Collana: I NOSTRI SOLDI,
LE NOSTRE FATICHE

www.SIGNORAGGIO.com
Banca d’Italia,
Banca Centrale Europea,
Federal Reserve:
la
grande truffa
volume 3
di 3
release 0.6
Girovagando su
Internet e visitando i cosiddetti “Siti Alternativi di Informazione”, si
scoprono cose incredibili ! Provate quindi ad inserire, in un qualunque motore
di ricerca (www.yahoo.com, www.google.com, www.lycos.it, ecc…) le parole: “SIGNORAGGIO”,
“BCE”, “BANCONOTE” e scoprite su cosa camperebbero i Signori Banchieri…
Il
diritto di “signoraggio” è il potere del “signore” di emettere biglietti con un
valore nominale ampiamente superiore al valore intrinseco e quindi di ricavare
un guadagno dalla sovranità sulla moneta.
Perché
debba farlo una Banca PRIVATA è un mistero…
Banca centrale, inflazione e stato
Tassi d'interesse in una lezione
La politica dell’albero dei soldi
Comunicato dell’Intesa dei Consumatori
Reddito del Governo USA generato dalla produzione
di Penny
Che cos’è la legge finanziaria?
Come lo Stato può guadagnare dal signoraggio.
Prestiti E Finanziamenti: Come Fanno Le Banche A
Prestare Soldi Che Non Hanno
Il bicchiere in frantumi (…e il latte versato)
Ecco lo zio Sam - senza niente addosso - che si
pavoneggia per la Cina e per il mondo
La battaglia inglese alla Costituzione Ue
La BANCA d'ITALIA non è Pubblica ma Privata, un po'
di Storia per capire bene...
Si stava meglio quando si stava peggio?
Guaicaipuro Cuautemoc è un indios che sa far di
conto...
Il riflusso bancario per i non-iniziati
(http://www.frontenazionale.it/doc/eurusura.doc)
PREMESSA
La moneta è un mezzo, creato dall’uomo, per facilitare lo
scambio dei beni. Pertanto, la causa della sua esistenza sta nella convenzione,
che gli uomini si danno, di accettare un dato simbolo (oro, argento, metallo,
cartaceo, ecc.) quale strumento per gli scambi dei beni prodotti. Se la causa è
la convenzione e l’effetto è la funzione di misurare il valore dei beni, quando
viene meno l’accettazione (e cioè la convenzione) la moneta perde anche la sua
funzione e cessa quindi di essere tale. I simboli monetari, nel momento in cui
la collettività, accettandoli, li fa circolare, acquistano anche il loro valore
incorporato, così che insieme alla loro funzione di misura del valore (posseduta
al momento dell’emissione) assumono,
con la circolazione, anche la qualità di valore della misura. E’ quello che il prof. Auriti, nella sua teoria della
moneta, chiama valore indotto, incorporato nel simbolo monetario, vale a dire
il suo potere d’acquisto. Ne consegue
che la moneta diventa un bene reale, oggetto pertanto di diritto di proprietà
da parte di chi ne è il portatore: la collettività. Per meglio chiarire il
concetto, facciamo un esempio. Immaginiamo che un tipografo, chiuso in una
cella dove sta scontando una pena, proceda alla stampa di una certa quantità di
simboli monetari in vari tagli. Certamente, nel chiuso della cella, il valore
incorporato in tali simboli, salvo il costo tipografico, è pari a zero.
Immaginiamo, inoltre, che lo stesso tipografo, una volta scontata la pena,
ritorni al suo paesetto e distribuisca ai compaesani la moneta stampata in
carcere, da usare come mezzo per facilitare lo scambio dei beni che la comunità
produce. Se i paesani faranno circolare la moneta avuta dal tipografo, accadrà
che i simboli monetari assumeranno il valore stampato su ognuno di loro,
passando quindi da un valore pari a zero (quando erano fermi nelle mani del
tipografo) a quello acquisito con la circolazione accettata, e quindi voluta,
dalla comunità. Inoltre, ciascun paesano sarà proprietario del valore
incorporato nei simboli monetari di cui è portatore, perché lo ha determinato,
accettandolo come strumento per lo scambio dei beni.
MAASTRICHT e L’EURO
Può l’Europa di Maastricht essere considerata un nuovo
Stato unitario? O piuttosto essa è solo l’espressione di una “Superfinanza” che
vuole controllare le economie dei popoli europei ed incrementare i suoi profitti?
Non è forse vero che l’Unione europea e la moneta unica sono stati imposti agli
italiani, quasi in sordina, da trattati sottoscritti da politici imbelli o
corrotti e venduti, senza l’ombra di alcun dibattito e senza alcuna
manifestazione di voto? Le risposte a queste domande ci rivelano come,
attraverso il trattato di Maastricht, sia stato possibile trasferire, in modo
subdolo, il potere sovrano dei popoli europei ad un’Entità virtuale, che decide
per loro attraverso euroburocrati non eletti, liberi da controlli e responsabilità,
scelti da poteri finanziari sovranazionali. Un trattato diretto a realizzare un
governo europeo centralizzato, sul quale tali poteri possono più facilmente
esercitare la loro egemonia e la loro pressione, lontano dal controllo
elettorale dei popoli. Un mezzo per completare la trama (programmata in tre
secoli di storia dai gruppi giudaico-massonici, che controllano la finanza
mondiale e che guidano l’azione politica esplicata da governi corrotti di
popoli ignari) tesa ad imporre, attraverso la globalizzazione della finanza, un
Governo Mondiale, un Pensiero Unico, un Mercato Unico, una Moneta Unica. Fra gli effetti immediati, quello che
maggiormente, al momento, influenza negativamente la vita dei popoli europei è
la perdita della sovranità monetaria a favore della Banca Centrale Europea (una
sorta di Federazione delle Banche centrali nazionali, avente natura meramente
privatistica): una struttura politicamente irresponsabile, libera da vincoli e
controlli, indipendente dai governi e dai parlamenti. A tale istituzione è
stata devoluta la gestione della moneta e della politica monetaria, dalla quale
dipendono le politiche fiscali ed economiche dei paesi dell’UE e per la quale
sono richiesti vincoli di bilancio insostenibili, tagli sulle spese sociali,
limitazioni ai diritti dei lavoratori. Una politica monetaria centralizzata la
di cui imposizione accentua, sia le differenze esistenti all’interno
dell’Unione - come quelle delle infrastrutture, delle legislazioni sul lavoro,
dei sistemi pensionistici, dell’assistenza sociale, ecc. - sia gli scontri fra
gli Stati, per la supremazia politica ed economica. La presunta unione delle economie per mezzo dell’Euro, totem
innalzato per omologare il pensiero dei popoli europei e rafforzare il centralismo
economico - a tutto vantaggio dei poteri forti – si sta rivelando non solo una
truffa, ma anche un processo dannoso. Una truffa, perché destinata a produrre
vantaggi soltanto per le grandi aziende, che usufruiranno di forme ambigue e
mascherate di protezionismo, a danno delle piccole imprese, specie se agricole,
alimentari ed artigianali. Un danno, perché i lavoratori subiranno il costo del
calo occupazionale e i consumatori patiranno tutti gli svantaggi della
globalizzazione. In presenza di tali prospettive - considerato che una moneta è
non solo l’incarnazione di un’economia omogenea, ma anche l’espressione della
fiducia riposta in chi la emette (uno Stato riconosciuto) - può l’euro,
un’unità di conto imposta per conseguire i fini speculativi del trattato di
Maastricht, essere considerata una moneta? La risposta non può essere che una:
L’EURO NON E’ UNA VERA MONETA!
L’USURA
Le Banche centrali nazionali aderenti all’Eurosistema -
termine usato per designare la BCE e le BCN, aderenti al SEBC, che hanno adottato
l’euro - su autorizzazione della BCE, prestano agli Stati ed alle Banche
ordinarie (quindi all’intero sistema economico) la moneta (l’EURO) creata dal
nulla (cioè senza una corrispondente copertura), richiedendo non solo il pagamento
degli interessi, ma anche la restituzione del valore che l’EURO medesimo ha acquistato
per effetto della sua circolazione (ricordiamo
che i simboli monetari entrati in circolazione, al momento dell’emissione, non
avevano alcun valore, essendo stati creati dal nulla). I simboli monetari,
invero, hanno incorporato il loro valore nominale, il loro potere d’acquisto,
soltanto quando i popoli ne hanno accettato la circolazione (peraltro, nel caso dell’Euro si dovrebbe
parlare di “accettazione imposta” e non di libera autodeterminazione di volontà).
In sostanza, si pratica l’USURA!
Le vittime sono i cittadini che necessitano di finanziamenti
e quindi le strutture economiche degli Stati.
L’usuraio è l’EUROSISTEMA, che appare come una federazione
di società per azioni le cui deliberazioni sono adottate dagli organi decisionali
della BCE. Ad essa (cioè ad un “privato”, espressione di poteri finanziari
sovranazionali) gli Stati membri hanno trasferito la propria sovranità
monetaria e di conseguenza il controllo della politica economico-sociale delle
nazioni. Va inoltre considerato che, dal punto di vista contabile, la BCE risulta
debitrice della moneta emessa, per tutto il tempo della sua circolazione;
rappresentando pertanto un debito, tale moneta viene inserita fra le poste
passive. Allora, perché percepisce interessi su di essa, pur essendo un
debitore? Gli interessi non devono essere corrisposti al creditore, cioè al
proprietario? E se la BCE non è il creditore (proprietario) chi può assumere
tale veste se non gli Stati e cioè i popoli? Ne consegue che la BCE, essendo
debitrice della moneta emessa, ne trae un utile non giustificabile, perché i
veri creditori, cioè i proprietari, sono i popoli europei. Se poi si voglia
assumere che la BCE è proprietaria della moneta emessa, anche prima del momento
in cui la pone in circolazione (assurdo
logico ed etico, in base al quale il valore della moneta non sarebbe l’effetto
di una convenzione, bensì l’espressione della volontà totalitaria imposta da
una struttura privata, direttamente dipendente dai gruppi di potere della finanza
sovranazionale) si deve anche convenire che la medesima commette un
illecito contabile allorquando la pone in bilancio fra le poste passive.
In
sintesi, la Banca centrale nel mentre che iscrive al passivo del
proprio bilancio i biglietti di banca emessi
(anche se essi non rappresentano una perdita, perché la moneta, essendo l’unità di misura del valore dei beni, ha sempre e
soltanto valore convenzionale, mai creditizio) addebita gli stessi, invece
di accreditarli, ai popoli che,
accettandoli, ne determinano il potere di acquisto. Un maledetto imbroglio che realizza un sistema usuraio, sia perché la
Banca centrale, quando “presta” denaro, si arroga un diritto di proprietà, che
non ha, su tutta la moneta circolante; sia perché i cittadini, da proprietari,
diventano debitori della moneta che essi stessi creano. Da proprietari, e
quindi creditori, a debitori: ecco
l’Usura praticata dal sistema delle Banche centrali che, allorquando prestano,
invece di accreditare, il danaro stampato, ne caricano il costo del 200%.
ANOMALIA DEL SISTEMA
Il sistema monetario adottato, per volontà di una
Superfinanza apolide, comporta che uno Stato (e quindi un popolo) per pagare
gli interessi dovuti, è costretto a farsi prestare altro denaro, alimentando il
debito pubblico ed impoverendo l’economia nazionale. L’anomalia del sistema sta
nel fatto che, vivendo in regime di corso forzoso e quindi di inconvertibilità
della moneta, non c’è alcuna ragione che possa giustificare la richiesta dello
Stato, ad un istituto bancario, di un prestito oneroso di banconote (semplici
supporti cartacei) create dal nulla e prive di ogni valore intrinseco. E’ un comportamento
che serve soltanto a determinare il trasferimento della sovranità monetaria e
del governo della politica monetaria, nelle mani di un’entità privata - lontana
dai bisogni e dalle aspirazioni dei singoli cittadini - che persegue esclusivamente
i suoi scopi di lucro.
Trattasi oltretutto di una politica monetaria attualmente
sempre più indirizzata verso una provocata rarità della moneta in circolazione,
che viene giustificata dallo spauracchio dell’inflazione: fenomeno peraltro
possibile solo in un regime di piena occupazione dei fattori produttivi (il che
oggi non si verifica). E se tendenze inflazionistiche sono rilevate o temute,
la causa va ricercata nell’aumento della velocità di circolazione della moneta,
artificiosamente provocata dagli spostamenti di danaro virtuale, in tempo
reale, operati dal sistema bancario-finanziario. Avviene, infatti, che la “Superfinanza”
mentre da un lato lucra, attraverso tali trasferimenti, la moneta reale che incamera
dagli Stati, per i debiti che gli stessi sono costretti a contrarre con la
Federazione delle Banche centrali (a
causa della contrazione del medio circolante imposta) dall’altro, incrementa
la velocità di circolazione di moneta virtuale, alimentando le tendenze
inflazionistiche.
Il che comporta, tornando al nostro paese (senza escludere
che il fenomeno è esteso a tutti gli altri paesi, specie quelli c.d. in via di
sviluppo o sottosviluppati) un debito pubblico superiore al reddito prodotto e
un ammontare di interessi passivi superiore all’aumento annuo del reddito
nazionale. La conseguenza è che lo Stato, strozzato da questa usura di un
potere finanziario apolide, è impossibilitato a programmare e ad attuare serie
ed autonome politiche economiche, fiscali e sociali.
UN POTERE ASSOLUTO
Il potere monetario della Banca centrale europea e di
quelle nazionali annulla o rende inefficaci i poteri sovrani dei popoli aderenti
al SEBEC e rende manifesto il disegno di attuare un sistema assolutista. Dove
il potere assoluto non appartiene ad un Re o ad una Casta ben personificata ed
individuata, contro i quali i popoli oppressi possono sollevarsi; appartiene,
invece, ad un’Entità virtuale sovranazionale, espressione dell’azione continua
e penetrante di non più tanto occulti poteri finanziari che, lentamente, ma
progressivamente, stanno espropriando i
popoli europei non solo dei loro poteri sovrani, ma soprattutto del loro diritto
ad esistere.
Con l’istituzione dell’euro, il progetto assolutista è
quasi completato. L’abdicazione della
politica monetaria a favore della Banca centrale d’Italia, comportante la
soggezione del potere politico a quello monetario, ha prodotto nel corso del
tempo non pochi danni all’economia del paese. Basti pensare alla tempesta
valutaria del settembre del 1992, quando l’allora Governatore (Ciampi?) bruciò
100.000 miliardi di lire (chissà se il fatto può essere correlato ad una certa
crociera sul panfilo “Britannia” al largo di Civitavecchia, in quello stesso
anno) senza dover rispondere ad alcuno delle proprie decisioni. La non
controllabilità e la non responsabilità della Banca d’Italia, un ente privato
comunque italiano, sono oggi prerogative di un ente privato sovranazionale, la
BCE, priva di ogni riferimento con i popoli assoggettati al suo potere monetario
ed i cui organi istituzionali sono autonomi ed indipendenti dagli organi
rappresentativi degli Stati che formano il SEBEC.
L’art.105 del trattato di Maastricht, infatti, prevede che
“la BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote
all’interno della Comunità.”, e l’art.107 aggiunge che “nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti loro attribuiti…
né la BCE, né una BCN, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono
sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari,
dai governi degli Stati membri, né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni
e gli organi comunitari, nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a
rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli
organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.” Ancora, all’art.108
A.1, si legge che “ la decisione (della
BCE, n.d.r.) è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa
designati”. Un vero e proprio potere assoluto, in materia di politica
monetaria, nelle mani della BCE che, giova ripetere, è un Ente privato
sovranazionale, espressione del totalitarismo della grande finanza. Qualcuno si chiederà: ma norme di tale
portata non sono in contrasto con i principi contenuti nella prima parte della
costituzione italiana, specie con quello sancito dall’Art.1, dove si afferma
che la sovranità appartiene al popolo? E quindi anche quella monetaria?
I camerieri dei banchieri, i nostri governanti, già hanno
ricevuto l’ordine di provvedere alle opportune modifiche costituzionali, non
solo per sanare il pregresso, ma anche per evitare l’insorgere di possibili
conflitti d’ordine costituzionale. Un primo passo, abbastanza decisivo, già
l’hanno fatto con la riforma costituzionale dell’art.117, della quale è stato
pubblicizzato soltanto l’aspetto relativo alla c.d. devoluzione di poteri a
regioni ed enti locali. E’ stato invece occultato l’altro aspetto, ben più
importante, contenuto nell’articolo modificato, tendente a costituzionalizzare
la perdita della sovranità monetaria da parte del popolo, laddove è stato fatto
approvare, con l’inganno, che: “La
potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto…dei
vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.”
Sarà dovere di ogni buon cittadino, porre maggiore
attenzione alle proposte di modifiche costituzionali che da ora in poi verranno
avanzate e predisporre le azioni necessarie per la difesa dei poteri sovrani
espropriati al popolo, davanti all’unico organo costituzionale che, al momento,
non sembra abbia già un “padrone” e una divisa di “cameriere”: la Corte Costituzionale.
UN NUOVO TIPO DI MONETA
La nostra natura nazionalpopolare e rivoluzionaria può, in
alternativa al sistema monetario in uso - adottando i principi salienti della
teoria del prof. Auriti e di quelle
di C.H.Douglas, Gesell e Avigliano,
sotto l’indirizzo spirituale del pensiero di Erza Pound - prospettare
e proporre una nuova concezione dell’economia. Una concezione del tutto etica
che, nella sua concretizzazione, affida allo Stato il compito di provvedere a
stampare (o a far stampare) le banconote, senza dover ricorrere a prestiti
presso istituti privati - quali sono le Banche centrali nazionali o la Banca
centrale europea - e di commisurare gli incrementi monetari, di volta in volta
ritenuti necessari, allo sviluppo economico; senza dover pagare un interesse usuraio
del 200% sugli incrementi stabiliti, e regolare gli stessi incrementi soltanto
in ragione del costo di produzione dei beni reali.
Ciò comporterebbe la possibilità d’istituire un “reddito
di cittadinanza”, determinato dalle somme date in prestito senza interesse -
direttamente dallo Stato, che provvede a stampare la moneta - agli operatori
economici e restituite dagli stessi al termine del ciclo produttivo. Tali somme
andrebbero a costituire un nuovo reddito patrimoniale attinente allo status di
cittadino, evitando sia la nascita e lo sviluppo del “sottoconsumo”, provocato
dalla penuria del danaro necessario per acquistare i beni prodotti, sia la
formazione e l’incremento di onerose scorte di magazzino. In altri termini, se
lo Stato creasse direttamente la moneta necessaria per perseguire i suoi scopi
e la mettesse in circolazione per svolgere la propria funzione di strumento
dello scambio e quindi di misura del valore dei beni, al limite non sarebbe
neppure necessario ricorrere all’imposizione fiscale, attualmente necessaria
per restituire il presunto debito, contratto con il sistema delle banche
centrali. Lo Stato potrebbe mettere in circolazione la moneta necessaria per
acquistare i beni che il sistema economico nazionale produce o potrebbe
produrre, senza dover subire le
arbitrarie espansioni o contrazioni di
moneta, operate dalla Banca centrale, che impone una propria politica monetaria.
Per evitare quindi che la finanza sovranazionale faccia
oscillare arbitrariamente il volume della moneta, determinando un’instabilità
di mercato, sulla quale lucra con maggiore facilità, lo Stato deve assumersi,
direttamente, il compito di tenere costante il rapporto tra il volume totale
del circolante e quello dei beni reali prodotti. Nel medio tempo, per
permettere allo Stato di riappropriarsi in parte della potestà monetaria,
potrebbe essere sostenuto, da parte nostra, il suggerimento, dato dal Santoro, di intervenire con manovre
dirette a trasformare in moneta i “titoli di stato” in scadenza, onde permettere
allo Stato di indirizzare i risparmi dei cittadini verso fini produttivi.
CONCLUSIONI
Le centrali finanziarie sovranazionali, nel corso del XIX
e del XX secolo, hanno gradatamente conquistato posizioni di dominio su dimensioni
mondiali, attraverso il fenomeno della c.d. globalizzazione. Aiutati in ciò da
una schiera di servitori aventi il compito di mistificare la realtà naturale e
di trasformare la società, iniettando nella mente e nel cuore di ogni individuo
– attraverso il mito di una falsa democrazia – la convinzione di essere libero.
I singoli uomini ed i popoli sono diventati inconsapevoli schiavi,
costantemente controllati, attraverso l’imposizione di una politica monetaria,
orientata ad assicurare esclusivamente il beneficio di un sistema
finanziario-bancario globalizzato. Fra gli effetti della globalizzazione, vi è
quello di un aumento della liquidità monetaria: una liquidità, però, fittizia e
virtuale che ha determinato una moltiplicazione della moneta altrettanto fittizia
e virtuale. Trattasi di un volume di danaro non reale, accaparrato dalla finanza
globalizzata, che sposta enormi capitali (virtuali) da un punto all’altro del
globo, incurante delle gravi crisi economiche che produce, purché risultino
massimizzati la sua speculazione ed il suo profitto. All’opposto, l’altro
effetto che vede gli Stati (i popoli) occidentali versare in un economia
stagnante - dovuta alla scarsità di moneta, provocata dall’accaparramento delle
centrali finanziarie - e gli Stati (i popoli) del terzo mondo che soffrono la
fame, non per mancanza di derrate alimentari, ma per mancanza della moneta
occorrente per il loro acquisto.
E’ necessario che gli Stati riconquistino la sovranità
monetaria perduta ed emettano direttamente la moneta necessaria per soddisfare
le esigenze dei popoli: una moneta di Stato, una moneta di Popolo.
Se il sistema monetario usuraio è la causa delle
ingiustizie che subiscono i popoli del pianeta, la lotta a chi controlla tale
sistema è il dovere principe di un movimento nazionalpopolare e rivoluzionario.
Articolo riprodotto su: www.signoraggio.com
(Fabio Gardel 05/01/2004)
Non c'è forse prova più evidente
di quanto i governi dei paesi cosiddetti liberaldemocratici siano diventati
potenti del fatto che i cittadini di tali paesi tacciano inebetiti mentre i
loro governi compiono atti che manderebbero la gente in prigione. Ad esempio il
governo USA può attaccare paesi stranieri e chiamare sinistramente, nella
lingua di legno degli statalisti, la strage di civili innocenti “danno
collaterale”. Nella nostra epoca lo stato può attaccare impunemente la
proprietà di chiunque e tuttavia creare una differenza ideologica tra questa
confisca e il furto criminale. Le operazioni del Warfare-Welfare State sono
finanziate attraverso il sistema della banca centrale nazionale. La banca
centrale ha il potere di determinare la politica monetaria ed è la depositaria
dell'autorità legale a espandere o contrarre la massa monetaria in
circolazione. Allo stesso modo in cui i cittadini ignorano il furto e
l'omicidio quando commessi dallo stato, così tacciono quando è lo stato a
intraprendere la falsificazione della moneta attraverso l'azione della banca
centrale. Ci sono poche istituzioni in una nazione più influenti di una banca
centrale e niente di più importante in una economia del mezzo di scambio, la
moneta. Cos'altro permette al governo di accumulare debiti enormi che a loro
volta rendono possibile l'espansione del Leviatano? Quale altra variabile
economica ha effetti causali maggiori sulla vita e sull'attività economica?
Naturalmente è comprensibile perché la gente e la quasi totalità dei politici
lasci la questione nella mani della banca centrale e del tesoro.
La politica monetaria
difficilmente può diventare un tema caldo di discussione mediatica: meglio
concentrarsi sui benèfici Organismi Geneticamente Modificati o su una
irrilevante modifica di un articolo del delirante Statuto dei Lavoratori. I
tassi di cambio flottanti raramente scaldano il sangue delle masse da cui
dipende la rielezione e tutti i temi che riguardano la moneta e la banca
centrale sembrano troppo complessi perché le folle possano capirli. Le
discussioni di politica monetaria implicano il maneggio di termini come tassi
di cambio, swap, tasso di sconto, curva dei tassi, arbitraggi, M1, M2, M3, MZM,
velocità di circolazione, equazione di Fischer, parità di potere d'acquisto:
termini che non finiranno mai nel lessico del cittadino medio. Sebbene la
terminologia tecnica e i complessi dettagli della teoria e della politica
monetaria siano mediamente inaccessibili, il processo base che impegna la banca
centrale nel condurre la politica monetaria è relativamente semplice. Tutte le
statistiche dettagliate, le relazioni dei governatori e i modelli matematici
oscurano l'essenza della funzione di una banca centrale. Sono tre gli strumenti
usati principalmente da una banca centrale per “gestire” la politica monetaria:
la fissazione della riserva minima per le banche commerciali, la fissazione del
tasso di sconto a cui queste prendono in prestito dalla banca centrale e le
operazioni a mercato aperto. Al momento lo strumento più utilizzato è il terzo.
L'esame del funzionamento di
questo strumento mostra l'antieconomicità generale e la perniciosità sociale
del nostro sistema monopolistico di valute per decreto inconvertibili. Allo
scopo di implementare la sua politica monetaria la banca centrale cerca di
controllare l'offerta di moneta nell'economia. Come? Alzando e abbassando il
tasso di sconto. Il Consiglio del Federal Reserve System (la FED, la banca
centrale statunitense), ad esempio, attraverso le operazioni condotte sul
mercato delle obbligazioni governative dal suo Federal Open Market Committee (FOMC)
cerca di “creare” questo tasso, che è il tasso al quale le banche si prestano
fondi l'un l'altra overnight per onorare i propri requisiti di riserva ed
evitare di essere sanzionate (Se le banche centrali si limitassero a fissare
questo tasso senza operare sul mercato aperto, la risultanza sarebbe quella di
creare le classiche conseguenze di qualsiasi fissazione legale dei prezzi, e
cioè accaparramenti e carenze, in questo caso di fondi a prestito. Spero
qualcuno ricordi le immortali pagine di Alessandro Manzoni sulle conseguenze
nella Milano dei suoi Promessi della fissazione per decreto del prezzo della
farina). Essendo i requisiti di riserva statutari, ogni azione che la FED
intraprende nel restringere o allentare i requisiti di riserva influenza il tasso
a breve da essa praticato. Come fa la FED a comprare il debito emesso dallo
stato per condurre queste arzigogolate operazioni? Crea, con il permesso della
“legge”, moneta dal nulla! Quando con essa il FOMC compra debito governativo o
lo vende meno rapidamente si ha una politica monetaria espansiva. Quando fa
l'opposto, vendendo debito governativo o comprandolo meno rapidamente, si ha
una politica monetaria restrittiva. Con una interessante operazione semantica,
la creazione di denaro dal nulla operata da un privato cittadino e detta
falsificazione diventa, nel gergo statalista dei banchieri centrali, degli
economisti e dei giornalisti di regime, “politica monetaria espansiva”, se
operata dalla banca centrale. Tutti noi vorremmo poter operare la nostra personalissima
“politica monetaria espansiva”. Tra parentesi le banche centrali, sebbene
diverse nei loro statuti, sono generalmente di proprietà di banche private:
esistono quindi nel nostro mondo dei privati cittadini che possono attuare
politiche monetarie espansive private. Compito per casa: scoprire chi sono e
quali fini perseguono con le loro politiche monetarie espansive. La
giustificazione che i governi offrono per il loro immischiarsi nell'offerta
monetaria è di nuovo qualcosa di cui il cittadino medio sente parlare sui
giornali: iniettare liquidità nel sistema, calmierare i prezzi, stimolare
l'economia, raffreddare una economia surriscaldata, ecc. (Non posso continuare
con gli esempi di gergo giornalistico perché mi fanno l'effetto dell'altalena,
dopo tre swing ho il voltastomaco).
Sebbene queste giustificazioni
possano presentare una qualche sorta di ingannevole ragionevolezza, esse
ignorano costantemente il più grande e mai ammesso beneficio che la banca
centrale offre al governo: essa gli permette di spendere impunemente fino a
portarsi al limite della bancarotta o dell'iperinflazione (questa è la ragione
per cui gli stati USA hanno solo deficit temporanei e limitati al contrario del
deficit federale che ha superato i settemila miliardi di dollari). Inoltre,
ogni aggiunta marginale di unità di moneta beneficia i debitori a spese dei
creditori. Questa inflazione permette ai governi di ridurre il pagamento degli
interessi reali sul debito. I “difensori di una inflazione moderata” invocano
la banca centrale perché gli fornisca la panacea economica: una relativa
stabilità dei prezzi e lo stimolo per la crescita economica. In una economia
libera a moneta aurea e senza banca centrale, alla crescita della produttività
corrisponde un discesa dei prezzi dei beni e dei servizi. Storicamente, sotto
il gold standard, si è avuta nel XIX sec. una deflazione dei prezzi benigna e
naturale. Ecco quindi che la supposta relativa stabilità di prezzi in un regime
di moderata inflazione depriva i consumatori dei più alti standard di vita
ottenibili tramite il progresso tecnologico e l'integrazione internazionale dei
mercati.
Non soltanto il valore della
moneta dovrebbe essere lasciato fluttuare nel mercato esattamente come quello
di ogni altro bene, ma la regolazione governativa del livello dei prezzi è
molto più apparente che reale. Una analisi dettagliata di come le istituzioni
governative determinino indici come il Consumer Price Index (CPI) o il Producer
Price Index (PPI), escludendone sistematicamente tutte le variabili che
potrebbero rivelare una misura attendibile dell'inflazione dei prezzi, rivela
la natura fraudolenta della manipolazione monetaria. Storicamente da quando la
FED è nata nel 1913 il dollaro ha perso il 96% del suo valore: certamente una
bella difesa del potere d'acquisto della moneta attuato dalla banca centrale.
Tuttavia il trafficare con il debito di stato e la distruzione del potere
d'acquisto della moneta non sono il più grave dei problemi creati dalla banca
centrale. Si noti che la conduzione di una “politica monetaria espansiva” ad
altro non si riduce che a far apparire credito dal nulla, ovverosia a far
apparire credito non derivante dal risparmio di qualcuno. Come potrebbe questo
non creare distorsioni massive nella struttura degli investimenti? I metodi che
la banca centrale usa per azionare la pompa monetaria creano un aumento del
credito; riducendo il tasso di interesse una politica monetaria espansiva rende
più conveniente il prendere denaro in prestito. Questo è il modo in cui una
politica monetaria espansiva dovrebbe stimolare l'economia. Ma questa infusione
di liquidità riesce a creare vera ricchezza? Se si abbassa artificialmente il
tasso di interesse, più gente prenderà a prestito. In particolare alcuni
consumatori e imprenditori si avventureranno in progetti impraticabili che un
più alto (naturale) tasso di interesse avrebbe sconsigliato. La teoria
austriaca del ciclo economico tratta in dettaglio questo fenomeno; senza
avventurarci nella discussione particolareggiata della teoria, ci basta fare
appello all'intuizione del lettore che l'avventurarsi in progetti
imprenditoriali dubbi reso possibile da tassi di interesse artificialmente
bassi non può che concludersi in un disastro. Sebbene inizialmente ci possa
essere una fase di euforia quando il credito viene artificialmente espanso,
presto o tardi le determinanti economiche fondamentali (il tasso di risparmio,
le preferenze temporali dei consumatori, ecc.) mostreranno la non economicità
di tante iniziative imprenditoriali. La complessità del sistema monetario
riesce solo ad offuscare la natura criminale del nostro sistema monetario.
Sebbene l'economia di regime insegni che l'inflazione è un aumento del livello
dei prezzi evidenziato da un aumento di indici di dubbia attendibilità, l'inflazione
dei prezzi è il risultato dell'inflazione monetaria. La falsificazione della
moneta è un reato per una buona ragione. Essa mina il valore della moneta ed è
del tutto equiparabile ad un furto.
Come nel caso del furto e
dell'omicidio, tuttavia, lo stato sembra credere che le regole che valgono per
i cittadini non valgano per esso. Qualcuno protesterà che la situazione è
diversa quando è il governo che promuove il furto (tassazione), l'omicidio
(guerra) e la falsificazione (politica monetaria). Ed è proprio così: quando è
lo stato a commettere questi atti, le risultanze sono molto più imponenti e
devastanti.
(di Gary North - “Mises on Money” garynorth@garynorth.com)
Articolo
originale: http://www.lewrockwell.com/north/north275.html
(traduzione di Massimiliano Neri, www.liberanimus.org)
La stampa finanziaria ritorna in
continuazione sul tema dei tassi di d'interesse. La preoccupazione non si
limita ai media di comunicazione finanziari. Il mondo degli investimenti si è
sempre preoccupato dei tassi d'interesse e della loro direzione. Il problema è
che vi è una tale confusione sulle origini del tasso d'interesse che le analisi
presentate sulla stampa sono spesso conflittuali. Raramente i lettori riescono
a spiegare a un principiante ciò che hanno letto e perché questo sia così
importante. I tassi d'interesse sono importanti tanto per l'uomo della strada
quanto per i politici ai livelli più alti, ma quando regna la confusione, come
succede oggi, la gente, nel momento di selezionare gli investimenti, tende a
prendere le decisioni sbagliate, mettendo a rischio i risparmi di una vita.
Ovviamente, andare in pensione con la banca che paga il 7% percento sui
depositi invece dell'1% fa una bella differenza.
Scontare il futuro
Il punto fondamentale del tasso
d'interesse è che rappresenta uno sconto sul futuro. Immaginate di vincere un
premio, la macchina dei sogni della vostra giovinezza. Ai miei tempi era la
Ford Thunderbird del 1957, anche se una 1955 o 1956 sarebbero state un onesto
sostituto. Alcuni avrebbero preferito una Chevrolet Impala del 1958, con i
modelli Bel Airs 1955–57 come alternativa. Dieci anni dopo sarebbe stata una
Ford Mustang rossa. In ogni caso, immaginate di averla vinta. A questo punto vi
viene offerta una scelta: potete riceverla immediatamente o attendere un anno.
Gli organizzatori del concorso vi dicono che non ne farebbero uso, e che
potrebbero utilizzarla solo per fare un check up alle sospensioni. Assumendo
che non vi troviate nella circostanza di essere inviati in Siberia per un anno
a fare ricerca nella tundra, per quale consegna optereste? Vorreste il vostro
premio oggi o domani? La risposta è scontata: oggi. Non avete infatti alcun
motivo per attendere un anno. Tra un anno potreste essere passati all'altro
mondo, oppure volete rivivere la vostra giovinezza prima che sopraggiunga
l'Alzheimer. Potreste anche voler vendere la macchina per impiegare il denaro
in altro modo. Qualunque sia il vostro piano, siete responsabili della vostra
decisione adesso ed è molto meglio disporre dell'attivo ora, dato che non
sappiamo cosa ci porterà il futuro. Tuttavia, potreste essere disposti a
valutare un posticipo della consegna se gli organizzatori vi offrissero in
cambio una compensazione. Ad esempio potrebbero offrirvi 4000 litri di benzina
in cambio dell'attesa di un anno o potrebbero promettervi di pubblicare ogni
mese e per un anno su una rivista a vostra scelta il vostro nome e la vostra
foto (che potreste usare per farvi pubblicità) accanto a quella della macchina.
Il punto è che potreste decidere
di accettare un ritardo nella consegna solo se vi offrono qualcosa di valore,
immediatamente o fra un anno. Per persuadervi devono quindi offrirvi qualcosa
in cambio, in quanto applicate alla macchina, consegnata solo tra un anno, un
certo sconto. Voi sareste d'accordo nel posticipare il godimento dell'auto solo
a fronte di una certa somma. Per essere più corretti, accettereste solo se vi
offrissero più dello sconto che applicate nella vostra rinuncia. La stessa
procedura è estendibile a qualsiasi attivo che possa offrire un beneficio a voi
o ad altri in quel determinato periodo di tempo. Normalmente, la gente discute
l'interesse in relazione al denaro, si dice che l'interesse rappresenta il
prezzo del denaro. Tuttavia, questa nozione è sbagliata; l'interesse
rappresenta lo sconto applicato ad ogni flusso di benefici futuri o, come
dicono gli economisti, flusso di redditi futuri. Persone distinte applicano
tassi di sconto differenti ai flussi di reddito. Alcuni sono orientati più
intensamente al presente, desiderano godere dei beni immediatamente, non
gradiscono aspettare. Si tratta di un atteggiamento comune fra i bambini o
nelle zone urbane più povere. Una persona che volesse prendere a prestito da
costoro sarebbe costretto a offrire un tasso d'interesse più alto perché esse
rinuncino a godere dei propri beni nel presente. Pensate a quanto dovreste
offrire ad un alcolizzato perché rinunci alla sua bottiglia. Altre persone sono
comparativamente più orientate verso il futuro. Sarebbero disposte a rinunciare
al godimento del loro denaro o di altri beni per un terzo del tasso di sconto
che potrebbe pretendere un residente delle periferie meno fortunate. Quante più
persone di questo ultimo tipo sono presenti nella società (una flotta di
parsimoniosi), tanto minore risulterà il tasso d'interesse. La competizione fra
questi soggetti, disposti a prestare i loro beni, contribuisce infatti a
diminuire il tasso d'interesse. Il punto centrale è che tutti noi attualizziamo
il futuro. Per noi un oggetto vale di più se ne possiamo disporne oggi che non
tra un anno. Abbiamo infatti un anno intero per poterne usufruire e pretendiamo
quindi una compensazione per rinunciare a questo godimento.
Una promessa da pagare
Un fattore successivo da
considerare è la serietà di chi contrae il prestito. Torniamo per un momento
alla Thunderbird del 1957 e immaginiamo che vogliate usarla, qualcosa che avete
sognato da quando avevate 15 anni. Gli organizzatori vi chiedono di posporre
questo sogno ancora per un altro anno. In cambio vi promettono 4000 litri di
carburante da ritirare sempre tra un anno. Si tratta di una proposta allettante
ma come potete essere certi che nel frattempo questi non chiudano le loro
attività? Confidate nella storia vogliano fare un check up alle sospensioni?
Suona un poco di truffa. Cosa ne faranno realmente della vostra macchina?
Potrebbe darsi che se la godano per un anno per poi manomettere il
contachilometri a vostra insaputa. Dopo avere attualizzato il valore della
macchina dovete quindi valutare l'affidabilità della persona che vi promette
4000 litri di benzina fra un anno. Occorre valutare il rischio. Una promessa di
pagamento non è la stessa cosa di un pagamento. Vi si chiede di fidarvi di
qualcuno e non disponete di una perfetta preveggenza. Una cosa è scontare il
valore dell'auto, un'altra è valutare la probabilità della consegna. Di
conseguenza decidete di chiedere 4500 litri di carburante fra un anno. A quel
punto gli organizzatori potrebbero accettare o potrebbero optare per
consegnarvi l'auto immediatamente. Il punto è che volete essere compensati
anche per il rischio che dovete sostenere per accettare una promessa di
consegna invece di una consegna reale. In ogni prestito, in aggiunta allo
sconto applicato sia dal prestatario che dal mutuatario, vi è un premio per il
rischio. Lo sconto è applicato al flusso atteso di rendimenti (“quanto
intensamente desidero guidare l'auto durante quest'anno”). Il premio per il
rischio è applicato alla persona che promette (“quanto intensamente
quest'ultimo desidera guidare la mia macchina e quanta esperienza ha nel
manomettere i contachilometri”).
Il valore del denaro
Voi e gli organizzatori dovreste
saggiamente tenere conto anche del valore del denaro. Se vi promettono un
credito di 4500 litri di carburante alla consegna e pensate che la moneta nel
frattempo si deprezzerà un 5%, per voi si tratta senza ombra di dubbio di un
affare. Ma se gli organizzatori la pensano allo stesso modo, dovranno tenere
conto del medesimo fattore. Non mi sto riferendo ad un aumento o diminuzione
del prezzo della benzina. Il mercato dei futures sul petrolio permette alle
persone di bloccarne il prezzo futuro, sia come compratori che come venditori.
Mi riferisco ad un cambio nel valore della moneta. Se pensate che il valore
della moneta aumenterà, state implicitamente prevedendo una deflazione dei
prezzi. A questo punto per voi sarebbe conveniente ricevere una quantità fissa
di moneta equivalente al carburante pattuito. Al contrario, gli organizzatori
sarebbero inclini a fare l'operazione opposta, ipotizzando che anche essi
prevedano un aumento del valore della moneta. D'altra parte, se entrambi prevedete
che i prezzi saliranno (diminuzione del valore della moneta), allora voi
preferirete una compensazione in litri di carburante, mentre gli organizzatori
saranno inclini a promettervi una quantità fissa di moneta per comprare la
benzina.
In conclusione, vi sono tre
componenti:
• uno sconto sul tempo, applicato da entrambe le parti al futuro
• un premio di rischio che il
prestatore applica a chi contrae il prestito e alla sua promessa di consegna
• un premio per l'inflazione o la deflazione che entrambe le parti
applicano al valore della moneta