Collana: I NOSTRI SOLDI, LE NOSTRE FATICHE

www.SIGNORAGGIO.com
Banca d’Italia,
Banca Centrale Europea,
Federal Reserve:
la
grande truffa
volume 1
di 3
release 0.6
Girovagando
su Internet e visitando i cosiddetti “Siti Alternativi di Informazione”, si
scoprono cose incredibili ! Provate quindi ad inserire, in un qualunque motore
di ricerca (www.yahoo.com, www.google.com, www.lycos.it, ecc…) le parole: “SIGNORAGGIO”,
“BCE”, “BANCONOTE” e scoprite su cosa camperebbero i Signori Banchieri…
Il diritto di
“signoraggio” è il potere del “signore” di emettere biglietti con un valore
nominale ampiamente superiore al valore intrinseco e quindi di ricavare un
guadagno dalla sovranità sulla moneta.
Perché debba farlo
una Banca PRIVATA è un mistero…
Prefazione
Effettuando
le ricerche suggerite, ci appaiono tantissimi siti che, all’unisono, dicono
tutti la stessa cosa: esisterebbe una Pratica Mondiale, che, se confermata,
rappresenterebbe la più grande truffa mai perpetuata, mai inflitta a essere
umano.
Senza
cadere vittime di allarmismo o catastrofismo, andiamo ad analizzare la scoperta
che più voci indipendenti (e provenienti da TUTTO il Mondo) portano alla
ribalta, grazie a questi Siti di Altra Informazione. Infatti risulta pressoché impossibile trovare traccia di questo
argomento sui normali Media (televisione, giornali, ecc).
Poniamoci
qualche domanda:

Alto
Tradimento:
una
cittadina italiana sta aspettando una risposta dal Presidente Ciampi
Da una
cittadina italiana, Barbara Sacchiero
(inviata
come Raccomandata A.R. il 2 novembre 2004)
Egregio
Presidente,
Le
scrivo perché, sia come cittadina italiana che come cittadina europea, mi sento
tradita dall'attuale non redistribuzione del signoraggio sull'emissione di
banconote e sulle aperture di credito.
Ho cioè
l'impressione che l'euro non sia la moneta degli europei ma bensì la moneta di
alcuni furbacchioni parassiti che profittano dell'ignoranza della popolazione.
Sarebbe
bello e probabilmente nel Suo caso rappresenta anche un vero e proprio debito
morale, se Lei apparisse in televisione a reti congiunte e ci spiegasse perché
mai un popolo Sovrano debba pagare a dei privati per poter usare la sua moneta.
Ci
spieghi dove vanno a finire quei due miliardi di euro al giorno di signoraggio
sulle emissioni della BCE.
Ci spieghi perché alcuni
italiani più furbi, i soci delle società socie della Banca d'Italia, possano
imporre al resto della popolazione questa tassa privata.
Ci
illustri, La prego, il meccanismo di funzionamento della riserva frazionaria,
dove la moneta cartacea viene moltiplicata per cinquanta a beneficio dei soci
di certe banche, sottraendo anche in questo caso il signoraggio al popolo
Sovrano.
E' una
lezione civica che spetta a Lei tenere se non come presidente almeno per la
carica di governatore onorario di quella fortunata "Banca d'Italia"
che - diciamocelo - proprio dell'Italia non è.
Se Lei
ci farà questa lezione, dissolverà un grande clima di sospetto iniziato con la
denuncia effettuata dal Professor Giacinto Auriti.
E' nostro diritto, di italiani,
sapere se siamo in una situazione di alto tradimento o se possiamo continuare a
fidarci ciecamente delle istituzioni.
La
ringrazio per l'attenzione ed in attesa di una Sua presa di posizione in
merito, Le porgo cordiali saluti.
Con
perfetta osservanza,
Barbara
Sacchiero
cittadina
italiana impoverita
(altra
lettera inviata come Raccomandata A.R. il 15 gennaio 2005)
da più
parti sento stranissime ed inquietanti voci riguardanti il nostro (?) sistema
finanziario ed economico.
Cosi mi
sono detto: “Chi meglio di Lei può dissipare queste voci?”
Chi
meglio di Lei può far chiarezza?
Lei che
è stato anche Governatore di quella Banca, a cui ora guardiamo con sospetto,
sospetto più che legittimo, date le informazioni di cui veniamo quotidianamente
a conoscenza...
Chi
meglio di Lei può spiegarci e svelarci la verità?
Lei che
si batte sempre contro l’omertà, le ingiustizie e la disonestà…
E cosi Le giro una lettera che
una concittadina italiana Le ha già inviato, facendo mie le sue paure, e i suoi
timori, ma anche le sue speranze, che poi sono quelle di tutti i Cittadini
Italiani (ed Europei).
Ecco,
quindi, cosa le chiediamo:
“Le
scrivo perché, sia come cittadino italiano che come cittadino europeo, mi sento
tradito dall'attuale non redistribuzione del signoraggio sull'emissione di
banconote e sulle aperture di credito.
Ho cioè
l'impressione che l'euro non sia la moneta degli europei ma bensì la moneta di
alcuni furbacchioni parassiti che profittano dell'ignoranza della popolazione.
Sarebbe
bello e probabilmente nel Suo caso rappresenta anche un vero e proprio debito
morale, se Lei apparisse in televisione a reti congiunte e ci spiegasse perché
mai un popolo Sovrano debba pagare a dei privati per poter usare la sua moneta.
Ci
spieghi dove vanno a finire quei due miliardi di euro al giorno di signoraggio
sulle emissioni della BCE.
Ci spieghi perché alcuni
italiani più furbi, i soci delle società socie della Banca d'Italia, possano
imporre al resto della popolazione questa tassa privata.
Ci
illustri, La prego, il meccanismo di funzionamento della riserva frazionaria,
dove la moneta cartacea viene moltiplicata per cinquanta a beneficio dei soci
di certe banche, sottraendo anche in questo caso il signoraggio al popolo
Sovrano.
E' una
lezione civica che spetta a Lei tenere se non come presidente almeno per la
carica di governatore onorario di quella fortunata "Banca d'Italia"
che - diciamocelo - proprio dell'Italia non è.
Se Lei
ci farà questa lezione, dissolverà un grande clima di sospetto iniziato con la
denuncia effettuata dal Professor Giacinto Auriti.
E' nostro diritto, di italiani,
sapere se siamo in una situazione di alto tradimento o se possiamo continuare a
fidarci ciecamente delle istituzioni.
La
ringrazio per l'attenzione ed in attesa di una Sua presa di posizione in
merito, Le porgo cordiali saluti.
Con
perfetta osservanza,
Sandro
Pascucci
cittadino
italiano impoverito”
15/1/2005
Duisenberg,
costose per l'Italia le piccole banconote di euro
La
risposta della Banca centrale europea alla proposta di Giulio Tremonti
(Conferenza
stampa presidente BCE 12.9.2002)
La Banca centrale europea sta
valutando le implicazioni dell'introduzione di banconote da uno e due euro
suggerita dal nostro ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Lo ha rivelato il
presidente della BCE Willem Duisenberg rispondendo il 12 settembre a una
domanda sull'argomento nel corso di una conferenza stampa a Francoforte.
L'introduzione di queste due nuove banconote non sarebbe però un affare né per
l'Italia né per gli altri Paesi che attualmente godono del diritto di
"signoraggio" sulle monete. (13 settembre 2002)
Estratto
della conferenza stampa del presidente della BCE Willem F. Duisenberg
Francoforte 12.9.2002
Domanda
[1]:
Mr Tremonti, il ministro italiano dell’Economia, ha
proposto l’adozione delle banconte da 1 e 2 euro, insieme con le monete allo
scopo di impedire ulteriori aumenti dei prezzi. Il 74% degli italiani è
d’accordo con questa proposta e noi vogliamo sapere che cosa pensa lei di
questo e se ne avete parlato alla Banca centrale europea. Grazie.
“Duisenberg: non abbiamo progetti di
introdurre banconote da 1 o 2 euro, ma ne abbiamo sentito parlare.
Naturalmente, ne abbiamo discusso. Stiamo valutando le implicazioni di
introdurre tali banconote. In linea di principio non abbiamo niente contro
questo progetto, ma stiamo valutando le implicazioni e spero che Mr Tremonti si
renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il
diritto di signoraggio [2] che si accompagna ad essa. Dunque se egli, come
ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so.”
[1] Ecco il testo originale in inglese:
Question:
Mr. Tremonti, the Italian finance minister, proposed the adoption of EUR 1 and
EUR 2 banknotes together with coins in order to prevent more rises in price.
74% of Italians agree with this proposal, and I want to know what you think
about it and if you have discussed this in the European Central Bank. Thank
you.
Duisenberg:
We have no plans to introduce EUR 1 or EUR 2 banknotes, but we have also heard
those noises. Of course, we have discussed it. We are assessing the
implications of introducing such a banknote. In principle we have nothing
against it, but we are assessing the implications and I hope that Mr. Tremonti
realises that if such a banknote were to be introduced, he would lose the
seigniorage which goes with it. So whether he, as a minister of finance, would
be all that pleased, I do not know".
EURO:
Ciampi e Prodi mentono sapendo di mentire (di Marco
Saba)
La recente polemica sull'euro,
innescata dalla raffica di fallimenti ed indagini sui bond "allegri"
(Argentina, Cirio, Parmalat, etc.), è scatenata anche dal fatto che la spesa
per le famiglie sta raddoppiando. Cosa che lascia il lettore confuso e
brancolante nel buio monetario. Occorrerebbe aver letto i testi della Scuola
Austriaca di Economia, pubblicati in inglese e liberamente disponibili sul sito
www.mises.org, per capire il bandolo della matassa: l'attuale sistema bancario
è in perenne bancarotta fraudolenta a causa della riserva frazionaria. (Nota di
Nereo)
A monte,
l'emissione monetaria è lasciata ad una banca centrale privata, ad un monopolio
di privati che ne sono soci, e che si arricchiscono con la truffa del signoraggio.
La Banca Centrale Europea, di cui sono socie le banche centrali tra cui
Bankitalia, è una tipografia che stampa banconote, e fin qui tutto bene.
Dopodiché, invece di cederle al popolo dell'Unione Europea, al prezzo di costo
e aggiungendo un minimo margine di utile - il margine che normalmente applicano
le tipografie in tutti gli altri casi - le affitta AL VALORE DI FACCIATA più un
interesse annuo denominato "tasso di sconto". Ad esempio, una
banconota da 100 euro che potrebbe essere ceduta a 0,05 euro, viene a costare
alla comunità 102.5 euro. Questo furto si chiama "signoraggio".
(Il diritto di "signoraggio" è il
potere del 'signore' di emettere biglietti con un valore nominale ampiamente superiore al valore
intrinseco e quindi di ricavare un guadagno dalla sovranità sulla moneta)
Gli stati membri dell'UE
lasciano pagare ai propri cittadini questo sovrapprezzo tassandoli col
cosiddetto "debito pubblico". Siccome la BCE stampa banconote
garantite solo da aria fritta, ne stampa quante ne vuole senza alcun controllo
nei confronti del debito pubblico.
La Federal
Reserve (la privata banca centrale americana) esagera nella stampa del dollaro,
poiché deve anche acquistare le azioni delle multinazionali USA, onde evitare
il crollo delle borse americane. Quindi, in Europa, percepiamo un fittizio
"aumento" di valore dell'euro rispetto alla valuta americana. In
realtà, il meccanismo di stampa "a go go" è proprio quello che
innesca l'inflazione. Questo spiega perché, a fronte di progressi nell'economia
europea, invece di acquistare valore, l'euro ne perde. Se la moneta
deflazionasse, non sarebbero più nemmeno necessarie le lotte sindacali per
riadeguare gli stipendi. Questo spiega anche perché, negli anni sessanta, con
uno stipendio da operaio si poteva mantenere una famiglia di 4 persone. Il
sogno dei padroni privati delle tre principali banche centrali, quella europea,
quella americana e quella giapponese (euro, dollaro e yen) è di arrivare ad una
unica valuta mondiale in modo da inflazionare a piacimento senza che il
pubblico abbia più alcun valore di raffronto. Non si potrà più confrontare il
valore relativo dell'euro rispetto alle altre due valute. Questo sistema
conduce al fenomeno dell'iperinflazione, un dramma che portò la Germania ad
entrare nell'epoca del Nazismo. E' questo che vuole la sinistra opposizione? Ma
vediamo, in un modo molto semplificato, come l'intero sistema delle banche, che
ruotano intorno alla banca centrale, sia legato a doppio filo alla truffa
monetaria. Alle banche normali viene regalato il sistema della riserva
frazionaria.
Quando
il Signor Brambilla versa 100 euro nella sua banca, questa corre a versarli
alla banca centrale nel "conto riserve". La banca centrale si
affretta ad acquistare titoli del debito pubblico monetarizzando il debito
degli stati. Questi ultimi rimborseranno i titoli alla banca centrale tassando
i cittadini. Si tratta di amministrazioni statali che ben si guardano dallo
spiegare questi meccanismi ai cittadini. A questo punto, la banca del signor
Brambilla, con i 100 euro versati a riserva, acquisisce dalla banca centrale il
beneplacito di stampare 2.000 (duemila) euro di credito. In questo caso,
consideriamo che la riserva frazionaria sia al 5%. Dunque, alla fine dell'anno,
il signor Brambilla avrà in conto corrente i suoi cento euro più, diciamo,
l'uno per cento d'interesse. La sua banca avrà prestato i 2000 euro creati con
la riserva frazionaria chiedendo, diciamo, il 10% d'interesse a vari altri
signor Brambilla. Questo meccanismo di creazione dal nulla dei 2000 euro è
inflazionario. Mettiamo che, nell'aggregato, si determini una inflazione del
5%. Alla fine dell'anno, il Brambilla avrà 101 euro nominali ma del valore di
95,95 euro a causa dell'inflazione. La banca del Brambilla, da parte sua, avrà
2200 di credito che varranno, sempre considerando l'inflazione, 2.090. Pagati i
101 a Brambilla, Le rimangono 2.099 euro svalutati del 5%. Ma CREATI dal nulla.
Se il signor Brambilla INVECE volesse prendere a prestito i 2000 euro creati da
aria fritta, dovrebbe dare garanzie alla banca, garanzie REALI, ad esempio
immobili, per almeno il 200% dell'importo, ovvero per 4000 euro. Quindi, al
primo Brambilla la banca garantisce il deposito di 100 euro con il 5% di
riserva frazionaria (5 euro realmente in cassa), mentre, quando lei stessa ne
presta duemila, riceve garanzie per 4.000 euro. Questa è la misura del
ladrocinio del sistema bancario a riserva frazionaria, che crea ricchezza, per
pochi furbi, e la povertà di un popolo per sempre incravattato dal "debito
pubblico".
Ma
riflettiamo: se un Popolo è Sovrano, perché mai dovrebbe pagare un "signoraggio"
alla banca centrale o a chicchessia?
Gruppo
Intesa (27,2%),
Gruppo
San Paolo (17,23%),
Gruppo
Capitalia (11,15%),
Gruppo
Unicredito (10,97%),
Assicurazioni
Generali (6,33%),
INPS
(5%),
Banca
Carige (3,96%),
BNL
(2,83%),
Monte
dei Paschi di Siena (2,50%),
Gruppo
La Fondiaria (2%),
Gruppo
Premafin (2%),
Cassa di
Risparmio di Firenze (1,85%),
RAS
(1,33%)...
e siamo
arrivati al 94,35%. E l'altro 5,65% di chi è? Sono tutti debitori del popolo
Sovrano, altro che "creditori". Il batter moneta, come anche il
crearsi un esercito, è una prerogativa del Sovrano: del popolo. Come è anche
suo diritto il ribellarsi al tiranno. Il diritto economico del Popolo Sovrano è
un diritto "inalienabile": non può essere né ceduto né affittato. E'
anche uno dei diritti previsti dalla Carta dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni
Unite, oltreché nel comma 2 dell'Art. 42 della Costituzione. Tutto quanto sopra
detto non può non essere a conoscenza di Carlo Azeglio Ciampi: ha lavorato per
cinquant'anni nella Banca d'Italia, diventandone perfino governatore. Ciampi
non può non sapere che ruolo lui stesso abbia avuto nello sfruttare il popolo -
non Sovrano, ma servo della gleba - rimasto all'oscuro dei propri diritti. Se
continua a fare l'omertoso, si avanza l'ipotesi di alto tradimento.
Specialmente se si scoprisse di chi sono le società proprietarie di Bankitalia.
Dopo un'indagine sul giro del fumo delle scatole cinesi, ci sarà da ridere!
Sarebbe come riscoprire che: uno dei soci dell''800 della savoiarda Banca
d'Italia, per la quale fu "necessaria" l'unità d'Italia, era proprio
il Conte di Cavour! Se Ciampi non vuol cantar chiaro, almeno dia le dimissioni.
Allo stesso modo, Romano Prodi, nella sua funzione di autocratico Presidente
della Commissione europea dei dodici assenti (i popoli europei), non può non
sapere della "truffa del signoraggio".
Essa
appare tra le righe di un recente rapporto della sua stessa commissione, del 14
febbraio 2002, intitolato: "Risposte alle sfide della
globalizzazione" [SEC(2002) 185, pagine 58 e 59]. "Cari"
presidenti, Ciampi e Prodi, non ricordate che il Trattato di Maastricht, dove
si "santificava" la truffa della privata Banca Centrale Europea,
venne elaborato e concluso proprio a cavallo delle stragi Falcone e Borsellino?
Non è che questi ultimi due eroi stessero proprio indagando sulla criminalità
bancaria? Forse cominciavano a chiedersi che cosa fosse il requisito di
onorabilità: il fatto che, per fare il banchiere, bisogna essere "Uomo
d'Onore". A cosa serve "veramente" il segreto bancario? Non è
che, in Sicilia, la gente è talmente disperata che si trova sempre qualcuno
pronto ad ammettere che, sì, il vero capo della mafia era proprio lui? Ma quale
mafia? Non certo quella che ruota attorno ai soci privati della BCE di
Francoforte. E pensare che, quando sopra parlavo dei 100 euro del signor
Brambilla, non ho nemmeno incluso le spese annuali di "tenuta conto"
trattenute dalla banca - mediamente circa 30 euro - né ho incluso tutti i
giorni di valuta rubati, né tutte quelle altre cosucce, tutte quelle piccole
truffe che, ogni tanto, riempiono i giornali e la bocca delle varie
associazioni dei Consumatori. Associazioni che, acchiappando i topolini, si
lasciano troppo spesso sfuggire gli elefanti. Quando mai il vostro bancario di
fiducia vi svelasse che il suo stipendio è automaticamente ancorato al tasso
REALE di inflazione, saprete ora perché. Dice bene Bossi, quindi, che l'euro di
Prodi è la rapina del millennio. Non vi pare?
Nota di Nereo: Per il concetto di "riserva
frazionaria" confrontare nell'articolo di J.G. Hülsmann "Gli undici
miti sulla deflazione"
(http://www.liberanimus.org/hulsman.deflazione.html),
la distinzione di due casi: (A) il caso di un sistema bancario a riserva
frazionaria operante in un contesto di merce-denaro (commodity-money) come
l'oro o l'argento; (B) il caso della moneta cartacea: "Nel primo caso,
l'offerta di oro (o di argento) fisico non può ovviamente dissolversi nell'aria
e perciò stabilisce un fondo robusto nel caso di deflazione delle banconote del
sistema a riserva frazionaria. Tale deflazione generalmente inizia quando un
numero crescente di persone rifiuta d'accettare tali note di pagamento, e
termina normalmente in una corsa alla banca (bank run), nella quale gli stessi
possessori dei biglietti vogliono liberarsene e si precipitano alla banca che
li ha emessi per riscattarli in oro o argento. Al termine di tale corsa,
l'offerta di denaro si è contratta considerevolmente a causa della sparizione di
tutti i biglietti sostenuti dalla riserva frazionaria. Tuttavia la riserva di
denaro metallico rimane e offre un fondo solido, al di sotto del quale
l'offerta di denaro non può scendere.
Non c'è ragione perché questo processo deflazionista
non possa risolversi in poche ore o giorni. Al termine, molte banche e molti
imprenditori saranno in bancarotta, nella misura in cui avranno finanziato le
loro imprese tramite il debito invece che con mezzi propri (equity). Questo
naturalmente spiega perché l'attuale establishment, finanziato col debito, si
oppone ferocemente alla deflazione; ma questo non significa che la produzione
non potrebbe andare avanti senza di questi: di fatto può farlo e lo farà
"sotto una nuova gestione". Nel secondo caso, non esiste alcun fondo
solido che assicuri l'arresto del processo deflazionista all'offerta di moneta
cartacea. Quando la gente non gradisce più possedere moneta di carta e comincia
a venderla a qualunque prezzo, ciò risulterà in un declino ancor più
pronunciato del potere acquisitivo di questa moneta, il che convincerà anche
chi l'ha appena comprata a liberarsene. Il risultato è una spirale
deflazionista che termina quando la moneta svanisce dalla circolazione. Notare
che questo non significa che l'economia retrocederà all'era del baratto. In
questi casi la gente comincia ad usare altre monete come oro, argento o valute
straniere. La spirale deflazionista perciò sottintende l'effetto benefico di
sostituire un tipo inferiore di moneta (inferiore dal punto di vista di chi la usa)
con una moneta superiore. Ripetiamo, non vi è ragione perché questo processo
non possa concludersi in pochi giorni e, parimenti, non vi è ragione
d'aspettarsi che la produzione non riprenda altrettanto rapidamente sotto una
nuova gestione"
Sistema
bancario e rischi per titoli statali (di Nereo Villa -
08/10/2003)
Il 27
settembre del 1964 negli Stati Uniti venne pubblicato il famigerato rapporto
della commissione Warren, incaricata di indagare sull'assassinio di Kennedy. In
tale rapporto si sosteneva che unico responsabile dell'omicidio era Lee Harvey
Oswald. Tale rapporto fa tremare ancora oggi anche i nostri politici più
“coraggiosi”. Su “Libertà” del 27 settembre di 39 anni dopo, infatti si leggono
parole di Bossi sul debito pubblico: "Dal 2008 in avanti il sistema
cambia, perché altrimenti la gente si sparerebbe, perché i titoli di stato
diventerebbero tutta carta straccia". Cosa significano queste parole?
Perché Bossi non chiarisci la questione? Dovrebbe conoscerla, ammesso che abbia
letto gli articoli della stessa "La Padania" in merito a tale
"carta straccia". Il coraggio necessario per attuare una fiscalità
sociale a misura d'uomo non esiste proprio. Lincoln e Kennedy ebbero invece
quel coraggio. Ma ambedue pagarono caro. Lincoln creò le banconote
"green-backs", e venne ucciso poco dopo, nel 1865. Durante la guerra
civile americana, i Rothschild di Londra finanziarono il Nord, e i Rothschild
di Parigi il Sud. Per ridurre il livello del debito che il suo governo avrebbe
affrontato, Lincoln fece quel denaro. Le banconote "green-backs"
erano come dovevano - e come dovrebbero - essere, e cioè prive di interessi
bancari. Ciò si rilevò potenzialmente disastroso per le banche, e se la cosa
fosse continuata dopo la guerra e si fosse diffusa in altri paesi, le banche e
i banchieri avrebbero perso il loro potere. Lincoln fu assassinato da John
Wilkes Booth che, secondo alcuni studiosi, era un agente della Casa Rothschild.
Dopo la morte di Lincoln cessò ovviamente anche la stampa dei green-backs.
Kennedy propose
la stessa soluzione e subito dopo fu anch'egli ucciso a Dallas, in Texas, nel
1963. I suoi obiettivi principali erano di prendere il controllo della moneta
della nazione, togliendola dalle mani delle Banche della Federal Reserve e di
terminare così la guerra in Vietnam. Il vero motivo del suo assassinio è
percepibile ad ogni essere umano pensante. Dopo quello storico omicidio il
vicepresidente J.B.Johnson, appena assunta la carica di Presidente, ordinò
infatti il ritiro di tutte le banconote fatte stampare da Kennedy. Kennedy
aveva infatti ordinato l'emissione, da parte del Tesoro, di 4.292.893.815
dollari, con banconote che non riportavano più la scritta "Federal Reserve
Note", ma quella, invece, di "United States Note". L'ordine
esecutivo di Kennedy (E.O. 11110 del 4 giugno 1963) era un ordine coraggioso,
ed è in fondo quello che bisognerebbe aspettarsi oggi dai nostri politici
italiani. Ma campa cavallo! Costoro tremano di fronte ai banchieri. E'
comprensibile. Ma non bisogna far finta di avere coraggio dicendo le cose a
metà per paura dei banchieri. Infatti, per impedire una commissione
d'inchiesta, libera e indipendente, sull'assassinio di Kennedy, Johnson e il
capo dell'FBI, Hoover, crearono la "Commissione Warren" per fornire
ed avvalorare la versione ufficiale sull'assassinio. Di questa Commissione
faceva parte anche un certo J. McCloy, che non aveva avuto alcuna esperienza
nel campo del crimine, né dell'ordine pubblico, né in quello della sicurezza
della nazione. In compenso però era il Presidente della Chase Manhattan Bank!
Perché
la presenza di un banchiere nella Commissione Warren? Le uccisioni di Lincoln e
di Kennedy testimoniano dunque che per conservare ed aumentare debiti non
dovuti, per questa mega truffa planetaria, non vi è solo lo strumento della
guerra. Per evitare l'estinzione dei debiti bancari, cioè per evitare
l'estirpazione del cosiddetto "debito pubblico", sostituendolo con un
credito sociale o col reddito di cittadinanza che ne scaturirebbe attraverso
l'emissione di biglietti di stato, vi è anche l'assassinio! Kennedy aveva
infatti capito che l'egemonia dell'usura poggiava sull'idea truffaldina della
banca centrale: emettere moneta prestandola al popolo, il quale, creandone il
valore con l'accettazione, avrebbe invece dovuto esserne il proprietario fin
dall'emissione. Per semplice logica umana, tutti infatti possono prestare
denaro, ma non chi lo emette. Se io ti presto una banconota devo averla. Se
non ce l'ho e te la stampo, ti presto casomai la carta, non il valore che stampo
su di essa. In altre parole, se mi presti la tua rete per pescare e mi
indebiti perennemente anche dei pesci che pescherò in futuro, non posso
accettare, perché io devo restituirti solo la tua rete, magari con un grazie o
con gli interessi per l'usura (della rete). Eppure oggi non è così e questi
esempi descrivono esattamente l'attuale sistema bancario mondiale, che tutti
ancora accettiamo, mentre persone e governi stanno affogando in un mare di guai
come è successo in Argentina. Bisognerebbe dunque ricordare quel 27 settembre
di 39 anni fa, altro che aspettare il 2008 quando ci saremo ancora più
invischiati nella melma dell'Euro e dell'Europa.
I grandi
banchieri ossia i pirati e usurai mondiali (di D.E.)
Chiesa
Viva
Mensile
di formazione e cultura, Direzione, Redazione e Amministrazione: “Operaie di
Maria Immacolata” e Editrice Civiltà – via Galileo Galilei, 121 - 25123 Brescia
- c/c postale n° 11193257 - tel e fax: 030-370.00.03 - 20 pp. 24x31,5 ANNO
XXXIV - N° 363 LUGLIO-AGOSTO 2004
Su
queste pagine sono già apparsi illuminati articoli del dott. G. Armenise, del
Prof. Giacinto Auriti, del dott. Bruno Traquini, del dott. Franco Adessa,
sull'iniquo sistema bancario-finanziario nazionale e internazionale (1). Data
l'importanza per tenere viva l'attenzione, ripsopongo l'argomento, cercando di
esporlo in modo semplice e comprensibile anche ai non specialisti. Il vigente
sistema bancario mondiale è il mezzo attraverso cui i grandi banchieri si fanno
proprietari della moneta circolante e si arricchiscono, e dominano sempre più;
e le persone ed i governi nazionali subiscono questo furto e affogano semore
più nell'indebitamento, e nella dipendenza economica, politrica, culturale.
Queste le tappe storiche per giungere ai meccanismi di espropriazione del
capitale, di interessi ed usura, e di dipendenza.
Fino al
Medioevo, il mezzo di credito e di scambio, cioè la valuta, era costituita da
metalli preziosi (l'oro e l'argento) e, per ragioni di sicurezza, i proprietari
cominciarono a depositare le loro ricchezze presso gli orafi, che disponevano
di camere blindate adatte alla loro custodia. Fu loro affidata anche la
possibilità di "conio", ossia di coniare le monete e i lingotti, in
modo di accertare la quantità del metallo prezioso contenuto, ed il valore di
ogni moneta e lingotto. A fronte di questi depositi di oro e argento, gli
orafi/banchieri emettevano "ricevute" di carta che servivano ai
proprietari per i loro pagamenti e acquisti. Constatata la praticità del
sistema, la "carta-moneta" o "banconota" (che era garantita
dal deposito equivalente di oro/argento nelle banche degli orafi) si diffuse
grandemente e si impose come il mezzo prevalente di scambio. Già a questo punto
iniziò una prima forma di furto e usura: gli orafi/banchieri capirono che in
qualsiasi momento, solo una frazione dell'oro e dell'argento veniva ritirata
dai proprietari; allora, pensarono, "perché non prestiamo delle
"ricevute", "carta-moneta" anche ad altre persone che non
possiedono l'equivalente in oro e argento e inoltre le tassiamo
d'interessi?". Le autorità statali, o perché non chiaramente consapevoli
della gravità dell'insidia, o perché conniventi e corrotte dai banchieri, hanno
permesso questo. Di conseguenza, i banchieri hanno prodotto "dal
nulla" (cioè senza avere un corrispettivo controvalore di oro o di argento
in deposito) grandi capitali di carta/moneta che a loro è costata solo il
minimo costo di stampa, ma che hanno prestato ai privati ed agli Stati, al
valore nominale, cioè secondo il valore stampato sulle banconote. Ad esempio,
dietro richiesta di un prestito di 200 miliardi di lire, hanno stampato
2.000.000 di banconote da lire 100.000. Il costo della stampa delle banconote è
500 milioni, il valore nominale delle banconote è 200.000 milioni. La
differenza: 199.500 milioni è il guadagno di emissione, o "diritto di
signoraggio". "diritto" che, in realtà, è solo un enorme
"furto". L'aver ristretto il potere di stampare banconote alle sole
banche centrali emittenti, non ha tolto la basilare iniquità di questo
meccanismo, sia in se stesso, sia per la reale identità e proprietà delle
"banche centrali emittenti".
Inoltre,
i banchieri centrali, non contenti di essersi appropriati del valore delle
banconote stampate, concedono il prestito, a un privato, richiedendo poi la
restituzione della somma iniziale, aumentata
dell'interesse
del 10% o del 20% all'anno. Da dove viene questo interesse? Dall'attività e dal
lavoro di chi ha chiesto il prestito. Così, il sistema dei banchieri succhia la
ricchezza prodotta dal lavoro e, per tutelarsi di questa restituzione aumentata
dall'interesse, chiedono pegni e garanzie su terreni, case, attività agricole,
commerciali, industriali, ecc. Se il prestito non viene restituito alla
scadenza, maggiorato dell'interesse, la banca pignora e si appropria dei beni
in garanzia.
...e
indebita anche gli Stati
Difficile
a credersi, ma purtroppo vero: anche gli Stati, dietro pressione dei politici
fiancheggiatori (fatti eleggere dai banchieri, con laute sovvenzioni durante le
campagne elettorali!), si sono prestati a questo furto e usura. Cioè, anche gli
Stati hanno chiesto grandi prestiti ai banchieri centrali, per le spese del
bilancio statale, per costruire opere, per fronteggiare guerre, ecc., e hanno
dato in garanzia ai banchieri, a pari valore nominale delle banconote ricevute,
dei "Titoli di Stato" o a lunga scadenza (es. CCT), i quali, oltre al
dovere della restituzione del capitale, sono gravati di interessi. E da qui è
iniziato il crescente indebitamento anche degli Stati nei confronti dei
banchieri. E la necessità di aumentare le imposte ai cittadini per poter pagare
gli interessi della massa dei titoli di Stato dati in "garanzia" ai
banchieri.(ndt: quando è lo Stato ad essere insolvente, si parla di
"privatizzazioni". Indovinate chi compra?)
Due
settori si sono dimostrati eccezionalmente redditizi per i banchieri: essere
autorizzati quale "banca centrale emittente" ed i "prestiti di
guerra".
Prospettando
l'utilità della moneta unica nazionale, e alimentando ad arte il pubblico
sospetto e diffidenza che, se fosse il singolo governo ad emettere banconote,
lo farebbe secondo i propri particolari interessi politici, i banchieri più
potenti, con l'appoggio dei loro soliti fiancheggiatori politici, sono riusciti
ad ottenere dallo Stato il diritto di fondare la "banca centrale emittente".
Il che significa che lo Stato, per il fabbisogno di moneta circolante, delega
alla banca centrale di stamparla. La banca centrale la stampa (con spesa che è
una percentuale infima rispetto al valore nominale) e la da alle Casse dello
Stato, facendosi dare in cambio un pari valore nominale di "Titoli di
Stato", fruttiferi di interessi. Cioè, la banca centrale, dietro ad un
minimo costo di stampa, con un furto all'intera nazione, si fa proprietaria di
tutta la moneta nazionale, che addebita alla comunità tramite lo Stato,
richiedendo in garanzia dei "Titoli di Stato", che, inoltre, sono
caricati di interessi annui, che sono complessivamente enormi, dato che è
elevatissima la massa di carta-moneta circolante. Quando la massa di moneta
circolante è insufficiente, o quando le Casse dello Stato sono vuote, e lo
Stato non può pagare gli stipendi dei pubblici dipendenti, e non può fare opere
pubbliche, ecc., o si rivolge direttamente ai cittadini chiedendo denaro in
prestito e offrendo loro direttamente "Titoli di Stato" (es. BOT o
CCT) (il che è legittimo, perché corrisponde ad un prestito reale ed
effettivo), oppure chiede nuova carta-moneta alla banca centrale, la quale la
stampa, se ne fa proprietaria, e l'addebita (cioè la ruba) alla Nazione e, inoltre,
chiede a garanzia, a pari valore nominale, dei "Titoli di Stato"
fruttiferi di continui interessi annuali. Ulteriormente incredibile, ma vero,
oltre al diritto di "signoraggio" di stampa e appropriazione del
denaro nazionale, anche maggiorato degli interessi annui dei "Titoli di
Stato" corrispettivi, i grandi banchieri sono riusciti, poi, ad ottenere
dallo Stato (tramite i soliti rappresentanti politici loro compiacenti) il
potere di regolare (secondo il loro interesse) la quantità e la circolazione
del denaro e del credito, come pure il potere di decidere il "tasso di
sconto".
I grandi
banchieri si sono accorti che con oculati "prestiti di guerra" si
fanno i più eccellenti affari. Infatti, per avere a disposizione abbondanti
finanze e speranza di vincere la guerra, ogni Stato è disposto a fare grandi
sacrifici, a cedere le riserve auree e la comproprietà delle attività
minerarie, agricole, commerciali, industriali, nazionali, e a pagare alti
interessi. I grandi banchieri, inoltre, si sono resi multinazionali, per cui le
diverse filiali della stessa banca hanno prestato contemporaneamente agli
opposti contendenti e guerreggianti. Spesso, facendosi persino riconoscere dal
futuro "vincitore" (per questo più lautamente finanziato e armato),
il diritto privilegiato di ottenere la garanzia del pagamento di tutto il
prestito concesso alla parte "vinta" (ovviamente mediante
espropriazione dei beni della Nazione vinta). Un solo esempio tipico, quello
dei rothschild nella Seconda Guerra mondiale. I rami americano, inglese, russo,
ecc. hanno prestato denaro ai loro governanti e hanno fatto ottimi affari. Ma
ha fatto ottimi affari anche il ramo tedesco. I Rothschild tedeschi si sono
offerti di procurare al Reich nazista i rifornimenti desiderati, richiedendo di
essere pagati in oro e valute pregiate che hanno depositato in Svizzera. Alla
fine della guerra, la Germania era semidistrutta, le casse dello Stato
totalmente vuote, i grandi industriali - ad es. i Krupp (produttori di acciaio
e armi) - ridotti sul lastrico, mentre i Rothschild,a nch'essi tedeschi, erano
divenuti ancora più ricchi e più potenti di prima! Ne consegue che, ricevendo
enormi benefici dalle guerre (quali concessori dei prestiti bancari e quali
proprietari dell'industria bellica che vende armi), i grandi banchieri sono i
principali interessati a soffiare sui contrasti nazionali ed inter-etnici ed a
fare scoppiare ovunque le guerre. Come diceva A. M. Rithschild: "la guerra
è la nostra attività e industria più redditizia"!
Note:
(1) G.
Armenise, "Quando Banca fa rima con Usura", Chiesa viva n.325;
G.
Auriti, "Eliminare i debiti o i popoli? L'euro di chi è?", Chiesa
viva n.327;
"Note
di filosofia del valore", Chiesa viva n. 330; "Valore indotto, valore
creditizio e signoraggio", Chiesa viva n. 334; "Giustizia
monetaria", Chiesa viva n. 345;
Bruno
Tarquini, "La moneta, la banca e l'usura", Chiesa viva n.336, 337,
338;
F.
Adessa, "Il governo di A.M. Rothschild", Chiesa viva n. 337, 338.
Il
meccanismo bancario della creazione di denaro costituisce una vera e propria
truffa ai danni dei cittadini. (di Nereo
Villa)
Nessun
economista affronta seriamente il problema: la creazione di denaro è vista
quasi come una conseguenza naturale dell'istituzione delle banche(1) o come una
curiosità con effetti benefici sul sistema economico che tutt'al più dove
indurre i banchieri ad operare con prudenza ed oculatezza per evitare che le
conseguenze della creazione di denaro possano travolgere la stessa banca. Il
meccanismo bancario di creazione di denaro è invece alla base
dell'appropriazione di risorse ingentissime da parte del sistema finanziario ai
danni dell'economia reale e di tutti i cittadini. Per capire come funziona
questo meccanismo, dobbiamo immaginativamente spostarci indietro nel tempo di
un paio di secoli e ritornare nella situazione che favorì la nascita delle
banche moderne, cioè a quei depositi in oro che le situazioni politiche e la
relativa ricchezza indotta dai commerci con l'estremo Oriente e il Nuovo Mondo
avevano generato. Le banche ricevevano l'oro e in cambio, rilasciavano
certificati a vista o al portatore, che erano utilizzati per i pagamenti da
parte dei titolari dei depositi, e, a loro volta, potevano essere utilizzati
per effettuare nuovi depositi. E qui sta l'inghippo. Infatti, finché il
certificato, nominativo o al portatore viene trasferito da un possessore ad un
altro, nel sistema non si crea alcunché, dato che si tratta della stessa somma
che semplicemente cambia di mano. Se invece, sulla somma depositata la banca
emette un prestito, allora si crea del denaro.
Un
esempio: stiamo nel 1884 a Dawson city nel Klondike. Sono appena uscito dalla
banca del West dove ho depositato mille dollari in oro, frutto di un duro
lavoro nelle miniere. La banca offre un buon interesse, e d'altra parte, ci
sono troppi brutti ceffi in giro per portarmi tutta quella somma addosso. La
banca, inoltre, gode di buona fama, e così io sono sicuro che nessuno porterà
via il mio gruzzolo. Tengo con me qualche spicciolo, e riparto per il
giacimento che ho scoperto nel nord del paese. La banca sa che non tornerò
presto a riprendere l'oro. Conta sulla mia avidità e sul desiderio di sfruttare
al meglio la miniera. Così quando si presenta un imprenditore a chiedere un
prestito di ottocento dollari per costruire un casinò per i minatori, la banca
lo concede volentieri, sia perché lo considera un buon investimento, sia perché
l'imprenditore in questione è persona economicamente solida. D'altra parte la
banca deve prestare i denari a qualcuno, perché altrimenti non potrebbe pagarmi
l'interesse che ha promesso, né le proprie spese. La banca non può concedere
più di 800 dollari in prestito perché tiene una riserva del 20%: la percentuale
sui depositi ritenuta sufficiente per coprire eventuali necessità liquide
impellenti dei propri depositanti(2).
Se per
esempio, avessi necessità di denaro per comprare delle nuove attrezzature per
la miniera, la banca sa che non chiederò più di 200 dollari, dato che in media
la percentuale dei depositi che si presume possa essere ritirata è, appunto,
del 20%(3). Tra le migliaia di depositanti, c'è ovviamente anche chi che ritira
per intero il suo deposito senza preavviso, ma in media il denaro che entra ed
esce dalla banca non supera il 20% del totale dei depositi. Se la banca concedesse
prestiti utilizzando una parte delle proprie riserve, rischierebbe di trovarsi
in difficoltà a fare fronte alle necessità correnti e perderebbe il proprio
buon nome. D'altro canto, se la banca tenesse più denaro del necessario a
riserva, non guadagnerebbe abbastanza, e non potrebbe remunerare i depositi
come le altre banche del sistema, che, quindi, le porterebbero via i clienti,
condannandola prima o poi alla chiusura. Quindi, la banca deve concedere
prestiti tenendo la riserva del 20%, così come fanno le altre banche del
sistema, che pure sanno che non più del 20% dei propri depositi sarà ritirato.
Come si può rilevare il sistema si regge dunque sul calcolo delle probabilità e
sul buon nome delle banche. Ma torniamo agli 800 dollari prestati per la costruzione
del casinò. L'imprenditore, ottenuto il prestito, si mette al lavoro di buona
lena, e spende tutti i denari ricevuti dalla banca per la costruzione, pagando
operai, fornitori, barman, ballerine e il pianista. Questi soggetti, ricevono i
soldi e a loro volta o li spendono o li mettono in banca.
Alla
fine, per varie strade, tutti gli 800 dollari prestati al primo imprenditore,
ritornano in banca (dove per banca si intende il sistema bancario nel suo
complesso che, come si è mostrato, si muove di conserva per non rischiare il
fallimento). La banca, a questo punto ha di nuovo 800 dollari, e così è
contenta se un altro imprenditore le chiede un prestito di 640 dollari per
aprire un negozio di alimentari per i minatori. Anche questo pare alla banca un
buon affare, e l'imprenditore che lo propone è un noto commerciante della zona,
munito di solide garanzie. Ricomincia il solito giro e dopo un po' di tempo, i
640 dollari ritornano tutti in banca. Con 512 dollari, il Direttore finanzia
l'apertura di un negozio di armi, e poi con 409,6 dollari una bottega da
maniscalco per i cavalli dei minatori e così via, finché i dollari non sono
esauriti. Ciò che spinge gli imprenditori ad investire rapidamente i denari
ricevuti è che essi devono pagare un interesse alla banca e quindi, prima
cominciano a guadagnare, e prima riescono a restituire il debito senza essere
taglieggiati dagli interessi. Allo stesso tempo la banca paga un interesse ai
depositanti, così che costoro sono invogliati a portare i soldi in banca e lasciarveli
il più a lungo possibile. Ovviamente c'è una differenza (spread) tra gli
interessi che la banca paga e quelli che riceve dai prestiti, differenza
sufficiente a coprire le spese della banca e l'utile dei soci di essa.
Come si
può vedere i miei originari 1000 dollari - che sono sempre depositati in banca
- ne hanno creato, prima 800, poi 640, poi 512, poi 409,6 e così via, tutti che
si reggono sull'originario mio deposito di mille dollari. Tra i miei mille
dollari e i cinquanta dell'ultimo depositante, un vetraio che ha rimesso in
sesto le finestre del saloon distrutte da una sparatoria tra i minatori, non
c'è, però, alcuna differenza: sia io che il vetraio sappiamo che essi sono
frutto del nostro lavoro, ed entrambi ci fidiamo della banca che, d'altra
parte, è una delle più solide del West. Il vetraio sa che in qualunque momento,
può andare in banca e ritirare i suoi 50 dollari in oro, nonostante abbia
versato carta. La banca non avrebbe alcuna difficoltà a pagare. Anche io so che
in qualunque momento posso andare in banca a ritirare i miei mille dollari in
oro senza alcuna difficoltà. In banca, però non ci sono tutti i soldi che sono
stati depositati da me fino al vetraio. In realtà ce ne sono solo il 20%, vale
a dire la riserva ritenuta prudente dalle banche per il ragionamento fatto
prima. La somma di tutti i soldi che sono tornati in banca è infatti ora di
4.000 dollari che, sommati ai miei 1.000, fanno 5.000 dollari, rispetto ai
quali i miei mille sono appunto il 20%. Se la riserva fosse del 10%, i dollari
che la banca potrebbe prestare sarebbero 9.000, se del 5%, sarebbero 19.000. E'
dunque evidente che la massa di denaro che la banca crea dipende direttamente
dalla riserva valutaria che la banca ritiene necessario costituire: minore è la
percentuale della riserva e maggiore è la quantità di denaro che viene
creata(4).
Si può
immaginare cosa potrebbe succedere se all'improvviso un numero rilevante di
depositanti si presentasse davanti agli sportelli a ritirare i depositi! Si
ponga il caso che la miniera - grazie alla quale come si è visto viene promossa
tutta quella attività - chiude per es. a causa di un'inondazione, e che molti
depositanti si presentino, tutti assieme, agli sportelli per ritirare i propri
denari. La banca non ne potrebbe accontentare più del 20%, e per pagare gli
altri sarebbe costretta a richiedere in restituzione con estrema urgenza denaro
a tutti coloro a cui li ha prestati, i quali per definizione non ne hanno.
Quell'oro, infatti, non esiste: c'è una serie di pezzi di carta per mezzo della
quale sono stati costruiti il saloon, la bottega, il negozio e ogni altra
attività finanziata dalla banca, ma l'oro non c'è, per la semplice ragione che
- come è stato mostrato - non c'è mai stato se non nella misura del 20% dei
depositi(5). Oltretutto, l'oro in questione non può essere preso nemmeno da
altre città: se la miniera chiude, saloon, negozio di alimentari, e maniscalco
- che vivevano tutti sulla miniera - non guadagnano più nulla o quasi, e non
possono restituire il prestito ricevuto. La banca cerca di vendere i beni dei
suoi debitori al migliore offerente, ma nessuno compra aziende che non
guadagnano, e così la banca realizza ben poco.
Disperato, il Direttore escogita allora tutti i trucchi per ritardare il
fallimento della banca: apre un solo sportello mandando a casa tutti gli altri
impiegati, sottopone i depositanti a procedure estenuanti per ritirare i
denari, convoca il Consiglio di Amministrazione per chiedere denari ai soci
della banca, e allo stesso tempo si rivolge ad altre banche per ottenere dei
prestiti. In altri termini cerca di diminuire la velocità di circolazione del
denaro, che è uno dei sistemi per far scomparire gradualmente il denaro
virtuale creato dalla banca(6). Nel frattempo, anche a causa di queste tecniche
dilatorie, si sparge la voce che la banca del West ha difficoltà di pagare, e
anche gli altri depositanti, preoccupati per la sorte dei propri soldi,
accorrono agli sportelli della banca, facendo una gran ressa di fronte alla
sede dell'istituto. Alla fine il banchiere getta la spugna e chiude la banca
per fallimento. Il denaro creato dal suo istituto lo ha travolto. Anche se non
ha commesso irregolarità di sorta, e si è comportato seguendo le regole di
funzionamento della banca, anche se non ha commesso errori evidenti, egli
finisce in galera per bancarotta ed è accusato dai suoi depositanti di esser un
ladro(7). La scena di panico descritta in Mary Poppins è molto significativa a
questo riguardo: Mr. Banks, il padre dei bambini cui Mary Poppins faceva da baby
sitter, era un austero funzionario della banca Dawes di Credito, Risparmio e
Sicurtà. Insomma una tipica banca ottocentesca, dove tutti indossano il tight e
le ghette, portano la bombetta, l'ombrello e il garofano all'occhiello.
La crisi
di panico si scatena quando il piccolo Michael cerca di farsi restituire dal
vecchio Dawes i due penny con cui voleva comprare il miglio per i piccioni, e
che invece il banchiere vuole usare per fargli aprire un conto corrente. Non
c'è argomento che riesca a convincere il bambino. Nel suo animo sono entrate
bene le parole di Mary Poppins che l'aveva incitato a donare di cuore. Le sue
grida vengono sentite da due clienti della banca che, preoccupatissime si
affannano a ritirare tutti i propri depositi. Anche gli altri clienti dentro
l'edificio, vista la reazione delle due correntiste si affrettano agli
sportelli per ritirare tutto il proprio denaro. E' il panico, scatenato
apparentemente senza alcuna ragione, da una voce, da uno sguardo preoccupato,
da un passo affrettato. Per convincere il bambino il vecchio Dawes aveva usato
tutti gli argomenti della cupidigia: "Con due miseri penny sarai
proprietario di terreni in America, di navi, di fabbriche, di palazzi. Il tuo
capitale raddoppierà di anno in anno e tu diventerai ricco!". Nulla riesce
a smuovere Michael dal suo proposito di usare i suoi due penny seguendo il suo
cuore, ormai ricco di amore e di generosità. Il discorso di Dawes sul raddoppio
del capitale è, però, il centro della truffa delle banche, il miraggio agitato dinanzi
agli occhi della gente per indurla a lavorare duramente e risparmiare con la
promessa di una felicità che non arriverà mai. E la crisi di panico trova, in
questa scena, la propria ragione profonda. Il dono d'amore, la generosità, sono
i nemici mortali del sistema finanziario.
Lo
stesso concetto lo esprime Keynes che racconta una storia illuminante tratta da
Sylvie e Bruno che, forse, ha ispirato il regista del film.
"E'
solo il sarto, Sir, con il suo conticino" disse una voce querula fuori
dell'uscio.
"Oh,
bene - disse il professore ai bambini, - risolverò subito questa sua faccenda,
se vorrete aspettare un momento. Quant'è quest'anno, buon uomo?" - Mentre
parlava il sarto era entrato.
"Vedete
è stato raddoppiato per tanti anni - replicò il sarto un po' brusco - che
adesso penso proprio di volere i quattrini. Sono duemila sterline, sono!"
"Roba
da nulla - osservò noncurante il professore frugandosi nelle tasche come se si
portasse sempre dietro quella cifra come minimo - ma... non preferireste aspettare
ancora un anno e farle diventare quattromila sterline? Pensate solo a quanto
diventereste ricco! Pensate, potreste diventare un re, se lo voleste!"
"Non
so se mi interessi diventare un re - commentò pensieroso l'uomo - ma sembra
davvero un mucchio di quattrini… Beh credo che aspetterò.."
"Certo
che aspetterete - incalzò il professore - Vedo che avete cervello. Buongiorno,
buon uomo!"
Non
appena la porta si richiuse alle spalle del creditore Sylvie chiese:
"Gliele pagherete mai quelle quattromila sterline?"
"Mai,
ragazza mia! - replicò enfatico il professore - Preferirà raddoppiare fino al
giorno della morte. Vedete, vale sempre la pena di aspettare ancora un anno per
avere il doppio"(8). La scena della crisi di panico venne replicata molto
frequentemente per tutto l'ottocento e fino a qualche anno dopo la grande crisi
del 1929. E non si trattava del fallimento di qualche banca qua e là, bensì di
decine di banche e - nei periodi di crisi - di centinaia: il sistema andava in
crisi periodicamente, in media ogni 15/20 anni, provocando fallimenti a catena
di imprese e di banche. Negli anni della grande crisi, tra il 1931 ed il 1933
fallirono negli USA oltre 10.000 banche, circa la metà di tutto il sistema
bancario. In realtà, nella favoletta della miniera, il banchiere un errore lo
ha commesso: avrebbe dovuto diversificare gli investimenti, in modo da non
fondare tutte le proprie attività sulla sola miniera. Insomma, se oltre ad
avere adocchiato la miniera il banchiere avesse finanziato operazioni relative
alla costruzione della ferrovia, all'allevamento del bestiame, alla
coltivazione del cotone ed alla pesca del salmone, la chiusura della miniera,
probabilmente, non avrebbe causato il fallimento della banca. Quest'ultima
avrebbe infatti potuto - per fronteggiare il ritiro dei fondi dovuti alla
chiusura della miniera - prendere i denari versati per effetto delle altre
attività. Ma per tale operazione, il banchiere avrebbe dovuto disporre di molto
denaro per finanziare tutte le attività... e d'altra parte se fossero andate
contemporaneamente in crisi miniera, pesca, allevamento e coltivazione, il
fallimento sarebbe stato comunque inevitabile... Ed è proprio questo che
accadde nel 1929, quando andarono in crisi contemporaneamente molti settori
dell'economia, e il sistema bancario ne fu travolto e andò in tilt.