All’arbitraria difesa dall’inflazione – in cui la rarefazione monetaria è apoditticamente programmata per aumentare il potere d’acquisto attuale rispetto a quello precedente ossia commisurando la moneta a se stessa – va sostituita la legge dell’incremento della liquidità monetaria secondo giustizia.

 

Il limite dell’emissione deve coincidere con la saturazione del mercato. Ciò significa che l’emissione monetaria e la produzione dei beni devono cessare contestualmente solo quando i prezzi coincidono con i costi di produzione. Questa politica mira a ridurre il più possibile la rarità , sia dei beni che della moneta, perché anche la moneta è un bene ed è incompatibile con la politica dell’usura che pretende di subordinare alla rarità della moneta la rarità dei beni.

 

La politica dell’abbondanza può essere realizzata solo se si sostituisce alle banche centrali (S.p.A. con scopo di lucro) la funzione monetaria come quarto potere costituzionale dello stato.. Solo così lo stato di diritto potrà essere anche Stato di giustizia” che consenta di vivere tempi nuovi a dimensione umana in cui tutti possono prestare moneta, tranne chi la emette.

 

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I casi Andreotti, Ciampi, Fazio, Duysemberg & C. (sabato 7 dicembre 2002)

di Giacinto Auriti

 

Il caso Andreotti ha sconvolto il mondo politico è la pubblica opinione scandalizzati per argomenti di cui vogliamo tacere, per non dire inutilmente ciò che è stato già detto e ripetuto. Anche noi siamo rimasti sconvolti, ma per motivi completamente diversi. Andreotti è accusato infatti dell’omicidio di una persona sola. I governatori delle banche centrali, per il solo fatto che emettono il denaro prestandolo e senza riserva, caricano il costo del denaro, all’atto dell’emissione del 200%.

 

In tal modo espropriano ed indebitano le collettività nazionali del proprio denaro nella più grande truffa di tutti i tempi che causa due fenomeni delittuosi di dimensioni gigantesche: il suicidio da insolvenza che non ha precedenti nella storia (col costo del denaro al 200% la puntualità dei pagamenti è impossibile) ed i cinquanta milioni di morti di fame ogni anno. La fame uccide non per mancanza di pane (come è dimostrato dalla ciclica distruzione delle eccedenze di prodotti agricoli) ma del denaro per comprarlo. Quando la moneta era d’oro la rarità era rigida ed incontrollabile. Oggi, abolita la riserva come limite dell’emissione, la rarità è programmata, dietro gli sportelli delle banche centrali, con la parsimonia feroce dei grandi usurai.

 

Ma ciò che sconvolge ancora di più è il fatto che mentre il delitto contestato ad Andreotti basa su “prove” – come tali incerte e comunque contestabili – questi delitti di dimensioni mondiali commessi dai grandi usurai governatori delle banche centrali, basano su fatti notori che, come tali, per assumere rilevanza giuridica non necessitano né di prove, né di accertamento giudiziale. Quando Andreotti fu messo sotto processo, il Procuratore della Repubblica disse testualmente che era doveroso perché, essendo accertato l’elemento materiale del reato, il giudizio sulla sussistenza del dolo era competenza del Tribunale.

 

Ebbene noi, in data 8 marzo 1993 abbiamo denunciato il Governatore Ciampi, pro tempore della Banca d’Italia e successivamente, il Governatore Fazio, per i reati di truffa, associazione a delinquere, falso in bilancio, usura, istigazione al suicidio ed abbiamo denunciato per truffa il governatore della Banca Centrale Europea Wim Duysemberg (con atto depositato il 10 ottobre 2002 presso la Caserma dei Carabinieri di Guardiagrele), adducendo nella motivazione dell’esposto solo “fatti notori”.

 

Di fronte al notorio il magistrato ha il dovere di promuovere azione penale e se non lo fa è responsabile di omissione di atto d’ufficio. Dopo il caso Andreotti e le denuncie da noi proposte contro i governatori delle banche centrali, se non si promuove azione penale da parte della magistratura competente per i fatti notori esposti, è inutile parlare di “stato di diritto” perché si avrebbe la prova inconfutabile che non è vero che la legge è uguale per tutti. A confronto dei grandi usurai, l’on. Giulio Andreotti, (anche se fosse provato il reato ascrittogli), sarebbe paragonabile ad una “educanda di collegio”.

 

Se si dovesse infatti determinare l’ammontare della pena per ogni governatore di banca centrale – come per Andreotti – moltiplicando il numero dei morti (le migliaia di suicidi da insolvenza e le centinaia di milioni di morti di fame) per 24 anni di carcere, sarebbero necessari quintali di carta per trascrivere in ogni sentenza l’espressione numerica dell’ammontare degli anni di carcere da comminare ad ogni governatore, sicché la condanna all’ergastolo (tenuto conto della durata media della vita) dovrebbe essere considerata come una “riduzione della pena”.


Il Paese dell’utopia. La risposta alle cinque domande di Ezra Pound (sabato 7 dicembre 2002)

 

“Il Paese dell’utopia”

(di Giacinto Auriti)

 

La risposta alle cinque domande di Ezra Pound (Editrice Tabula Fati, Chieti)

 

“Sono un contadino che ha fatto per hobby il professore d’università” Ezra Loomis Pound (Hailey, Idaho1885 - Venezia 1972) e Giacinto Auriti (Guardiagrele 1923).

 

Il Poeta e il Giurista contadino.

L’americano – che sceglie l’Italia come patria di adozione – e l’italiano d’Abruzzo.

Personaggi apparentemente diversi, per origine e cultura, ma uniti da un legame indissolubile: la ricerca della verità a tutti i costi.

 

Ezra Pound, il Poeta americano affascinato dalla cultura europea, dal Medio Evo di “Padre Dante”, in cui scopre una realtà universale da cui trarrà l’ispirazione per i “Canti Pisani” (poema che scrive durante la sua prigionia nel campo di concentramento americano di Coltano, in provincia di Pisa, ove venne rinchiuso in una gabbia). È il prezzo che gli fu imposto di pagare proprio per aver amato l’Italia e osservato con interesse il risveglio dell’Europa. Il Poeta sentiva l’esigenza di un rinnovamento che non si limitasse ad una sterile esercitazione retorica di gioventù, ma che costituisse le basi di una vita vissuta e non vegetata: quindi pulizia interiore, eliminazione dei falsi miti delle ideologie surrogati degli ideali.

 

Giacinto Auriti, elabora una nuova teoria filosofica sul giudizio di valore “come rapporto tra fasi di tempo” che lo condurrà alla scoperta del “valore indotto” della moneta. I due personaggi, che non si sono mai incontrati, sono uniti da una profezia contenuta nei versi 101-102 dell’Inferno, ove il Poeta, dopo aver parlato della lupa che gli aveva impedito il cammino, annunciava la venuta di un Veltro «che la farà morir con doglia». La “lupa” per Pound è l’usurocrazia, contro la quale lotta per una nuova concezione di vita.

 

“Lavoro ed usura” è il titolo di una raccolta di saggi scritti dopo la seconda guerra mondiale; sul frontespizio si legge:

 

«Bellum cano perenne, tra l’usura e l’uomo che vuol fare un buon lavoro».

 

Pound ha capito che la moneta non è una merce ma l’espressione di un accordo, di una convenzione, per cui il credito deve essere affidato non già alle banche ma allo Stato, che lo garantisce con l’onestà ed il lavoro dei suoi cittadini.

 

«Il tesoro di una nazione è la sua onestà» scrive, e nei “Cantos”, in cui (Canto XLV) esprime il suo pensiero nella poesia “Contra usura”:

«Con usura nessuno ha una solida casa / di pietra squadrata e liscia / per istoriarne la facciata, / (…) / Carogne crapulano / ospiti d’usura.»

 

Ezra Pound pone cinque domande alle quali non aveva mai risposto nessuno: moneta, credito, circolazione, interesse, usura;

Giacinto Auriti dà, in questo saggio, risposte precise. Una continuità ideale che li unisce nella scuola degli economisti eretici.

 

“Chi crea il valore della moneta, dice Giacinto Auriti, non è chi la stampa ma il popolo che l’accetta come mezzo di pagamento”, sono però i banchieri, i grandi usurai, che si appropriano del valore monetario, usandolo come strumento di dominazione ed imponendo all’umanità il signoraggio del debito. Ed ecco allora la geniale soluzione del problema: La proprietà popolare della moneta, che restituisca al popolo il maltolto dei valori monetari che esso crea. L’auspicio è che siano i governi a gestire l’emissione monetaria ed a ripartire gli utili, come diritto di cittadinanza, a tutti i cittadini. I due studiosi, il Poeta americano, nato da genitori quaccheri e puritani, e il Giurista abruzzese, tradizionalista e cattolico, sono entrambi gratuitamente osteggiati dal culturame di moda, plagiato nell’accezione mistificante dei signori dell’usura.

 

Ezra Pound, a nostro parere, non si distacca mai sentimentalmente dall’America contadina. Ma è affascinato dalla forza creativa ed innovatrice della guerra del sangue contro l’oro, che crea nuove fiorenti città ove prima allignava malaria, pestilenza e morte. Tra i tanti cultori delle teorie di Auriti vi sono anche uomini di sinistra, che in virtù di quelle teorie cominciano a sperare in un avvenire affrancato dal signoraggio della grande usura. Come lo stesso Auriti ricorda, in Lavoro e usura Pound scrive:

 

“Il dieci settembre scorso passai lungo la via Salaria oltre Fara Sabina e dentro un certo tempo entrai nella Repubblica dell’Utopia, un paese placido giacente fuori dalla geografia presente.”

 

In nota Pound soggiunge: “Io avevo scritto: Utopia, un paese placido giacente ottantanni a est di Fara Sabina”. Poiché in questa frase coincidono una dimensione spaziale ed una temporale, va posto in evidenza che ad est di Fara Sabina è nato, a Guardiagrele, il SIMEC, definito dai monetaristi come moneta poundiana, proprietà del portatore (e non della banca), ottantanni dopo la nascita del Fascismo (1921-22). E Guardiagrele sta ad est di Fara Sabina. La profezia di Pound si è puntualmente verificata. Potrebbe essere il segnale della rivincita del sangue contro l’oro. A margine del simec è riportata un’antica frase della saggezza abruzzese:

 

“Non bene pro toto libertas venditur auro”

(Non bene vendersi la libertà per tutto l’oro del mondo)

 

che riecheggia l’insegnamento di Pound: “Il tesoro di un popolo è la sua onestà”. Si può cominciare a sperare… Marino Solfanelli (dalla prefazione) ----------------- Giacinto Auriti IL PAESE DELL’UTOPIA La risposta alle cinque domande di Ezra Pound Prefazione di Marino Solfanelli Pagg. 96 - € 6,00 (ISBN-88-87220-36-0)


Un “esposto – denuncia” dell’Avv. Prof. Giacinto Auriti, Segretario del Sindacato Antiusura

(sabato 7 dicembre 2002)

 

La Banca Centrale Europea non ha diritto al signoraggio sull’euro

 

«La Banca Centrale Europea non ha diritto di signoraggio sull’euro, sia perché il Trattato di Maastricht considera solo la fase dell’emissione ed ignora il regime della proprietà della moneta, sia perché l’euro manca di riserva.»

È quanto sostiene l’Avv. Prof. Giacinto Auriti, Segretario Generale del SAUS, Sindacato Antiusura, in un “esposto - denuncia” al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Chieti, depositato in data 10 Ottobre ’02, presso la Stazione dei Carabinieri di Guardiagrele, assistito dallo Studio Legale dell’Avv. Antonio Pimpini.

 

«Infatti – sostiene l’Avv. Prof. Auriti – la banca centrale poteva affermare di essere proprietaria della moneta all’atto dell’emissione quando la banconota era concepita come titolo di credito rappresentativo della riserva. In tal modo, la banca centrale poteva dire di essere proprietaria della moneta – cioè di avere il signoraggio sulla medesima – in quanto proprietaria della riserva e quindi ritenersi autorizzata ad emetterla prestandola, perché prestare è prerogativa del proprietario. Questo ragionamento poteva essere sostenuto fino alla data del 15 agosto 1971 quando, con la fine degli accordi di Bretton Woods, fu abolito, con la cessione della riserva, il diritto di signoraggio. A conferma di ciò sta il fatto che sul simbolo dell’euro, alla formula tradizionale (ad es. “Lire … pagabili a vista al portatore” F.to il Governatore della Banca d'Italia) si è sostituita la formula del “silenzio”, per rubare un valore pari a tutto l'euro in quanto puramente e semplicemente accettato in prestito dal proprietario all'atto dell'emissione. Poiché crea il valore della moneta non chi la emette, ma chi l'accetta, all'atto dell’emissione la moneta va accreditata e non addebitata. Ecco perché, nell'attuale regime monetario internazionale, tutti sono legittimati a prestare moneta tranne chi la emette!

 

«Si spiega così perché sul simbolo dell’euro appare la sola espressione numerica con la parola “euro” e la sottoscrizione del Governatore. Il comportamento concludente è infatti la forma più comoda per ottenere l'accettazione tacita di clausole contrattuali altrimenti inaccettabili e che consente il “raggiro”, come elemento costitutivo essenziale della truffa realizzata quotidianamente in questa prassi bancaria. L’utile di questa truffa è pari al 200% del valore nominale della moneta perché emessa addebitando il “dovuto”. Intatti, con l'abolizione della riserva, il compenso dovuto alla banca centrale va limitato al costo tipografico, mentre essa si appropria indebitamente di un valore pari alla differenza tra costo tipografico (o scritturale) e valore nominale, duplicato dal fatto di emettere la moneta prestandola. In tal modo trasforma il legittimo portatore da proprietario in debitore inconsapevole della sua moneta.

 

«Poiché è da ritenere che il Trattato di Maastricht non possa essere interpretato nel senso di considerarlo abrogativo delle norme di diritto penale uniforme in materia di truffa e poiché gli argomenti esposti basano su fatti notori (che, per assumere rilevanza giuridica non necessitano né di prove né di accertamento giudiziale), l’euro va considerato come moneta illegittima come “corpo del reato di truffa”.

«È da escludere, nel caso specifico, la buonafede del Governatore della BCE in quanto, con atto notificato dall'Ufficio Unico delle Notificazioni presso il Tribunale di Chieti, la BCE in data 16 aprile 2001 era stata formalmente diffidata, dal Sindacato Antiusura SAUS, ad astenersi dalla emissione dell’euro per i predetti motivi.

 

«Il presupposto di tale diffida basa sulla constatazione che, allo stato attuale, non si conosce chi sia il proprietario dell’euro all'atto dell'emissione e manca, quindi, la certezza giuridica nella fase della circolazione, in quanto non si può, conseguentemente, individuare chi sia debitore e chi creditore. Di conseguenza, la BCE, per il solo tatto di stampare i simboli monetari, si appropria, senza contropartita ed attraverso evidenti artifici e raggiri, del valore indotto pari alla differenza tra costo tipografico e valore nominale.

 

«Poiché i fatti esposti – conclude la denuncia dell’Avv. Prof. Auriti al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Chieti – arrecano un danno immane alle collettività nazionali, in quanto si trasformano i proprietari in debitori, ossia il “credito pubblico in debito pubblico”, il sottoscritto chiede alla S.V. Ill.ma di verificare la sussistenza dell’ipotesi di reato di truffa e/o di altre ipotesi criminose sicuramente perseguibili d’ufficio nel caso di specie, attesa la notorietà dei fatti.»


Da: Nuovo ABRUZZOpress

 

Commenti

 

Del Prof. Giacinto Auriti, insigne accademico, ideatore del Simec, il Simbolo Econometrico di valore indotto - la "moneta locale" adottata in alcuni Comuni d’Abruzzo - pubblichiamo di seguito l’interessante intervento sull’Euro, nel quale si prospettano soluzioni che potrebbero risolvere i problemi della fame nel Terzo Mondo:

 

MESSAGGIO AI POPOLI EUROPEI: ELIMINARE I DEBITI O I POPOLI?

 

L’Euro di chi è (di Giacinto Auriti)

 

I Popoli del Terzo Mondo prima di essere dilaniati dalla fame sono dilaniati dal debito. Cinquanta milioni di uomini muoiono di fame ogni anno, non per mancanza di derrate alimentari, ma del denaro per comprarle (come è provato dalla distruzione abituale delle eccedenze di prodotti agricoli).

 

Poiché il denaro in circolazione è emesso a costo nullo dalle banche centrali, solo prestandolo, balza evidente che i vuoti monetari sono arbitrariamente pianificati dalla parsimonia feroce dei grandi usurai che dominano il sistema monetario.

 

Solo su queste premesse ci si spiega perché l’Europa con l’avvento dell’Euro rischia di far parte del Terzo Mondo. Se la Banca Centrale Europea emetterà moneta prestandola – come hanno fatto sin dalla fondazione della fondazione della Banca d’Inghilterra tutte le banche centrali - i Popoli Europei saranno tutti destinati ad essere colonie monetarie dell’impero usurocratico, tanto più perché - a norma dell'art. 117 e s. del Trattato di Maascricht – si sono convenzionalmente impegnati a non manifestare obiezioni, proposte, desideri.

 

Nel silenzio del Trattato sulla proprietà dell'Euro, la BCE ha il potere di servire o servirsi dei Popoli Europei. Se li vuole servire deve stampare e accreditare, se se ne vuole servire deve stampare e prestare. Poiché questa seconda ipotesi è la regola costante di tutte le banche centrali del mondo, è ovvio che non potrà cambiare senza una esplicita previsione normativa.

 

Se i Popoli Europei vogliono evitare la drammatica tempesta della moneta-debito (preconizzata da Alan Greespan, Presidente della Federal Reserve Bank che è in grado di prevederlo perché è in grado di causarla) devono consensualmente programmare l’integrazione del Trattato per colmarne una lacuna normativa inammissibile e intollerabile perché nessuna norma dice di chi è la proprietà dell’Euro.

 

L'Euro va esplicitamente dichiarato di proprietà dei Popoli Europei, con una norma integrativa pienamente legittima perché non contraddice con nessuna norma del trattato vigente. Ciò in applicazione dell’ovvio principio per cui piuttosto che elemosinare la remissione dei debiti non dovuti è molto più conveniente prevenirne l’instaurazione: non accettarli.

 

Poiché questa proposta è perfettamente coincidente con il Messaggio del Papa sulla estinzione dei debiti del Terzo Mondo, è un'ottima occasione per avere la prova che il Governatore della Banca d'Italia è un vero cattolico quale dice di essere.

 

Perché mai ci dovremmo indebitare, infatti, verso la BCE per un valore pari a tutto il denaro che vorrà mettere in circolazione? Qual è il corrispettivo di questo debito immane ed arbitrariamente imposto dal falso creditore a falsi debitori? La risposta, scandalosamente inconfutabile, è: Unico corrispettivo è il nulla! Si impone quindi – con la massima urgenza – che il Governatore Fazio proponga ai Governi ed ai Governatori degli Stati Europei la norma integrativa ed interpretativa del Trattato di Maasricht che concepisca l’Euro proprietà (e non debito) del portatore.

 

È tempo ormai che si acquisti la consapevolezza che il valore della moneta all’atto dell’emissione è creato da chi l’accetta. Ecco perché tutti possono prestare denaro tranne chi lo emette. Potrebbe altrimenti riproporsi anche per l’Europa l’alternativa tra la sopravvivenza dei Popoli e quella dei debiti. Nascerebbe così ineluttabilmente, come nella Vandea, il diritto alla rivoluzione.

 

* Segretario generale del Sindacato Antiusura SAUS – Direttore della Scuola dei Valori Giuridici e Monetari, Centro Celestiniani, L’Aquila.

[LaPiazza/_borders/piazza_aftr.htm]

 

Calisto Tanzi come il Governatore della Banca Centrale (di Giacinto Auriti)

 

Quando la moneta era concepita come titolo rappresentativo della riserva, la banca centrale poteva dire: "la moneta è mia perché la riserva è mia" e quindi poteva emettere la moneta "prestandola" perché prestare è prerogativa del proprietario. Abolita la convertibilità ed addirittura la stessa riserva con la fine degli accordi di Bretton Woods (15 agosto 1971) il compenso dovuto alla banca centrale va commisurato a quello dovuto alla tipografia, mentre la banca centrale si appropria illecitamente della differenza tra costo tipografico e valore nominale e dell'equivalente relativo credito abusivamente acquisito, perché emette prestando un valore creato dalla collettività per convenzione e che andrebbe pertanto ad essa accreditato e non addebitato

 

A commento del caso Parmalat, il direttore del quotidiano "Il Tempo", Franco Bechis, sotto il titolo "Alzi la mano chi aveva capito" (articolo di fondo del 3 gennaio '04) conclude: "Purtroppo i casi Parmalat sono casi da magistratura, non storture del sistema. Sono eclatanti, ma non c'è rimedio legislativo. L'unico è quello che si sta applicando: il codice penale." Ebbene, io dichiaro di avere il diritto di alzare la mano perché in data 8 maggio 1993, a conclusione di un Convegno sulla teoria dl "valore indotto" della moneta, presentai una denuncia per truffa contro il Governatore pro tempore della Banca d'Italia: Azeglio Ciampi, attuale Presidente della Repubblica Italiana. La Banca centrale all'atto dell'emissione, presta il denaro che dovrebbe accreditare e la truffa consiste nel trasformare la collettività da proprietaria a debitore del proprio denaro. Nel corso sui valori giuridici e monetari, da me svolto all'Università di Teramo, fu provato che la multinazionale è la banca centrale che entra in prima persona sul mercato, perché ha necessità di disporre, senza limiti e senza costi, di tutto il denaro che vuole.

 

La multinazionale entra in crisi quando si taglia il cordone ombelicale che la collega alla banca centrale. Non a caso la FIAT e la Parmalat sono entrate in crisi dopo che la sovranità monetaria era stata trasferita dalla Banca d'Italia alla Banca Centrale Europea. E poiché il padrone del sistema non è chi riceve il sangue monetario dal cordone ombelicale, ma chi lo emette, pur essendo d'accordo con Bechis che la legge da applicare è il codice penale, va evidenziato che la responsabilità penale non va limitata solo al vertice della multinazionale, ma va innanzi tutto e fondamentalmente estesa ai vertici della Banca Centrale in un'ipotesi eclatante di associazione a delinquere. Ciò premesso, quando il Bechis afferma che ".i casi Parmalat sono eclatanti. ma non c'è rimedio legislativo", dà la prova che anche lui non può alzare la mano perché non ha capito la cosa più importante. Come si fa, infatti, ad applicare il codice penale, cioè a stabilire chi è il ladro e chi il derubato, o chi è il truffato e chi il truffatore, se non si stabilisce di chi è la proprietà della moneta all'atto dell'emissione? Solo con una legge si può instaurare la proprietà popolare della moneta.

 

Quando la moneta era concepita come titolo rappresentativo della riserva, la banca centrale poteva dire: "la moneta è mia perché la riserva è mia" e quindi poteva emettere la moneta "prestandola" perché prestare è prerogativa del proprietario. Abolita la convertibilità ed addirittura la stessa riserva con la fine degli accordi di Bretton Woods (15 agosto 1971) il compenso dovuto alla banca centrale va commisurato a quello dovuto alla tipografia, mentre la banca centrale si appropria illecitamente della differenza tra costo tipografico e valore nominale e dell'equivalente relativo credito abusivamente acquisito, perché emette prestando un valore creato dalla collettività per convenzione e che andrebbe pertanto ad essa accreditato e non addebitato. Poiché i fatti notori, in quanto tali, per assumere rilevanza giuridica non necessitano né di prove né tantomeno di accertamento giudiziale, i magistrati sono tenuti a promuovere d'ufficio, come adempimento di atto dovuto, procedimento penale per truffa e falso in bilancio nei confronti del Governatore della Banca Centrale in conformità della denuncia da me presentata in data 8 maggio '93 al Procuratore della Repubblica di Teramo.

 

Calisto Tanzi pur essendo collegato per associazione a delinquere con il Governatore, appartiene alla categoria dei ladri di polli che sono notoriamente esposti al grave rischio di essere perseguiti penalmente; rischio da cui sono immuni i governatori delle banche centrali che, prestando il dovuto all'atto dell'emissione, caricano il costo del denaro del 200% oltre gli interessi, e trasformano i popoli da proprietari in debitori del proprio denaro. Il Tanzi ha copiato l'esempio datogli dal governatore perché ha creato con falsi in bilancio valori monetari usando come riserva l'illusione della stessa come fa il governatore, e c'è riuscito fintanto che ha retto il cordone ombelicale che lo collegava alla Banca Centrale. Tagliato il cordone, la truffa è stata scoperta. Poiché, a quanto pare, il pulito ha la rogna, si impone una giustizia monetaria di dimensioni mondiali per restituire il maltolto, trasformando i popoli da debitori in proprietari della propria moneta. (da www.AbruzzoPress.it)

 

http://www.open-economy.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=166

 

Articoli di approfondimento:

 

L'esperimento monetario di Guardiagrele

http://www.laleva.cc/economia/auriti_moneta.html

 

INTERVISTA A GIACINTO AURITI

http://www.laleva.cc/economia/intervista_auriti.html

 

Una verità che scotta

http://www.laleva.cc/economia/verita_auriti.html

 

Altri scritti di Auriti in Italiano o in Inglese si possono trovare al sito:

http://www.calneva.com/money/italy/lire-1i.htm

http://www.calneva.com/money/italy/lire-1e.htm (in English)


LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI - di Giacinto Auriti [04 mar 04 02:58 by Ngbellia]       

LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI - di Giacinto Auriti Inviato 19 Feb 2004 - 02:01 AM Il fisco non va ridotto, ma abolito. Pound aveva capito che lo stato doveva trattenere all’origine, cioè all’atto dell’emissione, quanto necessario per le esigenze fiscali, perché aveva capito che la moneta era del popolo e non della banca. Signor Presidente del Consiglio, Ho sentito il dovere di prendere la penna con l’augurio che questo mio messaggio Le pervenga. Ho accolto con entusiasmo la Sua decisione di considerare la necessità di una riforma fiscale. Il Suo gesto mi ha fatto tornare alla mente il colloquio che ebbe, a Palazzo Venezia, Ezra Pound con Benito Mussolini. Pound aveva capito che lo stato doveva trattenere all’origine, cioè all’atto dell’emissione, quanto necessario per le esigenze fiscali, perché aveva capito che la moneta era del popolo e non della banca. La banca, infatti, poteva affermare di essere proprietaria della moneta quando il valore monetario era basato sul principio della riserva e della convertibilità a richiesta del portatore. Essa, infatti, poteva dire di essere proprietaria della moneta in quanto proprietaria della riserva, essendo la moneta concepita come titolo di credito rappresentativo della medesima. Abolita la convertibilità (1912) e addirittura la stessa riserva (1971) con la fine degli accordi di Bretton Woods, la banca non può essere più considerata proprietaria della moneta. Oggi la moneta non ha più valore creditizio, ma valore indotto analogo a quello di un francobollo di antiquariato che vale per convenzione e senza riserva. La banca centrale continua invece a comportarsi come se fosse ancora proprietaria perché emette moneta prestandola e prestare denaro è prerogativa del proprietario. E la proprietà è di chi crea il valore, non di chi stampa il simbolo; è del popolo non della banca. Questo aveva capito Pound, perché aveva capito che la riserva non serve in quando la moneta ha valore indotto e non creditizio, tanto è vero che è diventata, pur se vera moneta, una falsa cambiale (ad es. “Lire 1000 pagabile a vista al portatore. F.to il Governatore della Banca d’Italia). Ma la prova migliore che la riserva non serve è l’oro che ha valore per convenzione e senza riserva. Da ciò emerge, Signor Presidente che l’unico progetto valido per la riforma fiscale non è quello proposto da Lei, ma quello proposto da Ezra Pound. Il prelievo fiscale non va ridotto, ma abolito perché – una volta accertato che la moneta è proprietà del popolo e non della banca – lo Stato deve trattenere all’origine quanto necessario per scopi fiscali e di pubblica utilità. Con questa lettera ho voluto ripetere a Lei quanto Pound disse a Mussolini. Mussolini era perdonabile perché non sapeva di problemi monetari. E Lei ? Avv. Prof. Giacinto Auriti Segretario Generale del Sindacato Antiusura – SAUS (AbruzzoPress)


Disegno di Legge proposto dal Sindacato Antiusura (SAUS) - Segretario

generale:

Prof. Avv. Giacino Auriti

 

E-mail: monetaalpopolo@supereva.it

Link, in www.abruzzopress.it

 

 

Presentata stamani a Roma, alla Prima Divisione della Corte di Cassazione

una proposta di legge di iniziativa popolare perché l'Euro sia dichiarata

proprietà dei cittadini una proposta di Legge di iniziativa popolare, per l'

attribuzione della proprietà dell'Euro ai cittadini, è stata presentata alle

ore 10 di stamani alla Prima Divisione della Corte di Cassazione dal Prof.

Avv. Giacinto Auriti ed altri cittadini elettori, tra cui il prof. Agostino

Sanfratello, Maurizio Angelucci di Foligno, Claudio Cesaroli.

 

L'iniziativa è del Sindacato Antiusura - SAUS, di cui il prof. Auriti è

Segretario generale. La raccolta delle 50.000 firme di elettori - a norma

dell' art. 71 della Costituzione della Repubblica Italiana e degli artt. 7 e

48

della Legge 25 Maggio 1970 n. 352 - inizierà dopo la pubblicazione sulla

Gazzetta Ufficiale che avverrà in data 20 dicembre '01.

 

Il Disegno di Legge, che si allega integralmente a questo numero di Ap, reca

il seguente «PREAMBOLO» «L'ACCETTAZIONE della PROPRIETA' DELL'EURO va

sostenuta da deputati e senatori di tutti i partiti perché affronta il tema

della sovranità monetaria che realizza la "democrazia integrale". Poiché

senza la sovranità monetaria non esiste la sovranità politica, il popolo dev

'essere riconosciuto proprietario della moneta all'atto dell'accettazione.

«Il SAUS (Sindacato Antiusura) ha ufficialmente dichiarato che sosterrà

solamente la candidatura degli esponenti di tutti i partiti, che si

dichiarino ufficialmente favorevoli all'instaurazione del regime della

proprietà popolare dell'Euro.

«Dichiarata la moneta proprietà della collettività nazionale, la

corresponsione dei tributi viene effettuata mediante trattenuta all'origine,

per soddisfare tutte le esigenze di pubblica utilità. Vengono così eliminati

i rituali pagamenti a carico dei singoli contribuenti e milioni di ore di

lavoro per banali attività ragionieristiche e contabili, nonché l'

inconveniente di errori e di evasioni fiscali.

«Il prelievo fiscale viene limitato ai costi per il conseguimento degli

scopi di pubblica utilità, mentre, a tutt'oggi, è finalizzato al pagamento

di un debito non dovuto pari a tutto il denaro in circolazione, emesso in

prestito e riscosso, come rendita parassitaria da signoraggio, dagli

azionisti della Banca d'Italia (S.p.A. con scopo di lucro).»

 

Proposta di Legge di iniziativa popolare promossa dal SAUS - Sindacato

Antiusura, per la raccolta di 50.000 firme di elettori a norma dell'art. 71

della Costituzione della Repubblica Italiana e degli artt. 7 e 48 della

Legge 25 Maggio 1970 n. 352

 

CAMERA DEI DEPUTATI

XIV LEGISLATURA

 

DISEGNO DI LEGGE D'INIZIATIVA POPOLARE

ai sensi dell'art. 71 della Costituzione

 

"Accettazione dell'EURO: reddito di cittadinanza proprietà del portatore"

 

ONOREVOLI PARLAMENTARI! Scopo della presente proposta è colmare un vuoto

legislativo non più tollerabile, già segnalato, del resto, dal disegno di

legge "Proprietà popolare della moneta" (Senato XII legislatura, n. 1282,

comunicato alla Presidenza l'11 gennaio 1995) d'iniziativa del senatore

Natali ed altri e, successivamente (Senato XIII Legislatura, n. l288),

d'iniziativa del senatore Monteleone ed altri. Nessuna norma stabilisce,

infatti, di chi debba essere la proprietà dell'EURO all'atto originario

della sua accettazione.

La verità è che la moneta ha valore perché essendo misura del valore è

anche, necessariamente, valore della misura. Ogni unità di misura ha,

infatti, la qualità corrispondente a ciò che deve misurare: come il metro ha

la qualità della lunghezza perché misura la lunghezza, la moneta ha la

qualità del valore perché misura il valore. Pertanto il simbolo monetario

non è solamente la

manifestazione formale della convenzione monetaria, ma anche il contenitore

del valore indotto e incorporato nel simbolo che è appunto il valore della

misura ossia il potere d'acquisto. Con la scoperta del valore indotto come

puro valore giuridico (cfr. Auriti, L'ordinamento internazionale del sistema

monetario, Teramo, 1993, ed. Edigrafital. P. 43 e ss.) si è data finalmente

la giustificazione scientifica del valore monetario. Come è stato

dimostrato,si verifica qui una fattispecie analoga a quella dell'induzione

fisica. Come nella dinamo si trasforma energia meccanica in energia

elettrica, così nella moneta si trasforma il valore della convenzione, cioè

di uno strumento giuridico in un bene reale oggetto di diritto di proprietà:

la moneta.

In breve, il valore della moneta è causato non dall'attività dell'organo di

emissione - che predisponendo ed erogando i simboli, determina solo il

presupposto formale del valore monetario - ma dall'accettazione da parte

della collettività. L'emissione dei simboli in conformità del corso legale

(il c.d. corso forzoso) è un atto di "eteronomia", l'accettazione della

moneta, che ne determina convenzionalmente il valore, è atto di "autonomia".

Il valore dell'Euro nasce e persiste nella sua continuità perché accettato

convenzionalmente come misura del valore e valore della misura oggetto di

scambio. Per questi motivi l'Euro è e non può essere altro che proprietà del

portatore che, col suo comportamento concludente, contribuisce a causarne e

conservarne il valore.

Il Trattato di Maastricht si limita giustamente a considerare la prima fase

dell'emissione, ignora del tutto il momento creativo del valore monetario,

tanto è vero che nessuna norma del trattato considera di chi sia il diritto

di proprietà sull'EURO e come debba essere attribuito. Particolarmente

significativo il tenore della dichiarazione cartolare apposta sul simbolo

dall'organo di emissione. In essa appare solamente la parola "EURO"

preceduta dalla espressione numerica e dalla sottoscrizione del Governatore

sotto la sigla, in varie lingue, della Banca Centrale Europea con l'anno

dell'emissione. È chiara, sotto questo profilo, la netta differenza con le

monete degli Stati membri che tradizionalmente concepivano la moneta come

titolo di credito rappresentativo della riserva. La banca centrale era,

infatti, considerata proprietaria del valore della moneta perché considerata

proprietaria del valore della riserva, come tate legittimata ad emettere

moneta prestandola perché prestare è prerogativa del proprietario.

Abolita la riserva monetaria con la fine degli Accordi di Bretton Woods (15

agosto 1971), balza evidente la sostituzione del valore convenzionale a

quello creditizio. Ciò spiega il "silenzio" come "oggetto" della

dichiarazione cartolare dell'EURO poiché non potendosi più giustificare l'

emissione mediante prestito perché carente della giustificazione (per altro

assurda) della

riserva, si fa affidamento sulla mera prassi consolidata nel signoraggio

parassitario, tradizionale delle banche centrali. Una volta dimostrato,

infatti, che crea il valore della moneta non chi la emette, ma chi l'

accetta, prestare denaro all'atto dell'emissione significa imporre un costo

del denaro del 200% (più il C.D."Tasso di sconto").

Quando si fanno coincidere le due fasi dell'emissione e dell'accettazione,

ne deriva una grave ingiustizia nel regime giuridico dei valori monetari.

Ciò si è storicamente verificato con l'avvento della moneta nominale e del

sistema delle banche centrali.

Una volta chi trovava una pepita d'oro, se ne appropriava senza indebitarsi

verso la miniera. Oggi, al posto della miniera c'è la banca centrale, al

posto della pepita un pezzo di carta, al posto della proprietà il debito

perché la banca emette moneta solo prestandola, mentre chi ne crea il valore

è chi l'accetta. Il momento meramente strumentale della emissione dei

simboli ha invaso quello edonistico della proprietà della moneta, sicché la

banca centrale, emettendo moneta prestandola, espropria ed indebita la

collettività del proprio denaro senza contropartita. Ecco perché tutti

possono prestare denaro tranne chi lo emette.

Facendo leva sul riflesso condizionato causato dall'abitudine secolare da

dare sempre un corrispettivo per avere denaro, le banche centrali,

confondendo

la fase dell'emissione con quella della circolazione, hanno indotto tutti i

popoli del mondo ad accettare la propria moneta, all'atto dell'emissione,

col corrispettivo del debito, cioè in prestito. Con la sostituzione della

moneta d'oro con la moneta nominale, i popoli sono stati così trasformati da

proprietari in debitori del proprio denaro nella più grande truffa di tutti

i tempi, passata inosservata perché troppo evidente. Ciò ha avuto origine

nel 1694 con l'emissione della sterlina e la costituzione della Banca d'

Inghilterra.

Oggi, con l'avvento dell'EURO l'Europa si trova nella privilegiata

condizione di poter sostituire alla moneta debito di proprietà della banca

centrale, la propria moneta.

Nessuna norma del Trattato di Maastricht considera, infatti, di chi debba

essere la proprietà dell'EURO. Ciò è la prova che il trattato considera solo

la fase dell'emissione ed ignora quella dell'accettazione (Probabilmente ciò

è avvenuto perché si è fatto affidamento sulla possibilità di continuare

nella mostruosa prassi del "signoraggio usurocratico" , per cui i Popoli

europei dovrebbero indebitarsi, senza contropartita verso la BCE per un

valore pari a tutto l'EURO in circolazione).

Ciò significa che è rimessa alla competenza esclusiva dei Popoli Europei

regolamentare in modo autonomo il regime della accettazione e della

proprietà della moneta sul quale la BCE non ha alcun potere di interferire

analogamente alla preclusione agli stati membri di interferire nella fase

dell'emissione a norma dell'art. 107 del Trattato di Maastricht.

Poiché "qui tacet neque adfirmat neque negat", appare evidente che la banca

centrale europea, per il limite imposto dal significato essenziale ed

univoco della parola "accettazione" come competenza esclusiva di chi

accetta, e non di chi emette, non può fare altro che prendere atto del

principio che la proprietà dell' EURO nasce per riconoscimento esplicito di

diritto convenzionale uniforme, come proprietà dei Popoli Europei per il

solo fatto che, accettandolo, ne creano il valore.

L'accettazione dell'EURO come proprietà del portatore, consente il

conseguimento di due ulteriori scopi di fondamentale importanza:

1. utilizzare la moneta come strumento di diritto sociale in attuazione del

2° co. dell'art. 42 della Costituzione che sancisce l'accesso alla proprietà

per tutti realizzando un diritto della persona con contenuto patrimoniale,

come reddito di cittadinanza;

2. razionalizzare il sistema fiscale consentendo allo Stato di trattenere

all'origine quanto necessario per le esigenze di pubblica utilità,

eliminando costi e tempi di lavoro meramente contabile ed improduttivo ed i

rischi dell'evasione fiscale.

Data l'imminenza della circolazione dell'Euro si chiede che il presente

disegno di legge sia messo in discussione con procedura d'urgenza.

 

DISEGNO DI LEGGE

 

Art. 1 - L'Euro, all'atto dell'accettazione, nasce di proprietà dei

cittadini ed è acquisito, a tal fine, nella disponibilità degli Stati Membri

aderenti al Trattato di Maastricht.

L'Euro è pertanto proprietà del portatore.

 

Art. 2 - Ad ogni cittadino è attribuito un codice dei redditi sociali,

mediante il quale gli viene accreditata la quota di reddito causato dalla

accettazione monetaria e da altre eventuali fonti di reddito in attuazione

del 2° co. dell'art. 42 della Costituzuione.

 

Art. 3 - Accettata la proprietà dell'Euro in rappresentanza della

collettività nazionale, il Governo è legittimato a trattenere all'origine,

quanto necessario per le esigenze fiscali di pubblica utilità.

---------

 

Disegno di Legge proposto dal Sindacato Antiusura (SAUS) - Segretario

generale: Prof. Avv. Giacino Auriti

 

E-mail: monetaalpopolo@supereva.it

Link in www.abruzzopress.it

Chieti, 18 Dicembre '01 - Anno XXI n. 155 - www.abruzzopress.it - E-mail:

abruzzopress@yahoo.it - Trib. Ch n. 1/981

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Tel. 0871 63210

Fax 0871 404798

Cell. 333. 2577547

Dir. resp. Marino Zolfanelli




Date: Fri, 31 May 1996

L'INDUZIONE GIURIDICA CON PARTICOLARE RIGUARDO AL VALORE INDOTTO DELLA MONETA.

( di Giacinto Auriti)

1) Considerazioni preliminari di teoria generale del diritto.

Per spiegare la natura e le caratteristiche dell'induzione giuridica, occorre muovere dalle seguenti premesse di teoria generale:

a) il diritto e' uno strumento perche' e' il risultato di una attivita' creatrice dello spirito;

b) poiche' ogni strumento e' un oggetto che ha valore, non si puo' definire il diritto se non si definisce il valore;

c) il valore e' un rapporto tra fasi di tempo. Cosi', ad esempio, posso dire che una penna ha valore perche' prevedo lo scrivere. Dunque il valore e' il rapporto tra il momento della previsione ed il momento previsto;

d) nella prima fase il valore e' il giudizio di strumentalita', che attiene all'oggetto; nella seconda fase e' il momento edonistico, che attiene al soggetto. In questo senso, la realta' spirituale del diritto - in cui risiede la strumentalita' - e' tempo intersoggettivo. Cosi' ad es. il credito e' il rapporto tra il momento "ricordato" della sua instaurazione e quello "previsto" del suo adempimento che lega creditore e debitore. In questo senso si spiega il diritto come rapporto necessario e funzionale tra fasi di tempo e quindi il diritto nella sua forza cogente come "dover essere";

e) da queste premesse emerge che il diritto ha un valore in se', diverso da quello del bene oggetto del diritto perche' soddisfa il bisogno della certezza del diritto. Cosi' ad es. se consideriamo due atti reciproci di donazione tra due soggetti, si ha ex post, un effetto uguale a quello di un contratto di permuta. Ma se le parti, invece di due atti di donazione instaurano un contratto, vuol dire che c'e' il motivo, in quanto ognuno da' la sua prestazione per la certezza giuridica della controprestazione altrui.

Dunque nell'elemento convenzionale del contratto risiede un'utilita' e quindi un valore autonomo diverso da quello della prestazione e della controprestazione. Su tale premessa balza evidente la distinzione tra valore creditizio e valore convenzionale: mentre il valore del credito e commisurato al valore dell'oggetto del credito, il valore convenzionale e' creato dalla stessa convenzione e la sua entita' e struttura sono liberamente concepite e realizzate dall'accordo tra le parti. Nasce cosi' un valore che non ha altro costo che attivita' mentale delle parti e' l'elemento materiale necessario alla sua manifestazione formale.

2) La moneta come fattispecie giuridica.

Solo su queste premesse e' possibile dare una definizione scientifica della moneta, colmando una lacuna culturale millenaria non pi'u' tollerabile. La moneta ha valore perche' e' misura del valore. Poich‚ ogni unita di misura ha la qualita' corrispondente a cio' che deve misurare, come il metro ha la qualita' della lunghezza perche' misura la lunghezza, cosi' la moneta ha la qualita' del valore perche' misura il valore. Qui l'attivita' convenzionale non e' produttiva solamente della misura del valore, ma anche del valore della misura: quello che noi chiamiamo "potere d'acquisto". Nella moneta si verifica un fenomeno analogo a quello dell'induzione fisica. Come nella dinamo l'energia meccanica causa energia elettrica, cosi' nella moneta, la convenzione causa il valore indotto nel simbolo. Pertanto la moneta e' un bene collettivo in quanto creato dalla convenzione sociale, ma di proprieta' privata individuale, attribuita, a titolo originario, al portatore del simbolo, in virt'u' dell'induzione giuridica. L'ostacolo di fronte al quale tutti gli economisti si sono fermati si basa sull'errore iniziale di non aver definito la moneta come fattispecie giuridica e lo stesso diritto come strumento o bene esso stesso e cioe' come espressione di un valore proprio, diverso da quello del bene oggetto del diritto. Su questo equivoco iniziale, si e' preteso di giustificare il valore monetario sulla base della riserva d'oro confondendo e spacciando sotto la parvenza di valore creditizio, il valore indotto, ossia configurando la moneta, non come misura del valore, ma come titolo di credito rappresentativo della riserva. La moneta non e' credito ma oggetto di credito. Del resto se fosse vero che la riserva serve a conferire alla moneta il potere di acquisto, dopo la cessazione degli Accordi di Bretton Woods, e con l'abolizione della riserva d'oro, il dollaro avrebbe dovuto perdere totalmente il suo valore: mentre non solo non ha perso valore, ma ha sostituito l'oro come moneta base del sistema monetario mondiale. La tesi che pretende di giustificare il valore della moneta sulla base della riserva e' clamorosamente errata oltretutto perche' fondata su una concezione materialistica del valore. Di solito si considera il valore dell'oro come una proprieta' del metallo ed in questo senso si parla impropriamente di "valore intrinseco". Anche l'oro ha valore perche' ci si e messi d'accordo che lo abbia. Siccome questo metallo e' stato considerato tradizionalmente come simbolo monetario, per consuetudine gli