NICOLA BENIGI

(Nicolò Giuseppe Bellia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA VIA D'USCITA

 

 

PUNTI FERMI DELLA VITA SOCIALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

EDIZIONI BELLIA

1979



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Copyright 1979

by Nicolò Giuseppe Bellia

Piazzale Roberto Ardigò 30

Roma

 

Printed in Italy

Proprietà letteraria riservata


INDICE

 

INTRODUZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

Perché ho scritto questo libro.______

PREFAZIONE______

Cultura e politica. Moralismo delle ideologie. Come leggere il libro._____

CAPITOLO PRIMO_

Accenni ai mali sociali.

Sovranità dell'Essere Umano e Sovranità dello Stato.

La socializzazione monetaria ed il minimo vitale.____

CAPITOLO TERZO_

Cenni sul trapasso alla nuova Società.___

CAPITOLO QUARTO

Considerazioni generali sulla vita economica.

CAPITOLO QUINTO

Fiscalità alternativa.

CAPITOLO SESTO__

Il compenso sociale e le vocazioni umane.___

CAPITOLO SETTIMO________

Il settore economico. Rischio, utile e capitale. La sovranità degli acquirenti._

CAPITOLO OTTAVO

Il settore giuridico. L'elezione dei Giudici. Il potere legislativo.

CAPITOLO NONO__

Il settore culturale.__

CAPITOLO DECIMO

I concetti principali del libro.

Indicazioni per il lavoro nell'Associazione «Pensiero e Vita».___

AUDIO-CASSETTE PER DUPLICAZIONE E DIFFUSIONE INTERPERSONALE.       (20 MINUTI.)________

La Fiscalità Monetaria per l’Italia_

Progetto Italia - Pensieri Per il Dibattito Culturale__

Introduzione della Fiscalità Monetaria_

Conseguenze della Fiscalità Monetaria_

RADIO TRASMISSIONI                 (10 minuti

La Fiscalità Monetaria per L’Italia.

Per uscire dal Caos Sociale Italiano___

Progetto   LA FISCALITÀ MONETARIA______

La Soluzione_________

La Fiscalità Monetaria_

Il Dimezzamento dei Prezzi Di Mercato__

Il Raddoppio del Potere di Acquisto della Lira______

Prelievo del 50% della massa dei beni monetari_________

Istituzione del Reddito di Cittadinanza Individuale

La Fiscalità Ordinaria_

IL CITTADINO NELLA NEOSOCIETÀ_____

PER APPROFONDIRE L’ARGOMENTO__



INTRODUZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE

 

 Perché ho scritto questo libro.

 Di fronte al progressivo incepparsi della vita sociale si assiste ad una generale impotenza delle forze dirigenti a trovare rimedi validi ai mali che si vanno generando. Ciascuna forza sociale, pressata dai problemi che la riguardano direttamente, cerca le cause degli inconvenienti nell'azione delle forze avverse e si impegna in aspre battaglie con esse al fine di rimuovere le cause dei propri mali.

 Al fondo di questi comportamenti vi è la convinzione che il problema sociale sia di natura moralistica. Con tale stato d'animo si va alla caccia di volontà perverse volte a realizzare disegni negativi, dimostrando con ciò un eccessivo semplicismo che, non toccando la vera natura dei problemi, alla fine non incide positivamente sull'andamento delle cose, ma anzi spesso le aggrava.

 Perché tutto ciò?

 Alla base vi è una profonda mancanza di fiducia nella Vita in generale e nell'Essere Umano in particolare.

 Questo libro è scritto sulla base di convinzioni diverse. L'autore è convinto che i mali sociali dipendono non già dalla cattiva volontà degli Esseri Umani, ma dalla inadeguatezza delle strutture ereditate dal passato remoto e prossimo. Pertanto lo sforzo di coloro che vogliono contribuire a sanare i difetti della Società, deve essere rivolto non già a combattere fantasmi più o meno evanescenti, spesso proiezioni subconscie, bensì a sviluppare ricerche di pensiero idonee a trovare soluzioni tecniche adeguate alle esigenze dell'Essere Umano contemporaneo.

 Chi dubitasse della capacità degli Esseri Umani di capire la validità di concezioni miranti a soluzioni positive, dovrebbe disperare definitivamente del destino del Mondo.

 In questo libro si è percorsa la strada della ricerca di pensieri idonei a convogliare gli sforzi creativi degli Esseri Umani verso concezioni positive, nella certezza che questa via sia valida, con il dovuto tempo, a portarci verso quel porto sicuro che è nelle speranze di ciascun Essere Umano.

 Azione culturale, quindi, sorretta dalla speranza nel futuro, alimentata dalla fiducia nell'Essere Umano.

 La caratteristica peculiare dell'azione culturale è quella che essa non mira a modificare o a combattere gli altri, bensì agisce creativamente nel singolo Essere che conduce l'azione per rimuovere quegli ostacoli di natura morale, e per colmare quei vuoti di conoscenza, al fine di rendere l'Essere Umano disponibile per fare quanto richiesto dalle circostanze, in piena coscienza e partecipazione. Chi, così agendo, avrà avuto fiducia in se stesso, non potrà negare, a priori, tale fiducia agli Altri.

 Se dalla contemplazione di pensieri positivi, idonei a migliorare le condizioni della Vita, nascerà nel cuore dell'Essere Umano l'entusiasmo per la loro validità e bellezza, non si potrà poi dubitare che tale apprezzamento venga a svilupparsi in altri Esseri Umani.

 Chi aspettasse di vedere che cosa ne pensano gli altri, prima di mettere in moto la propria capacità di valutazione, si relegherebbe alla condizione di spettatore passivo, negandosi il ruolo di protagonista, e con ciò stesso si toglierebbe ogni diritto di lamentarsi dei mali sociali giacché, non volendo Egli partecipare agli sforzi per superarli, concederebbe agli Altri, a priori, lo stesso diritto, negando in conclusione all'Essere Umano ogni capacità e volontà positiva. Se in un esercito ciascun componente aspetta per muovere il passo che sia un altro a muoverlo per primo, non si avanzerà di un centimetro. A tali fini militari si sono create le strutture gerarchiche, per ottenere azioni non libere dietro comandi. Ma in campo sociale è da evitare che si creino delle strutture di potere per far muovere i Cittadini; occorre invece che ciascun Essere Umano si muova da solo sulla base delle proprie convinzioni e delle proprie convenienze. Perché il movimento non risulti caotico, e quindi bisognoso di «regolatori», è necessario che le convinzioni siano basate su ricerche culturali che abbraccino l'intera vita sociale. Da tali ricerche scaturiscono, da un lato, le leggi uguali per tutti, e, dall'altro, i convincimenti personali capaci di guidare l'Essere Umano negli spazi di libertà lasciati dalle leggi.

 L'ideale per una sana vita giuridica è che il numero delle leggi, in quanto di necessità limitatrici della libertà dei Singoli, sia ridotto allo stretto necessario. Pertanto i criteri informatori della attuale attività parlamentare vanno riveduti, altrimenti la sovrabbondanza legislativa diviene una «massima ingiustizia». Di contro è necessario ritrovare i pensieri chiarificatori in campo economico perché possa proseguire lo sviluppo in tale settore che è la base per la vittoria sulla povertà e per pervenire a condizioni di vita tali che sia, per sempre, eliminato dal mondo il condizionamento delle volontà degli Esseri Umani attraverso i bisogni primari.

 In questo libro sono state indicate delle soluzioni ritenute idonee a farci ritrovare la strada del libero sviluppo. È ferma convinzione di chi scrive che, nella direzione indicata, non esistono ostacoli oggettivi, dovuti a misteriose forze avverse, ma solo quelli derivanti dalla pigrizia interiore di ciascuno di noi. Se sposteremo l'attenzione in tale direzione e se faremo di tutto per risvegliarci dal torpore, per collegarci nelle libere ricerche culturali, contribuiremo al diffondersi di quella luce capace di illuminare gli angoli bui, la cui misteriosità dipende dall'ignoranza degli Esseri Umani. In tale direzione la Civiltà ha molto camminato e si può dire che la problematicità della vita contemporanea dipende in larga misura dalle domande pressanti delle coscienze risvegliate. Il problema è di chi deve rispondere a tali domande. Se ognuno si limiterà a porre le domande non si perverrà mai alle soluzioni. Occorre che chi può cerchi le risposte, prima per sé e poi, trovatele, le offra agli altri; ma occorre anche che esse siano chiare e definite e non enunciazioni di indistinte aspirazioni. Se le risposte saranno di carattere culturale vi sarà la possibilità di confronti e approfondimenti, in libertà, per maturare poi quella successiva volontà di realizzazione che non potrà generare sgradevoli sorprese in quanto basata su precisi contenuti precedentemente vagliati e conosciuti.

 L'attivismo che vuole subito passare all'azione, in campo sociale è fonte di enormi disastri giacché, per la natura stessa dei problemi riguardanti la vita degli Esseri Umani, qualsiasi azione che non sia radicata culturalmente nelle coscienze finisce per violentarle, indipendentemente dalle intenzioni sottostanti. In tal senso, oggi, in alcune forze sociali si manifestano apprezzabili sintomi di prudenza che aumentano le speranze per il futuro. Se, di fronte a coloro che patiscono in prima persona le imperfezioni del sistema, si può, anzi si deve, maturare una immediata volontà di fare qualcosa, si deve anche considerare che eventuali errori di scelta finiranno con il rendere più tristi tali condizioni, allargando la fascia degli infelici. Del resto è compito di chi detiene il Potere trovare le soluzioni a breve; ma ciò non esclude che altri Esseri Umani cerchino le soluzioni a medio e lungo termine per preparare il domani sulla base delle esperienze dell'oggi e del passato.

 In questo libro ci si rivolge all'Essere Umano singolo, indipendentemente dalla sua provenienza particolare, nella convinzione che la valutazione delle idee sia di assoluta spettanza individuale, senza mediazioni estranee. Del resto nessun mediatore potrà poi lenire i dolori derivanti da errate scelte personali.

 Il campo di formazione della libera e responsabile personalità dell'Essere Umano può essere, in conformità alle sue caratteristiche peculiari, di diversa natura, ma quello che conta è che una volta sviluppatasi la libera coscienza vi sia poi la possibilità di intesa, con le altre coscienze, per fini positivi. Un campo in cui tale incontro altamente Umano è possibile è quello del pensiero, in quanto esso, per sua natura, non fa violenza alle coscienze, ma si offre in esame alla loro libera valutazione.

 Quale altra via di comunione ha l'Essere Umano? Se ve ne sono altre, quella indicata non può essere esclusa essendo quella della conoscenza che è il presupposto dell'Amore.

Come potranno mai amarsi gli Esseri Umani se non si conoscono? E come potranno mai conoscersi se non si manifestano? Il pensiero è una manifestazione che l'Essere Umano fa di se stesso e la trasmissione di esso ad un altro Essere Umano genera una identificazione, nel contenuto oggetto del pensiero, che mette in sintonia le due coscienze. Anche se quel pensiero è unilaterale, ciononostante ha già creato un legame reale tra coloro che lo stanno vivendo in comunione; sarà poi la constatazione di tale unilateralità che stimolerà, nella stessa via, la capacità di pervenire a pensieri più ampi e tali da superare l'insufficienza rilevata. Chi volesse creare intese tra gli Esseri Umani, rinunciando al pensiero, li condannerebbe alla solitudine da cui poi si genera il sospetto e l'odio. Ecco perché sono da incoraggiare tutte le ricerche culturali tendenti a sviluppare pensieri; giacché per tale via, alla fine, si può pervenire a grandi intese basate su legami reali tra gli Esseri Umani. Il modo di alimentare di contenuti idonei tali ricerche rientra nella libera scelta di ciascuno e nella sua responsabilità verso se stesso e verso gli altri. Ecco perché in questo libro non si esprimono preferenze per una via rispetto ad un'altra: si ritiene essenziale non tanto la via scelta, quanto la meta cui ciascuna dovrebbe portare. L'incontro alla meta fa cadere ogni valutazione sulla superiorità dell'una via seguita rispetto all'altra.

 Come l'albero si riconosce dal frutto, così la bontà di una via di formazione e di sviluppo delle libere coscienze si riconosce dalle caratteristiche di coloro che l'hanno percorsa. Se da una via scaturisce un Essere pieno di odio, a poco serve dire che la via era buona ed anche se ciò è vero sarà impossibile fare qualcosa di positivo con tale Essere; viceversa, se si incontra un Essere Umano tollerante, disponibile al confronto ed al riconoscimento di ciò che è positivo, non si può rifiutare l'incontro perché si proviene da un altro percorso. Chi impegna le proprie forze nella difesa del primato di una via rispetto ad un'altra, spreca inutilmente il proprio tempo e favorisce l'irrigidimento delle posizioni diverse; farebbe invece cosa positiva se utilizzasse tali energie a produrre i frutti buoni di tale campo per offrirli alla valutazione degli Esseri Umani.

 Solo così sarà possibile passare dalle lotte del passato alla concordia, sul cui avvento non è lecito dubitare se non ci si vuole paralizzare aprioristicamente.

 Ecco perché in questo libro si sono evitate le «polemiche», in quanto ritenute non solo sterili ma dannose.

 Chi scrive ha tratto dalla propria esperienza quanto ritenuto buono e positivo e lo offre alla libera valutazione del Lettore; sarà questo che poi potrà ricavare dai contenuti offerti in esame le valutazioni, anche di natura filosofica, che sottostanno alle soluzioni indicate. Scrivere altre parole sul grande libro delle buone intenzioni, non serve; occorre piuttosto offrire frutti concreti, sperando che dal palato di coloro cui sono destinati siano ritenuti maturi e non acerbi o, peggio, disgustosi.


PREFAZIONE

 

 Cultura e politica. Moralismo delle ideologie. Come leggere il libro.

 In questo libro l'approccio ai problemi sociali viene fatto dal punto di vista culturale e non da quello politico. La Politica viene considerata come scienza e arte di governare uno Stato e di regolare le sue relazioni con gli altri Stati, mentre la Cultura ha per oggetto l'Essere Umano e il suo sviluppo.

 Dal punto di vista politico l'Essere Umano viene considerato come uno strumento per la realizzazione degli ideali che informano lo Stato; dal punto di vista culturale lo Stato viene considerato come un mezzo per la realizzazione dei fini degli Esseri Umani.

 Gli ideali politici sono le ideologie; esse sono tali che operano sugli Esseri Umani con carattere di genericità e pretendono la sottomissione incondizionata del singolo.

 Le concezioni sociali, come quella descritta in questo libro, scaturenti da analisi culturali si caratterizzano per il fatto di dare la preminenza ai problemi Umani concreti e fanno derivare ogni elemento della struttura statale dal servizio che da tale struttura viene svolto a favore dell'Essere Umano.

 In altri termini la Politica si occupa del Potere, mentre la Cultura guarda alle funzioni del Potere come funzioni di servizio nei confronti degli Esseri Umani.

 Se si esaminano tutte le ideologie presenti nella vita sociale si nota che in esse il problema principale è quello della conquista del Potere con il sottinteso che dopo tale conquista la buona volontà, che ciascuno attribuisce alla parte cui appartiene, risolverà i problemi della società. Infatti la parte principale di ciascuna ideologia è quella che riguarda la critica delle altre concezioni, mentre i progetti sociali specifici di essa vengono appena accennati per il motivo sopraddetto. Le ideologie, in ultima analisi, sono fortemente impregnate di moralismo intendendosi con tale parola l'attitudine ad imporre agli altri gli obblighi scaturenti da una determinata concezione trascurando di applicare a se stessi i medesimi oneri. Dipende da tale circostanza il fatto che quando i portatori di una determinata ideologia conquistano il Potere, si trovano poi impreparati alle funzioni che ne derivano diventando a loro volta oggetto di critica da parte di altre ideologie che subentrano alle prime. Ciò dipende inoltre dal fatto che tutte le ideologie accettano la realtà statale precedente così come si è venuta cristallizzando nei secoli, sperando che con alcune riforme si possa mettere rimedio ai mali contro cui ciascuno ha combattuto. In questo libro si è seguita una via diversa e diverse sono state le conclusioni cui si è pervenuti.

 Per quanto astratte e generiche sono le concezioni ideologiche altrettanto concrete e particolari sono le indicazioni ricavate dall'analisi culturale svolta in questo libro. Mentre per penetrare il significato delle ideologie è sufficiente impegnare il cervello, per comprendere quanto è oggetto di questo libro è necessario un contatto meditativo con ogni frase, al fine di metterne a confronto il significato con tutto il contenuto della propria esperienza di vita nella realtà sociale. L'indicazione potrà essere accettata solo a condizione che resista positivamente a tale confronto, altrimenti sarà bene respingerla.

 L'autore è disposto ad accettare solo un tale tipo di critica sostanziata di contenuti ricavati da esperienze della vita; mentre le valutazioni di natura solo intellettuale lo lasciano indifferente giacché non si tratta di un gioco dialettico, bensì di valutazioni che riguardano concretamente la vita di tutti.

 Molti che avevano riposto le loro speranze nelle ideologie, a seguito dell'aggravarsi continuo della crisi sociale in tutti i settori, vengono presi da scetticismo e si rifugiano nel privato con un fatalismo controproducente. Con costoro è difficile sviluppare qualsiasi discorso giacché sono rassegnati al peggio, peccando verso le generazioni future. La speranza del Mondo è riposta in coloro che non si lasciano abbattere dalle avversità e prendono anzi stimolo da esse per cercare le soluzioni umane capaci di ridare impulso allo sviluppo della Civiltà. Oggi il fallimento non è nel campo delle cose, bensì in quello delle concezioni e quindi le soluzioni rientrano nel potere e nel dovere dell'Essere Umano. Se malgrado tutti i disastri sociali la vita continua è evidente che una volta rimosse le cause di tali disastri ne scaturirà una forte ripresa.

 Con questo libro si vuole dare un contributo culturale nella giusta direzione.

 


CAPITOLO PRIMO

 

 Accenni ai mali sociali.

 Osservando la vita sociale, così come si è venuta configurando a seguito della attività storica dei vari Governi, non si può non constatare che diviene sempre più difficile svolgere le attività creative umane, essenziali per mantenere soddisfacenti condizioni di vita. Di contro, l'organizzazione statale, gravata di un grande numero di incombenze connesse alla vita economica, ha trascurato il settore propriamente giuridico, che diviene sempre più inadeguato a far fronte alle esigenze di giustizia dei Cittadini. Quali che siano state le motivazioni che hanno ispirato coloro che venivano costruendo le moderne istituzioni, la realtà sociale ha messo in luce che le conseguenze non sono state tali da far progredire gli spazi di libertà dei Cittadini.

 Qualsiasi iniziativa in campo economico è resa estremamente difficile dalla esistenza di un enorme numero di leggi, tali da rendere notevolmente pesante ogni attività produttiva, con conseguente aggravio dei costi e quindi dei prezzi. Il sempre maggiore scoraggiamento dei produttori non lascia presagire nulla di buono, ma anzi fa temere la degenerazione del Sistema verso forme autoritarie.

 Quando all'Essere Umano si toglie, o si riduce, la Libertà, essenziale per la propria creatività sociale, si è fatto quanto di peggio si poteva ai fini del vero Progresso. Questo è il male di fondo della Società contemporanea; tutte le altre insufficienze non sono che un derivato della limitazione della creatività dell'Essere Umano.

 Se si fa un'analisi approfondita delle cause che hanno portato all'odierno stato di cose, si perviene alla conclusione che il «il grande problema» che hanno cercato di risolvere tutti coloro che hanno agito concretamente nella vita sociale, con 1' attività legislativa, è stato ed è quello della «giustizia sociale».

 L'esistenza di un certo numero di Esseri Umani, privi di risorse economiche, e quindi in balia delle incertezze della vita, ha mobilitato la volontà riparatrice di coloro che avevano una forte coscienza della disumanità di tale situazione e li ha portati a sviluppare tutte le iniziative sociali concretatesi nell'assetto in mezzo al quale stiamo vivendo. Se sulle intenzioni, che hanno mosso le forze sociali, si può concordare completamente, non altrettanto si può dire circa i metodi adottati per raggiungere lo scopo. Di tale fatto oggi hanno preso coscienza le varie forze politiche e sociali, e ciascuna di esse si affanna a dimostrare che la colpa principale delle disfunzioni è da attribuire alle parti avverse.

 Mentre sovrabbondante è il lavoro di analisi delle colpe e dei mali contemporanei, non altrettanto si può dire circa quello dedicato a progetti e proposte positive, idonee a modificare la situazione.

 Ciascuna forza politica e sociale si concentra e si disperde in problemi particolari, perdendo di vista il fatto che la vita sociale è una «unità» e che mai potranno ottenersi risultati positivi con azioni parziali e settoriali. Qualsiasi vantaggio particolare conquistato viene subito vanificato dal successivo processo di reazione e di assestamento della compagine sociale, in dipendenza proprio della modifica generata dall'azione settoriale.

 Mali quali l'inflazione, la disoccupazione, l'emarginazione, la burocrazia, la stagnazione, la corruzione, la violenza, la repressività, la delinquenza, l'evasione cercata attraverso farmaci o la dissolutezza, il disordine fiscale, il conformismo, la contestazione fine a se stessa, il languire delle ricerche di base, il proliferare degli armamenti, la limitazione delle nascite, la paura del futuro, ed altri ancora, accompagnano la vita sociale, crescendo in proporzione diretta allo svilupparsi delle attività legislative miranti ad eliminarli. Se ciò avviene, (e la realtà è sotto gli occhi di tutti), deve pure esservi un nesso tra tali mali e le analisi e le visioni filosofiche che sottostanno ai provvedimenti sociali adottati.

Se non si vuol divenire dei pessimisti, per partito preso, occorre trovare il coraggio di spingere spregiudicatamente la propria ricerca culturale fino alle radici delle filosofie, prese a base dell'operare del passato e del presente.

 Il pessimismo è la giustificazione che l'Essere Umano da a se stesso, quando vede fallire i progetti che aveva portato avanti, in buona fede, e non vuol riconoscere gli errori contenuti in essi.

 In campo sociale il pessimismo è la filosofia che poi giustifica e rende ineluttabili le rinunzie al metodo della Libertà, basato sulla fiducia nell'Essere Umano, e pone le basi «razionali» per il costituirsi di sistemi autoritari, che tendono ad imporre il «bene oggettivo» con la forza, avendo rinunziato (ecco il pessimismo) a contare sul bene scaturente dalla libera azione degli Esseri Umani. Se esaminiamo il corpo delle leggi e delle consuetudini sociali vigenti, troviamo alla loro base una enorme quantità di «pessimismo», nel senso sopra esposto. Tale fatto può essere rilevato da ogni Cittadino in rapporto al carattere delle leggi in cui si imbatte nella pratica quotidiana della vita.

 Alla maggioranza delle leggi sottostà una visione negativa dell'Essere Umano, cui bisogna imporre o impedire qualcosa e la cui attività è subordinata alla concessione di licenze, permessi e vincoli vari. Con ciò sembra che il genere Umano si divida in due categorie di Esseri Umani; da un lato vi sono i Legislatori che stanno dalla parte del Bene e dall'altro i Cittadini, cui bisogna imporre tale Bene, oppure impedire che facciano il Male. In altre parole, l'azione politica, del passato e del presente, si è sviluppata in modo da far coincidere, nelle intenzioni, il Bene con la Giustizia, cioè la Morale con il Diritto.

 La confutazione della assurdità di tale tendenza, possibile in sede teorica, diviene lampante a seguito del malessere sociale derivato a tutti dalla moderna Società. L'aver confuso la Morale con il moralismo e la Giustizia con il potere, ha determinato i guasti in mezzo ai quali siamo costretti a vivere.

 A questo punto, per evitare equivoci, va affermato che chi scrive pensa che, le cause di tali mali, non vadano cercate nel presente e nel passato prossimo, bensì esse abbiano avuto origini dalle abitudini di pensiero, derivate dal fallimento di tutte le rivoluzioni sociali del passato, a seguito delle quali, le relative insufficienze filosofiche, hanno continuato ad agire fino al presente.

 Quello che differenzia la situazione presente, rispetto a quelle del passato, è la circostanza che le disfunzioni che viviamo si verificano in un contesto di grande ricchezza oggettiva; con ciò si dimostra chiaramente che le soluzioni vanno cercate non nel campo delle cose, bensì in quello delle idee. Infatti, per il passato, la povertà oggettiva, ha sempre costituito un alibi e una giustificazione, all'insuccesso delle forze politiche; oggi tale alibi non funziona più e occorre che gli Esseri Umani, in umiltà, riconoscano i propri errori e prendano stimolo da ciò, per pervenire a concezioni sociali, veramente moderne, che tengano conto di tutto il dolente patrimonio di esperienza, che portiamo con noi.

 In questo capitolo ho fatto dei semplici accenni ai mali sociali, giacché, chi abbia propensione per tale tipo di analisi, potrà trovare materiale sovrabbondante nel lavoro di critica che, ciascuna forza sociale, va svolgendo nei confronti delle altre.

 In questa parte del libro ho cercato di indicare il carattere essenziale della filosofia che sottostà alla maggior parte dei contenuti delle istituzioni sociali contemporanee, lasciando al lettore la verifica pratica di quanto affermato, in riferimento alla propria esperienza di vita. Ho evitato di indicare, astrattamente, la filosofia alternativa su cui è basata quest'opera; lasciando al lettore il compito di dedurla dal contenuto delle analisi e delle proposte dei successivi capitoli


 

CAPITOLO SECONDO

 

 Sovranità dell'Essere Umano e Sovranità dello Stato. La socializzazione monetaria ed il minimo vitale.

Per poter trovare la via di uscita dal labirinto dell'attuale situazione è necessario stabilire se vi sia la possibilità teorica della esistenza di un modello di organizzazione sociale corrispondente alle esigenze dell'Essere Umano.

 Prima di tutto va affermato che qualsiasi struttura sociale dovrà essere esente da ogni moralismo e limitarsi a consentire che la lotta tra il Bene e il Male si svolga all'interno delle coscienze degli Esseri Umani. Così come oggi è da considerare negativo il fatto che la organizzazione della Giustizia con la propria inefficienza diviene in realtà un aiuto per chi sceglie la via del Male, sarebbe da considerare altrettanto negativa una organizzazione giuridica che volesse costringere a fare un Bene oggettivo, giacché mai potrà esistere una scienza del Bene dato che la vita morale, al di fuori delle coscienze degli Esseri Umani, diventa un vuoto fantasma. È moralismo quello che porta l'organizzazione giuridica ad operare coattivamente in campo economico, mentre non è moralistica quella che opera per far rispettare le leggi dello Stato, una volta depurate da tutte quelle parti palesemente prive di fondamento giuridico.

 Dopo questa premessa affermiamo che uno Stato veramente moderno non potrà avere altro compito che quello di fare e fare applicare le leggi al servizio di tutti i Cittadini, nel rispetto della loro legittima sovranità.

 Siccome il polo opposto della Sovranità dello Stato è la Sovranità dell'Essere Umano, andiamo ad esaminare quest'ultima, per determinare i limiti invalicabili dell'attività legislativa dello Stato.

 Sintetizzo la mia concezione della Sovranità dell'Essere Umano nella seguente formula: «Nulla può essere proibito ad un Essere Umano che non sia contemporaneamente ed in eguale misura proibito a tutti gli altri Esseri Umani», a cui fa riscontro l'altra formula: «Nulla può essere imposto all'Essere Umano senza il suo esplicito e libero assenso».

 Da queste formule si ricava il limite tra la Sovranità dello Stato e la Sovranità dell'Essere Umano.

 Io riconosco all'organizzazione statale solo il diritto di fare leggi di proibizione, in difesa dei diritti generali, valide contemporaneamente e nella stessa misura per tutti gli Esseri Umani, senza eccezioni. Solo l'Essere Umano ha la facoltà di impegnare la propria volontà attraverso la sottoscrizione di patti individuali, aventi un termine oppure no, con l'ottenimento di contropartite esplicite e da lui ritenute sufficienti a compensarlo del sacrificio derivantegli dal vincolo della propria volontà. È superfluo affermare che la validità di tali patti non potrà mai essere assoggettata a qualsiasi formalismo estraneo ai patti stessi (carte bollate, formule, registrazioni, ecc. ecc.). L'organizzazione statale, chiamata da una delle parti, dovrà imporre all'altra il rispetto del patto.

 Quando qui si parla dell'Essere Umano con capacità di impegnare la propria volontà in un patto privato, si pensa all'Essere Umano in condizione di Libertà.

 Passiamo quindi ad esaminare la condizione dell'Essere Umano, per vedere cosa è necessario perché egli disponga di tale condizione di Libertà. La Libertà non è «dai bisogni» ma è possibilità di far fronte autonomamente ai propri legittimi bisogni. Tra questi primo e fondamentale è quello di poter disporre di quel complesso di mezzi materiali per il mantenimento della propria vita fisica.

 Si mette l'Essere Umano in condizione di Libertà nel senso sopra esposto se non gli si impedisce, in diritto ed in fatto, di poter far fronte ai propri bisogni vitali in maniera autonoma.

 L'Essere Umano realizzerebbe questa propria Libertà in una situazione in cui non esistesse nessuna organizzazione sociale. Egli avrebbe a propria disposizione la Natura, e da essa ricaverebbe tutto quanto necessario per il proprio sostentamento. Qualsiasi organizzazione sociale non ha il diritto di privare l’Essere Umano di questa propria Libertà, di cui egli godrebbe in situazione di asocialità.

 In dipendenza di quanto sopra si afferma che qualsiasi organismo sociale, che non voglia essere contro l'Essere Umano, deve garantire come base della propria esistenza il diritto dell'Essere Umano ad avere a propria disposizione, in maniera incondizionata, quanto a lui necessario per la sopravvivenza materiale. Ciò equivale ad affermare che l'Essere Umano è comproprietario dei beni naturali del contesto sociale in cui è inserito.

 Questo è il primo e fondamentale diritto che non è stato mai riconosciuto da nessuna organizzazione sociale. Se si vuole pensare ad una Società giusta, occorre partire da questa base.

 Sorge ora il problema di come sia possibile dare pratica attuazione a questa esigenza.

 Nelle società contemporanee al denaro è stato attribuito il potere di essere cambiato con i beni materiali e con le prestazioni. Se si vuole risolvere il problema di cui si è detto sopra, occorre partire dalla considerazione che dando all'Essere Umano del denaro in misura adeguata, è come se gli si restituisse il diritto di avere a disposizione i mezzi per la propria sopravvivenza, di cui disporrebbe in una condizione di asocialità nel senso sopra indicato.

 A questo punto nascono alcuni problemi: il primo è quello del modo del reperimento di tale denaro ed il secondo è quello della misura di tale compenso sociale.

 Circa il modo del reperimento del denaro, scartiamo subito l'attuale sistema fiscale, per le ragioni che verranno indicate in un capitolo a parte in cui tale argomento sarà trattato, ed indichiamo un altro mezzo idoneo al conseguimento dello scopo. Tale metodo viene chiamato «decurtazione monetaria» e consiste nell'avere a disposizione del denaro datato ed assoggettato ad una decurtazione periodica, ad esempio mensile dell'l%, da versare attraverso il sistema bancario ad una cassa sociale, il cui ammontare costituisce la base dell'emissione monetaria necessaria al versamento dei «compensi sociali» mensili a ciascun Cittadino, ed al fabbisogno dell'organizzazione giuridica.

 Circa il secondo problema, cioè quello della determinazione della misura di tale «compenso sociale», è sufficiente applicare la formula: «Il compenso sociale deve essere idoneo ad assicurare a ciascun Essere Umano facente parte del contesto sociale la possibilità di realizzare dignitosamente la propria sopravvivenza fisica».

 Tale soluzione corrisponde ad una socializzazione monetaria.

 Le implicazioni pratiche di tale nuovo sistema saranno trattate nei capitoli seguenti, in riferimento ai vari aspetti della vita sociale. Qui è sufficiente far rilevare che con tale sistema si stabilisce una base di giustizia per la vita sociale che non sarà più generatrice di emarginazione. Sulla base della indipendenza primaria conseguita con il «compenso sociale», l'Essere Umano potrà ottenere il di più, che vorrà perseguire, attraverso l'attività lavorativa che si svilupperà con libera contrattazione (essendo venuta meno la inferiorità contrattuale del passato per coloro che dovevano lavorare al fine di far fronte ai propri bisogni).

 La dinamica di un tale tipo di Società sarà trattata più dettagliatamente, come si è detto prima, nei capitoli successivi. Va fatto rilevare qui, come anticipo di quanto verrà detto in seguito, che tale nuovo sistema non è punitivo nei confronti del risparmio, in quanto la decurtazione monetaria sostituisce l'attuale inflazione non finalizzata ed in più azzera gli oneri fiscali con conseguente stabilità dei prezzi (con tendenza alla diminuzione in dipendenza del progresso tecnologico). Altro aspetto che si vuole qui anticipare è quello che, essendo i «compensi sociali» e i compensi da lavoro e commerciali ottenuti in moneta a valore pieno, si disinnesca il potenziale conflittuale della diminuzione del potere di acquisto dei salari a causa dell'inflazione.

 Una volta riconosciuto che il complesso dei beni naturali è «di diritto» di proprietà di tutti i Cittadini, viene meno la base giuridica della esistenza della proprietà pubblica, che dovrà essere tutta venduta ai privati per l'impiego socialmente utile. Con il ricavato si incrementerà la consistenza della cassa sociale per le successive distribuzioni in considerazione degli aumenti demografici.

 Assicurata in fatto ed in diritto, attraverso quella che è una vera e propria socializzazione monetaria, la piena utilizzazione sociale dell'attività economica, occorrerà procedere allo smantellamento di tutte quelle leggi che creano ostacoli alla libera vita economica, lasciando in essere solo quelle non contrastanti con i due principi giuridici fondamentali indicati all'inizio di questo capitolo.

 Da quanto detto sopra potrà apparire che trasferendo tutto il potere economico agli operatori privati, ne scaturirà la possibilità di arbitrii antisociali. Ciò è assolutamente contrario al vero in quanto, riflettendo sulle basi della soluzione indicata, si perviene a conclusioni del tutto opposte. Infatti nel sistema indicato l'operatore economico agirà tra due limiti: da un lato, dovendo trattare con Lavoratori in condizione di indipendenza economica, vi sarà un equilibrio contrattuale che condizionerà fortemente l'operatore stesso, mentre dall'altro lato la sovranità dell'Acquirente decreterà il successo o l'insuccesso dell'impresa. In ultima analisi l'attività imprenditoriale riceverà il proprio successo da una parte dalla libera collaborazione dei Lavoratori e dall'altra dal libero gradimento del complesso dei singoli acquirenti.

 Con ciò l'attività economica non sarà più un esercizio di potere ma una prestazione di servizi sociali. Oltre tutto l'accumulo monetario diventa base per le future decurtazioni da destinare ai compensi sociali; questi riceveranno il loro concreto valore dal fatto che il mercato sarà abbondante di merci prodotte dalle imprese economiche.

 Circa la figura dell'Imprenditore va inoltre detto che essa non è derivante da una categoria a se stante, ma discende dal campo dei Lavoratori con capacità di sintesi adeguata all'attività imprenditoriale. Chi vorrà potrà divenire Imprenditore, nella libera dialettica e nel ricambio dirigenziale e con ciò diverrà un servitore sociale. Se l'Imprenditore sarà oggetto di ammirazione da parte dei Lavoratori costituirà per questi un modello ed uno stimolo di auto perfezionamento, con vantaggio dell'intero sistema economico e sociale. In una società piatta, in cui la condizione di subordinazione è una prospettiva perenne, viene meno ogni stimolo all’autoperfezionamento e prevalgono le istanze egoistiche sotto l'aspetto deteriore.

 Alla fine di questo capitolo sorge la domanda: come si potrà mai passare dai sistemi attuali a quello qui delineato? A questa domanda si risponderà nei successivi capitoli.


CAPITOLO TERZO

 

 Cenni sul trapasso alla nuova Società.

 Il problema del trapasso dai sistemi vigenti a quello indicato, pone esigenze di gradualità e di precedenze per escludere ogni pure minimo trauma alle strutture sociali, la cui vitalità è in una situazione di estrema precarietà. L'attività legislativa del Governo dovrà riguardare i seguenti argomenti: 1) Realizzazione delle nuove strutture sociali idonee a mettere in moto e mantenere il meccanismo per assicurare ad ogni Cittadino il compenso sociale di cui si è detto prima, nonché all'amministrazione pubblica la base monetaria per le proprie spese. 2) Avviare tutte le procedure per liberare l'attività statale da ogni minima incombenza di carattere economico, sia diretta che di controllo, salvo la sorveglianza a posteriori sulla legalità dei comportamenti economici dei Cittadini e delle società od associazioni. 3) Stabilire le norme per l'elezione periodica dei Magistrati e dei Legislatori.

 Circa il primo compito, che è indubbiamente quello più complesso, va tenuto presente che esso dovrà essere realizzato tenendo conto dell'altissima tecnologia, meccanica ed elettronica, realizzata dalla civiltà contemporanea. Trattandosi della realizzazione della giustizia di base, tale organizzazione dovrà escludere, a qualsiasi livello, ogni discrezionalità, dovendo il tutto operare su schemi finanziari assolutamente rigidi una volta determinate le due variabili di base, cioè 1' ammontare del compenso sociale individuale ed il tasso di decurtazione monetaria. È evidente che tali due variabili hanno diretta influenza sulla situazione della bilancia dei pagamenti il cui squilibrio, attivo o passivo, imporrà la corrispondente modifica dei due valori di base.

 Circa il secondo compito va rilevato che attualmente esiste un alto indebitamento delle strutture pubbliche verso il settore privato; tale indebitamento dimostra con chiarezza l'incapacità economica di tali strutture, mentre di contro evidenzia il fatto che è il complesso dei Cittadini a portare sulle proprie spalle il peso delle velleità economiche degli operatori pubblici. Tale fatto non è assolutamente sostenibile dal punto di vista della Giustizia ed annulla ogni farneticare sulla preminenza delle ragioni della organizzazione statale sulle volontà dei singoli Cittadini.

 Se si dovesse accettare una tale logica si darebbe pratica attuazione ad un sistema di schiavitù in cui si creerebbero due categorie di Esseri Umani: da un lato quelli che decidono e dall'altro quelli che pagano il prezzo delle decisioni dei primi. Con ciò si avrebbe un trasferimento forzato di sovranità da un gruppo di Esseri Umani a favore di un altro gruppo. Contro un tale stato di cose lotta la volontà di libertà dei sottomessi.

 A questo punto si potrà obiettare che la vita è lotta e quindi da questo punto di vista non vi sarebbe nulla di nuovo. Ma qui il problema non è quello di eliminare il principio della lotta, ma quello di stabilire la sede in cui tale lotta è legittima. Se noi fossimo all'epoca dell'Impero romano, in cui esisteva la schiavitù, cadrebbe il fondamento di ogni realistica obiezione contro «imperium», ma da allora la Civiltà ha camminato ed ha riconosciuto come illegittima ogni forma di schiavitù. Quello che prima si esplicava come lotta tra gruppi o ceti, oggi opera all'interno delle coscienze, da un lato come lotta creativa contro la parte di sé che si vuole superare e dall'altro come affermazione di sé attraverso la pattuizione in dialettica contrapposizione ad altri individui, sotto la supremazia delle giuste leggi.

 Rifiutato tale principio di sopraffazione, all'organizza-zione pubblica non resta altro da fare che pagare i propri debiti di natura economica a coloro che vantano crediti, mettendo in liquidazione il proprio patrimonio e delegando alla Cassa sociale il compito di tale liquidazione con trasferimento ad essa di tutte le obbligazioni attive e passive delle organizzazioni pubbliche fino all'assolvimento di esse.

 Chi a questo punto dovesse gridare allo scandalo è invitato formalmente a fare un profondo esame di coscienza per andare a scoprire le cause recondite di tale moto di scandalizzata ripulsa. Sul piano dei principi non è più tempo di compromessi e ciascuno è tenuto ad assumere con chiarezza le proprie responsabilità di fronte alla Vita. Questo libro è scritto con la convinzione che è di gran lunga superiore il numero di coloro che intimamente sono configurati in modo da accettarne la logica, rispetto a coloro che vogliono il mantenimento dell'attuale stato di cose o il suo avviarsi verso forme ancora più autoritarie. Il fine è quindi assolutamente democratico, basandosene il conseguimento in una vasta azione culturale la cui legittimità risulta dai più profondi impulsi della civiltà contemporanea.

 Chiunque volesse contrastare, su un piano diverso da quello culturale, quanto qui si viene affermando, dovrebbe dichiarare guerra al Progresso e schierarsi dalla parte delle forze oscure che sono contro ogni evoluzione.

 Per quanto riguarda il terzo punto va evidenziato che con esso ci troviamo di fronte al problema della Giustizia. La Giustizia si esplica in due modi: da un lato con la creazione di leggi giuste e dall'altro con la loro rapida applicazione. La validità delle leggi non dipende solo dalla volontà del Legislatore, ma principalmente dal fatto che esse, nella pratica, rispondano alle istanze giuridiche dei Cittadini. Prima di procedere oltre sull'argomento, ritengo doveroso comunicare al lettore che io condivido in pieno l'opinione del Mazzini su Dio, cioè sulla convinzione che il concreto manifestarsi di Dio nella Storia, nella sua continuità, avviene attraverso i singoli componenti di ogni Popolo, nel loro pensare sentire e volere. Il Cristianesimo non contrasta ma anzi rafforza tale opinione, giacché per il Cristiano l'azione divina non è stata non è e non sarà azione di violenza sulle coscienze, ma provvido sostegno dello sviluppo di esse verso l'Amore.

 Riprendo ora dal punto in cui affermavo che la validità delle leggi non dipende solo dalla volontà del Legislatore, ma principalmente dal fatto che esse, nella pratica, rispondano alle istanze giuridiche dei Cittadini. Se si condivide tale opinione non si può non desiderare un sistema giuridico che metta il complesso dei destinatari dell'attività giuridica in condizione di scegliere con libere elezioni i gestori della giustizia, cioè i Giudici.

 Divisa la Società in compartimenti giuridici territoriali sufficientemente ristretti per favorire la conoscenza dei Giudici da parte dei Cittadini, occorrerà stabilire un sistema di loro elezione con frequenza periodica, affinché essi siano espressione del concreto senso di giustizia del Popolo.

 La giustezza delle leggi risulterà ai Giudici, nel loro quotidiano esercizio al servizio della Giustizia, e quindi saranno essi ed essi soltanto che, riuniti in Associazione, discuteranno tra loro in pubbliche sedute la necessità di modifiche legislative la cui attuazione dovrà essere affidata ad un gruppo di Legislatori eletti tra loro. Con ciò in tali consessi fluirà la concreta vita giuridica dei Cittadini e le leggi diverranno sempre più espressione della volontà di giustizia del Popolo.

 Durante il periodo elettorale ciascun autocandidato alla funzione di Giudice potrà comunicare all'elettorato il proprio programma giuridico, sia per quanto riguarda la funzione giudiziaria, sia per quanto attiene a quella legislativa.

 In merito alla esecuzione delle sentenze dei Giudici e alla difesa delle strutture sociali in forza delle leggi vigenti, è naturale pensare che debba esistere un corpo organizzato militarmente, la cui struttura sarà determinata dalle leggi e le cui funzioni saranno dirette dai Giudici, unici interpreti delle leggi stesse.

 Ciascun Giudice opererà nella propria giurisdizione, collegandosi con altri Giudici quando il caso in esame dovesse investire più giurisdizioni.


CAPITOLO QUARTO

 

Considerazioni generali sulla vita economica.

 Nel campo della vita sociale il settore economico è quello sul quale la maggior parte dei Cittadini ha le idee più confuse.

 Quando si parla di economia con l'Essere Umano della strada si vede subito affiorare in lui la convinzione che la vita economica è quella in cui si realizza lo sfruttamento dell'Essere Umano sull'Essere Umano. Tale opinione è così radicata che chi non la condivide difficilmente trova con la controparte una base comune per portare avanti il discorso. Nella mente di colui che considera negativamente la vita economica, così come da lui è conosciuta per esperienza, si presenta l'immagine storica dei bambini sfruttati nelle miniere ed affiorano inoltre tutte le personali angosce vissute nella propria attività economica.

 Se incontestabile è il quadro negativo che vive dolorosamente nella maggioranza degli Esseri Umani in dipendenza della loro vita economica, non altrettanto si può condividere l'analisi che la maggioranza fa delle circostanze e delle cause che da sempre hanno determinato le suddette situazioni dolorose.

 Tutti danno per scontata la circostanza che nel rapporto tra Imprenditore e Lavoratore vi sia una situazione di squilibrio a danno di quest'ultimo. Ciò è incontestabile e da questo fatto derivano tutte le insoddisfazioni che gli Esseri Umani hanno ricavato dalla loro vita economica. Ma, una buona volta, esaminiamo in profondità tale rapporto, cercando di scoprire la vera causa dello squilibrio.

 La situazione di privilegio dell'Imprenditore nei confronti del Lavoratore dipende dal fatto che generalmente il primo contratta in una situazione di bisogni Umani di base già soddisfatti ed assicurati, mentre il secondo ha preminente il bisogno di lavorare per assicurare la propria sopravvivenza e quella delle persone che, in tal senso, dipendono da lui. In ultima analisi l'Imprenditore, con la proprietà dei mezzi di produzione e del capitale monetario (proprietà tutelata dalle leggi), si è sempre trovato di fronte il Lavoratore nullatenente, per il quale l'esistenza del diritto di proprietà risulta da un lato inutile, in quanto a lui manca l'oggetto di tale diritto, e dall'altro dannoso, in quanto mette la propria controparte in condizione di preminenza nel rapporto contrattuale.

 Non vi è quindi da meravigliarsi se un numero grandissimo di Esseri Umani combatte il diritto di proprietà. Ma ciò dipende dal fatto che mai è stata indicata l'unica vera soluzione al problema sopra esposto, consistente non già nell'annullamento assurdo del diritto di proprietà o nel trasferimento altrettanto assurdo di esso allo Stato, bensì nel garantire concretamente ai Cittadini il diritto alla vita, in quanto comproprietari dei beni naturali del contesto sociale in cui vivono. Quindi non la estinzione del diritto di proprietà individuale, bensì il suo rafforzamento e la sua estensione a tutti i componenti la vita sociale, era ed è la via per risolvere il problema.

 Mettendo in discussione il diritto di proprietà si può arrivare, con perfetta consequenzialità, a mettere in discussione il diritto di proprietà del proprio corpo e delle proprie azioni, con il finale annullamento di ogni libertà. Giunti a tali limiti è di nessuna consolazione la circostanza che questo annullamento di libertà sarebbe uguale per tutti.