Collana: I NOSTRI SOLDI, LE NOSTRE FATICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.SIGNORAGGIO.com

 

 

 

 

 

 

Banca d’Italia,

Banca Centrale Europea,

Federal Reserve:

 

la grande truffa

 

volume 1 di 3

 

 

 

 

 

 

release 0.6

 

 

 

 

Girovagando su Internet e visitando i cosiddetti “Siti Alternativi di Informazione”, si scoprono cose incredibili ! Provate quindi ad inserire, in un qualunque motore di ricerca (www.yahoo.com, www.google.com, www.lycos.it, ecc…) le parole: “SIGNORAGGIO”, “BCE”, “BANCONOTE” e scoprite su cosa camperebbero i Signori Banchieri…

 

 

Il diritto di “signoraggio” è il potere del “signore” di emettere biglietti con un valore nominale ampiamente superiore al valore intrinseco e quindi di ricavare un guadagno dalla sovranità sulla moneta.

Perché debba farlo una Banca PRIVATA è un mistero…



Prefazione

 

Effettuando le ricerche suggerite, ci appaiono tantissimi siti che, all’unisono, dicono tutti la stessa cosa: esisterebbe una Pratica Mondiale, che, se confermata, rappresenterebbe la più grande truffa mai perpetuata, mai inflitta a essere umano.

 

Senza cadere vittime di allarmismo o catastrofismo, andiamo ad analizzare la scoperta che più voci indipendenti (e provenienti da TUTTO il Mondo) portano alla ribalta, grazie a questi Siti di Altra Informazione.  Infatti risulta pressoché impossibile trovare traccia di questo argomento sui normali Media (televisione, giornali, ecc).

 

Poniamoci qualche domanda:

 

  1. Di chi è la Banca d’Italia?
  2. Perché anche i bambini appena nati hanno un debito?
  3. Perché la Banca d’Italia (e ora la BCE) stampa i soldi e li presta al Governo al valore nominale (ossia quanto c’è stampato sulla facciata – es. 100 euro), senza garantire nulla in cambio (ne oro, ne altro)?
  4. E’ dunque vero che non esiste più la convertibilità tra le banconote e l’oro?
  5. E’ vero che ogni banconota (come ad es. questa) “costa” circa 3 centesimi ?
  6. Il suo valore intrinseco quindi è di € 0,03. Perché all’atto dell’emissione, viene prestata come se “valesse” € 100?
  7. Perché questa banconota da 100 euro in realtà ci costa € 102,5 ?
  8. Cos’è “il Tasso Di Sconto”?
  9. Cosa sono i “Servizi di Tesoreria dello Stato”?
  10. Cos’è il Debito Pubblico?
  11. Basta! Voglio scendere! Si può?

 

 

 


Alto Tradimento:

una cittadina italiana sta aspettando una risposta dal Presidente Ciampi

 

Da una cittadina italiana, Barbara Sacchiero

(inviata come Raccomandata A.R. il 2 novembre 2004)

 

Egregio Presidente,

 

Le scrivo perché, sia come cittadina italiana che come cittadina europea, mi sento tradita dall'attuale non redistribuzione del signoraggio sull'emissione di banconote e sulle aperture di credito.

 

Ho cioè l'impressione che l'euro non sia la moneta degli europei ma bensì la moneta di alcuni furbacchioni parassiti che profittano dell'ignoranza della popolazione.

 

Sarebbe bello e probabilmente nel Suo caso rappresenta anche un vero e proprio debito morale, se Lei apparisse in televisione a reti congiunte e ci spiegasse perché mai un popolo Sovrano debba pagare a dei privati per poter usare la sua moneta.

 

Ci spieghi dove vanno a finire quei due miliardi di euro al giorno di signoraggio sulle emissioni della BCE.

 

Ci spieghi perché alcuni italiani più furbi, i soci delle società socie della Banca d'Italia, possano imporre al resto della popolazione questa tassa privata.

 

Ci illustri, La prego, il meccanismo di funzionamento della riserva frazionaria, dove la moneta cartacea viene moltiplicata per cinquanta a beneficio dei soci di certe banche, sottraendo anche in questo caso il signoraggio al popolo Sovrano.

 

E' una lezione civica che spetta a Lei tenere se non come presidente almeno per la carica di governatore onorario di quella fortunata "Banca d'Italia" che - diciamocelo - proprio dell'Italia non è.

 

Se Lei ci farà questa lezione, dissolverà un grande clima di sospetto iniziato con la denuncia effettuata dal Professor Giacinto Auriti.

 

E' nostro diritto, di italiani, sapere se siamo in una situazione di alto tradimento o se possiamo continuare a fidarci ciecamente delle istituzioni.

 

La ringrazio per l'attenzione ed in attesa di una Sua presa di posizione in merito, Le porgo cordiali saluti.

 

Con perfetta osservanza,

 

Barbara Sacchiero

cittadina italiana impoverita

 


(altra lettera inviata come Raccomandata A.R. il 15 gennaio 2005)

 

Egregio Presidente, caro Presidente

 

da più parti sento stranissime ed inquietanti voci riguardanti il nostro (?) sistema finanziario ed economico.

 

Cosi mi sono detto: “Chi meglio di Lei può dissipare queste voci?”

 

Chi meglio di Lei può far chiarezza?

Lei che è stato anche Governatore di quella Banca, a cui ora guardiamo con sospetto, sospetto più che legittimo, date le informazioni di cui veniamo quotidianamente a conoscenza...

 

Chi meglio di Lei può spiegarci e svelarci la verità?

Lei che si batte sempre contro l’omertà, le ingiustizie e la disonestà…

 

E cosi Le giro una lettera che una concittadina italiana Le ha già inviato, facendo mie le sue paure, e i suoi timori, ma anche le sue speranze, che poi sono quelle di tutti i Cittadini Italiani (ed Europei).

 

Ecco, quindi, cosa le chiediamo:

 

“Le scrivo perché, sia come cittadino italiano che come cittadino europeo, mi sento tradito dall'attuale non redistribuzione del signoraggio sull'emissione di banconote e sulle aperture di credito.

Ho cioè l'impressione che l'euro non sia la moneta degli europei ma bensì la moneta di alcuni furbacchioni parassiti che profittano dell'ignoranza della popolazione.

Sarebbe bello e probabilmente nel Suo caso rappresenta anche un vero e proprio debito morale, se Lei apparisse in televisione a reti congiunte e ci spiegasse perché mai un popolo Sovrano debba pagare a dei privati per poter usare la sua moneta.

Ci spieghi dove vanno a finire quei due miliardi di euro al giorno di signoraggio sulle emissioni della BCE.

Ci spieghi perché alcuni italiani più furbi, i soci delle società socie della Banca d'Italia, possano imporre al resto della popolazione questa tassa privata.

Ci illustri, La prego, il meccanismo di funzionamento della riserva frazionaria, dove la moneta cartacea viene moltiplicata per cinquanta a beneficio dei soci di certe banche, sottraendo anche in questo caso il signoraggio al popolo Sovrano.

E' una lezione civica che spetta a Lei tenere se non come presidente almeno per la carica di governatore onorario di quella fortunata "Banca d'Italia" che - diciamocelo - proprio dell'Italia non è.

Se Lei ci farà questa lezione, dissolverà un grande clima di sospetto iniziato con la denuncia effettuata dal Professor Giacinto Auriti.

E' nostro diritto, di italiani, sapere se siamo in una situazione di alto tradimento o se possiamo continuare a fidarci ciecamente delle istituzioni.

La ringrazio per l'attenzione ed in attesa di una Sua presa di posizione in merito, Le porgo cordiali saluti.

 

Con perfetta osservanza,

Sandro Pascucci

cittadino italiano impoverito”

15/1/2005


Duisenberg, costose per l'Italia le piccole banconote di euro        

 

La risposta della Banca centrale europea alla proposta di Giulio Tremonti

 

(Conferenza stampa presidente BCE 12.9.2002)  

                          

La Banca centrale europea sta valutando le implicazioni dell'introduzione di banconote da uno e due euro suggerita dal nostro ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Lo ha rivelato il presidente della BCE Willem Duisenberg rispondendo il 12 settembre a una domanda sull'argomento nel corso di una conferenza stampa a Francoforte. L'introduzione di queste due nuove banconote non sarebbe però un affare né per l'Italia né per gli altri Paesi che attualmente godono del diritto di "signoraggio" sulle monete. (13 settembre 2002)            

 

Estratto della conferenza stampa del presidente della BCE Willem F. Duisenberg Francoforte 12.9.2002

 

Domanda [1]:

Mr Tremonti, il ministro italiano dell’Economia, ha proposto l’adozione delle banconte da 1 e 2 euro, insieme con le monete allo scopo di impedire ulteriori aumenti dei prezzi. Il 74% degli italiani è d’accordo con questa proposta e noi vogliamo sapere che cosa pensa lei di questo e se ne avete parlato alla Banca centrale europea. Grazie.

 

“Duisenberg: non abbiamo progetti di introdurre banconote da 1 o 2 euro, ma ne abbiamo sentito parlare. Naturalmente, ne abbiamo discusso. Stiamo valutando le implicazioni di introdurre tali banconote. In linea di principio non abbiamo niente contro questo progetto, ma stiamo valutando le implicazioni e spero che Mr Tremonti si renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio [2] che si accompagna ad essa. Dunque se egli, come ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so.”

 

[1] Ecco il testo originale in inglese:

 

Question: Mr. Tremonti, the Italian finance minister, proposed the adoption of EUR 1 and EUR 2 banknotes together with coins in order to prevent more rises in price. 74% of Italians agree with this proposal, and I want to know what you think about it and if you have discussed this in the European Central Bank. Thank you.

 

Duisenberg: We have no plans to introduce EUR 1 or EUR 2 banknotes, but we have also heard those noises. Of course, we have discussed it. We are assessing the implications of introducing such a banknote. In principle we have nothing against it, but we are assessing the implications and I hope that Mr. Tremonti realises that if such a banknote were to be introduced, he would lose the seigniorage which goes with it. So whether he, as a minister of finance, would be all that pleased, I do not know".


EURO: Ciampi e Prodi mentono sapendo di mentire (di Marco Saba)

 

La recente polemica sull'euro, innescata dalla raffica di fallimenti ed indagini sui bond "allegri" (Argentina, Cirio, Parmalat, etc.), è scatenata anche dal fatto che la spesa per le famiglie sta raddoppiando. Cosa che lascia il lettore confuso e brancolante nel buio monetario. Occorrerebbe aver letto i testi della Scuola Austriaca di Economia, pubblicati in inglese e liberamente disponibili sul sito www.mises.org, per capire il bandolo della matassa: l'attuale sistema bancario è in perenne bancarotta fraudolenta a causa della riserva frazionaria. (Nota di Nereo)

 

A monte, l'emissione monetaria è lasciata ad una banca centrale privata, ad un monopolio di privati che ne sono soci, e che si arricchiscono con la truffa del signoraggio. La Banca Centrale Europea, di cui sono socie le banche centrali tra cui Bankitalia, è una tipografia che stampa banconote, e fin qui tutto bene. Dopodiché, invece di cederle al popolo dell'Unione Europea, al prezzo di costo e aggiungendo un minimo margine di utile - il margine che normalmente applicano le tipografie in tutti gli altri casi - le affitta AL VALORE DI FACCIATA più un interesse annuo denominato "tasso di sconto". Ad esempio, una banconota da 100 euro che potrebbe essere ceduta a 0,05 euro, viene a costare alla comunità 102.5 euro. Questo furto si chiama "signoraggio". (Il diritto di "signoraggio" è il  potere del 'signore' di emettere biglietti con un valore  nominale ampiamente superiore al valore intrinseco e quindi di ricavare un guadagno dalla sovranità sulla moneta)

 

Gli stati membri dell'UE lasciano pagare ai propri cittadini questo sovrapprezzo tassandoli col cosiddetto "debito pubblico". Siccome la BCE stampa banconote garantite solo da aria fritta, ne stampa quante ne vuole senza alcun controllo nei confronti del debito pubblico.

La Federal Reserve (la privata banca centrale americana) esagera nella stampa del dollaro, poiché deve anche acquistare le azioni delle multinazionali USA, onde evitare il crollo delle borse americane. Quindi, in Europa, percepiamo un fittizio "aumento" di valore dell'euro rispetto alla valuta americana. In realtà, il meccanismo di stampa "a go go" è proprio quello che innesca l'inflazione. Questo spiega perché, a fronte di progressi nell'economia europea, invece di acquistare valore, l'euro ne perde. Se la moneta deflazionasse, non sarebbero più nemmeno necessarie le lotte sindacali per riadeguare gli stipendi. Questo spiega anche perché, negli anni sessanta, con uno stipendio da operaio si poteva mantenere una famiglia di 4 persone. Il sogno dei padroni privati delle tre principali banche centrali, quella europea, quella americana e quella giapponese (euro, dollaro e yen) è di arrivare ad una unica valuta mondiale in modo da inflazionare a piacimento senza che il pubblico abbia più alcun valore di raffronto. Non si potrà più confrontare il valore relativo dell'euro rispetto alle altre due valute. Questo sistema conduce al fenomeno dell'iperinflazione, un dramma che portò la Germania ad entrare nell'epoca del Nazismo. E' questo che vuole la sinistra opposizione? Ma vediamo, in un modo molto semplificato, come l'intero sistema delle banche, che ruotano intorno alla banca centrale, sia legato a doppio filo alla truffa monetaria. Alle banche normali viene regalato il sistema della riserva frazionaria.

 

Quando il Signor Brambilla versa 100 euro nella sua banca, questa corre a versarli alla banca centrale nel "conto riserve". La banca centrale si affretta ad acquistare titoli del debito pubblico monetarizzando il debito degli stati. Questi ultimi rimborseranno i titoli alla banca centrale tassando i cittadini. Si tratta di amministrazioni statali che ben si guardano dallo spiegare questi meccanismi ai cittadini. A questo punto, la banca del signor Brambilla, con i 100 euro versati a riserva, acquisisce dalla banca centrale il beneplacito di stampare 2.000 (duemila) euro di credito. In questo caso, consideriamo che la riserva frazionaria sia al 5%. Dunque, alla fine dell'anno, il signor Brambilla avrà in conto corrente i suoi cento euro più, diciamo, l'uno per cento d'interesse. La sua banca avrà prestato i 2000 euro creati con la riserva frazionaria chiedendo, diciamo, il 10% d'interesse a vari altri signor Brambilla. Questo meccanismo di creazione dal nulla dei 2000 euro è inflazionario. Mettiamo che, nell'aggregato, si determini una inflazione del 5%. Alla fine dell'anno, il Brambilla avrà 101 euro nominali ma del valore di 95,95 euro a causa dell'inflazione. La banca del Brambilla, da parte sua, avrà 2200 di credito che varranno, sempre considerando l'inflazione, 2.090. Pagati i 101 a Brambilla, Le rimangono 2.099 euro svalutati del 5%. Ma CREATI dal nulla. Se il signor Brambilla INVECE volesse prendere a prestito i 2000 euro creati da aria fritta, dovrebbe dare garanzie alla banca, garanzie REALI, ad esempio immobili, per almeno il 200% dell'importo, ovvero per 4000 euro. Quindi, al primo Brambilla la banca garantisce il deposito di 100 euro con il 5% di riserva frazionaria (5 euro realmente in cassa), mentre, quando lei stessa ne presta duemila, riceve garanzie per 4.000 euro. Questa è la misura del ladrocinio del sistema bancario a riserva frazionaria, che crea ricchezza, per pochi furbi, e la povertà di un popolo per sempre incravattato dal "debito pubblico".

Ma riflettiamo: se un Popolo è Sovrano, perché mai dovrebbe pagare un "signoraggio" alla banca centrale o a chicchessia?

 

Chi sono i soci della Banca d'Italia?


 

Gruppo Intesa (27,2%),

Gruppo San Paolo (17,23%),

Gruppo Capitalia (11,15%),

Gruppo Unicredito (10,97%),

Assicurazioni Generali (6,33%),

INPS (5%),

Banca Carige (3,96%),

BNL (2,83%),

Monte dei Paschi di Siena (2,50%),

Gruppo La Fondiaria (2%),

Gruppo Premafin (2%),

Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%),

RAS (1,33%)...


 

e siamo arrivati al 94,35%. E l'altro 5,65% di chi è? Sono tutti debitori del popolo Sovrano, altro che "creditori". Il batter moneta, come anche il crearsi un esercito, è una prerogativa del Sovrano: del popolo. Come è anche suo diritto il ribellarsi al tiranno. Il diritto economico del Popolo Sovrano è un diritto "inalienabile": non può essere né ceduto né affittato. E' anche uno dei diritti previsti dalla Carta dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, oltreché nel comma 2 dell'Art. 42 della Costituzione. Tutto quanto sopra detto non può non essere a conoscenza di Carlo Azeglio Ciampi: ha lavorato per cinquant'anni nella Banca d'Italia, diventandone perfino governatore. Ciampi non può non sapere che ruolo lui stesso abbia avuto nello sfruttare il popolo - non Sovrano, ma servo della gleba - rimasto all'oscuro dei propri diritti. Se continua a fare l'omertoso, si avanza l'ipotesi di alto tradimento. Specialmente se si scoprisse di chi sono le società proprietarie di Bankitalia. Dopo un'indagine sul giro del fumo delle scatole cinesi, ci sarà da ridere! Sarebbe come riscoprire che: uno dei soci dell''800 della savoiarda Banca d'Italia, per la quale fu "necessaria" l'unità d'Italia, era proprio il Conte di Cavour! Se Ciampi non vuol cantar chiaro, almeno dia le dimissioni. Allo stesso modo, Romano Prodi, nella sua funzione di autocratico Presidente della Commissione europea dei dodici assenti (i popoli europei), non può non sapere della "truffa del signoraggio".

 

Essa appare tra le righe di un recente rapporto della sua stessa commissione, del 14 febbraio 2002, intitolato: "Risposte alle sfide della globalizzazione" [SEC(2002) 185, pagine 58 e 59]. "Cari" presidenti, Ciampi e Prodi, non ricordate che il Trattato di Maastricht, dove si "santificava" la truffa della privata Banca Centrale Europea, venne elaborato e concluso proprio a cavallo delle stragi Falcone e Borsellino? Non è che questi ultimi due eroi stessero proprio indagando sulla criminalità bancaria? Forse cominciavano a chiedersi che cosa fosse il requisito di onorabilità: il fatto che, per fare il banchiere, bisogna essere "Uomo d'Onore". A cosa serve "veramente" il segreto bancario? Non è che, in Sicilia, la gente è talmente disperata che si trova sempre qualcuno pronto ad ammettere che, sì, il vero capo della mafia era proprio lui? Ma quale mafia? Non certo quella che ruota attorno ai soci privati della BCE di Francoforte. E pensare che, quando sopra parlavo dei 100 euro del signor Brambilla, non ho nemmeno incluso le spese annuali di "tenuta conto" trattenute dalla banca - mediamente circa 30 euro - né ho incluso tutti i giorni di valuta rubati, né tutte quelle altre cosucce, tutte quelle piccole truffe che, ogni tanto, riempiono i giornali e la bocca delle varie associazioni dei Consumatori. Associazioni che, acchiappando i topolini, si lasciano troppo spesso sfuggire gli elefanti. Quando mai il vostro bancario di fiducia vi svelasse che il suo stipendio è automaticamente ancorato al tasso REALE di inflazione, saprete ora perché. Dice bene Bossi, quindi, che l'euro di Prodi è la rapina del millennio. Non vi pare?

 

Nota di Nereo: Per il concetto di "riserva frazionaria" confrontare nell'articolo di J.G. Hülsmann "Gli undici miti sulla deflazione"

(http://www.liberanimus.org/hulsman.deflazione.html), la distinzione di due casi: (A) il caso di un sistema bancario a riserva frazionaria operante in un contesto di merce-denaro (commodity-money) come l'oro o l'argento; (B) il caso della moneta cartacea: "Nel primo caso, l'offerta di oro (o di argento) fisico non può ovviamente dissolversi nell'aria e perciò stabilisce un fondo robusto nel caso di deflazione delle banconote del sistema a riserva frazionaria. Tale deflazione generalmente inizia quando un numero crescente di persone rifiuta d'accettare tali note di pagamento, e termina normalmente in una corsa alla banca (bank run), nella quale gli stessi possessori dei biglietti vogliono liberarsene e si precipitano alla banca che li ha emessi per riscattarli in oro o argento. Al termine di tale corsa, l'offerta di denaro si è contratta considerevolmente a causa della sparizione di tutti i biglietti sostenuti dalla riserva frazionaria. Tuttavia la riserva di denaro metallico rimane e offre un fondo solido, al di sotto del quale l'offerta di denaro non può scendere.

 

Non c'è ragione perché questo processo deflazionista non possa risolversi in poche ore o giorni. Al termine, molte banche e molti imprenditori saranno in bancarotta, nella misura in cui avranno finanziato le loro imprese tramite il debito invece che con mezzi propri (equity). Questo naturalmente spiega perché l'attuale establishment, finanziato col debito, si oppone ferocemente alla deflazione; ma questo non significa che la produzione non potrebbe andare avanti senza di questi: di fatto può farlo e lo farà "sotto una nuova gestione". Nel secondo caso, non esiste alcun fondo solido che assicuri l'arresto del processo deflazionista all'offerta di moneta cartacea. Quando la gente non gradisce più possedere moneta di carta e comincia a venderla a qualunque prezzo, ciò risulterà in un declino ancor più pronunciato del potere acquisitivo di questa moneta, il che convincerà anche chi l'ha appena comprata a liberarsene. Il risultato è una spirale deflazionista che termina quando la moneta svanisce dalla circolazione. Notare che questo non significa che l'economia retrocederà all'era del baratto. In questi casi la gente comincia ad usare altre monete come oro, argento o valute straniere. La spirale deflazionista perciò sottintende l'effetto benefico di sostituire un tipo inferiore di moneta (inferiore dal punto di vista di chi la usa) con una moneta superiore. Ripetiamo, non vi è ragione perché questo processo non possa concludersi in pochi giorni e, parimenti, non vi è ragione d'aspettarsi che la produzione non riprenda altrettanto rapidamente sotto una nuova gestione"


Signoraggio (Corriere della sera - CorrierEconomia - pag. 8 - 11/10/2004)

 

E' trapelato che l'ex ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in una conversazione informale a Milano, avrebbe mostrato scetticismo verso l'ipotesi che la sua proposta di stampare la banconota da un euro non sia decollata in Europa anche a causa delle conseguenze sugli enormi interessi collegati al "signoraggio" per l'emissione del denaro. A Bruxelles il direttore generale per gli Affari monetari della Commissione, il tedesco Klaus Reding, ha detto al Corriere della Sera di non vedere alcun problema di "signoraggio" nel sistema dell'euro "perchè tutto è regolato dal Trattato di Maastricht". Ma nell' Europarlamento si stanno iniziando a valutare segnalazioni critiche e richieste di maggiore trasparenza su questo meccanismo finanziario, che consente alla Banca centrale europea di Francoforte (Bce), alle banche centrali e ai governi nazionali di incamerare somme ingenti imponendo di fatto ai cittadini il pagamento di un prezzo per l'utilizzazione della moneta. La definizione di "signoraggio" anticamente indicava il guadagno del "signore" che aveva il potere di far accettare come mezzo di pagamento una moneta con un valore nominale superiore al contenuto aureo (contando sulla capacità di convinzione delle sue milizie armate). Oggi con questo termine si intende la percentuale garantita a chi emette denaro in relazione alla differenza tra il costo di realizzazione di una banconota o di una moneta metallica e l'importo nominale assegnatogli. Il "signoraggio" per la stampa dell'euro su carta è attribuito alla Bce di Jean-Claude Trichet e alle banche centrali dei Paesi della zona euro, mentre per le monete metalliche spetta ai ministeri del Tesoro nazionali. Pertanto, se fosse introdotta la banconota da un euro, i governi perderebbero una parte degli attuali guadagni da "signoraggio" e aumenterebbero quelli degli istituti di emissione, che nel caso della Banca d'Italia possono finire anche ai suoi soci privati.

 

Fazio a casa e Bankitalia in bancarotta. E' possibile. (03/11/2004)

 

Signoraggio: una truffa colossale nata e cresciuta grazie ad una giungla di ignoranza sistematica, censura accademica, disinformazione professionale, vuoti legislativi e cervelli sottovuoto. Dal 1694 fino alla pseudo costituzione europea passando per il Trattato di Maastricht tutto sembra regolato, in ordine, e la truffa continua. Ma il meccanismo di emissione della moneta - delegato alla Banca Centrale Europea - e di riscuoterne il signoraggio (in termini tecnici “servizio di tesoreria dello Stato”) si sta inceppando. Il che può mettere nei guai in particolare la Banca d’Italia e il suo attuale governatore, l’uomo delle banche, Antonio Fazio. La Banca d’Italia è infatti una società privata, una spa, che ha per soci solo delle società private, banche ed assicurazioni, a parte l’Inps, l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. Tre banche da sole “controllano” la Banca d’Italia: Gruppo Intesa 27,2 %, Gruppo San Paolo 17,23%, Gruppo Capitalia 11,15%. Il resto è preda del Gruppo Unicredito 10,97%, Assicurazioni Generali 6,33%, Inps 5,0%, Banca carige 3,96%, Bnl 2,83%, Montepaschi di Siena 2,5%, Cassa di risparmio di Firenze 1,85%, Ras 1,33%, La Fondiaria 2,0%, Premafin 2,0%. Il restante 5 e rotti per cento è poi nelle mani di anonimi. In ogni caso, nei giorni scorsi ha iniziato a girare con insistenza la voce che la Banca d’Italia avrebbe le ore contate. Infatti il potere di emettere moneta e riscuotere il signoraggio, in mano alla Banca d'Italia dal 1894, è affidato alla SpA di via Nazionale solo fino al 31 dicembre 2010. La legge 104 del 28 marzo 1991 lo conferma. Il conferimento della gestione del servizio, cioè il potere di battere moneta e riscotere il reddito da signoraggio, è rinnovato ogni 5 anni, e ora siamo vicinissimi alla scadenza del rinnovo per il quinquennio 2010-2015. Abbiamo dunque la possibilità di mandare a casa Fazio. E' venuto il momento di farsi sentire: la battaglia contro una Banca d’Italia cassaforte di banchieri e grande finanza, iniziata anni fa dal professor Giacinto Auriti, può essere vinta. Occorre un'azione legale contro Bankitalia SpA per ottenere il risarcimento dei proventi da signoraggio indebitamente appropriati. Ma soprattutto occorre la mobilitazione delle energie ancora attive del nostro popolo.


Sistema bancario e rischi per titoli statali (di Nereo Villa - 08/10/2003)

 

Il 27 settembre del 1964 negli Stati Uniti venne pubblicato il famigerato rapporto della commissione Warren, incaricata di indagare sull'assassinio di Kennedy. In tale rapporto si sosteneva che unico responsabile dell'omicidio era Lee Harvey Oswald. Tale rapporto fa tremare ancora oggi anche i nostri politici più “coraggiosi”. Su “Libertà” del 27 settembre di 39 anni dopo, infatti si leggono parole di Bossi sul debito pubblico: "Dal 2008 in avanti il sistema cambia, perché altrimenti la gente si sparerebbe, perché i titoli di stato diventerebbero tutta carta straccia". Cosa significano queste parole? Perché Bossi non chiarisci la questione? Dovrebbe conoscerla, ammesso che abbia letto gli articoli della stessa "La Padania" in merito a tale "carta straccia". Il coraggio necessario per attuare una fiscalità sociale a misura d'uomo non esiste proprio. Lincoln e Kennedy ebbero invece quel coraggio. Ma ambedue pagarono caro. Lincoln creò le banconote "green-backs", e venne ucciso poco dopo, nel 1865. Durante la guerra civile americana, i Rothschild di Londra finanziarono il Nord, e i Rothschild di Parigi il Sud. Per ridurre il livello del debito che il suo governo avrebbe affrontato, Lincoln fece quel denaro. Le banconote "green-backs" erano come dovevano - e come dovrebbero - essere, e cioè prive di interessi bancari. Ciò si rilevò potenzialmente disastroso per le banche, e se la cosa fosse continuata dopo la guerra e si fosse diffusa in altri paesi, le banche e i banchieri avrebbero perso il loro potere. Lincoln fu assassinato da John Wilkes Booth che, secondo alcuni studiosi, era un agente della Casa Rothschild. Dopo la morte di Lincoln cessò ovviamente anche la stampa dei green-backs.

 

Kennedy propose la stessa soluzione e subito dopo fu anch'egli ucciso a Dallas, in Texas, nel 1963. I suoi obiettivi principali erano di prendere il controllo della moneta della nazione, togliendola dalle mani delle Banche della Federal Reserve e di terminare così la guerra in Vietnam. Il vero motivo del suo assassinio è percepibile ad ogni essere umano pensante. Dopo quello storico omicidio il vicepresidente J.B.Johnson, appena assunta la carica di Presidente, ordinò infatti il ritiro di tutte le banconote fatte stampare da Kennedy. Kennedy aveva infatti ordinato l'emissione, da parte del Tesoro, di 4.292.893.815 dollari, con banconote che non riportavano più la scritta "Federal Reserve Note", ma quella, invece, di "United States Note". L'ordine esecutivo di Kennedy (E.O. 11110 del 4 giugno 1963) era un ordine coraggioso, ed è in fondo quello che bisognerebbe aspettarsi oggi dai nostri politici italiani. Ma campa cavallo! Costoro tremano di fronte ai banchieri. E' comprensibile. Ma non bisogna far finta di avere coraggio dicendo le cose a metà per paura dei banchieri. Infatti, per impedire una commissione d'inchiesta, libera e indipendente, sull'assassinio di Kennedy, Johnson e il capo dell'FBI, Hoover, crearono la "Commissione Warren" per fornire ed avvalorare la versione ufficiale sull'assassinio. Di questa Commissione faceva parte anche un certo J. McCloy, che non aveva avuto alcuna esperienza nel campo del crimine, né dell'ordine pubblico, né in quello della sicurezza della nazione. In compenso però era il Presidente della Chase Manhattan Bank!

 

Perché la presenza di un banchiere nella Commissione Warren? Le uccisioni di Lincoln e di Kennedy testimoniano dunque che per conservare ed aumentare debiti non dovuti, per questa mega truffa planetaria, non vi è solo lo strumento della guerra. Per evitare l'estinzione dei debiti bancari, cioè per evitare l'estirpazione del cosiddetto "debito pubblico", sostituendolo con un credito sociale o col reddito di cittadinanza che ne scaturirebbe attraverso l'emissione di biglietti di stato, vi è anche l'assassinio! Kennedy aveva infatti capito che l'egemonia dell'usura poggiava sull'idea truffaldina della banca centrale: emettere moneta prestandola al popolo, il quale, creandone il valore con l'accettazione, avrebbe invece dovuto esserne il proprietario fin dall'emissione. Per semplice logica umana, tutti infatti possono prestare denaro, ma non chi lo emette. Se io ti presto una banconota devo averla. Se non ce l'ho e te la stampo, ti presto casomai la carta, non il valore che stampo su di essa. In altre parole, se mi presti la tua rete per pescare e mi indebiti perennemente anche dei pesci che pescherò in futuro, non posso accettare, perché io devo restituirti solo la tua rete, magari con un grazie o con gli interessi per l'usura (della rete). Eppure oggi non è così e questi esempi descrivono esattamente l'attuale sistema bancario mondiale, che tutti ancora accettiamo, mentre persone e governi stanno affogando in un mare di guai come è successo in Argentina. Bisognerebbe dunque ricordare quel 27 settembre di 39 anni fa, altro che aspettare il 2008 quando ci saremo ancora più invischiati nella melma dell'Euro e dell'Europa.

 

I grandi banchieri ossia i pirati e usurai mondiali  (di D.E.)

 

Chiesa Viva

Mensile di formazione e cultura, Direzione, Redazione e Amministrazione: “Operaie di Maria Immacolata” e Editrice Civiltà – via Galileo Galilei, 121 - 25123 Brescia - c/c postale n° 11193257 - tel e fax: 030-370.00.03 - 20 pp. 24x31,5 ANNO XXXIV - N° 363 LUGLIO-AGOSTO 2004

 

Su queste pagine sono già apparsi illuminati articoli del dott. G. Armenise, del Prof. Giacinto Auriti, del dott. Bruno Traquini, del dott. Franco Adessa, sull'iniquo sistema bancario-finanziario nazionale e internazionale (1). Data l'importanza per tenere viva l'attenzione, ripsopongo l'argomento, cercando di esporlo in modo semplice e comprensibile anche ai non specialisti. Il vigente sistema bancario mondiale è il mezzo attraverso cui i grandi banchieri si fanno proprietari della moneta circolante e si arricchiscono, e dominano sempre più; e le persone ed i governi nazionali subiscono questo furto e affogano semore più nell'indebitamento, e nella dipendenza economica, politrica, culturale. Queste le tappe storiche per giungere ai meccanismi di espropriazione del capitale, di interessi ed usura, e di dipendenza.

 

Contro un po’ d’oro e argento: montagne di carta-moneta

 

Fino al Medioevo, il mezzo di credito e di scambio, cioè la valuta, era costituita da metalli preziosi (l'oro e l'argento) e, per ragioni di sicurezza, i proprietari cominciarono a depositare le loro ricchezze presso gli orafi, che disponevano di camere blindate adatte alla loro custodia. Fu loro affidata anche la possibilità di "conio", ossia di coniare le monete e i lingotti, in modo di accertare la quantità del metallo prezioso contenuto, ed il valore di ogni moneta e lingotto. A fronte di questi depositi di oro e argento, gli orafi/banchieri emettevano "ricevute" di carta che servivano ai proprietari per i loro pagamenti e acquisti. Constatata la praticità del sistema, la "carta-moneta" o "banconota" (che era garantita dal deposito equivalente di oro/argento nelle banche degli orafi) si diffuse grandemente e si impose come il mezzo prevalente di scambio. Già a questo punto iniziò una prima forma di furto e usura: gli orafi/banchieri capirono che in qualsiasi momento, solo una frazione dell'oro e dell'argento veniva ritirata dai proprietari; allora, pensarono, "perché non prestiamo delle "ricevute", "carta-moneta" anche ad altre persone che non possiedono l'equivalente in oro e argento e inoltre le tassiamo d'interessi?". Le autorità statali, o perché non chiaramente consapevoli della gravità dell'insidia, o perché conniventi e corrotte dai banchieri, hanno permesso questo. Di conseguenza, i banchieri hanno prodotto "dal nulla" (cioè senza avere un corrispettivo controvalore di oro o di argento in deposito) grandi capitali di carta/moneta che a loro è costata solo il minimo costo di stampa, ma che hanno prestato ai privati ed agli Stati, al valore nominale, cioè secondo il valore stampato sulle banconote. Ad esempio, dietro richiesta di un prestito di 200 miliardi di lire, hanno stampato 2.000.000 di banconote da lire 100.000. Il costo della stampa delle banconote è 500 milioni, il valore nominale delle banconote è 200.000 milioni. La differenza: 199.500 milioni è il guadagno di emissione, o "diritto di signoraggio". "diritto" che, in realtà, è solo un enorme "furto". L'aver ristretto il potere di stampare banconote alle sole banche centrali emittenti, non ha tolto la basilare iniquità di questo meccanismo, sia in se stesso, sia per la reale identità e proprietà delle "banche centrali emittenti".

 

Montagne di banconote da restituire con interesse: il che indebita i privati

 

Inoltre, i banchieri centrali, non contenti di essersi appropriati del valore delle banconote stampate, concedono il prestito, a un privato, richiedendo poi la restituzione della somma iniziale, aumentata

dell'interesse del 10% o del 20% all'anno. Da dove viene questo interesse? Dall'attività e dal lavoro di chi ha chiesto il prestito. Così, il sistema dei banchieri succhia la ricchezza prodotta dal lavoro e, per tutelarsi di questa restituzione aumentata dall'interesse, chiedono pegni e garanzie su terreni, case, attività agricole, commerciali, industriali, ecc. Se il prestito non viene restituito alla scadenza, maggiorato dell'interesse, la banca pignora e si appropria dei beni in garanzia.

 

...e indebita anche gli Stati

 

Difficile a credersi, ma purtroppo vero: anche gli Stati, dietro pressione dei politici fiancheggiatori (fatti eleggere dai banchieri, con laute sovvenzioni durante le campagne elettorali!), si sono prestati a questo furto e usura. Cioè, anche gli Stati hanno chiesto grandi prestiti ai banchieri centrali, per le spese del bilancio statale, per costruire opere, per fronteggiare guerre, ecc., e hanno dato in garanzia ai banchieri, a pari valore nominale delle banconote ricevute, dei "Titoli di Stato" o a lunga scadenza (es. CCT), i quali, oltre al dovere della restituzione del capitale, sono gravati di interessi. E da qui è iniziato il crescente indebitamento anche degli Stati nei confronti dei banchieri. E la necessità di aumentare le imposte ai cittadini per poter pagare gli interessi della massa dei titoli di Stato dati in "garanzia" ai banchieri.(ndt: quando è lo Stato ad essere insolvente, si parla di "privatizzazioni". Indovinate chi compra?)

 

Due colpi grossi: diventare Banca Emittente e dare i prestiti di guerra

 

Due settori si sono dimostrati eccezionalmente redditizi per i banchieri: essere autorizzati quale "banca centrale emittente" ed i "prestiti di guerra".

 

La “Banca Centrale Emittente "

 

Prospettando l'utilità della moneta unica nazionale, e alimentando ad arte il pubblico sospetto e diffidenza che, se fosse il singolo governo ad emettere banconote, lo farebbe secondo i propri particolari interessi politici, i banchieri più potenti, con l'appoggio dei loro soliti fiancheggiatori politici, sono riusciti ad ottenere dallo Stato il diritto di fondare la "banca centrale emittente". Il che significa che lo Stato, per il fabbisogno di moneta circolante, delega alla banca centrale di stamparla. La banca centrale la stampa (con spesa che è una percentuale infima rispetto al valore nominale) e la da alle Casse dello Stato, facendosi dare in cambio un pari valore nominale di "Titoli di Stato", fruttiferi di interessi. Cioè, la banca centrale, dietro ad un minimo costo di stampa, con un furto all'intera nazione, si fa proprietaria di tutta la moneta nazionale, che addebita alla comunità tramite lo Stato, richiedendo in garanzia dei "Titoli di Stato", che, inoltre, sono caricati di interessi annui, che sono complessivamente enormi, dato che è elevatissima la massa di carta-moneta circolante. Quando la massa di moneta circolante è insufficiente, o quando le Casse dello Stato sono vuote, e lo Stato non può pagare gli stipendi dei pubblici dipendenti, e non può fare opere pubbliche, ecc., o si rivolge direttamente ai cittadini chiedendo denaro in prestito e offrendo loro direttamente "Titoli di Stato" (es. BOT o CCT) (il che è legittimo, perché corrisponde ad un prestito reale ed effettivo), oppure chiede nuova carta-moneta alla banca centrale, la quale la stampa, se ne fa proprietaria, e l'addebita (cioè la ruba) alla Nazione e, inoltre, chiede a garanzia, a pari valore nominale, dei "Titoli di Stato" fruttiferi di continui interessi annuali. Ulteriormente incredibile, ma vero, oltre al diritto di "signoraggio" di stampa e appropriazione del denaro nazionale, anche maggiorato degli interessi annui dei "Titoli di Stato" corrispettivi, i grandi banchieri sono riusciti, poi, ad ottenere dallo Stato (tramite i soliti rappresentanti politici loro compiacenti) il potere di regolare (secondo il loro interesse) la quantità e la circolazione del denaro e del credito, come pure il potere di decidere il "tasso di sconto".

 

I Prestiti di Guerra

 

I grandi banchieri si sono accorti che con oculati "prestiti di guerra" si fanno i più eccellenti affari. Infatti, per avere a disposizione abbondanti finanze e speranza di vincere la guerra, ogni Stato è disposto a fare grandi sacrifici, a cedere le riserve auree e la comproprietà delle attività minerarie, agricole, commerciali, industriali, nazionali, e a pagare alti interessi. I grandi banchieri, inoltre, si sono resi multinazionali, per cui le diverse filiali della stessa banca hanno prestato contemporaneamente agli opposti contendenti e guerreggianti. Spesso, facendosi persino riconoscere dal futuro "vincitore" (per questo più lautamente finanziato e armato), il diritto privilegiato di ottenere la garanzia del pagamento di tutto il prestito concesso alla parte "vinta" (ovviamente mediante espropriazione dei beni della Nazione vinta). Un solo esempio tipico, quello dei rothschild nella Seconda Guerra mondiale. I rami americano, inglese, russo, ecc. hanno prestato denaro ai loro governanti e hanno fatto ottimi affari. Ma ha fatto ottimi affari anche il ramo tedesco. I Rothschild tedeschi si sono offerti di procurare al Reich nazista i rifornimenti desiderati, richiedendo di essere pagati in oro e valute pregiate che hanno depositato in Svizzera. Alla fine della guerra, la Germania era semidistrutta, le casse dello Stato totalmente vuote, i grandi industriali - ad es. i Krupp (produttori di acciaio e armi) - ridotti sul lastrico, mentre i Rothschild,a nch'essi tedeschi, erano divenuti ancora più ricchi e più potenti di prima! Ne consegue che, ricevendo enormi benefici dalle guerre (quali concessori dei prestiti bancari e quali proprietari dell'industria bellica che vende armi), i grandi banchieri sono i principali interessati a soffiare sui contrasti nazionali ed inter-etnici ed a fare scoppiare ovunque le guerre. Come diceva A. M. Rithschild: "la guerra è la nostra attività e industria più redditizia"!

 

Note:

(1) G. Armenise, "Quando Banca fa rima con Usura", Chiesa viva n.325;

G. Auriti, "Eliminare i debiti o i popoli? L'euro di chi è?", Chiesa viva n.327;

"Note di filosofia del valore", Chiesa viva n. 330; "Valore indotto, valore creditizio e signoraggio", Chiesa viva n. 334; "Giustizia monetaria", Chiesa viva n. 345;

Bruno Tarquini, "La moneta, la banca e l'usura", Chiesa viva n.336, 337, 338;

F. Adessa, "Il governo di A.M. Rothschild", Chiesa viva n. 337, 338.


Il meccanismo bancario della creazione di denaro costituisce una vera e propria truffa ai danni dei cittadini. (di Nereo Villa)

 

Nessun economista affronta seriamente il problema: la creazione di denaro è vista quasi come una conseguenza naturale dell'istituzione delle banche(1) o come una curiosità con effetti benefici sul sistema economico che tutt'al più dove indurre i banchieri ad operare con prudenza ed oculatezza per evitare che le conseguenze della creazione di denaro possano travolgere la stessa banca. Il meccanismo bancario di creazione di denaro è invece alla base dell'appropriazione di risorse ingentissime da parte del sistema finanziario ai danni dell'economia reale e di tutti i cittadini. Per capire come funziona questo meccanismo, dobbiamo immaginativamente spostarci indietro nel tempo di un paio di secoli e ritornare nella situazione che favorì la nascita delle banche moderne, cioè a quei depositi in oro che le situazioni politiche e la relativa ricchezza indotta dai commerci con l'estremo Oriente e il Nuovo Mondo avevano generato. Le banche ricevevano l'oro e in cambio, rilasciavano certificati a vista o al portatore, che erano utilizzati per i pagamenti da parte dei titolari dei depositi, e, a loro volta, potevano essere utilizzati per effettuare nuovi depositi. E qui sta l'inghippo. Infatti, finché il certificato, nominativo o al portatore viene trasferito da un possessore ad un altro, nel sistema non si crea alcunché, dato che si tratta della stessa somma che semplicemente cambia di mano. Se invece, sulla somma depositata la banca emette un prestito, allora si crea del denaro.

 

Un esempio: stiamo nel 1884 a Dawson city nel Klondike. Sono appena uscito dalla banca del West dove ho depositato mille dollari in oro, frutto di un duro lavoro nelle miniere. La banca offre un buon interesse, e d'altra parte, ci sono troppi brutti ceffi in giro per portarmi tutta quella somma addosso. La banca, inoltre, gode di buona fama, e così io sono sicuro che nessuno porterà via il mio gruzzolo. Tengo con me qualche spicciolo, e riparto per il giacimento che ho scoperto nel nord del paese. La banca sa che non tornerò presto a riprendere l'oro. Conta sulla mia avidità e sul desiderio di sfruttare al meglio la miniera. Così quando si presenta un imprenditore a chiedere un prestito di ottocento dollari per costruire un casinò per i minatori, la banca lo concede volentieri, sia perché lo considera un buon investimento, sia perché l'imprenditore in questione è persona economicamente solida. D'altra parte la banca deve prestare i denari a qualcuno, perché altrimenti non potrebbe pagarmi l'interesse che ha promesso, né le proprie spese. La banca non può concedere più di 800 dollari in prestito perché tiene una riserva del 20%: la percentuale sui depositi ritenuta sufficiente per coprire eventuali necessità liquide impellenti dei propri depositanti(2).

 

Se per esempio, avessi necessità di denaro per comprare delle nuove attrezzature per la miniera, la banca sa che non chiederò più di 200 dollari, dato che in media la percentuale dei depositi che si presume possa essere ritirata è, appunto, del 20%(3). Tra le migliaia di depositanti, c'è ovviamente anche chi che ritira per intero il suo deposito senza preavviso, ma in media il denaro che entra ed esce dalla banca non supera il 20% del totale dei depositi. Se la banca concedesse prestiti utilizzando una parte delle proprie riserve, rischierebbe di trovarsi in difficoltà a fare fronte alle necessità correnti e perderebbe il proprio buon nome. D'altro canto, se la banca tenesse più denaro del necessario a riserva, non guadagnerebbe abbastanza, e non potrebbe remunerare i depositi come le altre banche del sistema, che, quindi, le porterebbero via i clienti, condannandola prima o poi alla chiusura. Quindi, la banca deve concedere prestiti tenendo la riserva del 20%, così come fanno le altre banche del sistema, che pure sanno che non più del 20% dei propri depositi sarà ritirato. Come si può rilevare il sistema si regge dunque sul calcolo delle probabilità e sul buon nome delle banche. Ma torniamo agli 800 dollari prestati per la costruzione del casinò. L'imprenditore, ottenuto il prestito, si mette al lavoro di buona lena, e spende tutti i denari ricevuti dalla banca per la costruzione, pagando operai, fornitori, barman, ballerine e il pianista. Questi soggetti, ricevono i soldi e a loro volta o li spendono o li mettono in banca.

Alla fine, per varie strade, tutti gli 800 dollari prestati al primo imprenditore, ritornano in banca (dove per banca si intende il sistema bancario nel suo complesso che, come si è mostrato, si muove di conserva per non rischiare il fallimento). La banca, a questo punto ha di nuovo 800 dollari, e così è contenta se un altro imprenditore le chiede un prestito di 640 dollari per aprire un negozio di alimentari per i minatori. Anche questo pare alla banca un buon affare, e l'imprenditore che lo propone è un noto commerciante della zona, munito di solide garanzie. Ricomincia il solito giro e dopo un po' di tempo, i 640 dollari ritornano tutti in banca. Con 512 dollari, il Direttore finanzia l'apertura di un negozio di armi, e poi con 409,6 dollari una bottega da maniscalco per i cavalli dei minatori e così via, finché i dollari non sono esauriti. Ciò che spinge gli imprenditori ad investire rapidamente i denari ricevuti è che essi devono pagare un interesse alla banca e quindi, prima cominciano a guadagnare, e prima riescono a restituire il debito senza essere taglieggiati dagli interessi. Allo stesso tempo la banca paga un interesse ai depositanti, così che costoro sono invogliati a portare i soldi in banca e lasciarveli il più a lungo possibile. Ovviamente c'è una differenza (spread) tra gli interessi che la banca paga e quelli che riceve dai prestiti, differenza sufficiente a coprire le spese della banca e l'utile dei soci di essa.

 

Come si può vedere i miei originari 1000 dollari - che sono sempre depositati in banca - ne hanno creato, prima 800, poi 640, poi 512, poi 409,6 e così via, tutti che si reggono sull'originario mio deposito di mille dollari. Tra i miei mille dollari e i cinquanta dell'ultimo depositante, un vetraio che ha rimesso in sesto le finestre del saloon distrutte da una sparatoria tra i minatori, non c'è, però, alcuna differenza: sia io che il vetraio sappiamo che essi sono frutto del nostro lavoro, ed entrambi ci fidiamo della banca che, d'altra parte, è una delle più solide del West. Il vetraio sa che in qualunque momento, può andare in banca e ritirare i suoi 50 dollari in oro, nonostante abbia versato carta. La banca non avrebbe alcuna difficoltà a pagare. Anche io so che in qualunque momento posso andare in banca a ritirare i miei mille dollari in oro senza alcuna difficoltà. In banca, però non ci sono tutti i soldi che sono stati depositati da me fino al vetraio. In realtà ce ne sono solo il 20%, vale a dire la riserva ritenuta prudente dalle banche per il ragionamento fatto prima. La somma di tutti i soldi che sono tornati in banca è infatti ora di 4.000 dollari che, sommati ai miei 1.000, fanno 5.000 dollari, rispetto ai quali i miei mille sono appunto il 20%. Se la riserva fosse del 10%, i dollari che la banca potrebbe prestare sarebbero 9.000, se del 5%, sarebbero 19.000. E' dunque evidente che la massa di denaro che la banca crea dipende direttamente dalla riserva valutaria che la banca ritiene necessario costituire: minore è la percentuale della riserva e maggiore è la quantità di denaro che viene creata(4).

 

Si può immaginare cosa potrebbe succedere se all'improvviso un numero rilevante di depositanti si presentasse davanti agli sportelli a ritirare i depositi! Si ponga il caso che la miniera - grazie alla quale come si è visto viene promossa tutta quella attività - chiude per es. a causa di un'inondazione, e che molti depositanti si presentino, tutti assieme, agli sportelli per ritirare i propri denari. La banca non ne potrebbe accontentare più del 20%, e per pagare gli altri sarebbe costretta a richiedere in restituzione con estrema urgenza denaro a tutti coloro a cui li ha prestati, i quali per definizione non ne hanno. Quell'oro, infatti, non esiste: c'è una serie di pezzi di carta per mezzo della quale sono stati costruiti il saloon, la bottega, il negozio e ogni altra attività finanziata dalla banca, ma l'oro non c'è, per la semplice ragione che - come è stato mostrato - non c'è mai stato se non nella misura del 20% dei depositi(5). Oltretutto, l'oro in questione non può essere preso nemmeno da altre città: se la miniera chiude, saloon, negozio di alimentari, e maniscalco - che vivevano tutti sulla miniera - non guadagnano più nulla o quasi, e non possono restituire il prestito ricevuto. La banca cerca di vendere i beni dei suoi debitori al migliore offerente, ma nessuno compra aziende che non guadagnano, e così la banca realizza ben poco.  Disperato, il Direttore escogita allora tutti i trucchi per ritardare il fallimento della banca: apre un solo sportello mandando a casa tutti gli altri impiegati, sottopone i depositanti a procedure estenuanti per ritirare i denari, convoca il Consiglio di Amministrazione per chiedere denari ai soci della banca, e allo stesso tempo si rivolge ad altre banche per ottenere dei prestiti. In altri termini cerca di diminuire la velocità di circolazione del denaro, che è uno dei sistemi per far scomparire gradualmente il denaro virtuale creato dalla banca(6). Nel frattempo, anche a causa di queste tecniche dilatorie, si sparge la voce che la banca del West ha difficoltà di pagare, e anche gli altri depositanti, preoccupati per la sorte dei propri soldi, accorrono agli sportelli della banca, facendo una gran ressa di fronte alla sede dell'istituto. Alla fine il banchiere getta la spugna e chiude la banca per fallimento. Il denaro creato dal suo istituto lo ha travolto. Anche se non ha commesso irregolarità di sorta, e si è comportato seguendo le regole di funzionamento della banca, anche se non ha commesso errori evidenti, egli finisce in galera per bancarotta ed è accusato dai suoi depositanti di esser un ladro(7). La scena di panico descritta in Mary Poppins è molto significativa a questo riguardo: Mr. Banks, il padre dei bambini cui Mary Poppins faceva da baby sitter, era un austero funzionario della banca Dawes di Credito, Risparmio e Sicurtà. Insomma una tipica banca ottocentesca, dove tutti indossano il tight e le ghette, portano la bombetta, l'ombrello e il garofano all'occhiello.

 

La crisi di panico si scatena quando il piccolo Michael cerca di farsi restituire dal vecchio Dawes i due penny con cui voleva comprare il miglio per i piccioni, e che invece il banchiere vuole usare per fargli aprire un conto corrente. Non c'è argomento che riesca a convincere il bambino. Nel suo animo sono entrate bene le parole di Mary Poppins che l'aveva incitato a donare di cuore. Le sue grida vengono sentite da due clienti della banca che, preoccupatissime si affannano a ritirare tutti i propri depositi. Anche gli altri clienti dentro l'edificio, vista la reazione delle due correntiste si affrettano agli sportelli per ritirare tutto il proprio denaro. E' il panico, scatenato apparentemente senza alcuna ragione, da una voce, da uno sguardo preoccupato, da un passo affrettato. Per convincere il bambino il vecchio Dawes aveva usato tutti gli argomenti della cupidigia: "Con due miseri penny sarai proprietario di terreni in America, di navi, di fabbriche, di palazzi. Il tuo capitale raddoppierà di anno in anno e tu diventerai ricco!". Nulla riesce a smuovere Michael dal suo proposito di usare i suoi due penny seguendo il suo cuore, ormai ricco di amore e di generosità. Il discorso di Dawes sul raddoppio del capitale è, però, il centro della truffa delle banche, il miraggio agitato dinanzi agli occhi della gente per indurla a lavorare duramente e risparmiare con la promessa di una felicità che non arriverà mai. E la crisi di panico trova, in questa scena, la propria ragione profonda. Il dono d'amore, la generosità, sono i nemici mortali del sistema finanziario.

Lo stesso concetto lo esprime Keynes che racconta una storia illuminante tratta da Sylvie e Bruno che, forse, ha ispirato il regista del film.

 

"E' solo il sarto, Sir, con il suo conticino" disse una voce querula fuori dell'uscio.

"Oh, bene - disse il professore ai bambini, - risolverò subito questa sua faccenda, se vorrete aspettare un momento. Quant'è quest'anno, buon uomo?" - Mentre parlava il sarto era entrato.

"Vedete è stato raddoppiato per tanti anni - replicò il sarto un po' brusco - che adesso penso proprio di volere i quattrini. Sono duemila sterline, sono!"

"Roba da nulla - osservò noncurante il professore frugandosi nelle tasche come se si portasse sempre dietro quella cifra come minimo - ma... non preferireste aspettare ancora un anno e farle diventare quattromila sterline? Pensate solo a quanto diventereste ricco! Pensate, potreste diventare un re, se lo voleste!"

"Non so se mi interessi diventare un re - commentò pensieroso l'uomo - ma sembra davvero un mucchio di quattrini… Beh credo che aspetterò.."

"Certo che aspetterete - incalzò il professore - Vedo che avete cervello. Buongiorno, buon uomo!"

Non appena la porta si richiuse alle spalle del creditore Sylvie chiese: "Gliele pagherete mai quelle quattromila sterline?"

"Mai, ragazza mia! - replicò enfatico il professore - Preferirà raddoppiare fino al giorno della morte. Vedete, vale sempre la pena di aspettare ancora un anno per avere il doppio"(8). La scena della crisi di panico venne replicata molto frequentemente per tutto l'ottocento e fino a qualche anno dopo la grande crisi del 1929. E non si trattava del fallimento di qualche banca qua e là, bensì di decine di banche e - nei periodi di crisi - di centinaia: il sistema andava in crisi periodicamente, in media ogni 15/20 anni, provocando fallimenti a catena di imprese e di banche. Negli anni della grande crisi, tra il 1931 ed il 1933 fallirono negli USA oltre 10.000 banche, circa la metà di tutto il sistema bancario. In realtà, nella favoletta della miniera, il banchiere un errore lo ha commesso: avrebbe dovuto diversificare gli investimenti, in modo da non fondare tutte le proprie attività sulla sola miniera. Insomma, se oltre ad avere adocchiato la miniera il banchiere avesse finanziato operazioni relative alla costruzione della ferrovia, all'allevamento del bestiame, alla coltivazione del cotone ed alla pesca del salmone, la chiusura della miniera, probabilmente, non avrebbe causato il fallimento della banca. Quest'ultima avrebbe infatti potuto - per fronteggiare il ritiro dei fondi dovuti alla chiusura della miniera - prendere i denari versati per effetto delle altre attività. Ma per tale operazione, il banchiere avrebbe dovuto disporre di molto denaro per finanziare tutte le attività... e d'altra parte se fossero andate contemporaneamente in crisi miniera, pesca, allevamento e coltivazione, il fallimento sarebbe stato comunque inevitabile... Ed è proprio questo che accadde nel 1929, quando andarono in crisi contemporaneamente molti settori dell'economia, e il sistema bancario ne fu travolto e andò in tilt.