L’Isola dei
Naufraghi
(di Louis Even)
Salvati dal naufragio
Un’esplosione
ha distrutto la loro nave. Ognuno si aggrappa ai primi pezzi fluttuanti
che gli capitano sotto mano. Cinque sono riusciti a trovarsi riuniti
sullo stesso relitto spinto dalle onde. Degli altri compagni del
naufragio nessuna notizia. Da ore, lunghe ore, scrutano
l’orizzonte: qualche nave viaggiante li vedrà? La
loro zattera di fortuna approderà su qualche riva ospitale?
Ad un tratto, si sente un grido: Terra! Terra laggiù!
Guardate! Proprio nella direzione verso cui le onde ci spingono! Ed a
misura che si disegna, in effetto, la linea d’una riva, i
visi si rallegrano. Essi sono cinque. Cinque Canadesi: Francesco, il
grande e forte carpentiere, che per prima ha gridato: Terra! Paolo,
coltivatore. Giacomo, specialista per l’allevamento di
animali. Enrico, dottore in agraria. Tommaso, ingegnere minerario.
In’isola
provvidenziale
Rimettere i piedi su
una terra ferma, per i nostri uomini è un ritorno alla vita.
Una volta asciugati e riscaldati, il loro primo pensiero è
fare conoscenza con quest’isola dove sono stati
spinti… lontani dalla civilizzazione. Questa isola la
battezzano col nome: L’Isola dei Naufraghi. Un rapido giro
sull’isola colma le loro speranze. L’isola non
è un deserto arido. Essi sono ora i soli uomini ad abitarla
attualmente. Ma altri hanno dovuto viverci prima di loro: hanno
incontrato qua e là sull’isola greggi
semiselvaggi. Giacomo, l’allevatore, afferma che
potrà migliorarli e trarne un buon rendimento. In quando al
suolo dell’Isola, Paolo lo trova in gran parte assai propizio
alla coltura. Enrico ha scoperto alberi fruttiferi e spera poter
ottenerne grande profitto. Francesco vi ha notato soprattutto le belle
distese forestali, ricche in legno di ogni specie: sarà
molto facile abbattere alberi e costruire ricoveri per la piccola
colonia. In quanto a Tommaso, l’ingegnere, ciò che
lo ha interessato è la parte la più rocciosa
dell’Isola. Egli vi ha notato molti segni indicando un
sottosuolo molto ricco di minerali. Nonostante la mancanza di attrezzi
perfezionati, Tommaso crede avere abbastanza iniziativa e scaltrezza
per trasformare il minerale in metalli utili. Ognuno potrà
dunque occuparsi alle sue opere favorite per il bene di tutti. Tutti
sono unanimi a lodare la Provvidenza per lo scioglimento relativamente
felice d’una grande tragedia.
Le vere ricchezze
Ecco i nostri uomini al
lavoro. Le case ed i mobili sono costruiti dal falegname. Nei primi
tempi, si sono accontentati di alimenti primitivi. Ma ben presto i
campi coltivati danno buone raccolte. Stagioni dopo stagioni, il
patrimonio dell’Isola si arricchisce. Si arricchisce non
d’oro o di denaro stampato, ma di vere ricchezze: cose che
nutrono, che abbigliano, che ricoverano, che rispondono a veri bisogni.
La vita non è sempre facile e mancano tante cose alle quali
erano abituati nella civiltà. D’altronde, la loro
sorte avrebbe potuto essere molto più triste. Essi hanno
comunque già conosciuto tempi di crisi in Canada. Essi
ricordano le privazioni a cui sono stati sottoposti, mentre che i
magazzini erano pieni, a dieci passi dalla loro porta di casa. Almeno,
sull’Isola dei Naufraghi, nessuno li condanna a vedere
marcire, sotto i loro occhi, cose di cui hanno bisogno. Poi le tasse
sono sconosciute. Non c’è da temere i sequestri.
Se il lavoro è duro talvolta, almeno si ha il diritto di
godere i frutti del lavoro. Insomma, sfruttano l’Isola,
benedicendo Dio, sperando un giorno di poter ritrovare parenti ed
amici, con due grandi beni conservati: la vita e la salute.
Il maggiore
inconveniente
Il nostri uomini si
riuniscono spesso per discutere dei loro affari. Nel sistema economico
molto semplice che essi praticano, una cosa ritorna sempre
più in mente: non hanno alcuna specie di moneta e lo
scambio, il cambio diretto di prodotti con prodotti, ha molti
inconvenienti. I prodotti da scambiare non sono sempre l’uno
di fronte all’altro nello stesso momento. Così
avviene che la legna consegnata al coltivatore durante
l’inverno, potrà essere rimborsata in legumi
soltanto fra sei mesi. Molte volte viene consegnato di colpo un grosso
materiale da uno degli uomini, ed in cambio, egli vorrebbe differenti
piccoli oggetti, prodotti da parecchi altri ed ad epoche differenti.
Tutto questo complica gli affari. Se vi fosse denaro in circolazione,
ognuno potrebbe vendere i suoi prodotti agli altri in cambio di denaro.
Con la moneta ricevuta si potrebbe comprare dagli altri le cose che si
desiderano, quando le si desiderano e quando vi sono. Tutti sono
d’accordo a riconoscere la comodità di possedere
un sistema di denaro. Ma nessuno di loro sa come stabilirne uno. Hanno
imparato a produrre la vera ricchezza, le cose. Ma non sanno fare i
segni, il denaro. Nonostante si decide insieme di avere denaro,
ignorano come fare e come farlo incominciare quando non ce
n’è... Senza dubbio molti uomini istruiti
sarebbero altrettanto nell’imbarazzo; tutti i loro governanti
sono stati nello stesso imbarazzo dieci anni prima della guerra. Solo
il denaro mancava al paese ed il governo restava paralizzato di fronte
a questo problema.
Arrivo d’un
rifugiato
Una sera che i nostri
uomini, seduti sulla spiaggia, parlano per la centesima volta di questo
problema, tutto d’un tratto vedono avvicinarsi una barca
guidata da un solo uomo. Si affrettano ad aiutare il nuovo naufrago.
Gli offrono le prime cure e discorrono. Parla francese, ma i lineamenti
del viso fa pensare che è di un’altra origine.
Apprendono che è un Europeo, il solo sopravvivente di un
naufragio. Il suo nome: Martin Golden. Felice di avere un altro
compagno, i cinque uomini lo accolgono con calore e gli fanno visitare
la colonia.
“Malgrado
siamo perduti lontano dal resto del mondo - gli dicono - non siamo
proprio da compiangere. La terra rende molto bene ed anche la foresta.
Una sola cosa ci manca: non abbiamo denaro per facilitare lo scambio
dei nostri prodotti.”
“Benedite il
caso che mi ha portato qui! - risponde Martin - Il denaro non ha
misteri per me. Io, sono un banchiere ed in poco tempo posso
installarvi un sistema monetario che vi darà
soddisfazione.”
Un banchiere!... Un
banchiere!... Un angelo venuto direttamente dal cielo non avrebbe
inspirato maggiore reverenza. In paesi civilizzati non siamo forse
abituati ad inchinarsi davanti ai banchieri che controllano le
pulsazioni della finanza?
Il dio della
civiltà
"Signor
Martin, poiché siete banchiere, voi non lavorerete
sull’Isola. Vi occuperete solamente del nostro
denaro.”
“Me ne
disobbligherò colla soddisfazione, come ogni banchiere, di
stimolare la prosperità comune.”
“Signor
Martin, vi costruiremo una dimora degna di voi. Nel fra tempo, vi
possiamo installare nell’edificio che serve alle nostre
riunioni pubbliche ?”
“Molto bene,
amici miei. Ma incominciamo a sbarcare tutto ciò che sono
riuscito a salvare dal
naufragio: una piccola pressa, della carta e soprattutto un piccolo
barile che tratterete con molto cura.”
Si sbarca tutto. Il
piccolo barile intriga la curiosità della nostra brava gente.
“Questo
barile - dichiara Martin - è un tesoro senza pari.
È pieno d’oro!”
Pieno d’oro!
Cinque anime mancarono di sprigionarsi da cinque corpi. Il dio della
civiltà entrato nell’Isola dei Naufraghi. Il dio
giallo, sempre nascosto, ma potente, terribile, la cui presenza o
assenza o i minimi capricci possono decidere della vita di 100 nazioni!
“Dell’oro!
Signor Martin, vero grande banchiere! Ricevete i nostri omaggi ed i
nostri giuramenti di fedeltà.”
“Dell’oro
per tutto un continente, miei amici. Ma non è
l’oro che deve circolare. Bisogna nascondere l’oro:
l’oro è l’anima di tutto il denaro sano.
L’anima deve restare invisibile. Io vi spiegherò
tutto da quando vi darò il denaro.”
Un seppellimento senza
testimone
Prima di separarsi per
la notte, Martin rivolge loro un’ultima domanda:
“Per incominciare, di quanto denaro avreste bisogno
sull’Isola, per facilitare i vostri scambi?”
Si guardano. Consultano
umilmente lo stesso Martin. Colle suggestioni del benevolo banchiere si
conviene che $200 per ognuno paiono abbastanza per incominciare.
Appuntamento fissato per domani sera. Gli uomini si ritirano, scambiano
tra di loro, riflessioni commosse, vanno a dormire tardi,
s’addormentano bene soltanto verso il mattino, dopo avere a
lungo sognato oro ad occhi aperti. Martin, lui, non perde tempo.
Dimentica la sua stanchezza per non pensare che al suo avvenire di
banchiere. Allo spuntare del giorno scava un fosso e rotola il barile
dentro, lo copre di terra, lo dissimula con dei ciuffi d’erba
accuratamente posti, vi trapianta un piccolo arbusto per nascondere
ogni traccia. Poi mette in moto la sua piccola pressa, per stampare
mille biglietti da un dollaro. Vedendo i biglietti uscire della pressa,
tutti nuovi, sogna in se stesso: “Come sono facili da fare
questi biglietti! Essi traggono il loro valore dai prodotti che
serviranno a comprare. Senza prodotti, i biglietti non varrebbero
nulla. I miei cinque ingenui clienti non pensano a questo. Credono sia
l’oro a garantire i dollari. Io li tengo per la loro
ignoranza!”
Verso sera, i cinque
arrivano correndo presso Martin.
A chi il denaro fatto
di fresco?
Cinque mucchietti di
biglietti erano là, sulla tavola.
“Prima
di distribuirvi questo denaro - disse il banchiere - bisogna
intendersi.” “Il denaro è basato
sull’oro. L’oro, collocato nella volta della mia
banca, è mio. Dunque il denaro è mio... Oh! Non
siate tristi. Io vi presterò questo denaro e voi
l’userete a vostro piacere. In attesa, non vi carico che gli
interessi. Visto che il denaro è raro sull’Isola,
essendo che non ce n’è affatto, io credo di essere
ragionevole, domandandovi solo un piccolo interesse dell’otto
per cento.”
“Un ultimo
punto amici. Gli affari sono affari, anche tra grandi amici. Prima di
toccare il proprio denaro, ognuno di voi, firmerà questo
documento: c’è l’impegno per ognuno di
voi di rimborsare capitale ed interessi, su pena di confisca, da me,
delle loro proprietà. Oh! Una semplice garanzia. Io non
tengo per nulla ad avere mai le vostre proprietà, io mi
contento del denaro. Io sono sicuro che voi conserverete i vostri beni
e che mi restituirete il denaro.” “E’
pieno di buon senso, Signor Martin. Noi raddoppieremo
d’ardore al lavoro e vi rimborseremo tutto.”
“Va bene. E
venite a trovarmi ogni qual volta abbiate problemi. Il banchiere
è il migliore amico di tutti... Adesso, ecco ad ognuno i
suoi 200 dollari.”
Ed i nostri cinque
uomini se ne vanno contenti, la testa e le mani piene di dollari.
Un problema
d’aritmetica
Il denaro di Martin ha
circolato nell’Isola. Gli scambi si sono moltiplicati,
semplificandosi. Tutti si rallegrano e salutano Martin con rispetto e
gratitudine.
Frattanto, Tommaso,
l’ingegnere, è inquieto. I suoi prodotti sono
ancora sotto terra. Non ha più in tasca che qualche dollaro.
Come potrà rimborsare alla prossima scadenza il banchiere?
Dopo aver ragionato a
lungo sul suo problema individuale, Tommaso considera questo
socialmente:
“Considerando
la popolazione di tutta quanta l’Isola - pensa - siamo noi in
grado di mantenere i nostri impegni? Martin ha fatto una somma totale
di $1,000. Egli domanda una somma di $1,080. Persino prenderemmo
insieme tutto il denaro dell’Isola per portarglielo,
ciò farebbe $1,000 e non $1,080. Nessuno ha fatto gli $80 in
più. Noi facciamo prodotti, non dollari. Martin
potrà dunque sequestrare tutta l’Isola,
poiché noi tutti insieme, non possiamo restituire capitale
ed interessi.
“Quelli che
sono capaci rimborsano per se stessi, senza preoccuparsi degli altri,
molti cadranno subito, altri sopravviveranno. Ma, il turno degli altri
verrà ed il banchiere prenderà tutto. Dunque
è meglio mettersi insieme immediatamente e regolare
quest’affare socialmente.”
Tommaso non ha
difficoltà a convincere gli altri che Martin li ha
imbrogliati. Tutti si danno appuntamento dal banchiere.
Benevolenza del
banchiere
Martin indovina il loro
stato d’animo, ma fa buona faccia. L’impetuoso
Francesco presenta il caso:
“Come
possiamo noi portarvi $1,080 quando non ce n’è che
$1,000 in tutta l’Isola?”
“E’
l’interesse, miei buoni amici. Non è la vostra
produzione aumentata?”
“Si, ma, il
denaro, lui, non è aumentato. Ora, c’è
giustamente del denaro che voi reclamate e non dei prodotti. Voi solo
potete fare del denaro. Ora voi non avete fatto che $1,000 e ne
domandate $1,080. Questo è impossibile!”
“Aspettate,
miei amici. I banchieri si adattano sempre alle condizioni per il
maggior bene comune... Io non vi domanderò che
l’interesse. Niente altro che $80. Voi continuerete a tenere
il capitale.”
“Voi ci
abolite i nostri debiti”
“No, mi
dispiace, ma un banchiere non rimette mai un debito. Voi mi dovete
ancora tutto il denaro prestato. Ma voi non mi rimetterete ogni anno
che l’interesse. Se voi siete assidui a pagare
l’interesse, io non vi incalzerò per il rimborso
del capitale. Qualcuno di voi possono divenire incapaci di pagare
persino il loro interesse, poiché il denaro va da una
persona all’altra. Allora organizzatevi come una nazione e
fondate un sistema di collezione. Ciò si chiama tassare. Voi
tasserete di più quelli che avranno più denaro, e
gli altri meno. Purché voi mi apportiate collettivamente il
totale dell’interesse, io sarò soddisfatto e la
vostra nazione andrà bene.”
I nostri uomini
rincasano metà calmati e metà pensierosi.
L’estasi di
Martin Golden
Martin è
solo. Qualche minuto di raccoglimento. Egli conclude:
“Il mio
affare è buono. Buoni lavoratori, questi uomini, ma
ignoranti. La loro ignoranza e fiducia fanno la mia forza. Essi
volevano del denaro, io gli ho passato delle catene. Essi mi hanno
coperto di fiori, mentre io li ingannavo. Oh! grande Rothschild, io
sento il tuo genio di banchiere impadronirsi dei mio essere. Tu lo hai
ben detto, illustre maestro: ‘Che mi sia accordato il
controllo del denaro di una nazione ed io m’infischio di chi
fa le sue leggi.’ Io sono il padrone dell’Isola dei
Naufraghi, perché ho il controllo del suo sistema monetario.
Potrei controllare un universo. Ciò che faccio qui, io,
Martin Golden, lo posso fare nel mondo intero. Che io esca, un giorno,
da questa Isola: so come governare il mondo senza tenere di scettro. Il
mio diletto sovrano sarebbe di versare la mia filosofia nelle teste dei
cristiani: banchieri, padroni di industria, politicanti, salvatori di
popolo, professori, giornalisti, essi sarebbero miei servi. La massa
dei cristiani si addormenta meglio nella sua schiavitù,
quando i capomastri di schiavi sono essi stessi cristiani.”
E tutta la struttura
del sistema bancario rothschildiano sorge nello spirito lietissimo di
Martin. Frattanto, la situazione peggiora sull’Isola dei
Naufraghi. Anche se la produttività aumenta, diminuiscono
gli scambi. Martin pompa regolarmente i suoi interessi. Bisogna pensare
a mettere denaro da parte per lui. Il denaro incolla, e lui fa
circolare il male. Quelli che pagano più tasse gridano
contro gli altri e aumentano i loro prezzi per trovare compenso. I
più poveri, che non pagano tasse, gridano contro i costi
della vita e comprano meno. Il morale diminuisce, la gioia di vivere se
ne va. Non si ha più cuore al lavoro. A che vale? I prodotti
si vendono male; e quando si vendono, bisogna infliggere delle tasse
per Martin. La gente si priva. E’ la crisi. Ed ognuno accusa
il suo vicino di mancare di virtù e di essere la causa della
vita sempre più cara. Un giorno, Enrico, riflettendo nel
mezzo del suo frutteto, conclude che il “progresso”
apportato dal sistema monetario del banchiere, ha rovinato tutto
nell’Isola. Certamente, i cinque uomini hanno i loro difetti;
ma il sistema di Martin nutre tutto ciò che è di
più cattivo nella natura umana. Enrico decide di convincere
e di raccogliere i suoi compagni. Incomincia da Giacomo. Subito fatto:
“Eh! - dice Giacomo - non sono affatto sapiente, io; ma
è da molto tempo che lo sento: il sistema di quel banchiere
è più putrido che il letame della mia stalla
della scorsa primavera?” Tutti sono guadagnati
l’uno dopo l’altro, ed un nuovo abboccamento con
Martin è deciso.
Presso il fabbro di
catene
Ci fu una tempesta
presso il banchiere:
“Il denaro
è raro sull’Isola, Signor, perché voi
ce lo togliete. Vi paghiamo, vi paghiamo, e vi dobbiamo ancora
altrettanto che al principio. Lavoriamo, facciamo le terre
più belle, ed ecco che siamo più mal presi di
prima che voi foste arrivato. Debito! Debito! Debiti fin sopra le
teste!”
“Orsù!
miei amici, ragioniamo un po’. Se le vostre terre sono
più belle, è grazie a me. Un buon sistema
bancario è il più bell’attivo per un
paese. Ma per approfittarne bisogna, prima di tutto, conservare la
fiducia al banchiere. Venite a me come ad un padre... Voi volete altro
denaro? Molto bene. Il mio barile d’oro vale molte volte
mille dollari... Tenete, io ipotecherò le vostre nuove
proprietà e vi presterò immediatamente un altro
mille dollari.”
“Due volte
più di debiti? Due volte più di interesse da
pagare ogni anno, senza mai finire?”
“Si, ma io ve
ne presterò ancora tanto che voi aumenterete la vostra
ricchezza fondiaria; e voi non mi restituirete che
l’interesse. Voi accatasterete i prestiti, li chiamerete:
debito consolidato. Debito che potrà aumentare di anno in
anno. Ma anche il vostro reddito. Grazie ai miei prestiti, voi
svilupperete il vostro paese.”
“Allora,
più il nostro lavoro farà produrre
l’Isola, piò il nostro debito totale
aumenterà?”
“Come in
tutti i paesi civilizzati: il debito pubblico è un barometro
della prosperità.”
Il lupo mangia gli
agnelli
“E’
questo ciò che voi chiamate denaro sano, Signor Martin? Un
debito nazionale divenuto necessario ed impagabile? Ciò non
è sano, ciò è malsano.”
“Signori,
ogni denaro sano deve essere basato sull’oro e deve uscire
dalla banca allo stato di debito. Il debito nazionale è una
buona cosa: esso mette i governi sotto la saggezza incarnata nei
banchieri. A titolo di banchiere, io sono una fiaccola di
civiltà nella vostra Isola.”
“Signor
Martin, noi non siamo che degli ignoranti, ma noi non ne vogliamo
sapere affatto di tale civiltà. Noi non prenderemo
più a prestito un solo soldo da voi. Denaro sano o non sano,
noi non vogliamo più fare affari con voi.”
“Mi dispiace questa decisione goffa, Signori. Ma, se rompete
il contratto con me, io ho le vostre firme. Rimborsatemi immediatamente
tutto, capitale e interessi.”
“Ma, questo
è impossibile, Signore. Anche restituendovi tutto il denaro
dell’isola, non saremmo liberi.” “Non
posso farci niente… Avete firmato, si o no? Si! Ebbene, in
virtù della santità dei contratti, io sequestro
tutte le vostre proprietà ipotecate, come convenuto tra noi,
al tempo in cui eravate così contenti di avermi. Voi non
volete servire con beneplacito la potenza del denaro, voi la servirete
con la forza. Voi continuerete a sfruttare l’Isola, ma per me
e alle mie condizioni. Andate. Io vi darò i miei ordini
domani.”
Il controllo dei
giornali
Come Rothschild, Martin
sa che colui che controlla il sistema monetario di una nazione,
controlla questa nazione. Ma lui sa anche, che, per mantenere questo
controllo bisogna intrattenere il popolo nell’ignoranza e
divertirlo con altre cose. Martin ha notato che tra i cinque uomini,
due sono conservatori e tre sono liberali. Lo ha notato dalle
conversazioni dei cinque, la sera, soprattutto da quando sono diventati
suoi schiavi. Si litigano tra rossi e blu. Di quando in quando, Enrico,
meno partigiano, suggerisce un’Unione degli Elettori, per
meglio risolvere insieme, una situazione penosa a tutti... Unione
pericolosa che può portare alla dittatura. Martin si
applicherà dunque ad inasprire le loro discordie politiche
il più possibile. Si serve della sua piccola pressa per
pubblicare due foglietti settimanali: “Il Sole” per
i rossi; “La Stella” per i blu.
“Il
Sole”, in sostanza dice: Se voi non siete più
padroni nel vostro paese, è a causa di questi arretrati di
blu, sempre attaccati ai grossi interessi.
“La
Stella” dice in sostanza: Il vostro debito nazionale
è l’opera dei maledetti rossi, sempre pronti a
qualsiasi avventura politica. E i nostri due gruppi politici si
litigano sempre più, dimenticando il vero fabbro di catene,
il controllore del denaro, Martin. Un giorno Tommaso,
l’ingegnere, scopre, incagliata nel fondo di
un’ansa, alla fine dell’Isola e velata da alte
erbe, una barca da salvataggio, senza remi, senza altra traccia di
servizio che una cassa ben conservata. Apre la cassa: oltre a un panno
e a qualche piccolo oggetto, la sua attenzione si ferma si di un
libro-album ancora ben conservato intitolato: “Primo Anno di
Verso Domani”. Curioso, il nostro uomo si siede e apre questo
libro. Egli legge. Egli divora. S’illumina: “Ma
ecco - esclama - ciò che avremmo dovuto sapere da molto
tempo.”
Un relitto prezioso
Il denaro non trae
affatto il suo valore dall’oro, ma dai prodotti che il denaro
compra.
“Il denaro
può essere una semplice contabilità, i crediti
passando da un conto all’altro secondo le compre e le
vendite. Il totale del denaro in rapporto con il totale della
produzione. “Ad ogni aumento della produzione, deve
corrispondere un aumento equivalente del denaro... Mai interesse da
pagare sul denaro, nascendo... Il progresso rappresentato, non da un
debito pubblico, bensì da un dividendo uguale a ciascuno...
I prezzi, aggiustati al potere di acquisto per un coefficiente dei
prezzi... Il Credito Sociale...” Tommaso non si tiene
piò. Si alza e corre, con il suo libro, a fare partecipi
della sua splendida scoperta i suoi quattro compagni.
Il denaro, semplice
contabilità
E Tommaso si insedia
professore: “Ecco - egli dice - quello che avremmo potuto
fare, senza il banchiere, senza oro e senza firmare alcuno debito. Io
apro un conto al nome di ciascuno di voi. A destra, i crediti, che fa
aumentare il vostro conto; a sinistra, i debiti, che lo fa diminuire.
Noi volevamo ciascuno $200 per cominciare. Di comune accordo, decidiamo
d’iscrivere per ognuno un credito di 200. Ciascuno ha
immediatamente $200. Francesco compra da Paolo dei prodotti per $10. Io
tolgo a Francesco 10, gli resta 190. Aggiungo 10 a Paolo, ha adesso
210. Giacomo compra da Paolo per $8. Tolgo 8 a Giacomo, gli resta 192,
mentre Paolo, lui sale a 218. Paolo compra legna da Francesco $15. Io
tolgo 15 a Paolo, resta con 203; aggiungo 15 a Francesco che risale a
205. E così di seguito; da un conto all’altro,
tutto come i dollari di carta vanno da una tasca all’altra.
Se qualcuno di noi ha bisogno di denaro per aumentare la sua
produzione, si apre il credito necessario per lui, senza interesse.
Egli rimborsa il credito - una volta venduta la produzione. La stessa
cosa per i lavori pubblici. Si aumentano anche periodicamente, i conti
di ciascuno di una somma addizionale, senza togliere niente a nessuno,
in corrispondenza al progresso sociale. Questo è il
dividendo nazionale. Il denaro è così uno
strumento di servizio.
Disperazione del
banchiere
Tutti hanno compreso.
La piccola nazione è diventata creditista.
L’indomani, il banchiere Martin riceve una lettera firmata
dai cinque:
“Signore, voi
ci avete indebitati e sfruttati senza alcuna necessità. Noi
non abbiamo più bisogno di voi per reggere il nostro sistema
monetario. Noi avremo ormai tutto il denaro che ci bisogna, senza oro,
senza debito, senza ladro. Noi stabiliamo immediatamente
nell’Isola dei Naufraghi, il sistema del Credito Sociale. Il
dividendo nazionale sostituirà il debito nazionale. Se voi
tenete al vostro rimborso, possiamo rimettervi tutto il denaro che
avete fatto per noi, non di più. Voi non potete reclamare
quello che non avete fatto.” Martin è in
disperazione. E’ il suo impero che crolla. I cinque diventati
creditisti, il mistero del denaro o del credito non esiste
più per loro. “Cosa fare? - egli pensa - Chiedere
loro perdono, diventare come loro? Io, banchiere, fare
ciò?.. No. Io cercherò piuttosto di non aver
bisogno di loro e di vivere in disparte.”
Soperchieria scoperta
Per proteggersi contro
ogni reclamo futuro possibile, i nostri uomini hanno deciso di far
firmare dal banchiere un documento attestando che egli possiede ancora
tutto quello che aveva arrivando nell’Isola.
Da qui
l’inventario generale: la barca, la piccola pressa e... il
famoso barile d’oro. Fu necessario che Martin indicasse il
luogo. Si dissotterra il barile. I nostri uomini lo tirano fuori dal
buco con molto meno rispetto questa volta. Il Credito Sociale ha
insegnato loro a disprezzare il feticcio oro. L’ingegnere,
alzando il barile, trova che, essendo oro, non pesa molto:
“Dubito che questo barile sia pieno
d’oro.” L’irruente Francesco non esita
più. Un colpo d’accetta ed il barile spiega il suo
contenuto: d’oro, non una oncia! Rocce niente che volgari
rocce senza valore!...
I nostri uomini hanno
stentano a crederlo: “Costui ci ha truffati a questo punto,
il miserabile! Quanto creduli dovemmo essere stati per cadere
addirittura in estasi di fronte alla solo parola: ORO! Abbiamo
ipotecato tutte le nostre proprietà per dei pezzi di carta
basati su quattro palate di roccia! Ladro e bugiardo. Abbiamo litigato
e ci siamo odiati gli uni e gli altri per mesi e mesi per una tale
soperchieria! Il demonio!”
E mentre Francesco
alzava l’accetta, il banchiere partiva verso la foresta a
tutta velocità.