Collana: I NOSTRI SOLDI, LE NOSTRE FATICHE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

www.SIGNORAGGIO.com

 

 

 

 

 

 

Banca d’Italia,

Banca Centrale Europea,

Federal Reserve:

 

la grande truffa

 

volume 3 di 3

 

 

 

 

 

 

release 0.6

 

 

 

 

Girovagando su Internet e visitando i cosiddetti “Siti Alternativi di Informazione”, si scoprono cose incredibili ! Provate quindi ad inserire, in un qualunque motore di ricerca (www.yahoo.com, www.google.com, www.lycos.it, ecc…) le parole: “SIGNORAGGIO”, “BCE”, “BANCONOTE” e scoprite su cosa camperebbero i Signori Banchieri…

 

 

Il diritto di “signoraggio” è il potere del “signore” di emettere biglietti con un valore nominale ampiamente superiore al valore intrinseco e quindi di ricavare un guadagno dalla sovranità sulla moneta.

Perché debba farlo una Banca PRIVATA è un mistero…


L’EURO e L’USURA.. 3

Banca centrale, inflazione e stato.. 8

Tassi d'interesse in una lezione.. 11

La politica dell’albero dei soldi 15

Comunicato dell’Intesa dei Consumatori 23

Petrolio "Da Sapere". 25

Reddito del Governo USA generato dalla produzione di Penny.. 28

Che cos’è la legge finanziaria?.. 29

Come lo Stato può guadagnare dal signoraggio.. 37

Se non ora, quando?.. 39

Prestiti E Finanziamenti: Come Fanno Le Banche A Prestare Soldi Che Non Hanno.. 41

Il bicchiere in frantumi (…e il latte versato). 42

Ecco lo zio Sam - senza niente addosso - che si pavoneggia per la Cina e per il mondo.. 45

La battaglia inglese alla Costituzione Ue.. 65

Bossi e il cameriere Ciampi 66

La BANCA d'ITALIA non è Pubblica ma Privata, un po' di Storia per capire bene.... 70

Si stava meglio quando si stava peggio?.. 72

L'euro è già esistito!. 74

Unione Monetaria Latina.. 75

L'UNIONE LATINA (1866 - 1926). 76

La quadratura del cerchio.. 79

Guaicaipuro Cuautemoc è un indios che sa far di conto.... 83

Il riflusso bancario per i non-iniziati 84

Abbiamo due Governi 91

In parole povere.. 93


L’EURO e L’USURA

 

(http://www.frontenazionale.it/doc/eurusura.doc)

 

PREMESSA

 

La moneta è un mezzo, creato dall’uomo, per facilitare lo scambio dei beni. Pertanto, la causa della sua esistenza sta nella convenzione, che gli uomini si danno, di accettare un dato simbolo (oro, argento, metallo, cartaceo, ecc.) quale strumento per gli scambi dei beni prodotti. Se la causa è la convenzione e l’effetto è la funzione di misurare il valore dei beni, quando viene meno l’accettazione (e cioè la convenzione) la moneta perde anche la sua funzione e cessa quindi di essere tale. I simboli monetari, nel momento in cui la collettività, accettandoli, li fa circolare, acquistano anche il loro valore incorporato, così che insieme alla loro funzione di misura del valore (posseduta al momento dell’emissione)  assumono, con la circolazione, anche la qualità di valore della misura. E’ quello che il prof. Auriti, nella sua teoria della moneta, chiama valore indotto, incorporato nel simbolo monetario, vale a dire il suo potere d’acquisto.  Ne consegue che la moneta diventa un bene reale, oggetto pertanto di diritto di proprietà da parte di chi ne è il portatore: la collettività. Per meglio chiarire il concetto, facciamo un esempio. Immaginiamo che un tipografo, chiuso in una cella dove sta scontando una pena, proceda alla stampa di una certa quantità di simboli monetari in vari tagli. Certamente, nel chiuso della cella, il valore incorporato in tali simboli, salvo il costo tipografico, è pari a zero. Immaginiamo, inoltre, che lo stesso tipografo, una volta scontata la pena, ritorni al suo paesetto e distribuisca ai compaesani la moneta stampata in carcere, da usare come mezzo per facilitare lo scambio dei beni che la comunità produce. Se i paesani faranno circolare la moneta avuta dal tipografo, accadrà che i simboli monetari assumeranno il valore stampato su ognuno di loro, passando quindi da un valore pari a zero (quando erano fermi nelle mani del tipografo) a quello acquisito con la circolazione accettata, e quindi voluta, dalla comunità. Inoltre, ciascun paesano sarà proprietario del valore incorporato nei simboli monetari di cui è portatore, perché lo ha determinato, accettandolo come strumento per lo scambio dei beni.

 

MAASTRICHT e L’EURO        

 

Può l’Europa di Maastricht essere considerata un nuovo Stato unitario? O piuttosto essa è solo l’espressione di una “Superfinanza” che vuole controllare le economie dei popoli europei ed incrementare i suoi profitti? Non è forse vero che l’Unione europea e la moneta unica sono stati imposti agli italiani, quasi in sordina, da trattati sottoscritti da politici imbelli o corrotti e venduti, senza l’ombra di alcun dibattito e senza alcuna manifestazione di voto? Le risposte a queste domande ci rivelano come, attraverso il trattato di Maastricht, sia stato possibile trasferire, in modo subdolo, il potere sovrano dei popoli europei ad un’Entità virtuale, che decide per loro attraverso euroburocrati non eletti, liberi da controlli e responsabilità, scelti da poteri finanziari sovranazionali. Un trattato diretto a realizzare un governo europeo centralizzato, sul quale tali poteri possono più facilmente esercitare la loro egemonia e la loro pressione, lontano dal controllo elettorale dei popoli. Un mezzo per completare la trama (programmata in tre secoli di storia dai gruppi giudaico-massonici, che controllano la finanza mondiale e che guidano l’azione politica esplicata da governi corrotti di popoli ignari) tesa ad imporre, attraverso la globalizzazione della finanza, un Governo Mondiale, un Pensiero Unico, un Mercato Unico, una Moneta Unica.  Fra gli effetti immediati, quello che maggiormente, al momento, influenza negativamente la vita dei popoli europei è la perdita della sovranità monetaria a favore della Banca Centrale Europea (una sorta di Federazione delle Banche centrali nazionali, avente natura meramente privatistica): una struttura politicamente irresponsabile, libera da vincoli e controlli, indipendente dai governi e dai parlamenti. A tale istituzione è stata devoluta la gestione della moneta e della politica monetaria, dalla quale dipendono le politiche fiscali ed economiche dei paesi dell’UE e per la quale sono richiesti vincoli di bilancio insostenibili, tagli sulle spese sociali, limitazioni ai diritti dei lavoratori. Una politica monetaria centralizzata la di cui imposizione accentua, sia le differenze esistenti all’interno dell’Unione - come quelle delle infrastrutture, delle legislazioni sul lavoro, dei sistemi pensionistici, dell’assistenza sociale, ecc. - sia gli scontri fra gli Stati, per la supremazia politica ed economica.  La presunta unione delle economie per mezzo dell’Euro, totem innalzato per omologare il pensiero dei popoli europei e rafforzare il centralismo economico - a tutto vantaggio dei poteri forti – si sta rivelando non solo una truffa, ma anche un processo dannoso. Una truffa, perché destinata a produrre vantaggi soltanto per le grandi aziende, che usufruiranno di forme ambigue e mascherate di protezionismo, a danno delle piccole imprese, specie se agricole, alimentari ed artigianali. Un danno, perché i lavoratori subiranno il costo del calo occupazionale e i consumatori patiranno tutti gli svantaggi della globalizzazione. In presenza di tali prospettive - considerato che una moneta è non solo l’incarnazione di un’economia omogenea, ma anche l’espressione della fiducia riposta in chi la emette (uno Stato riconosciuto) - può l’euro, un’unità di conto imposta per conseguire i fini speculativi del trattato di Maastricht, essere considerata una moneta? La risposta non può essere che una: L’EURO NON E’ UNA VERA MONETA!

 

L’USURA

 

Le Banche centrali nazionali aderenti all’Eurosistema - termine usato per designare la BCE e le BCN, aderenti al SEBC, che hanno adottato l’euro - su autorizzazione della BCE, prestano agli Stati ed alle Banche ordinarie (quindi all’intero sistema economico) la moneta (l’EURO) creata dal nulla (cioè senza una corrispondente copertura), richiedendo non solo il pagamento degli interessi, ma anche la restituzione del valore che l’EURO medesimo ha acquistato per effetto della sua circolazione (ricordiamo che i simboli monetari entrati in circolazione, al momento dell’emissione, non avevano alcun valore, essendo stati creati dal nulla). I simboli monetari, invero, hanno incorporato il loro valore nominale, il loro potere d’acquisto, soltanto quando i popoli ne hanno accettato la circolazione (peraltro, nel caso dell’Euro si dovrebbe parlare di “accettazione imposta” e non di libera autodeterminazione di volontà).

In sostanza, si pratica l’USURA!

Le vittime sono i cittadini che necessitano di finanziamenti e quindi le strutture economiche degli Stati.

L’usuraio è l’EUROSISTEMA, che appare come una federazione di società per azioni le cui deliberazioni sono adottate dagli organi decisionali della BCE. Ad essa (cioè ad un “privato”, espressione di poteri finanziari sovranazionali) gli Stati membri hanno trasferito la propria sovranità monetaria e di conseguenza il controllo della politica economico-sociale delle nazioni. Va inoltre considerato che, dal punto di vista contabile, la BCE risulta debitrice della moneta emessa, per tutto il tempo della sua circolazione; rappresentando pertanto un debito, tale moneta viene inserita fra le poste passive. Allora, perché percepisce interessi su di essa, pur essendo un debitore? Gli interessi non devono essere corrisposti al creditore, cioè al proprietario? E se la BCE non è il creditore (proprietario) chi può assumere tale veste se non gli Stati e cioè i popoli? Ne consegue che la BCE, essendo debitrice della moneta emessa, ne trae un utile non giustificabile, perché i veri creditori, cioè i proprietari, sono i popoli europei. Se poi si voglia assumere che la BCE è proprietaria della moneta emessa, anche prima del momento in cui la pone in circolazione (assurdo logico ed etico, in base al quale il valore della moneta non sarebbe l’effetto di una convenzione, bensì l’espressione della volontà totalitaria imposta da una struttura privata, direttamente dipendente dai gruppi di potere della finanza sovranazionale) si deve anche convenire che la medesima commette un illecito contabile allorquando la pone in bilancio fra le poste passive.

In sintesi, la Banca centrale nel mentre che iscrive al passivo del proprio bilancio i biglietti di banca emessi (anche se essi non rappresentano una perdita, perché la moneta, essendo l’unità di misura del valore dei beni, ha sempre e soltanto valore convenzionale, mai creditizio) addebita gli stessi, invece di accreditarli, ai popoli che, accettandoli, ne determinano il potere di acquisto. Un maledetto imbroglio che realizza un sistema usuraio, sia perché la Banca centrale, quando “presta” denaro, si arroga un diritto di proprietà, che non ha, su tutta la moneta circolante; sia perché i cittadini, da proprietari, diventano debitori della moneta che essi stessi creano. Da proprietari, e quindi creditori, a debitori: ecco l’Usura praticata dal sistema delle Banche centrali che, allorquando prestano, invece di accreditare, il danaro stampato, ne caricano il costo del 200%.     

 

ANOMALIA DEL SISTEMA

 

Il sistema monetario adottato, per volontà di una Superfinanza apolide, comporta che uno Stato (e quindi un popolo) per pagare gli interessi dovuti, è costretto a farsi prestare altro denaro, alimentando il debito pubblico ed impoverendo l’economia nazionale. L’anomalia del sistema sta nel fatto che, vivendo in regime di corso forzoso e quindi di inconvertibilità della moneta, non c’è alcuna ragione che possa giustificare la richiesta dello Stato, ad un istituto bancario, di un prestito oneroso di banconote (semplici supporti cartacei) create dal nulla e prive di ogni valore intrinseco. E’ un comportamento che serve soltanto a determinare il trasferimento della sovranità monetaria e del governo della politica monetaria, nelle mani di un’entità privata - lontana dai bisogni e dalle aspirazioni dei singoli cittadini - che persegue esclusivamente i suoi scopi di lucro.

Trattasi oltretutto di una politica monetaria attualmente sempre più indirizzata verso una provocata rarità della moneta in circolazione, che viene giustificata dallo spauracchio dell’inflazione: fenomeno peraltro possibile solo in un regime di piena occupazione dei fattori produttivi (il che oggi non si verifica). E se tendenze inflazionistiche sono rilevate o temute, la causa va ricercata nell’aumento della velocità di circolazione della moneta, artificiosamente provocata dagli spostamenti di danaro virtuale, in tempo reale, operati dal sistema bancario-finanziario. Avviene, infatti, che la “Superfinanza” mentre da un lato lucra, attraverso tali trasferimenti, la moneta reale che incamera dagli Stati, per i debiti che gli stessi sono costretti a contrarre con la Federazione delle Banche centrali (a causa della contrazione del medio circolante imposta) dall’altro, incrementa la velocità di circolazione di moneta virtuale, alimentando le tendenze inflazionistiche.

Il che comporta, tornando al nostro paese (senza escludere che il fenomeno è esteso a tutti gli altri paesi, specie quelli c.d. in via di sviluppo o sottosviluppati) un debito pubblico superiore al reddito prodotto e un ammontare di interessi passivi superiore all’aumento annuo del reddito nazionale. La conseguenza è che lo Stato, strozzato da questa usura di un potere finanziario apolide, è impossibilitato a programmare e ad attuare serie ed autonome politiche economiche, fiscali e sociali. 

 

UN POTERE ASSOLUTO

 

Il potere monetario della Banca centrale europea e di quelle nazionali annulla o rende inefficaci i poteri sovrani dei popoli aderenti al SEBEC e rende manifesto il disegno di attuare un sistema assolutista. Dove il potere assoluto non appartiene ad un Re o ad una Casta ben personificata ed individuata, contro i quali i popoli oppressi possono sollevarsi; appartiene, invece, ad un’Entità virtuale sovranazionale, espressione dell’azione continua e penetrante di non più tanto occulti poteri finanziari che, lentamente, ma progressivamente, stanno espropriando i popoli europei non solo dei loro poteri sovrani, ma soprattutto del loro diritto ad esistere.

Con l’istituzione dell’euro, il progetto assolutista è quasi completato.  L’abdicazione della politica monetaria a favore della Banca centrale d’Italia, comportante la soggezione del potere politico a quello monetario, ha prodotto nel corso del tempo non pochi danni all’economia del paese. Basti pensare alla tempesta valutaria del settembre del 1992, quando l’allora Governatore (Ciampi?) bruciò 100.000 miliardi di lire (chissà se il fatto può essere correlato ad una certa crociera sul panfilo “Britannia” al largo di Civitavecchia, in quello stesso anno) senza dover rispondere ad alcuno delle proprie decisioni. La non controllabilità e la non responsabilità della Banca d’Italia, un ente privato comunque italiano, sono oggi prerogative di un ente privato sovranazionale, la BCE, priva di ogni riferimento con i popoli assoggettati al suo potere monetario ed i cui organi istituzionali sono autonomi ed indipendenti dagli organi rappresentativi degli Stati che formano il SEBEC.

L’art.105 del trattato di Maastricht, infatti, prevede che “la BCE ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della Comunità.”, e l’art.107 aggiunge che “nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti loro attribuiti… né la BCE, né una BCN, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai governi degli Stati membri, né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari, nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.” Ancora, all’art.108 A.1, si legge che “ la decisione (della BCE, n.d.r.) è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati”. Un vero e proprio potere assoluto, in materia di politica monetaria, nelle mani della BCE che, giova ripetere, è un Ente privato sovranazionale, espressione del totalitarismo della grande finanza. Qualcuno si chiederà: ma norme di tale portata non sono in contrasto con i principi contenuti nella prima parte della costituzione italiana, specie con quello sancito dall’Art.1, dove si afferma che la sovranità appartiene al popolo? E quindi anche quella monetaria?

I camerieri dei banchieri, i nostri governanti, già hanno ricevuto l’ordine di provvedere alle opportune modifiche costituzionali, non solo per sanare il pregresso, ma anche per evitare l’insorgere di possibili conflitti d’ordine costituzionale. Un primo passo, abbastanza decisivo, già l’hanno fatto con la riforma costituzionale dell’art.117, della quale è stato pubblicizzato soltanto l’aspetto relativo alla c.d. devoluzione di poteri a regioni ed enti locali. E’ stato invece occultato l’altro aspetto, ben più importante, contenuto nell’articolo modificato, tendente a costituzionalizzare la perdita della sovranità monetaria da parte del popolo, laddove è stato fatto approvare, con l’inganno, che: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto…dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.”

Sarà dovere di ogni buon cittadino, porre maggiore attenzione alle proposte di modifiche costituzionali che da ora in poi verranno avanzate e predisporre le azioni necessarie per la difesa dei poteri sovrani espropriati al popolo, davanti all’unico organo costituzionale che, al momento, non sembra abbia già un “padrone” e una divisa di “cameriere”: la Corte Costituzionale.

 

UN NUOVO TIPO DI MONETA

 

La nostra natura nazionalpopolare e rivoluzionaria può, in alternativa al sistema monetario in uso - adottando i principi salienti della teoria del prof. Auriti e di quelle di C.H.Douglas, Gesell e Avigliano, sotto l’indirizzo spirituale del pensiero di Erza Pound - prospettare e proporre una nuova concezione dell’economia. Una concezione del tutto etica che, nella sua concretizzazione, affida allo Stato il compito di provvedere a stampare (o a far stampare) le banconote, senza dover ricorrere a prestiti presso istituti privati - quali sono le Banche centrali nazionali o la Banca centrale europea - e di commisurare gli incrementi monetari, di volta in volta ritenuti necessari, allo sviluppo economico; senza dover pagare un interesse usuraio del 200% sugli incrementi stabiliti, e regolare gli stessi incrementi soltanto in ragione del costo di produzione dei beni reali.

Ciò comporterebbe la possibilità d’istituire un “reddito di cittadinanza”, determinato dalle somme date in prestito senza interesse - direttamente dallo Stato, che provvede a stampare la moneta - agli operatori economici e restituite dagli stessi al termine del ciclo produttivo. Tali somme andrebbero a costituire un nuovo reddito patrimoniale attinente allo status di cittadino, evitando sia la nascita e lo sviluppo del “sottoconsumo”, provocato dalla penuria del danaro necessario per acquistare i beni prodotti, sia la formazione e l’incremento di onerose scorte di magazzino. In altri termini, se lo Stato creasse direttamente la moneta necessaria per perseguire i suoi scopi e la mettesse in circolazione per svolgere la propria funzione di strumento dello scambio e quindi di misura del valore dei beni, al limite non sarebbe neppure necessario ricorrere all’imposizione fiscale, attualmente necessaria per restituire il presunto debito, contratto con il sistema delle banche centrali. Lo Stato potrebbe mettere in circolazione la moneta necessaria per acquistare i beni che il sistema economico nazionale produce o potrebbe produrre, senza dover subire le arbitrarie espansioni o contrazioni di moneta, operate dalla Banca centrale, che impone una propria politica monetaria.

Per evitare quindi che la finanza sovranazionale faccia oscillare arbitrariamente il volume della moneta, determinando un’instabilità di mercato, sulla quale lucra con maggiore facilità, lo Stato deve assumersi, direttamente, il compito di tenere costante il rapporto tra il volume totale del circolante e quello dei beni reali prodotti. Nel medio tempo, per permettere allo Stato di riappropriarsi in parte della potestà monetaria, potrebbe essere sostenuto, da parte nostra, il suggerimento, dato dal Santoro, di intervenire con manovre dirette a trasformare in moneta i “titoli di stato” in scadenza, onde permettere allo Stato di indirizzare i risparmi dei cittadini verso fini produttivi.  

 

CONCLUSIONI

 

Le centrali finanziarie sovranazionali, nel corso del XIX e del XX secolo, hanno gradatamente conquistato posizioni di dominio su dimensioni mondiali, attraverso il fenomeno della c.d. globalizzazione. Aiutati in ciò da una schiera di servitori aventi il compito di mistificare la realtà naturale e di trasformare la società, iniettando nella mente e nel cuore di ogni individuo – attraverso il mito di una falsa democrazia – la convinzione di essere libero. I singoli uomini ed i popoli sono diventati inconsapevoli schiavi, costantemente controllati, attraverso l’imposizione di una politica monetaria, orientata ad assicurare esclusivamente il beneficio di un sistema finanziario-bancario globalizzato. Fra gli effetti della globalizzazione, vi è quello di un aumento della liquidità monetaria: una liquidità, però, fittizia e virtuale che ha determinato una moltiplicazione della moneta altrettanto fittizia e virtuale. Trattasi di un volume di danaro non reale, accaparrato dalla finanza globalizzata, che sposta enormi capitali (virtuali) da un punto all’altro del globo, incurante delle gravi crisi economiche che produce, purché risultino massimizzati la sua speculazione ed il suo profitto. All’opposto, l’altro effetto che vede gli Stati (i popoli) occidentali versare in un economia stagnante - dovuta alla scarsità di moneta, provocata dall’accaparramento delle centrali finanziarie - e gli Stati (i popoli) del terzo mondo che soffrono la fame, non per mancanza di derrate alimentari, ma per mancanza della moneta occorrente per il loro acquisto.

E’ necessario che gli Stati riconquistino la sovranità monetaria perduta ed emettano direttamente la moneta necessaria per soddisfare le esigenze dei popoli: una moneta di Stato, una moneta di Popolo.

Se il sistema monetario usuraio è la causa delle ingiustizie che subiscono i popoli del pianeta, la lotta a chi controlla tale sistema è il dovere principe di un movimento nazionalpopolare e rivoluzionario.

 

Articolo riprodotto su: www.signoraggio.com


Banca centrale, inflazione e stato

(Fabio Gardel  05/01/2004)

 

Non c'è forse prova più evidente di quanto i governi dei paesi cosiddetti liberaldemocratici siano diventati potenti del fatto che i cittadini di tali paesi tacciano inebetiti mentre i loro governi compiono atti che manderebbero la gente in prigione. Ad esempio il governo USA può attaccare paesi stranieri e chiamare sinistramente, nella lingua di legno degli statalisti, la strage di civili innocenti “danno collaterale”. Nella nostra epoca lo stato può attaccare impunemente la proprietà di chiunque e tuttavia creare una differenza ideologica tra questa confisca e il furto criminale. Le operazioni del Warfare-Welfare State sono finanziate attraverso il sistema della banca centrale nazionale. La banca centrale ha il potere di determinare la politica monetaria ed è la depositaria dell'autorità legale a espandere o contrarre la massa monetaria in circolazione. Allo stesso modo in cui i cittadini ignorano il furto e l'omicidio quando commessi dallo stato, così tacciono quando è lo stato a intraprendere la falsificazione della moneta attraverso l'azione della banca centrale. Ci sono poche istituzioni in una nazione più influenti di una banca centrale e niente di più importante in una economia del mezzo di scambio, la moneta. Cos'altro permette al governo di accumulare debiti enormi che a loro volta rendono possibile l'espansione del Leviatano? Quale altra variabile economica ha effetti causali maggiori sulla vita e sull'attività economica? Naturalmente è comprensibile perché la gente e la quasi totalità dei politici lasci la questione nella mani della banca centrale e del tesoro.

 

La politica monetaria difficilmente può diventare un tema caldo di discussione mediatica: meglio concentrarsi sui benèfici Organismi Geneticamente Modificati o su una irrilevante modifica di un articolo del delirante Statuto dei Lavoratori. I tassi di cambio flottanti raramente scaldano il sangue delle masse da cui dipende la rielezione e tutti i temi che riguardano la moneta e la banca centrale sembrano troppo complessi perché le folle possano capirli. Le discussioni di politica monetaria implicano il maneggio di termini come tassi di cambio, swap, tasso di sconto, curva dei tassi, arbitraggi, M1, M2, M3, MZM, velocità di circolazione, equazione di Fischer, parità di potere d'acquisto: termini che non finiranno mai nel lessico del cittadino medio. Sebbene la terminologia tecnica e i complessi dettagli della teoria e della politica monetaria siano mediamente inaccessibili, il processo base che impegna la banca centrale nel condurre la politica monetaria è relativamente semplice. Tutte le statistiche dettagliate, le relazioni dei governatori e i modelli matematici oscurano l'essenza della funzione di una banca centrale. Sono tre gli strumenti usati principalmente da una banca centrale per “gestire” la politica monetaria: la fissazione della riserva minima per le banche commerciali, la fissazione del tasso di sconto a cui queste prendono in prestito dalla banca centrale e le operazioni a mercato aperto. Al momento lo strumento più utilizzato è il terzo.

 

L'esame del funzionamento di questo strumento mostra l'antieconomicità generale e la perniciosità sociale del nostro sistema monopolistico di valute per decreto inconvertibili. Allo scopo di implementare la sua politica monetaria la banca centrale cerca di controllare l'offerta di moneta nell'economia. Come? Alzando e abbassando il tasso di sconto. Il Consiglio del Federal Reserve System (la FED, la banca centrale statunitense), ad esempio, attraverso le operazioni condotte sul mercato delle obbligazioni governative dal suo Federal Open Market Committee (FOMC) cerca di “creare” questo tasso, che è il tasso al quale le banche si prestano fondi l'un l'altra overnight per onorare i propri requisiti di riserva ed evitare di essere sanzionate (Se le banche centrali si limitassero a fissare questo tasso senza operare sul mercato aperto, la risultanza sarebbe quella di creare le classiche conseguenze di qualsiasi fissazione legale dei prezzi, e cioè accaparramenti e carenze, in questo caso di fondi a prestito. Spero qualcuno ricordi le immortali pagine di Alessandro Manzoni sulle conseguenze nella Milano dei suoi Promessi della fissazione per decreto del prezzo della farina). Essendo i requisiti di riserva statutari, ogni azione che la FED intraprende nel restringere o allentare i requisiti di riserva influenza il tasso a breve da essa praticato. Come fa la FED a comprare il debito emesso dallo stato per condurre queste arzigogolate operazioni? Crea, con il permesso della “legge”, moneta dal nulla! Quando con essa il FOMC compra debito governativo o lo vende meno rapidamente si ha una politica monetaria espansiva. Quando fa l'opposto, vendendo debito governativo o comprandolo meno rapidamente, si ha una politica monetaria restrittiva. Con una interessante operazione semantica, la creazione di denaro dal nulla operata da un privato cittadino e detta falsificazione diventa, nel gergo statalista dei banchieri centrali, degli economisti e dei giornalisti di regime, “politica monetaria espansiva”, se operata dalla banca centrale. Tutti noi vorremmo poter operare la nostra personalissima “politica monetaria espansiva”. Tra parentesi le banche centrali, sebbene diverse nei loro statuti, sono generalmente di proprietà di banche private: esistono quindi nel nostro mondo dei privati cittadini che possono attuare politiche monetarie espansive private. Compito per casa: scoprire chi sono e quali fini perseguono con le loro politiche monetarie espansive. La giustificazione che i governi offrono per il loro immischiarsi nell'offerta monetaria è di nuovo qualcosa di cui il cittadino medio sente parlare sui giornali: iniettare liquidità nel sistema, calmierare i prezzi, stimolare l'economia, raffreddare una economia surriscaldata, ecc. (Non posso continuare con gli esempi di gergo giornalistico perché mi fanno l'effetto dell'altalena, dopo tre swing ho il voltastomaco).

 

Sebbene queste giustificazioni possano presentare una qualche sorta di ingannevole ragionevolezza, esse ignorano costantemente il più grande e mai ammesso beneficio che la banca centrale offre al governo: essa gli permette di spendere impunemente fino a portarsi al limite della bancarotta o dell'iperinflazione (questa è la ragione per cui gli stati USA hanno solo deficit temporanei e limitati al contrario del deficit federale che ha superato i settemila miliardi di dollari). Inoltre, ogni aggiunta marginale di unità di moneta beneficia i debitori a spese dei creditori. Questa inflazione permette ai governi di ridurre il pagamento degli interessi reali sul debito. I “difensori di una inflazione moderata” invocano la banca centrale perché gli fornisca la panacea economica: una relativa stabilità dei prezzi e lo stimolo per la crescita economica. In una economia libera a moneta aurea e senza banca centrale, alla crescita della produttività corrisponde un discesa dei prezzi dei beni e dei servizi. Storicamente, sotto il gold standard, si è avuta nel XIX sec. una deflazione dei prezzi benigna e naturale. Ecco quindi che la supposta relativa stabilità di prezzi in un regime di moderata inflazione depriva i consumatori dei più alti standard di vita ottenibili tramite il progresso tecnologico e l'integrazione internazionale dei mercati.

 

Non soltanto il valore della moneta dovrebbe essere lasciato fluttuare nel mercato esattamente come quello di ogni altro bene, ma la regolazione governativa del livello dei prezzi è molto più apparente che reale. Una analisi dettagliata di come le istituzioni governative determinino indici come il Consumer Price Index (CPI) o il Producer Price Index (PPI), escludendone sistematicamente tutte le variabili che potrebbero rivelare una misura attendibile dell'inflazione dei prezzi, rivela la natura fraudolenta della manipolazione monetaria. Storicamente da quando la FED è nata nel 1913 il dollaro ha perso il 96% del suo valore: certamente una bella difesa del potere d'acquisto della moneta attuato dalla banca centrale. Tuttavia il trafficare con il debito di stato e la distruzione del potere d'acquisto della moneta non sono il più grave dei problemi creati dalla banca centrale. Si noti che la conduzione di una “politica monetaria espansiva” ad altro non si riduce che a far apparire credito dal nulla, ovverosia a far apparire credito non derivante dal risparmio di qualcuno. Come potrebbe questo non creare distorsioni massive nella struttura degli investimenti? I metodi che la banca centrale usa per azionare la pompa monetaria creano un aumento del credito; riducendo il tasso di interesse una politica monetaria espansiva rende più conveniente il prendere denaro in prestito. Questo è il modo in cui una politica monetaria espansiva dovrebbe stimolare l'economia. Ma questa infusione di liquidità riesce a creare vera ricchezza? Se si abbassa artificialmente il tasso di interesse, più gente prenderà a prestito. In particolare alcuni consumatori e imprenditori si avventureranno in progetti impraticabili che un più alto (naturale) tasso di interesse avrebbe sconsigliato. La teoria austriaca del ciclo economico tratta in dettaglio questo fenomeno; senza avventurarci nella discussione particolareggiata della teoria, ci basta fare appello all'intuizione del lettore che l'avventurarsi in progetti imprenditoriali dubbi reso possibile da tassi di interesse artificialmente bassi non può che concludersi in un disastro. Sebbene inizialmente ci possa essere una fase di euforia quando il credito viene artificialmente espanso, presto o tardi le determinanti economiche fondamentali (il tasso di risparmio, le preferenze temporali dei consumatori, ecc.) mostreranno la non economicità di tante iniziative imprenditoriali. La complessità del sistema monetario riesce solo ad offuscare la natura criminale del nostro sistema monetario. Sebbene l'economia di regime insegni che l'inflazione è un aumento del livello dei prezzi evidenziato da un aumento di indici di dubbia attendibilità, l'inflazione dei prezzi è il risultato dell'inflazione monetaria. La falsificazione della moneta è un reato per una buona ragione. Essa mina il valore della moneta ed è del tutto equiparabile ad un furto.

 

Come nel caso del furto e dell'omicidio, tuttavia, lo stato sembra credere che le regole che valgono per i cittadini non valgano per esso. Qualcuno protesterà che la situazione è diversa quando è il governo che promuove il furto (tassazione), l'omicidio (guerra) e la falsificazione (politica monetaria). Ed è proprio così: quando è lo stato a commettere questi atti, le risultanze sono molto più imponenti e devastanti.

 


Tassi d'interesse in una lezione

(di Gary North - “Mises on Money” garynorth@garynorth.com)

 Articolo originale: http://www.lewrockwell.com/north/north275.html

(traduzione di Massimiliano Neri, www.liberanimus.org)

 

La stampa finanziaria ritorna in continuazione sul tema dei tassi di d'interesse. La preoccupazione non si limita ai media di comunicazione finanziari. Il mondo degli investimenti si è sempre preoccupato dei tassi d'interesse e della loro direzione. Il problema è che vi è una tale confusione sulle origini del tasso d'interesse che le analisi presentate sulla stampa sono spesso conflittuali. Raramente i lettori riescono a spiegare a un principiante ciò che hanno letto e perché questo sia così importante. I tassi d'interesse sono importanti tanto per l'uomo della strada quanto per i politici ai livelli più alti, ma quando regna la confusione, come succede oggi, la gente, nel momento di selezionare gli investimenti, tende a prendere le decisioni sbagliate, mettendo a rischio i risparmi di una vita. Ovviamente, andare in pensione con la banca che paga il 7% percento sui depositi invece dell'1% fa una bella differenza.

 

Scontare il futuro

Il punto fondamentale del tasso d'interesse è che rappresenta uno sconto sul futuro. Immaginate di vincere un premio, la macchina dei sogni della vostra giovinezza. Ai miei tempi era la Ford Thunderbird del 1957, anche se una 1955 o 1956 sarebbero state un onesto sostituto. Alcuni avrebbero preferito una Chevrolet Impala del 1958, con i modelli Bel Airs 1955–57 come alternativa. Dieci anni dopo sarebbe stata una Ford Mustang rossa. In ogni caso, immaginate di averla vinta. A questo punto vi viene offerta una scelta: potete riceverla immediatamente o attendere un anno. Gli organizzatori del concorso vi dicono che non ne farebbero uso, e che potrebbero utilizzarla solo per fare un check up alle sospensioni. Assumendo che non vi troviate nella circostanza di essere inviati in Siberia per un anno a fare ricerca nella tundra, per quale consegna optereste? Vorreste il vostro premio oggi o domani? La risposta è scontata: oggi. Non avete infatti alcun motivo per attendere un anno. Tra un anno potreste essere passati all'altro mondo, oppure volete rivivere la vostra giovinezza prima che sopraggiunga l'Alzheimer. Potreste anche voler vendere la macchina per impiegare il denaro in altro modo. Qualunque sia il vostro piano, siete responsabili della vostra decisione adesso ed è molto meglio disporre dell'attivo ora, dato che non sappiamo cosa ci porterà il futuro. Tuttavia, potreste essere disposti a valutare un posticipo della consegna se gli organizzatori vi offrissero in cambio una compensazione. Ad esempio potrebbero offrirvi 4000 litri di benzina in cambio dell'attesa di un anno o potrebbero promettervi di pubblicare ogni mese e per un anno su una rivista a vostra scelta il vostro nome e la vostra foto (che potreste usare per farvi pubblicità) accanto a quella della macchina.

 

Il punto è che potreste decidere di accettare un ritardo nella consegna solo se vi offrono qualcosa di valore, immediatamente o fra un anno. Per persuadervi devono quindi offrirvi qualcosa in cambio, in quanto applicate alla macchina, consegnata solo tra un anno, un certo sconto. Voi sareste d'accordo nel posticipare il godimento dell'auto solo a fronte di una certa somma. Per essere più corretti, accettereste solo se vi offrissero più dello sconto che applicate nella vostra rinuncia. La stessa procedura è estendibile a qualsiasi attivo che possa offrire un beneficio a voi o ad altri in quel determinato periodo di tempo. Normalmente, la gente discute l'interesse in relazione al denaro, si dice che l'interesse rappresenta il prezzo del denaro. Tuttavia, questa nozione è sbagliata; l'interesse rappresenta lo sconto applicato ad ogni flusso di benefici futuri o, come dicono gli economisti, flusso di redditi futuri. Persone distinte applicano tassi di sconto differenti ai flussi di reddito. Alcuni sono orientati più intensamente al presente, desiderano godere dei beni immediatamente, non gradiscono aspettare. Si tratta di un atteggiamento comune fra i bambini o nelle zone urbane più povere. Una persona che volesse prendere a prestito da costoro sarebbe costretto a offrire un tasso d'interesse più alto perché esse rinuncino a godere dei propri beni nel presente. Pensate a quanto dovreste offrire ad un alcolizzato perché rinunci alla sua bottiglia. Altre persone sono comparativamente più orientate verso il futuro. Sarebbero disposte a rinunciare al godimento del loro denaro o di altri beni per un terzo del tasso di sconto che potrebbe pretendere un residente delle periferie meno fortunate. Quante più persone di questo ultimo tipo sono presenti nella società (una flotta di parsimoniosi), tanto minore risulterà il tasso d'interesse. La competizione fra questi soggetti, disposti a prestare i loro beni, contribuisce infatti a diminuire il tasso d'interesse. Il punto centrale è che tutti noi attualizziamo il futuro. Per noi un oggetto vale di più se ne possiamo disporne oggi che non tra un anno. Abbiamo infatti un anno intero per poterne usufruire e pretendiamo quindi una compensazione per rinunciare a questo godimento.

 

Una promessa da pagare

Un fattore successivo da considerare è la serietà di chi contrae il prestito. Torniamo per un momento alla Thunderbird del 1957 e immaginiamo che vogliate usarla, qualcosa che avete sognato da quando avevate 15 anni. Gli organizzatori vi chiedono di posporre questo sogno ancora per un altro anno. In cambio vi promettono 4000 litri di carburante da ritirare sempre tra un anno. Si tratta di una proposta allettante ma come potete essere certi che nel frattempo questi non chiudano le loro attività? Confidate nella storia vogliano fare un check up alle sospensioni? Suona un poco di truffa. Cosa ne faranno realmente della vostra macchina? Potrebbe darsi che se la godano per un anno per poi manomettere il contachilometri a vostra insaputa. Dopo avere attualizzato il valore della macchina dovete quindi valutare l'affidabilità della persona che vi promette 4000 litri di benzina fra un anno. Occorre valutare il rischio. Una promessa di pagamento non è la stessa cosa di un pagamento. Vi si chiede di fidarvi di qualcuno e non disponete di una perfetta preveggenza. Una cosa è scontare il valore dell'auto, un'altra è valutare la probabilità della consegna. Di conseguenza decidete di chiedere 4500 litri di carburante fra un anno. A quel punto gli organizzatori potrebbero accettare o potrebbero optare per consegnarvi l'auto immediatamente. Il punto è che volete essere compensati anche per il rischio che dovete sostenere per accettare una promessa di consegna invece di una consegna reale. In ogni prestito, in aggiunta allo sconto applicato sia dal prestatario che dal mutuatario, vi è un premio per il rischio. Lo sconto è applicato al flusso atteso di rendimenti (“quanto intensamente desidero guidare l'auto durante quest'anno”). Il premio per il rischio è applicato alla persona che promette (“quanto intensamente quest'ultimo desidera guidare la mia macchina e quanta esperienza ha nel manomettere i contachilometri”).

 

Il valore del denaro

Voi e gli organizzatori dovreste saggiamente tenere conto anche del valore del denaro. Se vi promettono un credito di 4500 litri di carburante alla consegna e pensate che la moneta nel frattempo si deprezzerà un 5%, per voi si tratta senza ombra di dubbio di un affare. Ma se gli organizzatori la pensano allo stesso modo, dovranno tenere conto del medesimo fattore. Non mi sto riferendo ad un aumento o diminuzione del prezzo della benzina. Il mercato dei futures sul petrolio permette alle persone di bloccarne il prezzo futuro, sia come compratori che come venditori. Mi riferisco ad un cambio nel valore della moneta. Se pensate che il valore della moneta aumenterà, state implicitamente prevedendo una deflazione dei prezzi. A questo punto per voi sarebbe conveniente ricevere una quantità fissa di moneta equivalente al carburante pattuito. Al contrario, gli organizzatori sarebbero inclini a fare l'operazione opposta, ipotizzando che anche essi prevedano un aumento del valore della moneta. D'altra parte, se entrambi prevedete che i prezzi saliranno (diminuzione del valore della moneta), allora voi preferirete una compensazione in litri di carburante, mentre gli organizzatori saranno inclini a promettervi una quantità fissa di moneta per comprare la benzina.

In conclusione, vi sono tre componenti:

  uno sconto sul tempo, applicato da entrambe le parti al futuro

• un premio di rischio che il prestatore applica a chi contrae il prestito e alla sua promessa di consegna

  un premio per l'inflazione o la deflazione che entrambe le parti applicano al valore della moneta

 

I buoni del Tesoro

E' arrivato il momento di abbandonare la Thunderbird del 1957 e passare alla realtà, cominciando a parlare di T-bills (N.d.T: T-bills= buoni del tesoro americani). Quando discutono di tassi di interesse del libero mercato, gli economisti preferiscono cominciare dai T-bills, perché questi sono considerati l'investimento più vicino al rischio zero che esiste sulla faccia della terra. Ciò sottintende una probabilità prossima allo zero che il governo americano vada in bancarotta. E' anche improbabile che un T-bill a 90 giorni si deprezzi o aumenti come risultato di un cambio nel tasso di inflazione dei prezzi, perché il periodo di maturità è troppo breve e la politica monetaria della banca centrale americana (la FED) è considerata fortemente stabile. Di conseguenza, in questo caso, quando parliamo del tasso d'interesse stiamo implicitamente riferendoci alla prima componente, quella dello sconto. Ma è proprio così? Gli opinionisti finanziari seguono i T-bills non come un indicatore del tasso di sconto sul futuro percepito dall'insieme degli individui di una società, ma come un indicatore della politica della FED. Questa ha ridotto il tasso dei T-bills dal 6% della fine del 2000 a poco più dell'1% nella metà 2003. Questa caduta verticale non ha certamente rispecchiato una diminuzione dell'opportuno tasso di sconto sul futuro applicato dalla popolazione. Riflette semplicemente un cambio nella politica monetaria. Il tasso d'interesse orienta l'allocazione dei capitali, ciò significa che distribuisce la spesa fra il consumo immediato e quello futuro (i risparmi). Le persone che hanno un alto tasso di sconto allocano la maggior parte dei loro beni nel presente mentre le persone con un minore tasso di sconto allocano la maggior parte dei loro averi verso il consumo futuro (tasso dei T-Bills). I membri del consiglio della FED (il Federal Open Market Committee - FOMC) decidono quanti T-bills comprare o vendere. Con riferimento alla moneta che utilizzano per comprare i T-bills queste persone hanno un tasso di sconto molto basso. Sono infatti assimilabili ai falsari. Un falsario ha il tasso di sconto più basso proprio verso il denaro da lui contraffatto che verso un qualunque altro bene in suo possesso. La differenza fra il denaro contraffatto da un volgare falsario e il denaro stampato dalla banca centrale ha a che vedere più con una questione di marchio di fabbrica che con l'analisi economica. Murray Rothbard una volta descrisse una vignetta che dipingeva una gruppo di falsari davanti alla macchina stampasoldi. In essa uno di loro dice: “L'economia locale è pronta a ricevere una bella endovena!”. Ribadisco, il problema qui è la difesa del marchio, non l'analisi economica. Dal 2001 al 2002 la FED ha spinto al ribasso i tassi d'interesse, perché ha comprato T-bills in quantità utilizzando moneta fresca di nuova creazione. L'offerta di denaro è salita, di conseguenza il valore del denaro è diminuito. Ciò equivale a dire che il tasso d'interesse sui T-bills è sceso. Che manna dal cielo per il Tesoro americano! Ciò che il governo americano doveva pagare come interessi all'inizio del 2001 si era ridotto a un quinto nella metà del 2003. Che manna dal cielo anche per tutti coloro che sono disposti a contrarre prestiti. Che giorni terribili, invece, per i pensionati che tengono i loro fondi in depositi bancari. Nello stesso periodo di tempo, però, il tasso di sconto della società non è cambiato, il premio di rischio sui T-bills non è cambiato e non si è mossa neanche l'inflazione dei prezzi (sebbene ora abbia cominciato a salire). Ciò che è cambiata è semplicemente l'offerta di denaro, incanalata dalla FED nel mercato dei T-bills.

 

Un’endovena

Come i falsari della vignetta, chi decide la politica monetaria della FED ha voluto somministrare un'endovena all'economia. Per fare questo la FED dispone di diverse alternative. Comprare T-bills è la prima, ma in questo caso l'endovena non ha prodotto grande euforia economica. L'economia americana non ha intravisto alcuna ripresa fino a oltre la metà del 2003. Il mercato immobiliare ha continuato a crescere durante la recessione del 2001 e successivamente. Il pubblico ha continuato a comprare beni di consumo e ad accumulare debito con carte di credito. Nonostante i tassi sui fondi federali all'1% (il tasso al quale le banche commerciali si prestano credito a vicenda), l'endovena quindi non ha sortito un gran effetto. Oggi l'economia è in crescita e l'inflazione dei prezzi è entrata sulla scena, ma si tratta della ripresa più debole della storia. Il Dow Jones ha recuperato, ma sembra essere entrato in stallo attorno ai 10.000 punti. Adesso ha ripreso a scendere. Non è neanche ritornato ai livelli del 2000. Anche il NASDAQ è rimasto in stallo e si trova ben al di sotto dei 5040 punti del 10 marzo 2000. Il mercato azionario ha inviato agli investitori lo stesso segnale per quattro anni: i giorni della vacche grasse sono finiti, il boom durato dal 1982 al 2000 è finito. Ad essere ancora vivi e vegeti sono i sogni di crescite annuali composte sopra il 10%, tuttavia, negli ultimi quattro anni il mercato azionario americano ha deluso queste aspettative da mondo dei sogni. Ora è di nuovo in discesa. La moneta creata dal nulla ha generato una crescita dei prezzi ma non è riuscita a sostenere il boom, ad eccezione di quello del mercato immobiliare. L'endovena ha attratto milioni di americani ad accumulare montagne di debito. Il prezzo dei prestiti è diminuito e il risultato è stata una espansione del debito. Quando rivedremo un boom degli valori mobiliari? Anche i più caldi ottimisti non hanno una risposta. Il boom del mercato immobiliare è stato sostenuto dalla moneta creata dal nulla, che a sua volta ha spinto al ribasso i tassi d'interesse. La gran parte del denaro creato dal nulla dalla Fed è stato messo in circolazione tra il 2001 e il 2002. Quello di oggi arriva dal Giappone e dalla Cina grazie alle loro banche centrali. Queste comprano i nostri T-bills utilizzando i dollari acquistati sul mercato valutario internazionale, pagati a loro volta con yen e yuan di nuova creazione. Il problema è che il nostro tasso di sconto personale non è sceso, anche se i tassi dei T-bills sono diminuiti. La gente potrebbe prestare denaro a un basso tasso d'interesse perché si aspetta una crisi economica e perciò si accontenta di tassi fissi poco elevati piuttosto che rischiare in investimenti variabili e senza garanzia, come quelli offerti dal mercato azionario. La gente, cioè, accetta tassi d'interesse ridotti perché teme di impegnarsi in altri investimenti, ma quando vincerà questa paura, il tasso di sconto di base riemergerà sui mercati del credito. In poche parole, se il boom si protrarrà, spingerà al rialzo i tassi d'interesse.

 

Conclusione

Gli investitori di tutto il mondo non si sono mossi da un tasso di sconto personale sul futuro dal 6% (fine 2000) all'1% (2003–2004) solo perché i membri del FOMC hanno deciso che un tasso dell'1% è migliore per l'economia. Ciò che è cambiato è stata la quantità di denaro allocata nell'acquisto dei T-bills. I falsari autorizzati per legge hanno dato al mercato dei T-bills un'endovena, che tutt'ora stanno somministrando. Il giorno che questi falsari decideranno di terminare la somministrazione di sostanze che inducono euforia e che consentono al Tesoro americano di bucarsi a prezzi inferiori a quelli di mercato, i tassi d'interesse aumenteranno con la stessa certezza con cui si può prevedere la crisi di astinenza di un drogato. Credo che questa sia la ragione per la quale il mercato azionario è in stallo. Gli investitori, esaminando gli occhi vitrei del governo americano, concludono: “anche un falsario pretende un mutuario più affidabile di questo perdigiorno stralunato”. Pensano cioè che i falsari troveranno altri clienti disposti a contrarre i prestiti. Quando questo avverrà il FOMC dovrà rimpiazzare gli spacciatori asiatici. Qualora il FOMC si rifiutasse, affioreranno i sintomi della crisi di astinenza, di una intensità tale come non si vede da diverse decadi.


La politica dell’albero dei soldi

 

Tratto da "Children of the Matrix" di David Icke

 

Il denaro, insieme alla paura, è la maggior arma di controllo dell'umanità. Il sistema prevede che alla gente si presti del "denaro" che non esiste, sul quale vengono imposti degli interessi. Quando andate in una banca e sottoscrivete un "prestito", non viene stampata una sola banconota nuova, non viene coniata una sola nuova moneta, né viene spostato di un millimetro un solo grammo di metallo prezioso. Viene solo digitata sul vostro conto corrente la somma che avete deciso di prendere in "prestito". Così si crea, cioè, denaro dal nulla, un'operazione che non prevede alcun costo. Ma da quel momento voi cominciate a pagare gli interessi su quel "denaro" che non è mai esistito e mai esisterà. Questo sistema viene chiamato "credito".

 

La stessa forza che ha creato il sistema bancario e controlla tutte le banche, ha creato anche i vari sistemi politici e controlla tutti i maggiori governi. Ciò ha consentito a questi governi di promulgare leggi bancarie che consentano alle loro banche di prestare almeno, e dico almeno, dieci volte tanto la somma che hanno in deposito. In realtà si tratta di una cifra di gran lunga superiore. Ogni volta che depositate in banca un euro o un dollaro, date alla banca la possibilità di prestare dieci euro o dollari che non possiede. Questo sistema del cosiddetto "denaro a corso forzoso" e "prestito della riserva proporzionale" implica che le banche possano creare denaro dal nulla, ogni qualvolta vogliano.

 

La marea di debiti con cui le persone, le aziende e i governi lottano costantemente si basa ugualmente su "denaro" che non esiste. Debiti personali, debiti nazionali, debiti del "Terzo Mondo" - ogni tipo di debito.

Nessuno di essi esiste veramente, se non sotto forma di cifre sullo schermo di un computer. Pensate alle sofferenze, alla miseria e alla morte che questi debiti schiaccianti causano ogni giorno, pur non essendo altro che cifre scritte su un computer da un impiegato di banca. Niente altro. Vi immaginate come cambierebbe il mondo se venisse creato denaro senza interessi? Vi dicono che è impossibile farlo perché questo è ciò che vogliono farvi credere. Ma si può eccome.

 

Sia il presidente Kennedy, che il presidente Lincoln iniziarono ad emettere denaro privo di interessi. E cos'altro hanno in comune questi due uomini?

I governi potrebbero creare il loro denaro privo di interessi ed eliminare all'istante la necessità di pagare somme esorbitanti di interessi alle banche private. Non è forse una cosa sensata? Allora perché nessun governo o grande partito di opposizione ha mai avanzato questa proposta? Risposta:

 

(a) gli Illuminati (http://www.progettoterra.it/illuminati.htm) che controllano le banche controllano anche i governi e i vertici dei maggiori partiti politici;

(b) la maggior parte dei politici che occupano i livelli inferiori di questi partiti sono completamente all' oscuro del sistema finanziario.

 

Persino a fior di "economisti" bisogna spiegare come viene creato il denaro. Non vi sto prendendo in giro. Negli Stati Uniti miliardi di dollari di debito governativo, pagati col sudore e la fatica della gente, devono essere "risarciti" alla banca centrale statunitense, la Riserva Federale. Essa venne fondata nel 1913 da agenti dei Rothschild, dei Rockefeller e dalla famiglia di banchieri J. P. Morgan e, da allora, il governo statunitense ha preso in prestito i suoi "soldi" dalla "Fed". La Riserva Federale stabilisce i tassi di interesse negli Stati Uniti, un fatto che ha un effetto determinante sull'economia mondiale a causa dell'interdipendenza che gli Illuminati hanno creato all'interno del loro sistema. Il controllo centralizzato diviene assai più facile da realizzare se si hanno a disposizione i centri chiave del potere grazie ai quali si possono prendere decisioni che hanno un effetto globale e uomini di facciata come Greenspan fanno in modo che tanto potere venga concentrato nelle mani di un solo individuo. Vale la pena notare che il primo cambiamento politico attuato in Gran Bretagna dal governo di Tony Blair (Bilderberg) fu l'annuncio da parte del suo Cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown (Bilderberg), che i tassi di interesse non sarebbero più stati stabiliti dal governo eletto, ma dalla Banca d'Inghilterra controllata dai Rothschild e gestita dal suo governatore, Eddie George (Bilderberg).

 

Gli Americani credono che poiché la loro banca centrale si chiama Riserva Federale, essa faccia parte del governo federale. In realtà non è così. La Riserva Federale non è né federale, né detiene alcuna riserva. È un cartello di banche private controllate dall'Europa, cioè dai Rothschild e dagli Illuminati. Non revisiona i conti dal 1913, eppure rappresenta la fonte del debito nazionale degli Stati Uniti. Ecco come funziona. Quando il governo vuole prendere in prestito dei soldi, emette un'"obbligazione dello stato" o "pagherò cambiario" alla banca, mettiamo per un miliardo di dollari. La banca allora stampa un miliardo di dollari o semplicemente li crea su uno schermo e questo per la "Riserva Federale" non comporta alcun costo visto che la spesa irrilevante di qualche migliaia di dollari viene coperta da una somma molto più alta di "denaro" nato dal nulla. Da quel momento il contribuente statunitense inizia a pagare a quella banca privata, che è la Riserva Federale, gli interessi imposti su un miliardo di dollari. Inoltre, il "pagherò cambiario" del governo, ora nelle mani della Riserva Federale, viene valutato come un patrimonio della banca che ora può pertanto prestare una somma pari a dieci volte questo "valore" (in questo caso dieci miliardi di dollari) e imporre interessi anche su di essa. Ciò accade in ogni paese del mondo!

 

Quando entrate in una banca e sottoscrivete un prestito con garanzia pignoratizia, ecco che la stessa truffa si ripropone. La vostra casa, la vostra terra o la vostra azienda vengono valutati come un bene della banca che può così prestare ad altri clienti una cifra pari a dieci volte il valore di quei beni. Quando prendete un prestito, in realtà prendete in prestito i vostri stessi beni e pagate una certa cifra alla banca per questo privilegio. Inoltre, le banche dispongono di sistemi noti come "imprese bancarie", che consentono loro di disporre di un potenziale infinito di "capitale" da destinare al prestito. Se poi, nonostante queste ridicole leggi bancarie, una banca non dispone di sufficiente deposito per effettuare un certo prestito, essa "prende in prestito" del denaro da un'altra fonte. Quella fonte deve solo depositare il proprio denaro presso la banca per un breve periodo - un mese, o anche qualche giorno - e durante quel periodo la banca può legalmente concedere un prestito pari a dieci volte la somma che quella fonte esterna ha depositato presso di essa. Una volta stipulato il prestito, la fonte si vede restituire il proprio denaro maggiorato dagli interessi che vanno a ricompensare il suo disturbo. La fame e la povertà del mondo non sono fenomeni naturali. Sono invece volutamente architettati attraverso il sistema del "denaro" e del debito creato dagli Illuminati. Le banche centrali sono parte di una rete, di cui fanno parte anche le compagnie petrolifere, e tutte sono controllate dalle famiglie degli Illuminati.

 

La Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, in Svizzera, e la Commissione bancaria internazionale, sono gli organismi che coordinano le politiche delle varie banche centrali apparentemente slegate tra loro. L'opinione pubblica non sospetta minimamente la vera provenienza del denaro. Essa ha solo una vaga idea del fatto che il "governo" lo stampi o qualcosa del genere. In realtà, tutto il "denaro" del mondo, a parte una piccola frazione, viene messo in circolazione dalle banche che emettono un prestito o "credito". Perciò, sin dall'inizio, il "denaro" nasce come debito poiché esso viene messo in circolazione dalla banca che emette un prestito o "credito". In questo modo, le banche (in definitiva controllate dalle stesse persone) detengono pieno controllo sulla quantità di "denaro" in circolazione. E il denaro in circolazione determina i periodi di boom o di recessione economica. La causa di tali recessioni non è la gente che improvvisamente decide di non voler lavorare, comprare cose o avere una casa. La vera causa è la mancanza di sufficienti unità di scambio ("denaro") in circolazione in grado di generare l'attività economica che crea la necessaria occupazione e il necessario reddito. Ma chi controlla quanto "denaro" è in circolazione? Le banche degli Illuminati. Ciò che segue è una sintesi di come funziona il "ciclo economico" ormai in vigore da secoli.

 

Dapprima vengono concessi molti prestiti a basso interesse per incoraggiare le persone a ricorrere al prestito. Ciò aumenta vertiginosamente la quantità di denaro in circolazione e, di conseguenza, di denaro destinato alle spese della popolazione. Questo stimola un aumento della domanda e dell' offerta di prodotti e incrementa l'occupazione. Ecco allora che si ha un "boom". È interessante il fatto che le persone tendono a contrarre molti più debiti durante i periodi di boom poiché sono talmente fiduciose dal punto di vista finanziario che prendono in prestito più soldi per comprare un'auto più grande, una casa più grande e per fare vacanze migliori. Le industrie prendono in prestito più soldi dalle banche per comprare nuovi macchinari che soddisfino l'accresciuta "domanda". I mercati azionari esplodono e la gente investe sempre più dei suoi soldi in questo casinò globale, anche se ciò vuol dire contrarre nuovi prestiti. Poi, quando questo "boom" è al culmine, perché la mossa sia il più efficace possibile, le banche, sotto un coordinamento centrale, cominciano a ritirare il denaro dalla circolazione. Gonfiano i tassi di interesse attraverso la loro Riserva Federale, la Banca d'Inghilterra e altre banche centrali. Improvvisamente un sacco di denaro che prima circolava e che veniva usato per comprare i prodotti, viene ritirato per pagare alle banche alti tassi d'interesse, e le banche cambiano improvvisamente politica e concedono sempre meno prestiti. In seguito, aumenta il "denaro" che viene ritirato dalla circolazione rispetto a quello che è in circolazione e non circola abbastanza denaro per acquistare ciò che prima veniva acquistato. Privi della speranza di trovare un lavoro, i disoccupati perdono le loro case, le loro famiglie soffrono la fame e le aziende vanno in fallimento.

 

Tutte queste case e queste aziende erano state comprate con "prestiti" di "denaro" nato dal nulla, messo a disposizione dalle banche. Chi ha contratto il prestito ha concesso alle banche il diritto di rilevare quelle aziende e quelle case nel caso di un mancato risarcimento del proprio debito. La recessione, creata dalle banche, ora concede alle banche il diritto di confiscare tutta la vera ricchezza - le case, la terra, le aziende e i beni - per non aver prestato niente altro che cifre su uno schermo. In breve, nel corso della prima fase, le banche concedono un sacco di prestiti e poi ritirano così tanto denaro dalla circolazione che non ne rimane a sufficienza per pagare i debiti. Ciò permette loro di derubare legalmente la popolazione delle proprie ricchezze. Questo è ciò che, durante i telegiornali, "corrispondenti economici" elegantemente vestiti e per lo più ignoranti chiamano "il ciclo naturale dell'economia".

 

Non vi è nulla di naturale in tutto questo. L'intera faccenda è una truffa. Nel corso della prima fase, del "boom:', viene calata la lenza, che viene poi ritirata durante la seconda fase, quella della "depressione". Questo ciclo di manipolazione viene attuato da centinaia, persino migliaia, di anni, fin dai tempi delle operazioni bancarie dei Cavalieri Templari e di Babilonia. Attraverso questo ciclo sono state depredate le ricchezze del mondo, che sono poi finite nelle mani di una ristretta minoranza, dove rimangono tutt'oggi. Ora gli Illuminati stanno progettando di completare il loro controllo finanziario sul genere umano attraverso la creazione di una banca centrale mondiale e di una valuta elettronica globale. Questa banca prenderebbe tutte le più importanti decisioni finanziarie che interessano ogni paese. La valuta metterebbe poi fine alla moneta e a tutte le varie valute.

 

Un giornale britannico che si chiama Metro riportò il 20 dicembre 2000 che Singapore avrebbe eliminato la moneta entro il 2008. In un articolo intitolato "L'inizio della fine per la moneta", il giornale rivelava che Singapore (un "paese" controllato dagli Illuminati britannici) stava introducendo gradualmente la "valuta elettronica" e che avrebbe fatto di tutto per diffonderla. Le transazioni finanziarie, continuava l'articolo, si sarebbero fatte usando denaro depositato nei chip di un computer, e la moneta sarebbe diventata solo un ricordo, mentre il denaro sarebbe circolato solo per via elettronica attraverso impulsi digitali trasmessi da telefoni cellulari, computer palmari e persino orologi.

 

Si tratta della fase immediatamente precedente all'introduzione di microchip nell'organismo umano.( http://www.disinformazione.it/biochip.htm )Secondo il progetto di Singapore, i consumatori saranno in grado di puntare un telefono cellulare verso un articolo per registrare il prezzo. Il telefono controllerebbe poi il saldo del conto del consumatore e ne scalerebbe la cifra pari al prezzo dell'articolo che si vuole acquistare. Il governo di Singapore ha detto che questo farebbe risparmiare un piccolo capitale per quel che riguarda i costi di lavoro, sicurezza e trasporto, che normalmente si devono sostenere per la produzione e la circolazione di banconote e monete. Low Siang Kok, direttore della valuta presso la Commissione di Direttori della Valuta, ha detto: "Le banconote e le monete saranno un lontano ricordo. È inutile cercare di fermare la tecnologia. Se volete dare ai vostri figli la paghetta, gliela darete tramite il telefono. La potranno usare per i biglietti dell'autobus, nella mensa della scuola, o per qualsiasi altra cosa". Poi ha elencato tutti i vantaggi di una società priva di moneta, che io ho previsto molto tempo fa che sarebbero stati pubblicizzati tra la popolazione: maggiore sicurezza rispetto alla moneta e alle carte di credito ecc. ecc.

 

Mayer Amschel Rothschild, fondatore della dinastia dei banchieri Rothschild, ha detto: "Datemi il controllo sulla moneta di una nazione e me ne frego di chi fa le leggi". Questa frase è stata anche attribuita a un altro Rothschild. Meno valute ci sono, maggiore è il controllo che si può esercitare sul sistema finanziario. Ecco perché l'euro è stato introdotto all'interno dell'Unione Europea e anche sul Canada vengono esercitate pressioni sempre più forti affinché adotti il dollaro statunitense. Si tratti di piccoli passi verso la valuta mondiale. Grazie all'euro, per esempio, un gruppo di banchieri che nessuno ha eletto della Banca centrale europea di Francoforte, (dove nacque la dinastia di banchieri dei Rothschild) esercita il controllo sui tassi di interesse e la politica finanziaria dell'intera Europa.

 

Qualcuno si è mai preoccupato di questo? O se ne è almeno reso conto? La fase successiva prevede la creazione della Banca centrale europea che consentirà ai banchieri Illuminati di imporre alti tassi di interesse e una certa politica finanziaria ad ogni paese del pianeta. La valuta mondiale diventerà elettronica e favorirà il controllo sulla popolazione. Al momento se il vostro denaro elettronico, cioè la carta di credito, non viene accettato dal computer, potete ancora pagare con i contanti. Ma cosa accadrà quando i contanti non esisteranno più e il computer dirà no alla vostra carta di credito o al vostro microchip, che sostituiranno proprio i contanti? Non ci sarà nessun altro modo di acquistare qualcosa e chi programmerà quel computer ad accettare o no la vostra carta o il vostro chip controllerà cosa, dove e se avete comprato qualcosa. Inoltre, ogni volta che comprerete un qualche prodotto, verranno registrati il luogo, l'ora, l'articolo e il costo. L'idea è questa, e la quantità di contante in circolazione è già inferiore alle transazioni che avvengono per via elettronica. E sarà sempre di meno.

 

Gli Illuminati controllano le banche, le grandi aziende e i governi e, quindi, va a loro la gran parte dei soldi che spendiamo o risparmiamo. L' 80% circa del costo del carburante nel Regno Unito è costituito da tasse governative e le compagnie petrolifere dicono che non possiamo ritenerle responsabili di quei costi visto che solo una minima percentuale del costo della benzina va a loro. Beh, questo non è vero. Gli Illuminati possiedono tutte le compagnie petrolifere e ricavano un enorme profitto dalla loro percentuale di quegli introiti. La BP-Amoco annunciò di realizzare profitti pari a 3.306 euro al secondo. Ma, naturalmente, non poté mai negare di incassare una somma pari a quella che il governo introita attraverso le tasse. Così le tasse governative permettono agli Illuminati di depredare ulteriormente la popolazione e, poiché essi controllano la politica del governo attraverso i loro fantocci e i loro agenti, quelle tasse vengono per lo più destinate alla promozione dei loro piani.

 

Secondo Phil Schneider, che contribuì all' edificazione di basi sotterranee negli Stati Uniti, i "Fondi Neri" destinati ai progetti degli Illuminati coprono il 25% del prodotto nazionale lordo degli Stati Uniti e (parlando nel 1995) egli rivelò che venivano consumati 1,25 trilioni di dollari ogni due anni. La stessa situazione si ha con la tassa sull'alcol. Gli Illuminati, attraverso famiglie come i Bronfman in Canada, controllano i produttori e i distributori di liquori. Anche il liquore è pesantemente tassato e anche qui vale lo stesso discorso già fatto per il carburante. Nel Regno Unito abbiamo una tassa sulle vendite chiamata IVA o Imposta sul valore aggiunto. La gente compra prodotti dalle aziende degli Illuminati e paga una tassa extra per quel privilegio. Questa tassa viene destinata dal governo al finanziamento dei propri piani. Voi, magari, limitate le vostre spese e mettete in banca i vostri soldi. Così facendo, concederete agli Illuminati il diritto di prestare denaro e di imporre interessi su una somma dieci volte superiore rispetto a quella che avete depositato.

 

Se donate i vostri soldi alla ricerca sul cancro, li date in realtà al cartello farmaceutico degli Illuminati che non ha alcuna intenzione di mettere a punto una cura per il cancro. Se fate un'offerta al WWF, darete i vostri soldi a un'altra facciata degli Illuminati che sta sfruttando i problemi ambientali per i propri fini.

 

Ma allora l'umanità si e rincretinita o cosa? Come disse Henry Ford: "Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione".

 

Gli Illuminati hanno lavorato incessantemente per rendere tutti i paesi dipendenti dal sistema finanziario e commerciale globale da loro creato e controllato. Ancora una volta è di gran lunga più difficile per la minoranza imporre la propria volontà a una maggioranza se quest'ultima opera in unità economiche (paesi) che possono decidere la propria politica finanziaria e commerciale. Così gli Illuminati dapprima crearono l'accordo GATT sul "libero commercio" per impedire agli stati nazionali di difendere la propria economia dall'importazione di merci che distruggono l'occupazione locale. I loro uomini piazzati all'interno del governo firmarono quegli accordi, negoziati da agenti degli Illuminati come l'irlandese Peter D. Sutherland, il membro del Bilderberg che fu a capo del GATT. Egli divenne poi capo dell'Organizzazione mondiale del commercio in quella roccaforte degli Illuminati che è la Svizzera. Tale organizzazione si sostituì al GATT e ora ha enormi poteri che le consentono di imporre multe vertiginose alle nazioni che non rispettano le sue regole. A proposito, la Svizzera non viene mai attaccata durante le guerre, poiché è il paese attraverso cui gli Illuminati finanziano le guerre! La storia è semplicissima per chi riesce a vedere al di là del velo. Sutherland venne rimpiazzato all'Organizzazione mondiale per il commercio dall'italiano Renato Ruggiero, un altro membro del Bilderberg, che fu anche dirigente di una delle maggiori compagnie degli Illuminati, la British Petroleum o BPAmoco. Egli successe al precedente capo della BP, Sir David Simon, che entrò a far parte del governo di Tony Blair come "Ministro per il Commercio e la competitività in Europa" con il compito di far aderire il Regno Unito all'euro e agli Stati Uniti d'Europa. La fine delle barriere commerciali in Europa sotto il Mercato comune ridusse ulteriormente il controllo che ogni singolo paese esercitava sulla propria economia, e lo stesso si può dire nel caso dell'Accordo per il libero commercio nordamericano tra gli USA, il Canada e il Messico.

 

I poteri dell'Organizzazione mondiale per il commercio fanno sì che i paesi poveri del "Terzo Mondo" non possano usare la propria terra per sfamare innanzi tutta la loro popolazione, né rifiutare importazioni che causano fame e povertà, distruggendo l'occupazione locale. Se siete mai stati in Africa saprete che l'idea che questo continente non possa sfamare il suo popolo è decisamente ridicola. Potrebbe sfamare gran parte del mondo. La popolazione ha fame perché le terre coltivate non vengono usate per riempire le pance vuote, ma per produrre raccolti destinati alla vendita per le multinazionali di proprietà degli Illuminati o per combattere guerre architettate dagli Illuminati.

 

Le multinazionali pagano tasse ridotte, se non inesistenti, a questi paesi e poiché possiedono la terra a spese della popolazione, possono pagare salari da fame ai lavoratori che non hanno alcuna altra possibilità di occupazione e di indipendenza economica. Le multinazionali degli Illuminati sono delle sanguisughe che prosciugano questi paesi di denaro, possibilità e risorse. Sono, cioè, responsabili di genocidi. Ma in fondo i loro proprietari sono gli Illuminati che considerano gli umani nello stesso modo in cui la maggior parte degli umani considera gli animali.

 

Quando i paesi europei "si ritirarono" dalle colonie sparse in tutto il mondo e garantirono loro l'"indipendenza", lo fecero solo in apparenza. L'occupazione materiale per mano degli eserciti stranieri fu rimpiazzata dall' occupazione finanziaria da parte delle banche, e il piano prevede il ritorno all'occupazione materiale attraverso le multinazionali e le Nazioni Unite. Le famiglie degli Illuminati e le società segrete continuarono a controllare la maggior parte dei leader "indipendenti" dell' Africa, dell' Asia e dell' America centrale e meridionale. In realtà, controllando il sistema, gli Illuminati controllano tutti quei paesi, anche quelli che non dipendono direttamente da loro. Furono questi leader che firmarono gli accordi che prevedevano la cessione di terre coltivabili alle multinazionali. Dissero al loro popolo che sarebbero stati in grado di importare cibo che avrebbero potuto produrre da soli con i "soldi" che il paese riceveva dall'esportazione di risorse e materie prime. Ma il prezzo di quelle materie prime è stabilito dal mercato europeo e da quello americano. Poiché sono gli Illuminati a decidere il prezzo delle materie prime vendute dai paesi del "Terzo Mondo", essi possono mettere in ginocchio quei paesi ogni volta che vogliono. Ai leader-fantocci tutto questo non interessa quasi mai, visto che sono ben pagati per il servizio che offrono al dragone. Chiedetelo al pluriomicida Robert Mugabe dello Zimbabwe. Il colpo più efficace messo a segno dagli Illuminati a danno dei paesi in via di sviluppo fu la creazione del debito del "Terzo Mondo". Gli Illuminati dissero ai dittatori dei paesi arabi produttori di petrolio che avrebbero aumentato di molto il prezzo del greggio a patto che gli Arabi depositassero questi inattesi profitti in particolari banche degli Illuminati. I dittatori arabi accettarono. Gli agenti degli Illuminati e i membri del Bilderberg si riunirono allora nel maggio 1973 nell'isola svedese di Saltsjoebaden, di proprietà della famiglia di banchieri Wallenberg. Qui misero a punto i dettagli del vertiginoso aumento del prezzo del petrolio. La fase successiva fu trovare una scusa che giustificasse quell'aumento e, cinque mesi più tardi, Henry Kissinger, un dirigente del Bilderberg, architettò la guerra Yom Kippur tra l'Egitto e Israele. Nel 1973 egli fu Segretario di Stato statunitense e Consigliere per la Sicurezza interna. Gli Stati Uniti di Kissinger e l"'Occidente" sostennero gli Israeliani durante la guerra con l'Egitto e questo fornì ai leader arabi motivo per una ritorsione economica. Al momento stabilito, i dittatori dei paesi petroliferi arabi ostentarono il loro disgusto nei confronti del sostegno concesso a Israele dall'Occidente, ciò divenne un pretesto per "punire" l'Occidente innalzando il prezzo del petrolio a livelli che misero in ginocchio l'economia mondiale.

 

Sapete cosa succede quando al telegiornale viene detto che i paesi dell'OPEC stanno discutendo il prezzo del petrolio? Beh, in realtà non sono loro a discutere. Sono gli Illuminati che decidono il prezzo del petrolio poiché sono loro a controllare i leader dell'OPEC e tutte le compagnie petrolifere. Una volta che queste inimmaginabili somme di denaro erano state depositate nelle loro banche dai dittatori arabi, gli Illuminati scoprirono la carta successiva. Andarono in tutti i paesi del "Terzo Mondo" e offrirono loro enormi prestiti a bassi tassi d'interesse per "lanciare" la loro economia e "industrializzarli". Il bello fu che le banche degli Illuminati non vollero che questi debiti venissero loro pagati per ragioni su cui mi soffermerà tra breve. Sapevano che il denaro sarebbe stato per lo più sprecato dai loro tirapiedi e, comunque, la mossa successiva li mise al riparo da ogni risarcimento. A questo punto infatti entra in scena Margaret Thatcher (Bilderberg), la "Lady di ferro", che fu, in realtà, uno dei leader più controllati e manipolati del XX secolo. A manovrarla fu il suo Ministro degli Esteri e membro della famiglia Rothschild, Lord Carrington. Si tratta di un amico di Henry Kissinger, di un ex presidente del Gruppo Bilderberg e del Ministro degli Esteri britannico che architettò la Guerra delle Falkland e che consegnò il potere nelle mani del dittatore Robert Mugabe nell'ex Rhodesia, oggi Zimbabwe.

 

Margaret Thatcher, una volta eletta nel 1979, introdusse la "sua" perversa politica economica nota come "Thatcherismo". La sua vittoria fu assicurata dalla demolizione del precedente governo laburista provocata dall"'inverno dello scontento", un'operazione creata dagli Illuminati, che attivarono propri agenti all'interno del movimento sindacale per dar vita a un fuoco di fila di scioperi. Ad un certo punto si cominciò ad accumulare la spazzatura per le strade e persino i morti non potevano essere sepolti. (Gli Illuminati furono anche dietro alle dispute, agli scandali e alle lotte contro il governo conservatore proprio prima delle elezioni del 1995, che videro vincere con una valanga di voti il candidato laburista Tony Blair). Un anno dopo rispetto al lancio del Thatcherismo nel Regno Unito, lo stesso programma politico fu introdotto negli Stati Uniti sotto il nome di "Reaganismo" con l'elezione del presidente-fantoccio Ronald Reagan e del suo controllore, il vicepresidente George Bush. Il Thatcherismo e il Reaganismo imposero condizioni economiche che provocarono notevoli rialzi nei tassi di interesse.

 

Ora il cerchio è completo. I paesi del "Terzo Mondo", che avevano accettato quegli imponenti prestiti a basso tasso d'interesse, furono poi posti di fronte a un tale aumento delle somme da restituire che non sarebbero mai stati in grado di pagare quegli interessi. Ecco che nacque l'espressione "debito del Terzo Mondo". Il costo in miseria umana superava ogni immaginazione e a questo punto entrarono in scena alcune creazioni degli Illuminati come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca mondiale (attualmente capeggiata dal socio dei Rothschild e membro del Bilderberg, James Wolfensohn). Essi dissero a questi paesi oppressi dal debito e colpiti dalla povertà che dovevano tagliare i fondi per il cibo e l'assistenza sanitaria e "ristrutturare" le loro economie in conformità alle istruzioni del FMI e della Banca mondiale. Nel caso si rifiutassero di farlo, non avrebbero più beneficiato di alcun "aiuto". A questo punto tali paesi non furono più in grado di inaugurare una politica di auto sufficienza perché le multinazionali degli Illuminati controllavano gran parte della loro terra coltivabile e ad essi furono imposte sia restrizioni di tipo commerciale che la restituzione del debito. Cosa successe allora? La popolazione morì di fame e sta ancora morendo e qualunque capo cerchi di opporsi agli Illuminati, si ritrova il proprio paese coinvolto in una guerra.

 

Ma gli Illuminati non avevano ancora finito. Perché non volevano che questi paesi restituissero i propri debiti? Per la stessa ragione per cui non volevano che molte persone all'interno dei paesi industriali restituissero i propri debiti. Vogliono la loro terra e le loro risorse e il controllo che il debito genera. Oggi vengono implementate politiche di "sgravio del debito" che prevedono che questi paesi poveri rinuncino per sempre ai diritti sulle loro terre e risorse in cambio della "condono" del debito. Un debito che esiste solo sotto forma di cifre sullo schermo di un computer. Notate che i governi "condonano" il debito del Terzo Mondo rinunciando ad ogni restituzione perché ad essere prestati sono i soldi dei contribuenti. Nessun problema, quei soldi non verranno mai a mancare. Ma le banche, in altre parole gli Illuminati, stanno barattando il "debito" con la terra e le risorse.

 

Si ricorre alla stessa tecnica laddove il debito viene barattato con riserve naturali: ai paesi poveri viene "condonato" il debito se cedono grossi appezzamenti di terreno alle Nazioni Unite e alle agenzie ambientali per la "salvaguardia del pianeta". Viene da ridere se si pensa che a distruggere più di tutto l'ecologia sono proprio le politiche attuate dall'FMI, dalla Banca mondiale, e dalle banche degli Illuminati che devastano i paesi del "Terzo Mondo" e costringono la gente a distruggere l'ambiente, comprese le foreste fluviali, solo per sopravvivere. E che strano che mentre le banche degli Illuminati e le multinazionali perseguono politiche che devastano l'ambiente, siano proprio le famiglie degli Illuminati, come i Rockefeller, a finanziare e presentare rapporti che sostengono che il pianeta sta morendo e che noi dobbiamo "salvarlo"! Strano anche che molti gruppi di pressione ambientalisti siano in realtà agenzie degli Illuminati, non ultimo il Worldwide Fund for Nature, presieduto dal principe Filippo e dal presidente di vecchia data del Bilderberg, il principe Bernhard dei Paesi Bassi.

 

Fu Bernhard a presiedere l'incontro in Svezia che decise di mandare alle stelle il prezzo del petrolio con le sue catastrofiche conseguenze ambientali. Ma, in realtà, niente di tutto questo è poi così strano. "Salvare l'ambiente" si addice perfettamente agli Illuminati poiché prevede l'imposizione di leggi centralizzate e globali e l'acquisizione della terra su scala mondiale da parte delle Nazioni Unite e di altre agenzie degli Illuminati nel nome della "protezione ambientale". Pensate a quanti eserciti invasori che causano genocidi in luoghi come il Ruanda e il Burundi, si rifugiano all'interno di parchi e riserve naturalistiche lungo i confini e sferrano i propri attacchi da quei luoghi. Il sistema è stato creato in modo tale che chi controlla il denaro, controlla il mondo, e a controllare il denaro sono le famiglie degli Illuminati.

 

Ma qui ci sono anche delle buone notizie

 

Ciò significa infatti che tutti questi cosiddetti problemi irresolubili come la povertà, il debito e la guerra, non sono calamità "naturali". Qualcuno li provoca, al fine di rendere l'umanità più facilmente controllabile e manipolabile. Su questo pianeta c'è abbondanza per tutti, non fatevi fregare. Non è necessario che perché qualcuno sia ben nutrito, altri soffrano la fame. Allora perché c'è così tanta povertà e tanta potenziale abbondanza? Controllando la creazione e il flusso del denaro, della terra e delle risorse, gli Illuminati limitano la scelta e creano dipendenza - da loro. La loro Banca centrale mondiale e la valuta unica sono finalizzate ad imporre quel controllo ancora più nettamente. La loro è una semplice equazione:

 

Scarsità = dipendenza = controllo     Abbondanza = scelta = libertà

 


Comunicato dell’Intesa dei Consumatori

(Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori)

Cresce il Debito Pubblico ! Aa Aprile, sulle spalle di ogni Cittadino (compresi i neonati) gravava un debito pari a 24.434 euro (47,3 milioni di lire) ! Cresce anche l’indebitamento delle famiglie verso le Banche del 37%, con una media di esposizione pari a 10.045 euro a famiglia. Ai minimi storici la fiducia dei consumatori. L’Itesa dei Consumatori (ADOC, ADUSBEF, CODACONS, FEDERCONSUMATORI) chiede bonus fiscali nel DPEF per almeno 24 miliardi di euro !

 

[In "argomenti correlati" l’andamento del debito pubblico 1996-2003]

Dagli ultimi dati disponibili emerge una crescita del debito delle pubbliche amministrazioni, che ad aprile aveva raggiunto il record di 1.387,592 miliardi di euro (2.686,8 miliardi di vecchie lire)(N.d.R. errore 1) con un gravame, sulle spalle dei cittadini, pari a 24.434 euro (47,3 milioni di lire), nonostante le operazioni di cartolarizzazione degli immobili e di swap su titoli di Stato. Ma anche l’indebitamento totale dei cittadini verso le banche è aumentato nell’ultimo triennio del 37 per cento, ossia di 2 mila 630 euro, per una esposizione complessiva verso il sistema bancario pari ad oltre 10 mila euro a famiglia, per un ammontare di 211 miliardi di euro, a dimostrazione delle disastrose politiche economiche del governo che ha ridotto il potere di acquisto, sia con gli aumenti fuori controllo che con l’introduzione dei ticket ed altre tasse locali che hanno costretto le famiglie ad indebitarsi per vivere. Poiché - secondo i dati Istat - ad aprile 2003, l’indice generale del valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio, ha segnato un aumento tendenziale del 5,7%; le vendite di prodotti alimentari hanno registrato una crescita del 9,0%; quelle di prodotti non alimentari hanno registrato una crescita del 3,3%; il gettito Iva ha registrato un aumento del 15%; mentre l’indice delle retribuzioni contrattuali è aumentato dell’1,7%, 1 punto in meno dell’inflazione, vuole dire che le politiche economiche del Governo stanno addossando sulle spalle dei consumatori gli oneri finanziari. “Meno tasse per tutti” era uno degli slogans più riusciti della campagna elettorale. Ma, nella U.E., non è possibile abbassare la tassazione senza procedere a parallele riduzioni di spesa pubblica.

 

Il governo sta perciò abbattendo la spesa (pubblica) per il servizio sanitario nazionale, compensando tali riduzioni con aumento di spesa per i privati (ticket ecc.); notevoli ulteriori riduzioni di spesa sono “attese” dalla riforma del sistema pensionistico [per inciso, negli anni ‘90, l’Italia ha ritoccato il suo, mentre Francia e Germania devono ancora provvedere.] L’ultima inchiesta ISAE (3 e il 16 giugno), su un campione di 2.000 intervistati,nel registrare il calo della fiducia dei consumatori soprattutto “ad attese sulla propria situazione economica e le valutazioni sulla convenienza e possibilità del risparmio” in merito alle valutazioni sull’andamento dei prezzi, la percentuale di coloro che li ritengono “molto” aumentati è stata del 49% (come a maggio),mentre cresce la quota di coloro che li ritengono “abbastanza” aumentati (40% in giugno, 38% in maggio).

 

Nell’ultima relazione (2003) della Confcommercio, il presidente Billè ha affermato che “molte famiglie si sono messe a vivere oggi nell’autarchia spendendo solo l’indispensabile. E ci sono motivi plausibili perché, solo nell’ultimo anno, il rendimento dei loro redditi da capitale è calato dell11%? . Se si è impennato del 15% il gettito Iva; se in aprile è cresciuto il “valore” dei consumi del 5,7%; se in maggio, l’indice annuale delle retribuzioni contrattuali è cresciuto solo dell’1,7% rispetto ad una inflazione, su base annua,del 2,7%; se la fiducia dei consumatori è ai minimi storici ed è calata notevolmente la propensione ai consumi per la diminuita capacità di spesa delle famiglie, “impoverite” e “depredate” di 2.300 euro per ritocchini, rincari, aumenti ed arrotondamenti negli ultimi 18 mesi, c’è una sola giustificazione: non sono i consumi a crescere, ma solo il loro valore. In altri termini, e più semplicemente, la gente spende di più per consumare molto meno di prima. Per uscire da un ciclo economico difficile il Governo, già nella prossima finanziaria, oltre a convocare assieme alle altre parti sociali l’Intesa dei Consumatori, maggiormente rappresentative dei diritti e degli interessi dei cittadini, deve evitare la manovra di ulteriori tagli che colpiscono le masse popolari che non possono più fare la spesa, anche di prima necessità se non indebitandosi, prevedendo come ha già fatto il Governo Scroeder in Germania - sgravi fiscali pluriennali, a favore dei cittadini con redditi inferiori a 16.000 euro, per almeno 24 miliardi di euro, adottare un provvedimento per far anticipare dalle banche le cedole (bond Cirio,obbligazioni argentine,ecc.) confiscate a tempo indeterminato per i cattivi consigli delle banche, rilanciare il ciclo virtuoso dei consumi che possono essere rilanciato esclusivamente distribuendo maggiori redditi ai cittadini che ne hanno bisogno.

 

(1) 1.387 miliardi di euro x 1936.27 = 2.686.800 miliardi di lire


Petrolio "Da Sapere"

(di Marco Saba)

 

Forse non tutti sanno che...

 

Il secolo scorso rimarrà famoso sostanzialmente per due considerazioni: l'enorme sviluppo della propaganda e il fatto che, dal 1900 al 2000, vi furono più morti per guerre, rivolte, etc. che in tutto il resto della storia dell'umanità messa insieme.

In merito alla propaganda, si dice che vengano sprecate circa dieci volte più risorse di quelle che potrebbero effettivamente venir usate per risolvere i problemi (così finalmente abbiamo capito dove vengono investiti i soldi raccolti dagli hedge funds, dai fondi d'investimento, dai fondi dei fondi, fino a toccare il fondo e cominciare a scavare - per seppellire i cadaveri).

Non mi ero mai occupato di economia fino al 2000, anno in cui trovai degli scritti del professor Giacinto Auriti su Internet in merito alla questione monetaria. La questione che pone il giurista non è da poco: può prestare moneta solo chi la possiede. Il problema è che non esiste nel diritto una legge che stabilisca di chi è la moneta all'atto dell'emissione, che normalmente viene fatta da una banca centrale, una società parzialmente o completamente privata.

 

Stiamo parlando di contanti: monete e banconote. Le banconote, emesse dalla banca centrale, vengono addebitate allo Stato in misura del loro valore di facciata (10, 50, 100 euro etc.) e non in misura del loro costo di emissione (carta e inchiostro).

La differenza notevolissima tra questi due costi viene chiamata "signoraggio" e viene incamerata dai soci della banca centrale. Per quanto riguarda la BCE, la banca centrale europea, circa 60 miliardi di euro al mese. A parte l'ovvia considerazione del perché mai un popolo "sovrano" debba pagare un signoraggio a chicchessia, e quindi sottomettersi ad un servaggio, il problema "clou" è che nessuna legge stabilisce che la banca centrale possa giocare tra l'ambiguità dei due costi sopra accennati.

Difatto, senz'altro la banca centrale ha la proprietà della merce "banconote", ma non si vede perché debba addebitarne il valore fiduciario, che è creato dalla convenzione del popolo che le accetta, allo Stato. Lo Stato da parte sua addebita al popolo questo enorme signoraggio (pari a tutto il valore delle banconote  circolanti) sotto la voce di bilancio "debito pubblico", poiché la banca centrale lo Stato la paga mediante emissione di BOT e/o CCT, ovvero promesse di futuri prelievi fiscali.

 

Questo è il sistema bancario occidentale che imponiamo, senza saperlo, quando esportiamo "democrazia" in paesi lontani mediante le "guerre umanitarie". Tutte le altre banche che fanno parte del sistema dove insiste la banca centrale, godono del privilegio della riserva frazionaria - ovvero di poter "stampare" credito in misura 50 volte superiore all'entità effettiva delle banconote e monete (M1) realmente circolanti.

Se tutti corressimo allo sportello a prelevare in contanti i nostri depositi, il sistema crollerebbe. Se non corressimo tutti insieme, ma un po' per volta, la banca centrale farebbe in tempo a stampare nuove banconote da distribuire alle banche periferiche, creando inflazione.

 

Il petrolio e la riserva frazionaria

 

La premessa serviva per chiarire alcuni concetti base, veniamo ora al petrolio. Durante l'amministrazione di Jimmy Carter, venne implementata da Paul Volcker - governatore della Federal Reserve - la politica del prestito frazionario. All'epoca il 97% dei dollari esistenti non erano mai stati stampati, ma creati nei computer "dal nulla".

Questo sistema venne implementato prima che alcuni importanti ufficiali statunitensi si recassero in Nigeria per convincere il primo ministro ad aumentare il prezzo del petrolio nigeriano. Questi lo fece poco prima di perdere la vita in un attentato che venne organizzato da dei paramilitari addestrati a Belize (che allora era British Honduras).

Il prezzo di tutto il petrolio è basato sul prezzo del petrolio nigeriano che, come quello libico, è uno dei più puri del mondo. Ovvero, si può quasi mettere direttamente nel serbatoio delle automobili. La vita del primo ministro nigeriano durò, per "coincidenza", fino a quando gli ufficiali statunitensi non si recarono in Kuwait per convincere i locali produttori di petrolio a venderlo al prezzo gonfiato di 30 dollari al barile.

Ma perché mai questi astuti emissari volevano comprare petrolio a prezzi così gonfiati? La risposta è allo stesso tempo incredibile ed orripilante. Gli ufficiali americani volevano acquistare petrolio dagli stati del golfo e dall'Arabia Saudita alle seguenti condizioni, apparentemente innocenti.

 

La prima condizione era che l'OPEC - contro la quale poi si scatenò una notevole propaganda anti-araba - doveva diventare una realtà e avrebbe dovuto insistere nel fissare in dollari il prezzo di tutte le compravendite di petrolio mondiali. In pratica, chiunque acquisti petrolio, dovendo usare dollari, riconosce il signoraggio ai privati possessori della Federal Reserve Inc. che ha la sede a Puerto Rico.

A noi semplici cittadini importa poco perché tanto il signoraggio, dal 1694, anno di fondazione della Banca d'Inghilterra, non ce l'hanno mai restituito. La seconda e più sinistra condizione imposta dagli americani era che le compagnie petrolifere americane - che acquistavano il petrolio - non sarebbero state obbligate a versare i pagamenti direttamente ai paesi venditori. Agli arabi, come prerequisito, veniva imposto di acquistare Certificati di Deposito ventennali e trentennali che sarebbero rimasti depositati su banche americane.

 

Sarà una coincidenza, ma i proprietari delle compagnie petrolifere sono gli stessi proprietari delle banche che gestiscono questa operazione. Per semplicità, in che cosa consiste questo "prestito frazionario"? Innanzitutto, il fatto che il 97% dei dollari non esistesse in forma di banconote costituisce una pura e semplice truffa che origina da quando anticamente le banche rilasciavano ricevute per l'oro depositato dai clienti.

Le banche si accorsero che molti utilizzavano le ricevute come moneta e che pochi passavano a ritirare effettivamente l'oro. Da qui l'idea geniale: stamparono molte più ricevute di quanto oro effettivamente depositato, sperando che nessuno se ne accorgesse. Come speravano ieri, sperano ancora oggi.

Quello che per chiunque sarebbe un reato, non lo è per gli uomini d'onore abilitati dalla Federal Reserve, i banchieri della riserva frazionaria. Per valutare l'ampiezza della frode del sistema della riserva frazionaria, facciamo un esempio pratico di una tipica transazione petrolifera.

 

Un esempio pratico

 

Una compagnia petrolifera americana emette un assegno per un milione di dollari intestandolo ad un agente ufficiale arabo che rappresenta la parte venditrice. La transazione viene effettuata - ad esempio - presso la Chase  Manhattan Bank e la somma viene depositata come Certificato di Deposito trentennale registrato nel computer ed intestato all'ufficiale arabo. L'arabo è stato pagato, ma chi è il proprietario della Standard Oil? Chi è il proprietario della Chase Manhattan?

Andiamo avanti. Il petrolio (costo di estrazione 80 centesimi di $ al barile n.d.r.) viene raffinato e venduto caro al popolo americano o a quello italiano. Chi viene incolpato dei prezzi esosi della benzina? Quel "maledetto" cartello arabo. Ma a 1,2 euro al litro è la compagnia petrolifera che riceve il guadagno - tolte le accise governative. Nel frattempo, cosa accade nel conto bancario dell'arabo?

La Chase Manhattan Bank - nel nostro esempio, ma potrebbe anche essere la BNL - ha depositato un milione di dollari - un pezzo di carta con su scritto "1 milione USD" - nel sistema della Federal Reserve che, grazie alla politica della riserva frazionaria, autorizza la Chase ad effettuare prestiti per 50 milioni di dollari a paesi come il Brasile, il Messico, l'Argentina, oppure al Congresso degli USA, etc. favorendo la leggenda che ci sarebbero più soldi di quanti effettivamente necessari per i prestiti.

Ed ecco la grande usura condannata dal Corano: le banche guadagnano sui prestiti frazionari mentre ai paesi arabi vanno solo gli interessi annuali sui certificati di deposito pluriennali che sono stati costretti a comprare - e se non sei d'accordo, fai la fine di Saddam. Infatti Saddam, poco prima dell'ultima guerra del Golfo, aveva cominciato a vendere petrolio in cambio di euro, cosa che al cittadino europeo avrebbe forse fatto abbassare il costo della benzina.

 

Ma così facendo, avrebbe rotto le uova nel paniere dei proprietari della Federal Reserve, delle grandi banche americane, delle compagnie petrolifere ed ai membri della Commissione Trilaterale che- oh, coincidenza ! - sono esattamente le stesse persone.

Con il petrolio a 44 dollari il barile, gli arabi prendono il 5% (se va bene) delle somme in gioco sotto forma di interessi per i titoli sottoscritti che, guarda un po', se decidono di venderli provocano grandi disastri (le Torri Gemelle ed il recente blackout USA-CANADA funzionali a rendere impossibile, in quei periodi, i trasferimenti elettronici di denaro...).

 

In questa guerra mondiale di interessi titanici, capi arabi da una parte e Rockefeller (dollaro USA) e Rothschild (euro) dall'altra, di sicuro qualcuno come sempre non vincerà: i popoli.


Reddito del Governo USA generato dalla produzione di Penny

 

Nel 1994, la produzione del penny ha generato $40 milioni di Entrate per il Ministero del Tesoro, che il governo ha posto come profitto.

(Reddito è un risultato del “signoraggio” - la differenza fra il valore nominale della moneta ed i costi del relativo conio). (1)

 

Nel 1994, la Zecca degli Stati Uniti ha prodotto oltre 13 miliardi di penny per venire incontro alla grande domanda pubblica. (2)

 

“Fare” un Penny costa soltanto 0,7 centesimi di dollaro, così il Ministero del Tesoro “crea” 0,3 centesimi su ogni penny coniato. (3)

 

Negli ultimi 15 anni, il “signoraggio” sul penny, ha fatto guadagnare al Ministero del Tesoro oltre $500 milioni l’anno. (4)

 

L’eliminazione del Penny aumenterebbe la richiesta di prestito del Governo per finanziare il deficit ed aumentarebbe il deficit di quasi $4 milioni all'anno;

ci non sarebbe risparmi di bilancio. (5)

 

Con il notevole volume di fabbricazione, la produzione del penny della Zecca sostiene i metalli, l'estrazione mineraria e le industrie relative.

 

I pagamenti di tasse da parte di queste industrie di supporto al governo sarebbero persi se il centesimo non fosse più prodotto. (6)

 

1. 13.5 billion pennies minted in 1994 x $0.003 in seigniorage = $40.5 million.

 

2. CFO Annual Financial Report - Fiscal Year 1994, U.S. Mint, pg. 14.

 

3. Cost and Seigniorage per Coin, U.S. Mint Office of Communications.

 

4. U.S. Mint.

 

5. "National Coinage Proposals," GAO Report, May 1990, pg. 34.

 

6. CFO Annual Financial Report - Fiscal Year 1994, U.S. Mint, pg. 10.


Che cos’è la legge finanziaria?

 

(da www.signoraggio.com)

 

In rosso (e/o italico, se il testo che avete è stampato b/n) le mie note (webmaster) e sottolineati i passaggi che ho considerato importanti (il grassetto è invece originale),.

Anche le note in fondo pagina sono del webmaster

 

Che cosa è la legge finanziaria?

la sua storia

la struttura

la finanziaria per il 2003

 

Nella riunione del 28 novembre [vedi: appunti de L’ULIVO di Pinerolo] abbiamo cercato di capire precisamente che cosa è la Legge finanziaria. La scheda che segue è stata redatta in proposito dal sen. Elvio Fassone.        
[ricordo che questo sito è apolitico, quindi la lettura di questo testo – e la sua integrazione con le mie note - è da considersi solo in veste tecnica. Si cercherà di ricordare questo concetto fondamentale in ogni passaggio dubbio o chiaramente di parte (giustamente l'autore originale di questa scheda ha un suo schieramento politico ben definito, che il lettore può o meno condividere)]


L'art. 81 della Costituzione stabilisce che "Le Camere approvano ogni anno i bilanci e il rendiconto consuntivo presentati dal Governo. (...) Con la legge di approvazione del bilancio non si possono stabilire nuovi tributi e nuove spese. Ogni altra legge che importi nuove e maggiori spese deve indicare i mezzi per farvi fronte."

La ragione di queste disposizioni, secondo quanto si legge nei lavori dell'Assemblea Costituente, fu indicata in ciò, che "deve essere tolta la possibilità di varare, confondendoli con i bilanci, omnibus di provvedimenti anche tributari. La Camera, discutendo i bilanci, potrà aumentare o diminuire le cifre dei capitoli, ma non potrà aumentare o modificare le imposte, che sono regolate da apposite leggi. Il bilancio deve essere un bilancio, non diventare un'altra cosa, né prestarsi a sorprese e ad abusi" (on. Ruini).

Per circa trent'anni, pertanto, il Parlamento si è limitato ad approvare il bilancio ed il rendiconto presentati dai Governi, affidando le politiche economiche a provvedimenti di volta in volta elaborati ed approvati.

Con il passare del tempo si è manifestato in forme sempre più imponenti un fenomeno nuovo, e cioè l'aumento delle prestazioni richieste allo Stato [il c.d. welfare?], e quindi il ricorso al debito pubblico.
[perché quindi? Perchè non sono state prese in esame altre soluzioni? Se aumenta la spesa per l'apparato statale, perché si è subito e semplicemente ricorsi all'indebitamento presso privati?]

Mentre fino intorno al 1970 la finanza pubblica era quasi in equilibrio (rispetto al PIL le spese rappresentavano il 33%, le entrate il 29%), verso la fine degli anni '70 il rapporto ha preso a peggiorare in misura vistosa. La dinamica delle spese cresceva in modo assai maggiore di quella delle entrate, per la scelta politica di non inasprire troppo la pressione fiscale, soprattutto su taluni ceti. Pertanto nel 1980 il rapporto anzidetto era diventato del 43% e del 34% del PIL, con un rapporto deficit/PIL del 9%).

Si rese perciò necessario apprestare uno strumento di programmazione economico-tributaria che si facesse carico anche delle correzioni dovute all'ingigantire del debito pubblico, e con legge 5 agosto 1978 n. 468, venne varata la c.d. "legge finanziaria". L'art. 11 di detta legge stabilisce che "la legge finanziaria (...) dispone annualmente il quadro di riferimento finanziario per il periodo compreso nel bilancio pluriennale e provvede, per il medesimo periodo, alla regolazione annuale delle grandezze previste dalla legislazione vigente al fine di adeguarne gli effetti finanziari agli obiettivi". Tra le altre cose la legge definisce "il livello massimo del ricorso al mercato finanziario e del saldo netto da finanziare in termini di competenza", vale a dire, appunto, il limite del ricorso all'indebitamento.
[qui l'autore manca di dire verso chi siamo indebitati. Chi è che presta i soldi al Governo?] nota 1


Nonostante ciò, con gli anni il debito pubblico continuò ad aumentare, a causa di una crescita della pressione fiscale troppo lenta, e soprattutto partita in ritardo rispetto alla spesa. Le politiche tributarie dei governi di allora
[perché ora si sorvola sul "colore" di quei governi?], infatti, puntavano, per motivi elettorali, a tenere la mano leggera sui redditi da lavoro autonomo e professionale, nonché del mondo agricolo, lasciando che il peso centrale fosse retto dal lavoro dipendente, soggetto a ritenuta alla fonte. [quindi non "evadibile"?]


Così, mentre il debito pubblico degli altri Paesi dell'Unione Europea (G5) cresceva anch'esso, ma si attestava su percentuali non superiori al 60% del PIL,
[e come mai non cresceva oltre quei livelli? cosa lo "stabilizzava"?] il debito italiano raggiungeva il 100% del PIL nel 1990, il 120 nel 1993, e addirittura il 124% nel 1995 (Governi Berlusconi e Dini). In altre parole, l'intera ricchezza prodotta dal Paese in un anno equivaleva appena ai 4/5 del debito pubblico.
[E' come se un padre di famiglia, che ha una unica entrata ufficiale (il suo stipendio), poi, di nascosto, spende troppo, magari in un modo che è inconfessabile alla sua stessa famiglia. Qui l'autore afferma che il Governo ha speso troppo e non ha potuto alzare troppo le entrate, ossia le tasse (ossia lo stipendio del padre di famiglia, nell'esempio specifico) per ragioni politiche (elezioni) in pratica, di nascosto, si è fatto credere che andasse tutto bene, prendendo soldi in prestito invece che tassare di più la popolazione. E questo perché una popolazione troppo tassata prima o poi si chiede "Ma con i miei soldi... tu Stato... cosa ci stai facendo?" (e finchè se lo chiede, a parole, va pure bene!)]


Per effetto di questa dinamica sconsiderata il debito pubblico raggiunse in non molti anni il volume di due milioni e mezzo di miliardi di vecchie lire. Ciò significava:

a) che tutta la ricchezza prodotta dal Paese in un anno non bastava a coprire il debito accumulato;

b) che ogni bilancio, anche se si fosse chiuso in pareggio, era gravato dal pagamento degli interessi sul debito pubblico (il "servizio del debito") per circa 200.000 miliardi;
[anche qui l'autore manca di dire a chi viene pagato questo interesse e, a dirla tutta la messa, bisogna aggiungere che il tasso di interesse sul prestito (il c.d. tasso di sconto) viene deciso in modo del tutto arbitrario dalla stessa società privata (Banca Centrale) che "concede" (eroga) il prestito!] nota 2


c) che quindi anche il pareggio di bilancio, e persino un bilancio che si chiudesse con un avanzo primario, continuava ad essere un bilancio in deficit, e questo deficit andava ad aggiungersi al debito, con effetto vizioso sul bilancio successivo. L'esito di una simile spirale viziosa era inevitabilmente rappresentato dalla bancarotta dello Stato.

Deve essere altresì considerato, in chiave di politiche sociali, che il debito pubblico rappresenta oggettivamente un enorme drenaggio di risorse dai ceti meno abbienti ai più abbienti: infatti gli interessi sul debito sono pagati da tutti con le imposte, ma sono percepiti in misura crescente dai rentiers che hanno investito i loro capitali in titoli del debiti pubblico. [ergo: tutti paghiamo le tasse, ma i più ricchi possono "rifarsi" comprando Obbligazioni, CCT e BOT, emessi dallo Stato, "monetarizzando" il debito pubblico e recuperando così liquidità. Il povero non può permettersi investimenti (anche relativamente sicuri, come quello dell'acquisto dei Titoli di Stato - in altra sede approfondiremo il discorso Argentina) semplicemente perché non ha denaro da investire! Invece sono proprio le Banche Centrali ad acquistare i Titoli Pubblici, con il meccanismo già detto nella nota 1]


Per impedire l'ormai inevitabile tracollo, con il governo Amato del 1992 (l'anno dell'accordo di Maastricht) fu effettuata una tremenda svalutazione della lira (30%), nota 3 ed ebbe inizio il drastico risanamento della finanza pubblica, proseguito dai governi Ciampi e Dini
[ma Dini non era quello dell' "addirittura il 124%"?]. Ma ancora all'inizio dei Governi dell'Ulivo (1996) il debito superava di quasi un quarto l'intero volume della ricchezza prodotta in un anno (PIL), il bilancio annuale era in disavanzo (deficit) di poco meno di 200.000 miliardi di lire, e il rapporto deficit/PIL era intorno al 7%. [quindi non era cambiato nulla...]

La manovra di risanamento (il ricordarlo è essenziale per valutare la politica economica del governo di centro-destra) [non è importante lo schieramento politico nota 4] aveva come perno la costituzione di un crescente avanzo primario ogni anno. [l'avanzo primario è quanto "avanza" al padre di famiglia a fine mese (allo Stato, a fine anno), ossia la differenza tra entrate e uscite, tra quanto si guadagna e quanto si spende. Prima di "caricarci" il mutuo della casa, nel caso del padre di famiglia, oppure prima di "inserire in bilancio" l'interesse (enorme) sul debito pubblico (abnorme). In soldoni: ogni anno allo Stato Italiano "avanza qualcosa", poi occorre pagare l'interesse sul debito pubblico, e inevitabilmente... si va "sotto" (deficit)]

Il surplus delle entrate permetteva non ancora di intaccare il debito pubblico, ma almeno di ridurre progressivamente il servizio del debito
[servizio del debito = pagamento interesse]. Non avendo più lo Stato necessità di emettere obbligazioni ogni anno per colmare il disavanzo (ma solo per il rinnovo dei titoli già emessi e scaduti), poteva diminuire il peso degli interessi, e quindi il costo del danaro [tasso di sconto, deciso dalle Banche] e l'inflazione [l'inflazione è dovuta alla stampa sregolata di banconote, o meglio, dalla creazione del denaro dal nulla, "ex nihilo", da parte delle Banche, per via della "riserva frazionaria", vedi nota 1]. Il debito pubblico continuava ad aumentare (perché l'avanzo primario era pur sempre inferiore al servizio del debito), ma cresceva sempre meno che in precedenza per effetto, appunto, di un crescente avanzo primario; e poiché in parallelo cresceva il PIL all'incirca del 2-3% ogni anno, a parte annate particolari, il rapporto deficit/PIL, e cioè il dato fondamentale posto sotto osservazione dall'accordo di Maastricht, si riduceva progressivamente (il requisito per poter entrare nell'Unione monetaria era, com'è noto, il conseguire entro il 1997 un rapporto deficit/PIL non superiore al 3%. [quindi si continuò a prendere soldi in prestito, al "loro" tasso, affidandosi al PIL per uscire dal tunnel del Debito Pubblico. Quando il PIL crollava, e come vedremo, crollerà, tutto andava a gambe all'aria. Sarebbe bastato, e basterebbe anche oggi, far valere la Costituzione e stampare Moneta Statale per uscire dall'incubo-debito-pubblico.nota 5]

 

Nel 2000, ultimo anno dei governi dell'Ulivo, il rapporto deficit/PIL era previsto all'1,3%, e il rapporto debito/PIL era stato ridotto al 112%, [non è un dato di cui vantarsi] con proiezione di azzeramento del primo e di pareggio del secondo entro il 2003. [forse è un pò ambizioso, come programma, visti i tempi così ristretti] Ciò significa che

a) nel 2003 l'avanzo primario avrebbe coperto l'intero servizio del debito, annullando il deficit annuale; [sempre puntando TUTTO su una crescita ottimistica del PIL!]

b) che a partire da quell'anno l'avanzo primario sarebbe andato ad intaccare direttamente il debito; [ancora e sempre puntando TUTTO su una crescita ottimistica del PIL!]

c) che il debito pubblico, a questo punto, si sarebbe ridotto con velocità crescente, poiché non solo non si sarebbe più incrementato in valore assoluto a causa dei perduranti deficit, ma sarebbe stato ridotto dai vari avanzi di bilancio, e, continuando la crescita del PIL, [ma come si può credere ad una crescita continua e inarrestabile del PIL? come si può puntare TUTTO su una speranza così ottimistica?] si sarebbe avuto un rapporto doppiamente positivo;

d) che nell'anno 2010 il rapporto tra il debito pubblico e il PIL avrebbe raggiunto quel valore del 60% che è proprio degli altri maggiori Paesi dell'Unione europea, e il nostro Paese avrebbe annullato il differenziale che rende il nostro sistema meno competitivo rispetto agli altri. [non si prova neanche ad annullare il Debito Pubblico, vero? ci si accontenta di "assestarlo"]


Già nel 2001 questo percorso virtuoso si è interrotto.
[ma come? stiamo assistendo ad una svolta epocale e la sinistra perde il governo del Paese? che sfiga! in un film di fantapolitica sembrerebbe quasi che di fronte ad una promessa impossibile e non mantenibile, di fronte ad un progetto irrealizzabile, si perda ("purtroppo") il controllo del potere e non si riesca a portare a termine la missione... proprio sul traguardo, ma che peccato!]

 

Nel DPEF (documento di programmazione economico-finanziaria) del 2001, il Governo ipotizzava una crescita del PIL non inferiore al 3% [BOOM!] , e su questa ipotesi costruiva il suo progetto di riduzione delle imposte, e quindi delle entrate: accrescendo il numeratore (deficit) solo un vistoso aumento del denominatore (PIL) avrebbe permesso di mantenere il rapporto deficit/PIL in linea con il programma di rientro imposto dal trattato di Maastricht. [Ma allora lo riconosce anche l'autore che c'è una e una sola possibilità di riuscita e che dipende TUTTO dal PIL! Già controllare il deficit è difficile, (ossia non far spendere troppo allo Stato in rapporto alle entrate, in un anno), in più occorre, secondo i nostri politici, anche sperare in un PIL miracoloso TUTTI gli anni! e tutto questo non per liberarci del mostro-mangia-risorse meglio noto come Debito Pubblico, ma solo per "stabilizzarlo alla media europea del 60% del PIL stesso"! Quindi la formula diventa:
difficile : miracoloso = incubo-non-annullato-ma-solo-contenuto]

 

Ma questo non si è verificato, per il noto rallentamento della crescita. Già nel programma di stabilità presentato a Bruxelles nel novembre 2001, il Governo assumeva per il 2002 i seguenti impegni: crescita del PIL al 2,3%; disavanzo, cioè rapporto deficit/PIL, allo 0,5%; debito pubblico al 104,3% del PIL. Da notare che questi impegni venivano assunti dopo lo choc delle Torri gemelle, e quindi con la consapevolezza che l'economia mondiale avrebbe subito un forte rallentamento complessivo. Ma la previsione di un forte aumento del PIL (sebbene improbabile) era appunto dettata dall'impegno elettorale di una riduzione della pressione fiscale. [Le Torri sarebbero crollate anche con la Sinistra al Governo, che si sarebbe trovata, quindi, nelle medesime condizioni di impossibilità di eseguire il miracoloso recupero finanziario! Il lettore vede ora da se che centro-destra ocentro-sinistra non conta, se la formula è quella appoggiata alla sola gamba del PIL... anche aumentando le tasse e riducendo all'osso le spese pubbliche, non sarà mai possibile "compensare" eventuali (storici se non almeno statistici) cedimenti del PIL]

 

Nel DPEF del giugno 2002 le previsioni venivano già notevolmente ridimensionate. La previsione di crescita veniva stimata all'1,3%; il deficit all'1,1% (pari a circa 15 milioni di euro, ovvero circa 30.000 miliardi di vecchie lire); e il debito pubblico al 108,5% del PIL.

Ma neppure questa programmazione si è rivelata veritiera. [ma dai!] A luglio il debito pubblico ha toccato la quota di 1.386 miliardi di euro (pari a circa 2.750.000 miliardi di vecchie lire; con un aumento del 3,8% rispetto all'anno precedente). A fine ottobre 2002 il deficit di cassa ha toccato la cifra di 49,2 miliardi di euro (circa 97.000 miliardi di vecchie lire). L'avanzo primario, che nel 2000 era del 5,9%, nel 2002 è sceso al 3,5%. Tutto ciò significa un rapporto deficit/PIL tendenziale del 3,5%, largamente fuori del Patto di stabilità. E significa altresì che il debito pubblico nel 2002 chiuderà al 109,4% sul PIL; anziché al previsto 108,5%. E' inoltre fortemente calato il gettito fiscale complessivo (-5,6% rispetto all'anno precedente), con punte particolari di decremento per le imposte IRPEF (-14%) e IRPEG (-17%). La crescita del PIL, secondo le ultime previsioni, si fermerà allo 0,6%, ma alcuni osservatori parlano addirittura dello 0,3%, cioè un valore quasi nullo. Di qui la necessità di una forte correzione nella legge finanziaria, per quanto si vedrà.

 

Si innesta a questo punto il tema del "buco" lasciato dai governi dell'Ulivo, spesso utilizzato come giustificazione degli ammanchi successivi. Nella finanziaria del 2001 il rapporto deficit/PIL era previsto allo 0,8%, pari a circa 20.000 miliardi di lire, mentre nel 2002 avrebbo dovuto ridursi alllo 0,5%, e nel 2003 - come si è detto - avrebbe dovuto azzerarsi. [peccato questo cambio al Potere, vero? non lo sapremo mai come la sinistra avrebbe affrontato la questione Terrorismo-blocca-PIL]

Con la nota di variazione del marzo 2001 (le Camere si sciolsero l'8 marzo 2001), il Governo correggeva tale valore all1,1%, per effetto di variazioni nella spesa, e quindi consegnava un deficit di circa 28.000 miliardi di lire. [che non sono noccioline]

Successivamente lo sforamento della spesa sanitaria [i problemi sono sempre in agguato... che variabile è stata pensata per questi imprevisti, nella famosa formula di cui sopra?] della maggior parte delle Regioni portò il rapporto all'1,5% (circa 40.000 miliardi): ma quest'ultimo aggravio avrebbe potuto e dovuto essere sanato da una manovra correttiva imposta alle Regioni in corso d'anno [ergo: pagavano le Regioni? e poi? I Comuni? noi con ICI e tasse locali varie? ma dai!]. Il governo Amato l'aveva prevista [immancabile, non avevo infatti alcun dubbio], ma esso rimase in carica sino alle elezioni ed al nuovo governo solo per l'ordinaria amministrazione [che peccato!]; e il governo di centro-destra, nell'agosto 2001 autorizzò le Regioni a differire il rientro [ma allora sono proprio cattivi questi di centro-destra!], e con ciò consolidò il debito ai livelli anzidetti. Il di più è addebitabile interamente alla politica economico-fiscale del governo di centro-destra [ci avrei giurato].

 

Si può ora passare alla valutazione della finanziaria del 2003. Ogni legge finanziaria, per sua struttura essenziale, si articola su tre capitoli fondamentali:

1) reperimento delle risorse (aumento delle entrate fiscali e/o riduzione della spesa pubblica);

2) distribuzione delle risorse (riduzione delle imposte e/o aumento della spesa pubblica);

3) disavanzo pubblico (emissione di obbligazioni per ripianarlo, ovvero, virtuosamente, contenimento e riduzione del medesimo). [ossia vendita di obbligazioni alla Banca Centrale, che poi rivende i titoli ai cittadini stessi, che vengono tassati per risarcire l'interesse!]

 

Premesso che la presente nota viene redatta quando il percorso parlamentare della finanziaria è ancora in atto, si può osservare che il primo capitolo (raccolta risorse) riposa essenzialmente su tre grandi voci:

a) forme di condono, per le quali si ipotizza un gettito di circa 8 miliardi di euro;

b) esternazione di spese per investimenti (per le quali si prevede una minore spesa per 4 miliardi;

c) razionalizzazione e riduzione di spesa della Pubblica Amministrazione (tramite la quale si ipotizzano altri 8 miliardi di euro). Totale 20 miliardi.

 

Le obiezioni a questa parte della manovra sono, sinteticamente, così espresse:

a) il gettito del condono è fortemente sovrastimato. Molte piccole e medie imprese hanno avviato un rapporto più leale con il fisco, grazie anche agli studi di settore e alla politica tributaria sviluppata negli anni dell'Ulivo" [chi altri?]: non saranno moltissime a doversi avvalere dello strumento per mettersi in regola. Se si tratterà di "condono semplice" (o meglio, di concordato: con questo termine si intende una transazione tra fisco e contribuente, vale a dire una mediazione tra reddito dichiarato e reddito accertato; ma la transazione vale solo per alcune imposte, il contribuente se ne avvale solo per il passato, e non sono estinti eventuali reati che si accompagnano alla dichiarazione infedele, come potrebbe essere per reati di falso in bilancio, di fatturazioni inesistenti, di violazioni delle norme antinfortunistiche per il caso di sommerso, e simili), gli introiti saranno modesti. Se si vorrà perseguire un gettito più elevato, occorrerà puntare al c.d. condono tombale (che ha le caratteristiche opposte: vale per tutte le imposte, mette al riparo da accertamenti per un certo numero di anni successivi, e si estende ad ogni eventuale reato collaterale): e però un condono di questo genere, oltre ad avere un profondo effetto diseducativo, produrrebbe risultati disastrosi sugli esercizi successivi, in cui il gettito non sarebbe più corrispondente al reddito reale, ma a quello convenuto col condono.

b) il trasferimento fuori bilancio delle spese per investimenti è un'operazione illusoria. Qualcuno le opere deve pur pagarle. Se si fa leva sul project financing (cioè sull'affidamento al privato sia del costo dell'opera, sia dei ricavi che dalla stessa verranno), occorre mettere in conto che il privato accetterà solamente se può ripromettersi un profitto: questo può valere per un'autostrada (e anche in tal caso si succhia dal futuro, poiché - al fine di remunerare il privato - la concessione dei pedaggi dovrà essere più estesa di quanto servirebbe allo Stato per ammortare la "sua" spesa). Ma non varrà per le opere non remunerative, o remunerative a scadenza troppo lunga, come potrebbe essere per la costruzione di acquedotti, di ospedali, di carceri e di scuole, per lavori di idraulica o di sistemazione del territorio, che fatalmente saranno accantonati. Se poi si pensa a società costituite ad hoc, che finanziano gli investimenti con capitali presi sul mercato, questo non è altro che un debito collocato fuori bilancio, ma che dovrà comunque essere ripianato dalla collettività.

c) la riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni, se si limita ai risparmi e alla razionalizzazione degli acquisti, non è certo in grado di produrre il volume ipotizzato. Per giungere all'ordine di grandezza ipotizzato, e cioè a 4 miliardi di euro, occorre ridurre i trasferimenti ai Comuni ed ai vari Enti locali, occorre tagliare le spese di tutti i ministeri (si veda, infatti, quel che accade in tema di scuola e sanità): occorre, in una parola, ridurre sensibilmente i servizi.

 

Il secondo capitolo (distribuzione delle risorse) è centrato essenzialmente sulla riduzione delle imposte. La riduzione dell'IRPEF e dell'IRPEG è innegabile, e, in quanto tale, deve essere salutata con favore. Ma la prima è ampiamente controbilanciata da alcuni dati negativi, quali:

a) ne profittano solamente i ceti a reddito molto basso; e questi, per giunta, se incapienti (cioè percettori di un reddito esente da imposta) non possono neppure vantare un credito di imposta per eventuali oneri deducibili;

b) non si è provveduto alla restituzione del fiscal drag, come sancito dalle precedenti "finanziarie"; [post-it: se mai tornerà la sinistra al Governo, occorre richiederlo]

c) i redditi sono notevolmente ridotti in valore reale dalla pesante inflazione di quest'anno. Basta considerare che un solo punto di inflazione in più, su un volume di spesa di una famiglia media di 25.000 euro, significa una perdita reale di 250 euro, cioè poco meno del beneficio derivante dalla riduzione dell'IRPEF;

d) il taglio dei servizi che conseguirà alla politica economica complessiva.

Il terzo capitolo (riduzione del deficit) è affrontato attraverso la previsione dei 12 miliardi di euro, che dovrebbero ridurre il disavanzo di quasi un punto, e portarlo nel 2003 all'1,5%. Ma questo varrebbe se il deficit del 2002 fosse davvero del 2,3-2,4%, e non di parecchio superiore, come contestato da Eurostat; e se la crescita del PIL fosse davvero dello 0,6%, come previsto dalla finanziaria, e non verosimilmente inferiore.

Se a ciò si aggiunge la probabilissima sovrastima delle entrate da condono, e di quelle da risparmi della P.A., è presumibile che nel prossimo esercizio il rapporto deficit/PIL sia non già vicino allo zero, come avrebbe dovuto essere secondo i piani di rientro, ma gravemente vicino ai limiti del Patto di stabilità. Con forte pressione sull'inflazione, e danno per la competitività del "sistema-Paese".


NOTA 1

  1. Il cittadino versa 100 Euro in una Banca (Locale). Sono 100 Euro reali, veri, "sudati".

  2. Questa Banca porta 95 Euro alla Banca Centrale Nazionale (BCN) e si tiene 5 Euro (cash) per le previste (a livello statistico) operazioni di cassa (ad esempio, prelievi di altri correntisti). Abbiamo supposto 5 Euro perchè la c.d. "riserva frazionaria" è del 5% (in taluni casi è solo del 2%)

  3. I 95 Euro vengono depositati presso la BCN (ad esempio, in Italia, la Banca d'Italia, ossia Bankitalia S.p.A. che, ricordiamo è un' Ente Privato, non Pubblico, quindi posseduto da Soci Privati, quali:
  4. Questi 95 Euro sono destinati al "Conto Riserve", ossia sono soldi che servono a comprare Titoli di Stato (esempio Obbligazioni, CCT ecc...).
    In questo modo la BCN "monetarizza il Debito Pubblico" con soldi del cittadino!
    Da ricordare anche che solo le BCN (come ad esempio la Banca Centrale Europea - BCE) possono, per legge, stampare le banconote (esempio: EURO).         

    Pagandole pochi centesimi (i costi tipografici e di gestione) e "prestandole" allo Stato al Valore Nominale (detto anche Valore di Facciata) queste Banche Centrali (BCE e Federal Reserve in testa) recepiscono oggi quello che anticamente si chiamava DIRITTO DI SIGNORAGGIO.

    Esempio: una banconota da 100 Euro alla BCE costa 3 centesimi di Euro e allo Stato 102,5 Euro. 100 Euro è il Valore Nominale della banconota che lo Stato deve restituire alla BCN e 2,5 Euro è il c.d.
    [NOTA 2] "tasso di sconto" ossia la percentuale che la BCN vuole per effettuare il prestito. Tale valore, tale percentuale viene deciso in modo totalmente autonomo dalla stessa BCN! Ossia colui che presta, decide anche a quanto presta!    

  5. In cambio di questo versamento (95 Euro dalla Banca Locale alla BCN), le Banche Locali ricevono l'autorizzazione (da parte della BCN) di prestare 100 Euro pur avendone solo 5 in cassa.

  6. Quindi con i nostri 100 Euro reali la Banca Centrale può acquistare 95 Euro di Titoli di Stato e la Banca Locale può prestare  ancora altri 100 Euro al tasso (per esempio) del 10%. Tali prestiti vengono effettuati scrivendo numeri nel computer che gestisci i conti correnti. Stavolta, per la Banca Locale, sparisce anche il costo tipografico (soldi creati da nulla)! Gli interessi (più la restituzione del capitale avuto in prestito) che noi versiamo alla "nostra" Banca Locale sono invece soldi reali in quanto frutto nel nostro lavoro, ossia decine di ore di vita impiegate per determinare un reddito mensile (il nostro stipendio)

  7. Intanto lo Stato dovrà restituire il prestito (capitale più interessi) avuto dai Privati delle Banche Private attraverso la raccolta delle tasse sui propri cittadini.

NOTA 3

La famosa finanziaria "lacrime e sangue". In altra sede approfondiremo la Megaspeculazione operata da Soros, plurindagato dalla Giustizia Italiana e considerato un Finanziere Internazionale di Fama

NOTA 4

Ricordo al lettore che, secondo me, tutti gli attuali schieramenti politici sono inevitabilmente condannati a fallire qualsivoglia operazione di recupero finanziario almeno fino a che non si manifesti la sincera e operosa volontà politica di ripristinare la Sovranità Monetaria del Popolo, con l'esclusione delle Banche Centrali (quali Giudici Ingiudicabili dalla Nostra Economia) e il contemporaneo diritto dello Stato di emettere la propria moneta. Se il Tesoro conia le monete, perché non può stampare le banconote?

NOTA 5


Ricordate le 500 lire di carta, con il Mercurio Alato? Quelle erano del Governo, erano nostre, non dovevamo restituirle a nessuno e nessuno ci chiedeva interessi a fine anno. Non c'era scritto "Banca d'Italia" ma "Repubblica Italiana Biglietto di Stato a corso legale". Le firme sono del Direttore Generale del Tesoro, il Cassiere Speciale e il visto della Corte dei Conti. Nelle banconote emesse dalla Banca di Italia, invece, le firme sono del Governatore e del Cassiere, che sono Privati, non fanno parte del Governo.


Come lo Stato può guadagnare dal signoraggio.

(di Sandro Pascucci – www.signoraggio.com)

 

In soldoni, è il caso di dirlo, come eliminare le Tasse al Cittadino.

 

Lo Stato Italiano (e gran parte degli altri Stati Sovrani nel Mondo) ha abdicato alla propria Sovranità Monetaria a favore della Banca Centrale (prima Banca d’Italia, ora Banca Centrale Europea).

 

Questi ‘Fantasmi Giuridici’ sono privati, appartengono a Banche Private di Banchieri Privati, e quindi rispetto al Cittadino (ignaro, ignorante, indifeso e spesso indifferente) adoperano la logica del ‘servirsi’ e non del ‘servire’, unico comportamento etico (v. Giacinto Auriti).

Come tutte le Corporation, le Banche non sono orientate all’Etica ma al Profitto (v. Domenico De Simone).

 

I politici sono ‘camerieri dei banchieri’ per quei personaggi che hanno saputo ‘vedere’ al di là della cortina di fumo e menzogna che cela la vera realtà del sistema bancario e finanziario dell’Italia e di tutto il Mondo e che si chiama Usurocrazia (v. Ezra Pound).

Se lo Stato stampasse la propria moneta, come conia le proprie monetine, si estinguerebbe di colpo il mostruoso Debito Pubblico che grava su tutti Noi, i Nostri Figli e quindi il Nostro Futuro.

Si spezza così la catena della schiavitù della moneta-bancaria, catena forgiata dalla creazione dal nulla della moneta-debito (‘ex nihilo’ – v. Maurice Allais).

Il Popolo, di nuovo padrone della propria Sovranità Monetaria, tornerebbe a Vivere.

 

Lo Stato tipografo.

 

Facciamo un esempio: lo Stato paga un Dipendente Pubblico 1.400 euro, che in contanti equivale ad un mazzetto di 14 banconote da 100 euro nominali (valore nominale = di facciata, quanto stampato sulla carta-moneta). Attualmente ogni banconota costa allo Stato 100 euro, più gli interessi (mettiamo che il Tasso di Sconto, che è il costo del denaro tra Banca Centrale e Banche Locali, è al 2,5% e che si applichi anche allo Stato).

 

Al Banchiere la stessa Banconota costa 3 centesimi di euro (3 eurocent = 0,03 euro = valore intrinseco = costo di produzione = costo medio della carta, inchiostro, tecniche anticontraffazione ecc…).

Il Banchiere ricava 1.435 euro (100 x 2,5% x 14).

Il Banchiere spende 0,42 euro (14 x 0,03).

Il Banchiere guadagna 1.434,58 euro (1.435 – 0,42) e questo è il signoraggio sullo stipendio di un singolo dipendente.

 

Quanti sono i Dipendenti Pubblici? 3 milioni? Quant’è lo stipendio medio? Quello indicato? Un po’ meno, un po’ di più? Fate voi gli aggiustamenti…

Uno stipendio di 1.400 euro ‘costa’ allo Stato 1.435 euro.

Lo stesso meccanismo per una strada, un ospedale, un ponte, un carroarmato, un telefono…

E queste spese dello Stato vanno saldate, con le Tasse.

Calcoliamo, da Bar dello Sport, la Tassa che tutti i cittadini devono pagare per saldare 1.435 euro x 3 milioni di dipendenti pubblici.

 

Non facciamoci distrarre e lasciamo ai politici giocare sul fatto se i Dipendenti pubblici sono tanti o pochi o il giusto, e se i ponti servono o non servono, se gli Ospedali e le scuole vanno privatizzate o no.

 

Noi ormai abbiamo capito che anche UN SOLO dipendente costerà sempre più di quanto il poverino intasca.

 

Facciamo due conti:

 

1.435 x 3.000.000 = 4.305.000.000 euro !

4,3 miliardi di euro al mese ! e poi ci sono le strade, gli Ospedali ecc…

 

E se lo Stato stampasse i propri soldi?

Stampare un mazzetto di banconote che valgano 1.400 euro costa 0,42 euro, ricordiamolo…

0,42 x 3.000.000 = 1.260.000 euro !

 

Il Pubblico Impiego allo Stato costerebbe 1,6 milioni di euro al mese !

E’ assurdo?!?! 4,3 miliardi di euro contro 1,6 milioni di euro?

Quanti contribuenti ci sono in Italia ? Facciamo pagare anche i gatti? Diciamo 30 milioni?

Trovate Voi i dati precisi. ..

4,3 miliardi di euro / 30 milioni di tassati = 143 euro!

1,6 milioni di euro / 30 milioni di tassati = 0,05 euro!

 

Con il signoraggio del Banchiere, il Pubblico Impiego costa al Contribuente (attualmente) 143 euro al mese, senza signoraggio invece, solo 0,05 euro al mese.

 

E gli impiegati non perderebbero Potere d’Acquisto perché le banconote sarebbero garantite dallo Stato, quindi dalla comunità tutta, per semplice convenzione, perché la banconota avrebbe il valore che tale convenzione ‘induce’ nella carta.

E’ il Popolo che accettando la carta-moneta (per convenzione tra i Cittadini stessi di una Società) ne crea il valore, con il principio dell’induzione, scoperto dal Prof. G. Auriti.

Non serve neanche la riserva aurea (in ogni caso e di fatto già assente dal 1971, con la fine degli accordi di Bretton Woods, per volere di Nixon e la chiusura della Gold Window).

 

Stesso discorso per le strade, pensionati, ospedali…

Lo Stato pagherebbe le Ditte che fanno le Grandi Opere con moneta propria, non carica di Usura Bancaria.

La realizzazione di Servizi e Lavori Pubblici saranno discussioni squisitamente politiche e non economiche.

 

Sarà il consenso popolare a determinare investimenti, senza dipendere da Usurai.

 

Se il Popolo ritiene necessario un ponte, lo Stato stampa i soldi necessari per fare quel ponte.

Così non si avrà inflazione perché, a costo zero (spese tipografiche), si crea il bene-moneta per realizzare il ponte, ossia il suo equivalente Bene Reale (concetto base del Credito Sociale. v. L’Isola dei Naufraghi, di Louis Even). Da qui si può partire per creare il Reddito di Cittadinanza, perno concettuale e pratico per slegare il Popolo dalle angherie e ricatti dei Detentori del Potere di Emettere Moneta.

 

04/05/2005


Se non ora, quando?

 

(Marco Onado, 07/06/2004)

 

"La Banca motiva, da sempre, le sue decisioni. Sistematicamente, con la diffusione di relazioni e studi nelle sedi istituzionali, rende conto delle proprie analisi e del proprio operato". Con queste parole il governatore ha risposto, con encomiabile orgoglio istituzionale, a quanti giudicano inadeguata l'accountability della nostra banca centrale.

La risposta però coglie solo parzialmente il punto: è vero che la Banca d'Italia segue scrupolosamente norme e tradizioni attuali (e ci mancherebbe, si potrebbe aggiungere), ma occorre chiedersi se queste siano adeguate alla odierna realtà economica e politica in cui operano le banche centrali.

 

Il significato di una parola

 

In un saggio, breve ma molto efficace, un autentico "decalogo" delle banche centrali (1), Tommaso Padoa Schioppa ricorda che essere accountable significa "non solo essere ritenuto responsabile delle proprie azioni, ma anche essere tenuto a giustificare e spiegare azioni e decisioni. L'accountability è un elemento essenziale e costituente di un ordine politico democratico.

In tale ordine, le istituzioni che hanno il potere di influire sulla vita e il benessere della comunità devono essere soggette allo scrutinio dei cittadini e dei loro rappresentanti eletti".

Se si condivide questa impostazione, le conclusioni da trarre sono almeno due:

 

a) le attuali forme in cui la Banca d'Italia rende conto del proprio operato sono fondamentalmente basate su esposizioni unilaterali, quasi "ex cathedra", come la cerimonia del 31 maggio;

b) l'accountability coinvolge il concetto di responsabilità, dunque rinvia anche ai meccanismi di nomina e di funzionamento dei vertici di un'istituzione.

 

La cerimonia del 31 maggio

 

Lasciando da parte il secondo problema, vale la pena di interrogarsi sulle modalità con cui oggi la Banca d'Italia espone pubblicamente le ragioni del proprio operato, a cominciare proprio dalla lettura delle Considerazioni finali.

La cerimonia del 31 maggio ha assunto un ruolo fondamentale nella tradizione della Banca d'Italia, soprattutto dai tempi di Guido Carli e si è caratterizzata per due elementi fondamentali: lo spessore analitico delle diagnosi, cui contribuiva un servizio studi che aveva pochi eguali nel panorama delle autorità monetarie dei principali paesi e l'indipendenza del giudizio rispetto alle pressioni di un potere politico sempre più ansioso di dare l'assalto alla diligenza della spesa pubblica. Qualcuno sostiene che la difesa nei fatti fu meno strenua di quella verbale, ma questo nulla toglie al salto di qualità che Guido Carli diede alle Considerazioni finali, trasformando una relazione di bilancio in uno dei documenti più importanti e attesi della vita economica nazionale.

 

L'infame attacco alla Banca d'Italia del 1979 diede l'occasione a Paolo Baffi di aggiungere all'analisi economica una delle pagine più alte di rigore morale e di impegno civile, ma ebbe anche l'effetto di rendere tabù per oltre venti anni qualsiasi ipotesi di modificazione anche formale dei poteri della Banca d'Italia, del suo assetto istituzionale, persino delle sue manifestazioni di accountability.

Le Considerazioni finali hanno così continuato a svolgersi secondo la tradizione antica: sul piano dell'analisi economica sono stati gli anni del rientro dall'inflazione, del risanamento del deficit e dell'ingresso in Europa. Tre obiettivi centrati, che non erano affatto scontati nel momento in cui Carlo Azeglio Ciampi prese il timone della Banca d'Italia e su cui egli ha fondato con lucida coerenza le Considerazioni finali di quegli anni.

Allora, la loro solennità trovava quindi due forti giustificazioni: l'orgogliosa difesa delle tradizioni della Banca; il rilievo dei moniti per la classe politica responsabile dei rischi di dissesto finanziario che il Paese stava correndo in quegli anni. Il fatto poi che quei moniti siano serviti perché gli obiettivi sono stati raggiunti (a differenza di quanto era successo negli anni Sessanta) dimostra che quel rito non era affatto né vuoto né inutile. E, si ripete, se a esso non sono state aggiunte forme di accountability diverse, la colpa va ricercata nell'oscuro disegno che colpì i vertici della Banca negli anni bui della Repubblica.

 

L'esempio di altre banche centrali

 

Va naturalmente ricordato che il governatore e altri membri del Direttorio hanno spesso occasione di presentare al Parlamento, regolarmente o su invito, la posizione della Banca su temi generali (la Legge finanziaria in primo luogo) o specifici, come è accaduto in occasione dell'indagine conoscitiva sulla tutela del risparmio. Ma nessuna di queste forme assume la veste per così dire istituzionale di confronto dialettico sull'operato della Banca. Non accade così in altri paesi.

 

La Banca centrale europea è soggetta a forme di scrutinio molto più penetranti e aperte. Il suo rapporto annuale è infatti rivolto non ai partecipanti al capitale, come da noi, ma al Parlamento, al Consiglio e alla Commissione europea. Il Parlamento può richiedere un dibattito generale sul rapporto annuale.

Non solo: come si legge sul Bollettino della Bce (2), l' Eurosistema ha deciso di andare al di là di questi impegni, prevedendo regolari conferenze stampa al termine di ogni riunione mensile del consiglio direttivo.

Non meno stringenti sono le forme di accountability della Fed (la banca centrale americana) fissate da una legge il cui titolo è tutto un programma "Government in the Sunshine Act" (che giunge a prevedere la pubblicità di alcune sessione del Board) e dal Federal Riserve Act, che impone una serie di appuntamenti del presidente del Board con varie commissioni parlamentari e un dibattito semestrale sull'azione della Fed.

Di tutto questo, si ripete, nella legislazione italiana non c'è traccia e non si vede quale vulnus alla tradizione della Banca d'Italia si avrebbe se l'atto più importante della sua accountability non fosse affidata solo a un monologo nelle dorate sale di palazzo Koch, seguito da altre considerazioni che, per quanto importanti come quelle di quest'anno, sono pur sempre quelle di un soggetto vigilato (nonché azionista).

 

Insomma: le prassi delle banche centrali sono ben diverse da quelle invalse in Italia. Se la fase storica che ha trascinato i suoi effetti velenosi almeno fino alla seconda metà degli anni Novanta, e che aveva fatto accantonare ogni riforma, è definitivamente superata, è ora di adottare assetti istituzionali (in termini di accountability, ma giova ripetere anche in termini di meccanismi di nomina e funzionamento) più vicini a quelli degli altri paesi.

 

Un buon motivo per inserire tutto questo nell'attuale disegno di legge sulla tutela del risparmio è dato da un indimenticabile libro di Primo Levi: "Se non ora, quando?".

 

 

(1) Tommaso Padoa-Schioppa, An institutional glossary of the Eurosystem, intervento alla conferenza "The Constitution of the Eurosystem: the Views of the EP and the ECB", 8 March 2000. Disponibile sul sito www.ecb.int.

 

(2) Bollettino Bce, luglio 1999.


Prestiti E Finanziamenti: Come Fanno Le Banche A Prestare Soldi Che Non Hanno

 

(http://www.masternewmedia.org/it/2005/04/22/prestiti_e_finanziamenti_come_fanno.htm)

 

Quando andate in banca per un prestito, dopo che hanno accettato la vostra richiesta ed addebitato la cifra sul vostro conto, vi siete mai chiesti da dove vengano realmente questi soldi? Sapete a chi appartiene il contante che è stato trasferito sul vostro conto?

 

Se un'azione legale collettiva recentemente presentata in Canada vincerà, la risposta a questo quesito potrebbe essere piuttosto semplice: i soldi non arrivano da nessuna parte, perché non sono mai esistiti. Sono stati creati dal nulla, semplicemente inserendo alcuni dati sul vostro conto corrente, tramite il sistema computerizzato della banca. Non c'è stata nessuna operazione di borsa, nessuna risorsa derivante da investimenti, né contante utilizzato.

 

Quindi una questione piuttosto fastidiosa potrebbe cominciare a tenere svegli la notte i capi delle banche mondiali, per ottenere un cambiamento. Se è vero che, come sostenuto dall'azione legale, queste transazioni derivano dalla contraffazione o dal riciclaggio di denaro (in quanto i soldi trasferiti nei conti dei clienti che richiedono prestiti non possono essere rintracciati, né giustificati), quando sarà il momento, per milioni di debitori Canadesi, di ripagare il prestito o gli interessi - loro, almeno in teoria, non dovranno - dal momento che il contratto originale per il prestito sarebbe ritenuto illegale, o nullo, od annullabile.

 

L'avvocato John Ruiz Dempsey, specializzato in criminologia e dibattito forense, ha intentato un'azione legale collettiva per conto dei Cittadini del Canada asserendo che le istituzioni finanziarie sono coinvolte nella creazione illegale di denaro.

 

L'accusa, presentata venerdì 15 Aprile 2005 presso la Corte Suprema dello stato di British Columbia, a New Westminster, afferma che tutte le istituzioni finanziarie che erogano prestiti, sono coinvolte in uno schema intenzionale di frode dei debitori, prestando denaro inesistente, creato illegalmente "dal nulla" da parte di tali istituzioni.

 

La causa, la prima di questo tipo mai presentata prima in Canada, potrebbe coinvolgere milioni di Canadesi, sostiene che i contratti stipulati tra i Cittadini (debitori) e le istituzioni finanziarie sarebbero nulli od annullabili e non avrebbero né forza, né effetto, per violazione anticipata e per non aver giustificato le operazioni.

 

Dempsey sostiene che le transazioni derivano dalla contraffazione e dal riciclaggio di denaro, in quanto tale denaro, se fosse stato davvero anticipato e depositato nei conti correnti dei clienti, non può essere rintracciato, né giustificato, né rendicontato.

 

L'Agente della Comunicazione Sepp Hasslberger riporta in dettaglio tutta la storia. Scoprite cosa ha da dire in merito.

 

Articolo originale pubblicato da Francis Good in data 20 Aprile 2005

 

Pubblicato da Chiara Monetti

Il Venerdì Aprile 22 2005


Il bicchiere in frantumi (…e il latte versato)

 

E se la nostra vita fosse in pericolo a causa di ciò che crediamo sia sano?

 

(di John Kaminski - http://ilsignoraggio.blogspot.com/2005/03/ehi-americano-apri-gli-occhi.html)

 

Nell’oscurità l’unico suono percepibile era la voce di una donna al telefono intenta a delineare il suo programma atto a risvegliare una cittadinanza addormentata attraverso l’accurata versione video del crimine del secolo. Ma quando un uomo ascolta una donna, spesso finisce per non udire più le parole perchè perso tra le trame indefinite delle proprie memorie.

Mi rivedo nella cucina della mia infanzia cinquant’anni orsono. L’enorme bicchiere di latte che prendevo prima di andare a letto era caduto accidentalmente sul pavimento della cucina, ed il suo contenuto si era rovesciato creando una macchia informe tipo test di Rorschach in bianco sul linoleum a scacchi. Mi piaceva il latte, le dissi. Ma dalla voce in linea trapelava il disappunto: nessun animale adulto beve latte; non fa bene, in quanto l’eccesso di proteine imputridisce nel tratto digestivo catalizzando ogni sorta di sostanze debilitanti. E così abbiamo appreso che quell’alimento che credevamo tanto prezioso per il nostro benessere può invece essere fonte insospettata di malesseri vari, per non parlare di malattie gravi. Quest’immagine passeggera, il ricordo di un bicchiere andato in frantumi porta alla realizzazione di come, in mancanza di un’informazione corretta, siamo noi stessi a mettere a repentaglio le nostre vite per mera ignoranza dei fatti di base. L’immagine ha preso forma nei miei pensieri all’ascoltare il discorso della donna circa la necessità di convincere la gente del fatto che i responsabili dell’11/9 altri non sono che i nostri stessi leaders. Un lavoretto interno ai danni del popolo americano. Da qui la seguente considerazione: quello che pensavamo essere buono e puro può rivelarsi, in mancanza di un’informazione adeguata, un veleno che ci troviamo a buttar giù spontaneamente e volentieri.

 

Mi sono soffermato a lungo sul trauma lancinante che è stato l’11/9: chiave per comprendere passato e futuro della storia d’America. Se scegliete di accettare la versione ufficiale di questi eventi orribili, continuate ad ingerire un veleno che ha già ucciso milioni di persone innocenti e che continuerà a farlo. Quando inizierete a prenderete in considerazione l’ipotesi che siano stati i nostri leaders ad orchestrare con fredda determinazione l’intera tragedia semplicemente per portare avanti i loro avidi propositi, scoprirete un retroscena sconvolgente riguardo al comportamento predatorio degli Stati Uniti, lungo la sua mistificata storia sanguinaria, ma anche ovviamente in relazione ad un futuro terrificante basato su quanto i leaders d’America assetati di potere hanno pianificato per il resto del mondo nei mesi e negli anni a venire. Eppure la maggioranza degli americani, distratti volentieri da preoccupazioni più terra terra come bambini e conti in banca, non possono – o non vogliono – accorgersene, nonostante la valanga di prove che potrebbero, se potessimo contare su un sistema giudiziario non corrotto, condannare migliaia di uomini ricchi e famosi per crimini decisamente gravi. Limitati intellettualmente grazie ad un sistema d’istruzione fatto su misura per tutti e costantemente sviati da media da baraccone che ignorano deliberatamente fatti negativi quali le elezioni prestabilite e le medicine tossiche, buona parte del popolo americano semplicemente non riesce a concepire come i suoi leaders possano essere gentaglia simile, alla stregua di criminali sociopatici.

 

Come avrebbe mai potuto il Presidente Bush, che fa fremere i cuori delle signore dai capelli azzurrini di tutta l’America e invia comitive di predicatori superficiali coi loro sermoni da visionari falsati ad hoc, aver diretto l’assassinio di 3.000 americani solo per raggiungere a modo suo degli obiettivi geopolitici?

Per molti americani che hanno giurato devozione alle chiese e al loro paese, l’idea è troppo assurda per essere presa sul serio. Eppure questa devozione, basata su informazioni false è per molti (compresi quei molti americani che sono stati persuasi a combattere fisicamente per la patria) uno sbaglio fatale. Tuttavia quando apriamo le nostre menti all’infinita sequela di menzogne - le torri che non potevano crollare a seguito di un impatto aereo, le telefonate che non potevano essere effettuate con la tecnologia attuale, i cosiddetti arabi mai apparsi sulle liste passeggeri (presumibilmente musulmani devoti che mangiavano carne di maiale e frequentavano gli spogliarelli), l’edificio crollato senza una ragione, la difesa aerea che non riesce ad intervenire, le bugie deliberate, l’ostruzionismo sulle indagini, i video confiscati e le cassette che avrebbero chiaramente dimostrato quanto accadde, e vari altri frammenti del quadro che non quadreranno mai anche in milioni di anni, nutriamo il sospetto che sotto ci sia qualcosa di profondamente sbagliato, al di là da ogni credo professato.

Che la pura verità e nient’altro che la verità ci sia stata negata.

Inoltre ricordiamo frammenti di storia che ancora non riusciamo a mandar giù. Si scoprono i retroscena.

 

Lo storico Williamo Blum resta il migliore nel descrivere queste questioni. “Dal 1945 al 2003, gli Stati Uniti hanno cercato di soverchiare più di 40 governi esteri, e di schiacciare più di 30 movimenti populisti-nazionalisti in lotta contro regimi intollerabili. Nel loro intento, gli U.S.A. hanno bombardato almeno 25 paesi, provocando la morte di svariati milioni di persone, e condannandone molti altri ad un’esistenza di agonia e stenti”.

Tuttavia non occorre passare in rassegna i libri di storia per assaporare l’amaro boccone fatto di genuina storia americana. Basta solo lasciar perdere i quotidiani e guardare altrove per imbattersi in notizie inalterate circa i genocidi americani che stanno avendo luogo proprio oggi in Palestina, Iraq, Haiti, Colombia, Serbia, Afghanistan e per tutta l’Africa e Asia. Questo per farsi un’idea precisa sul modo in cui l’America funziona veramente.

E’ sempre uno shock per me constatare che la maggioranza della popolazione americana attuale non era ancora nata ai tempi del Watergate, figuriamoci durante l’ondata di assassinii dell’anni sessanta – tutti messi a punto dalla medesima fazione demoniaca del governo U.S.A. che esercita i suoi impulsi assassini su tutti noi al giorno d’oggi. Dunque per voi giovani vittime del sistema scolastico pubblico americano lasciatemi raccontare solo un poco della storia contemporanea del vostro paese che forse, presi dal vostro coma consumistico indotto dai media, vi è sfuggita.

 

Pochi americani sanno che il coinvolgimento dell’America nella Prima Guerra Mondiale è scaturito dal raggiro volontario passato alla storia come l’affondamento del Lusitania: nave passeggeri che venne silurata da un sottomarino U-boat tedesco. L’episodio mutò la posizione dell’opinione pubblica in America che da neutrale si proclamò favorevole alla guerra. Furono 128 gli americani che persero la vita e l’America entrò così in guerra ma solo dopo aver provveduto a nascondere che il Lusitania trasportava munizioni in Gran Bretagna e che la notizia era stata fatta trapelare di proposito all’intelligence tedesca per assicurarsi un’indignazione esemplare da parte della dignità americana.

Diversi storici reputano che questo periodo abbia in realtà segnato il tramonto della repubblica visto che il più importante atto legislativo mai approvato nella storia americana, il Federal Reserve Act, ha da allora concesso il controllo della moneta ai banchieri privati, i quali non hanno mai smesso di istigare conflitti al solo scopo di fare un sacco di soldi. Questo processo rimane pietra angolare dell’economia americana ed è ragione per cui puoi crogiolarti nelle tue auto inflitte trivialità mentre il resto del mondo piange per sempre milioni di morti ammazzati a causa della macchina da guerra americana.

 

La Seconda Guerra Mondiale ha avuto inizio da un processo praticamente identico. Gli americani non volevano saperne di prender parte ad un ennesimo conflitto europeo, ma adesso sappiamo che Franklin Roosvelt provocò i giapponesi al punto da indurli ad attaccare Pearl Harbor, fornendo l’indispensabile presupposto d’oltraggio e il sostegno a quei milioni che andavano a morire affinchè i banchieri potessero far soldi con la migliore fabbrica di denaro di tutte: quella della guerra. Poi ci fu il Vietnam. Ne avrete già sentito parlare. Il famoso incidente del Golfo del Tonchino, nel quale a quanto pare i vietnamiti aprirono il fuoco contro una nave U.S.A., non è mai accaduto. Un episodio inventato di sana pianta ha innescato vent’anni di sofferenza per tutti e ammazzato fino a quattro milioni di persone. Tuttavia i banchieri che diedero inizio a questi fatti finirono per far la figura dei banditi che sono. Prestarono addirittura soldi ai russi per la fornitura di armi ai Viets al solo scopo di prolungare il più possibile quell’operazione lucrosa. La maggior parte di voi ricorderanno ancora Saddam, l’informatore iracheno messo al potere dagli americani e, trent’anni più tardi, additato come l’incarnazione di Adolf Hitler.I nostri leaders ci hanno detto che Saddam possedeva armi di distruzione di massa e così l’abbiamo bombardato. Adesso sappiamo che tali armamenti non li ha mai posseduti, ciò nonostante continuamo a borbardare.

 

Ci hanno detto che i malefici fautori dell’11/9 si erano nascosti in Afghanistan e allora abbiamo bombardato. Quando si è presentata l’occasione per catturarli non l’abbiamo voluto fare e anzi abbiamo continuato a bombardare. Che razza di bugie andate contandovi, che l’America è la terra della libertà e la casa dei coraggiosi? Raccontate ancora queste storie ai vostri figli? L’America è la terra di razzisti assassini di massa. E voi sventolate le vostre bandierine e sorridete mentre il resto del mondo sanguina! Se l’11/9 rappresenta la chiave per capire la storia d’America, la vostra stessa ignoranza su come l’America si è comportata nel tempo è la chiave per capire come l’America stia da sempre violentando e prostituendo il mondo. E voi sorridete. Col vostro silenzio, ci rendiamo tutti complici di questi crimini, perchè noi abbiamo eletto questi folli. Ognuno di loro. I veri folli siamo noi.

Comprendere tutto questo e quanto accaduto nelle vicende americane all’estero è possibile facendo luce sui fatti dell’11/9. L’America avvista un bene prezioso di suo interesse, si mette d’accordo coi pezzi grossi delle corporazioni su come rubare tali ricchezze per conto dei grandi donatori in campagna elettorale, s’inventa una storia falsa circa gravi minacce al popolo americano e poi se ne va ad uccidere milioni di persone. L’America uccide i suoi stessi figli e figlie a migliaia solo per il gusto di far sembrare vero quello che racconta. E voi sorridete. Ecco la chiave per capire. La vostra complicità in un omicidio di massa. Guardatevi allo specchio. E rendetevi conto che vostro standard opulento di vita altro non è che il risultato diretto di tutte quelle persone che sono state ammazzate, che stanno morendo adesso mentre stiamo parlando, nel vostro nome. Voi siete gli assassini di massa. E voi sorridete. E mentite davanti a quanto è accaduto veramente. Così si fa in America. E’ sempre stato così.

 

Facciamo un brindisi allora. Alla vera giustizia d’America. Alla storia vera. Al vostro meraviglioso stile di vita. Levate la coppa di champagne in onore dei valorosi eroi che difendono la nostra libertà e democrazia per il mondo. Poi lasciate che il bicchiera vi sfugga di mano e s’infranga sul pavimento della cucina. Adesso potete scegliere – o meno – di vedere il sangue ai vostri piedi.

 

John Kaminski

Fonte: www.johnkaminski.com

skylax@comcast.net

 

8.02.05

 

Traduzione per www.Comedonchisciotte.net a cura di Kolder


Ecco lo zio Sam - senza niente addosso - che si pavoneggia per la Cina e per il mondo

 

Osservato dalla Grande Muraglia attraverso lo sguardo del ragazzino innocente

27 febbraio 2005 - Sito web di André Gunder Frank

(http://www.mclink.it/personal/MC0823/eccoloziosam.html e

http://www.zmag.org/Italy/gunder-frank-zio-sam.htm)

 

Ecco a voi lo zio Sam - senza niente addosso

 

Lo Zio Sam si è tirato indietro e si è rivelato inadempiente sul 40% del proprio debito estero multimiliardario (in dollari), e nessuno ha detto una parola, salvo una riga sull'Economist. In parole povere, questo significa che lo Zio Sam gestisce con il suo dollaro autoprodotto una truffa mondiale basata sulla fiducia carpita e ricevuta da altri in tutto il mondo, ed è anche un insolvente in quanto non onora né restituisce i soldi che ha ricevuto. Quanto abbiamo perso della nostra quota di dollari dipende da quanto noi, i creditori, abbiamo originariamente pagato per averla. Lo Zio Sam ha lasciato cadere, o piuttosto con le sue deliberate politiche economiche ha spinto al ribasso il suo dollaro del 40%, da 80 cent al suo punto massimo a 135 cent per un euro. Il dollaro è sceso di un coefficiente analogo rispetto allo yen, allo yuan e ad altre valute. E sta calando ancora, anzi è pronto a crollare del tutto.

 

Anche negli anni '30 vi fu un'ondata di svalutazioni competitive, chiamata la "politica del rubamazzo" di spostare i propri costi sui propri vicini. È vero che, come il dollaro è diminuito, è diminuito anche il valore reale che gli stranieri pagano per il servizio del loro debito nei confronti dello Zio Sam. Ma questo funziona solo se loro stessi possono guadagnare in valute che abbiano aumentato il proprio valore nei confronti del dollaro. Altrimenti gli stranieri guadagnano e pagano con lo stesso dollaro svalutato, e anche questo con qualche perdita dovuta alla svalutazione fra il momento in cui hanno ricevuto i propri dollari e il momento in cui li ripagano allo Zio Sam. La Cina ed altre nazioni dell'Estremo Oriente guadagnano in dollari, a cui hanno agganciato le proprie valute, e così hanno già perso una cospicua parte della loro quota di dollari, di gran lunga la più grande del mondo. E, come tutti gli altri, perderanno anche il resto. Questo perché il debito dello Zio Sam con il resto del mondo già ammonta a più di un terzo della sua produzione interna annua, e sta crescendo ancora. Già questo rende il suo debito economicamente e politicamente mai rimborsabile, anche se volesse farlo (e ovviamente non vuole). Il debito interno, ad esempio l'indebitamento dei consumatori con le carte di credito e le ipoteche, è di quasi il 100% del consumo, compreso quello proveniente dalla Cina, e del prodotto interno lordo (PIL). Il debito federale dello Zio Sam è ora di 7500 miliardi di dollari USA, accumulati tutti meno mille miliardi negli ultimi tre decenni, gli ultimi 2000 miliardi negli ultimi otto anni, e gli ultimi 1000 miliardi negli ultimi due anni. Ahimé, ciò costa più di 330 miliardi di dollari l'anno in interessi, rispetto ai 15 miliardi spesi per la NASA.

 

Ma non vi preoccupate: il Congresso ha appena aumentato il tetto del debito a 8200 miliardi di dollari. Per aiutarci a visualizzare, 1000 miliardi di dollari in biglietti da 1000 dollari strettamente impacchettati equivarrebbero a un palazzo di 40 piani, dunque 7500 miliardi sarebbero 300 piani ovvero circa tre volte l'altezza dell'Empire State Building. Quasi metà di questo debito è con stranieri. Tutto il debito dello Zio Sam, compreso l'indebitamento delle famiglie di circa 10000 miliardi di dollari, più il debito aziendale e finanziario, con le loro opzioni, prodotti derivati e simili, e il debito pubblico dei singoli Stati degli USA e degli enti locali arriva a 37000 inimmaginabili miliardi di dollari, per aiutarvi un Empire State Building di 1480 piani, e quasi quattro volte il PIL dello Zio Sam. Che quest'ultimo l'anno scorso abbia emesso un semplice record di 140 miliardi di dollari di obbligazioni-spazzatura ad alto rendimento deve sembrare pochino, anche se sono ch! iamate così perché sono (solo!) le prime da non onorare, dopo o mentre si gonfiano i debiti al consumo e ipotecari e aziendali. Solo parte di questo debito e del suo futuro default può essere gestito internamente, ma, per lo Zio Sam, con limiti pericolosi che tratterò più avanti. Questa è solo una delle ragioni per cui voglio che conosciate lo Zio Sam, il truffatore insolvente, che potrebbe ricordarvi il film Vi presento Joe Black; poiché man mano che lo conoscere meglio più avanti, scopriremo che è anche uno Shylock, e per giunta corrotto.

 

La guerra fredda dello zio Sam, guerra per procura della guerra del nord-ovest contro il sud

 

Prima di proseguire, traduciamo questa baraonda di numeri in un linguaggio comprensibile. Ciò venne già fatto nel 1948da George Kennan, altrimenti noto come il Sr. X, l'architetto della politica del contenimento dello Zio Sam:

 

noi abbiamo la metà circa della ricchezza del mondo[...] ma solo il 5 per cento della sua popolazione[...] In questa situazione [...] il nostro vero lavoro nei prossimi anni è inventare un modello di rapporti che ci permetta di mantenere questa posizione di disparità [...] per farlo dobbiamo eliminare ogni sentimentalismo e fantasticheria, [...] concentrarci ovunque sui nostri obiettivi nazionali immediati [... e] operare con semplici nozioni di potenza. Meno siamo intralciati da slogan idealistici, meglio è [Department of State Policy Planning Study No. 23, 1948].

 

Naturalmente, questa affermazione era solo ad uso e consumo interno privato dello Zio Sam. Per il resto del mondo, compresa la maggior parte degli Zii Sam, gli "slogan idealistici" andranno meglio, finché non ci intralciano, naturalmente. Poiché sono loro che manifestano la più grande truffa piramidale gestita in tutto il mondo dallo Zio Sam. In che altro modo "mantenere questa disparità"? La nuda potenza aiuta, ma non basta. Tanto più che, da quando scriveva il Sr. X, la distribuzione del reddito mondiale già allora terribilmente ingiusta è diventata circa tre volte più INiqua. Per l'oggi, considerate solo questo semplice indicatore: 265 MILIONI di Zii Sam consumano più petrolio, il 22 per cento del totale mondiale, di oltre tre MILIARDI di asiatici, che tutti insieme mettono insieme il 20 per cento - e ne vogliono di più, specialmente i Cinesi. Naturalmente lo Zio Sam incide anche su una quota di proporzioni analoghe sulla Buon Terra. Per aiutarsi fa affidamento anche sul ! Pentagono, che per soprammercato è lui stesso probabilmente il maggiore e meno osservato inquinatore di tutti.

 

Questa osservazione indica anche una continuità al di là di quell'altro muro, quello che cadde a Berlino nel 1989. In quanto mostra che il Contenimento da Guerra Fredda del Sr. X non era solo o anche in primo luogo contro i russi, ma anche un Contenimento dell'altro 95 per cento del mondo e specialmente della vasta povera maggioranza che soffre di più dalla disparità che osservava. Anzi, lo stesso Sr. X suggerisce che la Guerra Fredda Ovest-Est, che fu determinante nell'avviare già come ambasciatore a Mosca dello Zio Sam, era in larga misura una guerra per procura della vera guerra Nord (e specialmente Zio Sam) - Sud per quella metà, o per entrambe le metà, della ricchezza del mondo. Così, questo dovrebbe lasciarci meno sorpresi per il fatto che l'erroneamente previsto "dividendo della pace" non si sia materializzato dopo che quel piccolo muro cadde nel 1989. L'altra guerra, o quella vera, continua ed assume solo altre forme o piuttosto etichette, per i "diritti umani", la "! democrazia", il "libero mercato" e il "libero scambio", la "libertà" in generale, anzi perfino la "civiltà", gli ultimi dei quali sono tutti echi del "fardello dell'uomo bianco" del 19° secolo. Aggiungete solo qualche nuovo "contro", prima il "narcoterrorismo" da parte di Bush Papà contro Noriega, e ora semplicemente l'indefinito "terrorismo" da parte di Bush Figlio contro chiunque "non è con noi". Dimenticavo le "armi di distruzione di massa", quelle che lo Zio Sam ha e usa di più, ah, e le armi di inganno di massa che lo Zio Sam usa alla grande. Questa naturalmente è una condizione sine qua non di qualsiasi truffa, e ora quella che gestisce è la più grande del mondo, come osserveremo fino alla nausea, cominciando proprio adesso.

 

Lo zio Sam vive nel lusso a spese di tutto il mondo e del lavoro cinese

 

Gli Stati Uniti sono la nazione più privilegiata del mondo, avendo il privilegio monopolistico di stampare a volontà la valuta di riserva mondiale a un costo nullo, a parte quello dell'inchiostro e della carta su cui è stampata. Inoltre, così facendo, lo Zio Sam può esportare all'estero l'inflazione che la sua irresponsabile stampa di dollari genera. Infatti nel resto del mondo ce ne sono in circolazione già più del triplo che nella loro patria. In più, è anche l'unico paese il cui debito "estero" è denominato principalmente nella propria valuta La maggior parte del debito degli stranieri è denominato in questi stessi dollari, però questi devono comprarli dallo Zio Sam con la loro valuta e con beni reali.

 

Così lo Zio Sam semplicemente paga i Cinesi e gli altri essenzialmente con questi dollari che già cominciano a non avere un valore reale al di là di quello della carta e dell'inchiostro. Così, specialmente la povera Cina da via per nulla allo Zio Sam centinaia di miliardi di dollari di valore di beni reali prodotti in patria e consumati dal ricco Zio Sam. Poi la Cina scambia di nuovo questi stessi biglietti cartacei in cambio di altri dollari cartacei dello Zio Sam chiamati Titoli del Tesoro, che valgono ancora di meno, eccetto per il fatto che rendono una percentuale di interessi. Poiché, come abbiamo già osservato, non potranno mai essere liquidati o riscattati totalmente o anche solo in parte, e comunque hanno già perso buona parte del loro valore a favore dello Zio Sam. In un precedente saggio, ho sostenuto che la potenza dello Zio Sam si fonda solo su due pilastri, il dollaro cartaceo e il Pentagono. Ognuno sostiene l'altro, ma la vulnerabilità di ognuno è anche un tall! one d'Achille che minaccia la vitalità dell'altro. Dopo di allora l'Iraq, per non menzionare l'Afghanistan, ha mostrato che buona parte della fiducia nel Pentagono è mal riposta, Ciò ha contribuito a ridurre fiducia nel dollaro ed anche il suo valore, e questo a sua volta ha la capacità dello Zio Sam di usarlo per finanziare le sue avventure all'estero del Pentagono(COUP d' ETAT AND PAPER TIGER IN WASHINGTON, FIERY DRAGON IN THE PACIFIC, che evoca anche la crescita produttiva della Cina http://rrojasdatabank.info/agfrank/new_world_order.htmlcoup).

 

Inoltre, dobbiamo renderci conto che i numeri relativi allo Zio Sam che ho citato prima e che citerò più avanti sono anche, tutti, letteralmente relativi. Fin'ora i rapporti con altri paesi, in particolare con la Cina, ancora favoriscono lo Zio Sam, ma contribuiscono anche a mantenere un'immagine ingannevole. Considerate quanto segue:

 

Un giocattolo da 2$ che esce da una fabbrica di proprietà USA in Cina è una spedizione da 3$ che arriva a San Diego. Quando un consumatore USA lo compra per 10$ da Wal-Mart, l'economia USA registra 10$ in vendite finali, meno 3$ di costi di importazione, per un'aggiunta di 7$ al PIL degli USA (Blaming "undervalued" yuan wins votes [Dare la colpa allo yuan "sottovalutato" fa guadagnare voti], Asia Times Online, February 26, 2004)

 

Inoltre, il sempre sveglio Zio Sam ha organizzato le cose in modo da guadagnare il 9% dalle proprie proprietà all'estero, mentre gli stranieri guadagnano solo il 3% dalle loro, e solo l'1% reale sui loro Certificati del Tesoro USA, investiti nel Paese di Dio dello Zio Sam. Osservate che questa differenza di 6 punti percentuali è già il doppio di quanto lo Zio Sam paga, e che il suo incasso totale del 9% è il triplo del 3% che ridà. Quindi, anche se le reciproche proprietà all'estero degli stranieri e dello Zio Sam ora sono più o meno uguali, lo Zio Sam è ancora il grande vincitore al netto degli interessi/interessato, proprio come qualsiasi Shylock, solo che nessun altro ha mai fatto un affare così grande.

 

Ma lo Zio Sam guadagna poi piuttosto bene, grazie, da altre proprietà all'estero, ad esempio da pagamenti per servizi ad opera principalmente di debitori esteri poveri. Le somme coinvolte non sono bazzecole. Solo dai suoi investimenti diretti in beni immobiliari all'estero, i profitti dello Zio Sam ora sono pari al 50% (e compresi i suoi introiti da altre proprietà all'estero sono un 100% tondo) dei profitti derivati da tutte le proprie attività interne combinate! Questi introiti dall'estero aggiungono più del 4% del prodotto interno nazionale dello Zio Sam. Questo aiuta abbastanza a compensare la carenza di profitti interni, che devono ancora recuperare anche solo il proprio livello del 1972. Questo perché lo Zio Sam non ha fatto abbastanza investimenti davvero buoni in patria per aumentare la produttività e quindi i profitti. Questo profitto extra derivante dagli stranieri compensa anche buona parte del deficit commerciale ancora in crescita dello Zio Sam, adesso ad oltre ! 600 miliardi di dollari l'anno [oggi è stato annunciato che il mese scorso era a un livello di 666 miliardi di dollari su base annua]. Questo ha prodotto le migliaia di miliardi di dollari [si dice che siano tre] del suo debito estero. Però lo Zio Sam gioca a carte molto coperte ed è comprensibilmente riluttante a fare qualsiasi rivelazione ufficiale di quanto sia veramente alto [più dell'Empire State Building in biglietti da 1000$?] il suo debito estero. Tuttavia, possiamo stare sicuri che il suo debito estero lordo è di gran lunga il maggiore del mondo e resta tale anche come debito estero netto, anche se deduciamo cioè i debiti che gli stranieri hanno con lui.

 

La montatura pubblicitaria della produttività della "new economy" del presidente Bill Clinton negli anni '90 era limitata ai computer e alle tecnologie dell'informazione e anche questo si è rivelato un inganno quando la bolla di Internet è esplosa. Inoltre, non solo l'apparente aumento dei "profitti" ma anche quello della "produttività" alla base veniva gonfiato dall'aumento dei ritmi di lavoro e/o dagli orari più lunghi (a parità di retribuzione) degli operai, degli impiegati e dei commessi. WAL-MART obbliga con la minaccia del licenziamento i suoi lavoratori non iscritti a sindacati [non ne permette] a timbrare il cartellino all'uscita e poi a tornare a lavorare senza essere pagati. Al vertice produttività e profitti venivano aumentati dalle montature della "contabilità creativa" ad opera di Enron, Worldcom, Arthur Andersen ed altri loro pari impegnati in imposture.

 

Lo zio Sam non può salvarsi: è schiavo del consumo e di altre droghe

 

Potremmo ben chiederci, perché mai tutto questo? La semplice risposta è che lo Zio Sam, che è sempre più schiavo del consumo per non nominare droghe più pesanti, risparmia non più dello 0,2 per cento del proprio reddito. Il guru della Fed, il Dr. "adesso lo vedi - e adesso non lo vedi" della magia finanziaria e mediatica, Alan Greenspan ha osservato di recente che è così, perché il 20 per cento più ricco degli Zii Sam, che sono gli unici che risparmiano, hanno ridotto i propri risparmi al 2 per cento. Eppure, perfino questi miseri risparmi [altri e più poveri paesi risparmiano e perfino investono il 20, 30, 40 per cento del proprio reddito] sono più che controbilanciati dal deficit di spesa del 6 per cento del governo dello Zio Sam, che agisce così ampiamente a loro vantaggio. È questo che porta la media fra i due a quello 0,2 per cento. Così lo Zio Sam ha un deficit di bilancio pubblicato di oltre 400 miliardi di dollari, che in realtà è di oltre 600 miliardi se contiamo, c! ome dovremmo, i 200 e rotti miliardi che lo Zio Sam "prende in prestito" dal surplus temporaneo nel fondo della propria Sicurezza Sociale Federale che sta anche mandando fallita. Ma non importa, lo Zio Sam Presidente Bush ha appena promesso di privatizzarne buona parte e di permettere alla gente di comprarsi la "sicurezza" per la propria vecchiaia sul sempre insicuro mercato.

 

Il ricco Zio Sam, e in primo luogo i più ricchi sfondati fra i suoi percettori di reddito e consumatori così come naturalmente il Grande Zio nella stessa Washington, vivono a spese del resto del mondo. Oltre che stampando la moneta mondiale, lo Zio Sam ottiene questo anche con i suoi "deficit gemelli", prima il suo deficit di bilancio di oltre 600 miliardi di dollari e poi il summenzionato connesso deficit commerciale di oltre 600 miliardi, ora a un livello annuo di 666 miliardi di dollari, come abbiamo visto. Con questi deficit, lo Zio Sam assorbe i risparmi di altri che stanno più in basso - spesso molto più in basso - sulla scala: in particolare, le loro banche centrali piazzano molte delle loro riserve nella valuta mondiale del dollaro nelle mani dello Zio Sam a Washington, e alcuni anche in dollari in patria. I loro investitori privati inviano dollari a Wall Street o vi comprano delle attività, tutti nella fiducia di riporre le loro risorse nel riparo dello Zio Sam più ! sicuro al mondo [e che naturalmente fa parte della truffa di cui sopra]. Solo dalle banche centrali, vediamo somme annue di oltre 100 miliardi di dollari dall'Europa, oltre 100 miliardi dalla povera Cina, 140 miliardi dal super-risparmiatore Giappone, un importo di molte decine di miliardi da molti altri per il mondo. Questo include anche investitori e banche dal povero Terzo Mondo.

 

Come lo Zio SAM crea e riscuote il Debito del Terzo Mondo

 

Inoltre, lo Zio Sam obbliga poi gli stati nel Terzo Mondo ad agire come agenzie di riscossione o perfino come gorilla recupero crediti, dove i gorilla sono quelli mandati a ricuperare la proprietà del Padrino con qualsiasi mezzo. Solo che in questo caso non è nemmeno questo, dato che sta semplicemente prendendo nuovi possessi, dal momento che il debito originale è stato ripagato da molto tempo. Gli stati aumentano le tasse e le tariffe per la popolazione ma diminuiscono la spesa sociale relativa a educazione e sanità per stornare fondi in patria per pagare il debito estero. Prendono anche in prestito a loro volta dal capitale privato in patria ad alti tassi di interesse che lo stato paga ai prestatori ricchi, ma con le tasse riscosse dai poveri. In questo modo, il reddito viene "riciclato" dai poveri ai ricchi in patria, così come da questi poveri attraverso il debito estero a gente ancora più ricca all'estero. Questi risparmi letteralmente forzati dei poveri vengono quindi ! inviati dallo Zio Sam sotto forma di "servizio" del debito in dollari che gli è "dovuto".

 

Privatizzazione è il nome del gioco nel Terzo Mondo come altrove, eccetto che per il debito! Solo il debito è stato socializzato dopo che era stato contratto principalmente da aziende private, ma solo lo stato aveva abbastanza potere da spremere la massa del pagamenti di arretrati dalla pelle dei suoi cittadini poveri e delle classi medie e trasferirla come "pagamenti di servizi invisibili" allo Zio Sam. Quando ai messicani fu detto di stringersi ancora di più la cinta, risposero "non possiamo perché ce la siamo già mangiata ieri". Solo l'Argentina e per un po' la Russia hanno dichiarato un'effettiva moratoria sul "servizio" del debito e questo solo dopo che politiche economiche, imposte da consiglieri dello zio Sam e dal suo gorilla FMI avevano distrutto le loro intere società come mai prima in tempo di "pace". Il Segretario al Tesoro dello Zio Sam e la sua servetta, l'FMI, hanno allegramente continuato a pavoneggiarsi per il mondo insistendo che il Terzo - e l'ex-Secondo, ! ora anche lui Terzo - Mondo naturalmente continuino nel servizio dei suoi debiti esteri, specialmente quelli contratti con lui. Non importa che con i tassi di interesse moltiplicati di varie volte dallo stesso Zio Sam dopo il colpo di stato nell'ottobre 1979 di Paul Volker, della Fed, la maggior parte dei debitori ha già rimborsato i propri prestiti originali di tre o cinque volte. Questo perché per pagare a quei tassi di interesse che Volker aveva alzato fino al 20 per cento, avevano dovuto prendere in prestito ancora di più a tassi più alti finché il loro debito estero in sofferenza si era raddoppiato e triplicato. E così il loro debito interno da cui parte dei pagamenti esteri erano stati raccolti, come in particolare in Brasile. Tutto questo, mentre lo stesso Zio Sam è allegramente inadempiente verso il proprio debito estero, come ha già fatto varie volte prima nel 19° secolo.

 

Parlando di questo, potrebbe essere opportuno ricordare almeno due consigli da quell'epoca: Lord Cromer, che amministrò l'Egitto per gli interessi imperiali britannici allora dominanti disse che il suo strumento più importante per farlo erano i debiti dell'Egitto nei confronti della Gran Bretagna. Questi si erano solo moltiplicati quando l'Egitto era stato obbligato a vendere le sue quote del Canale di Suez alla Gran Bretagna per pagare debiti precedenti. Il Primo Ministro britannico Disraeli spiegò e giustificò il suo acquisto di queste quote in base al fatto che avrebbe rinforzato gli interessi imperiali britannici. Oggi ciò viene chiamato "scambio di debito con titoli", che è una delle moderne politiche favorite dello Zio Sam, usare il debito per acquistare risorse reali redditizie e/o strategicamente importanti, come lo era il Canale come scorciatoia per il gioiello dell'impero britannico in India.

 

Un altro consiglio pratico è venuto dal principale stratega militare, Clausewitz: fa' che le terre che conquisti paghino per la loro conquista e la loro amministrazione. Questo naturalmente è esattamente ciò che la Gran Bretagna fece in India attraverso gli infami "addebiti interni" rimessi a Londra in pagamento per l'amministrazione britannica dell'India. Perfino gli stessi britannici riconoscevano questo come un "tributo" che era responsabile per buona parte del "salasso" dall'India alla Gran Bretagna. Quanto ancora più efficiente lasciare che gli stessi stati dei paesi stranieri amministrino se stessi [la Gran Bretagna lo chiamava "governo indiretto"], ma secondo regole fissate e imposte dall'FMI governato dallo Zio Sam e poi effettuare comunque un salasso con il debito. Così anche qui i britannici fissarono un precedente ottocentesco con gli stati "indipendenti". Dopo è stato battezzato "imperialismo del libero scambio". Finché le regole funzionano, bene. Quando non funz! ionano, un po' di diplomazia delle cannoniere può aiutare, e lo Zio Sam già imparò ad usarla all'inizio del 20° secolo. Quando neanche questo basta, l'opzione successiva è invadere, e se necessario occupare - e poi fare affidamento sulla regola di Clausewitz di far pagare le vittime per la propria occupazione. Più avanti ne osserveremo diversi esempi recenti, e presteremo particolare attenzione a quello attuale in Iraq.

 

Mentre scrivo, ma dopo aver scritto quanto sopra, ho ricevuto la seguente e-mail:

 

Confessioni di un killer economico: Come gli USA usano la globalizzazione per truffare i paesi poveri e rubargli migliaia di miliardi. Parliamo con John Perkins, già rispettato membro della comunità bancaria internazionale. Nel suo libro Confessioni di un killer economico descrive in che modo, come professionista molto ben pagato, ha aiutato gli USA a truffare paesi poveri in tutto il globo per migliaia di miliardi di dollari, prestando loro più denaro di quanto potessero mai ripagarne e prendendo poi il controllo delle loro economie.

 

JOHN PERKINS: Fondamentalmente quello che siamo stati addestrati a fare e quello che è il nostro lavoro è costruire l'impero americano. Far sorgere - creare situazioni in cui più risorse possibile affluiscono in questo paese, alle nostre aziende, e al nostro governo, e in effetti abbiamo avuto un grande successo. Abbiamo costruito il più grande impero nella storia del mondo. In primo luogo attraverso la manipolazione economica, ingannando, truffando, seducendo la gente ad adottare il nostro stile di vita, attraverso i killer economici. Sono stato parte integrante di questo. Inizialmente sono stato reclutato dalla National Security Agency, la maggiore e meno conosciuta delle nostre organizzazioni spionistiche, mentre frequentavo una scuola di business alla fine degli anni '60

 

[...] e poi ci mandano a lavorare per privati, società di consulenza, industrie meccaniche, società di costruzioni, cos' se venivamo beccati, non ci sarebbero state connessioni con il governo.

 

[...] Sono diventato il suo principale economista. Ho finito per avere cinquanta persone che lavoravano per me. Ma il mio vero lavoro era concludere accordi. Concedevo prestiti ad altri paesi, prestiti enormi, molto più grandi di quanto potessero mai rimborsare. Una delle condizioni del prestito - diciamo un miliardo di dollari a un paese come l'Ecuador o l'Indonesia - questo paese poi avrebbe dovuto ridare il 90 per cento di quel prestito a una società USA, o a diverse società USA, una Halliburton o una Bechtel. Oggi un paese come l'Ecuador deve più del cinquanta per cento del suo bilancio nazionale solo per rimborsare il proprio debito. E non può farlo davvero. Così li abbiamo messi letteralmente con le spalle al muro. Così, quando vogliamo più petrolio, andiamo in Ecuador e diciamo "Guardate, non siete in grado di rimborsare i vostri debiti, perciò date alle vostre compagnie petrolifere la vostra foresta pluviale amazzonica, che è piena di petrolio". E oggi stiamo andando! a distruggere le foreste pluviali amazzoniche, a costringere l'Ecuador a darcele perché hanno accumulato tutto questo debito. [Lavoriamo] molto, molto il stretto contatto con la Banca Mondiale. La Banca Mondiale fornisce la maggior parte dei soldi usati dai killer economici, lei e l'FMI.

 

[http://www.democracynow.org/article.pl?sid=04/11/09/1526251]

 

Lo zio Sam consuma e controlla il petrolio

 

Ultimo ma non meno importante, anche i produttori di petrolio piazzano i propri risparmi negli USA. Con lo "shock" petrolifero che ripristinò il suo prezzo reale dopo che la sua valutazione in dollari era caduta nel 1973, il sempre fin troppo furbo Henry Kissinger concluse un accordo con il maggiore esportatore di petrolio del mondo in Arabia Saudita: questo avrebbe continuato a prezzare il petrolio in dollari, e questi guadagni sarebbero stati depositati dallo Zio Sam, compensati in parte in cambio da materiale militare. Questo accordo de facto si estese a tutto l'OPEC e ancora sta in piedi solo che prima della guerra contro l'Iraq quest'ultimo improvvisamente ne uscì passando a prezzare il proprio petrolio in euro, ed anche l'Iran ha minacciato di farlo. La Corea del Nord non ha petrolio, ma commercia interamente in euro. Questo costituisce il triplice "asse del male degli stati canaglia". Oggi il Venezuela è un importantissimo fornitore di petrolio per lo Zio Sam, e ne fornisce anche un po', a prezzi preferenziali come scambi commerciali non in dollari, ad altri paesi poveri come Cuba. Così lo Zio Sam ha finanziato e sponsorizzato commando militari attingendo dal suo Plan Colombia alla porta accanto, ha promosso un colpo di stato illegale, e quando questo è fallito un referendum legale nel suo tentativo di avere ancora un altro "cambio di regime" anche lì; e adesso insieme al Brasile tutti e tre vengono battezzati come ancora un altro "asse del male".

 

Dopo aver scritto questo, ho scoperto che il buon killer, il Sr. Perkins, era stato anche in Arabia Saudita:

 

Sì fu un periodo affascinante. Ricordo bene. Il Dipartimento del Tesoro assunse me e alcuni altri killer economici. Andammo in Arabia Saudita [...] ed elaborammo questo accordo mediante il quale la Casa Reale di Saud accettava di rimandare la maggior parte dei suoi petrodollari negli Stati Uniti e di investirli in titoli del governo USA. Il Dipartimento del Tesoro avrebbe usato gli interessi di questi titoli per assumere società USA per costruire l'Arabia Saudita - nuove città, nuove infrastrutture - cosa che abbiamo fatto. E la Casa di Saud si sarebbe impegnata a mantenere il prezzo del petrolio entro limiti a noi accettabili, che è quello che hanno fatto tutti questi anni, e finché faceva questo noi ci saremmo impegnato a mantenerla al potere, che è quello che abbiamo fatto, che è una delle ragioni per cui in primo luogo siamo entrati in guerra con l'Iraq. E in Iraq abbiamo cercato di applicare la stessa politica che aveva avuto tanto successo in Arabia Saudita, ma Saddam ! Hussein non ne ha voluto sapere. Quando i killer economici falliscono in questo scenario, il passo successivo è quello che chiamiamo gli sciacalli. Gli sciacalli sono gente autorizzata dalla CIA che entra e cerca di fomentare un colpo di stato o una rivoluzione. Se questo non funzione, commettono assassini. O ci provano. Nel caso dell'Iraq, non sono stati in grado di arrivare fino a Saddam Hussein. Lui aveva - le sue guardie del corpo erano troppo brave. Aveva dei sosia. Non sono riusciti ad arrivare a lui. Così la terza linea di difesa, se i killer economici e gli sciacalli falliscono, la linea di difesa successiva sono i nostri giovani e le nostre giovani, che vengono mandati a morire e a uccidere, che è quello che ovviamente abbiamo fatto in Iraq.

 

(http://www.democracynow.org/article.pl?sid=04/11/09/1526251)

 

 

La più grande truffa piramidale del mondo

 

Per tornare al problema principale e dire pane al pane e vino a un'ENORME botte di vino, tutto quanto detto sopra è parte integrante della più grande truffa piramidale del mondo. Come tutte le altre, la sua caratteristica più essenziale è che può continuare a rendere dollari e reggersi al vertice solo se continua a ricevere nuovi dollari alla base, volontariamente tramite la fiducia, e se no con la forza [Naturalmente, le formule Clausewitz e Cromer finiscon per far pagare di più ai più poveri, dal momento che questi ultimi sono anche inermi: cosicché quelli che ci stanno seduti sopra/al di sopra, trasferiscono giù a loro il massimo di costi e di dolore].

 

Ma se e quando la fiducia si esaurisce, e i dollari non arrivano più? Nella casa della Zio Sam le cose già stanno diventando più traballanti. Il dollaro in calo riduce i necessari afflussi di dollari. Il mese scorso sono stati solo 48 miliardi di dollari, contro deflussi per 55 miliardi. Così lo Zio Sam Dr. Greenspan deve aumentare i tassi di interesse per mantenere qualche attrattiva per i dollari stranieri di cui ha bisogno per tappare il disavanzo commerciale. Come do ut des per essere riconfermato dal Presidente Bush, ha promesso di farlo solo dopo le elezioni. Quel momento adesso è arrivato, ma farlo minaccia di far crollare la bolla edilizia che è stata edificata sulle ipoteche e sui bassi tassi di interesse - e sui tassi di rifinanziamento ipotecario. Ma è nel valore della propria casa che la maggior parte della popolazione dello Zio Sam ha i propri risparmi, quando ne ha. Questi ultimi e questo effetto di ricchezza immaginaria hanno sostenuto il sovraconsumo e il deb! ito ipotecario alto quasi quanto il prodotto interno netto. Successore alla Fed degli alti tassi di interesse di Volcker, Greenspan ha abbassato i tassi di interesse quasi a zero, il che ha reso prestiti e ipoteche - cioè il debito - conveniente ed abbondante. Ciò ha aumentato la domanda di case e beni di consumo. Questi ultimi, originari della Cina, sono economici, ma ciò fa aumentare il prezzo e il "valore" delle case, il che ha incoraggiato il passaggio a case ancora più costose, un accresciuto "collaterale", e ancora più prestiti, e ancora più consumi. identico è stato l'effetto della fuga di capitali dall'Asia Orientale dopo la sua crisi finanziaria del 1997. Sono fuggiti nel rifugio sicuro dello Zio Sam, sia a Washington nei Certificati del Tesoro che a New York in titoli di Wall Street. Allo stesso tempo, lo Zio Sam si è avvantaggiato della crisi acquistando valute svalutate dei paesi dell'Asia Orientale e usandole per acquistare risorse reali in questi paesi, ed in ! Corea anche banche, a prezzi da occasione. È questo che ha ge! nerato la grande bolla di mercato della crescita dei prezzi delle azioni e un'ancora più grande ricchezza apparente, che ha sostenuto consumi ancora più alti. Da allora, il mercato azionario è già nuovamente crollato.

 

Quando crollerà anche il mercato azionario grazie all'attuale e futuro aumento dei tassi di interesse, e quindi dei costi delle ipoteche, ad opera di Greenspan, un collasso della bolla dei prezzi immobiliari non solo ridurrà drasticamente i prezzi delle case: avrebbe di conseguenza effetti a catena sugli enormi secondi e terzi rifinanziamenti ipotecari dei proprietari di immobili, sul debito ai consumatori su carta di credito e di altro genere, sui loro consumi, sul debito e i profitti e gli investimenti delle aziende. In realtà, questi fattori basterebbero a far piombare lo Zio Sam in una profonda recessione, se non in una depressione, e in un'altra deflazione ribassista sulle azioni e di fatto sugli altri prezzi, rendendo il servizio del debito ancora più oneroso. Se il dollaro diminuisce, perfino l'inflazione interna dei prezzi interni in dollari è di fatto deflazionistica rispetto alle altre valute, cosa che russi e latinoamericani hanno scoperto a proprio rischio, come ! osserveremo più avanti. Investimenti reali dello Zio Sam ancora più bassi ridurrebbero ancora di più la sua competitività e la sua produttività industriale - probabilmente a un livello inferiore di quanto possa essere compensato da un'ulteriore svalutazione del dollaro che renda le sue esportazioni più economiche come è la fiduciosa speranza di molti, probabilmente dello stesso Dr. Greenspan.

 

Fin'ora, l'inflazione apparente dei prezzi all'estero in rubli e pesos e le loro conseguenti svalutazioni sono stati una deflazione di fatto nei confronti del dollaro come valuta globale. Lo Zio Sam allora ha stampato dollari per comprare in dollari a prezzi stracciati risorse nazionali in Russia [la cui economia andava allora a biglietti da 100$], e società e perfino banche, come nella Corea del Sud. Vero, adesso il Dr. Greenspan e lo Zio Sam stanno cercando di nuovo di far alzare i tassi di interesse ad altre banche centrali e di immergere le proprie popolazioni in una depressione ancora più profonda. Ma anche se ci riesce, cancellando in questo modo anche la relativa attrazione dell'aumento del proprio tasso di interesse, come questo potrebbe salvare lo stesso Zio Sam?

 

Fin'ora al di là di Osama in Laden, Al Qaeda e tutti i terroristi messi insieme, la più grande minaccia mondiale reale per lo Zio Sam è che il suo dollaro non continui ad affluire. Per esempio, gli investitori privati [si dice che i "Cinesi all'estero" abbiano un bel migliaio di miliardi di dollari] e le banche centrali straniere potrebbero decidere da un giorno all'altro di piazzare una maggior quota del proprio denaro altrove piuttosto che in dollari in calo, ed abbandonare il povero vecchio Zio Sam al suo destino. La Cina potrebbe raddoppiare il proprio reddito pro capite molto rapidamente se facesse investimenti reali in patria invece di farne di finanziari dallo Zio Sam. Anzi, Henry G. K. Liu scrive, anche se un po' irrealisticamente, che "se i 430 miliardi di dollari di esportazioni cinesi venissero consumati internamente al loro prezzo di mercato finale, al PIL cinese del 2003 di mille miliardi di dollari si aggiungerebbero 2150 miliardi di dollari USA, triplicandolo." [http://archives.econ.utah.edu/archives/a-list/2004w07].

 

Svendere i dollari dello zio Sam a favore degli euro e della valuta della comunità dell'Asia orientale

 

Le banche centrali, europee e non, adesso possono denominare le proprie riserve in euro - in ascesa! - o perfino in Yuan cinesi che presto si rivaluteranno. Non tanto lontano potrebbe esserci una valuta dell'Asia Orientale, ad esempio un paniere prima dell'ASEAN + 3 [Cina, Giappone, Corea] - e poi + 4 con l'India. Mentre negli ultimi cinque anni le esportazioni totali dell'India sono aumentate del 73 per cento, quelle verso l'ASEAN sono aumentate a un ritmo doppio, e quelle in Cina di sei volte. L'India è diventato un partner al vertice dell'ASEAN, il suo primo ministro ha appena dichiarato che l'India vuole rapporti ancora più stretti con l'ASEAN, e le sue ambizioni si estendono ancora oltre a una Comunità Economica Asiatica dall'India al Giappone [EPW]. Non per nulla nella crisi valutaria e poi pienamente economica dell'Asia Orientale nel 1997 lo Zio Sam costrinse il Giappone a non avviare un fondo valutario dell'Asia Orientale che aveva proposto, e che avrebbe prevenuto ! almeno il peggio della crisi economica. Ma adesso, quello che certo è l'amico nel bisogno dello Zio Sam, la Cina, si sta già movendo verso un accordo del genere, solo su una scala finanziaria e adesso anche economica molto più grande.

 

Un giorno dopo aver scritto quanto sopra, ho letto su l'Economist [11-17 Dec. 2004, p. 50] un servizio sul vertice la settimana precedente dell'ASEAN + 3 in Malaysia. Il primo ministro di questo paese ha annunciato che questo vertice dovrebbe porre le basi per la Comunità dell'Asia Orientale (EAC, East Asian Community) che "dovrebbe costruire un'area di libero scambio, cooperare nel settore finanziario, e firmare un patto di sicurezza, che trasformerebbe l'Asia Orientale in un blocco economico coeso. In realtà, alcuni di questi progetti sono già in movimento. La Cina, come potenza militare ed economica preminente della regione, indubbiamente dominerà, ed ospiterà il secondo vertice dell'Asia Orientale." Il servizio continua ricordando che nel 1990 lo Zio Sam fece fuori una precedente iniziativa per paura di perdere influenza nella regione. Ora ilo servizio è intitolato "Yankee stay home".

 

Oppure, e se già molto prima che questo accadesse, gli esportatori di petrolio semplicemente smettessero di prezzarlo in dollari in continua svalutazione, e invece facessero un pacco di soldi passando all'euro e/o a un paniere di valute dell'Asia Orientale? Poiché questo in un colpo solo, per chi volesse poter essere ancora in grado di comprare petrolio, diminuirebbe ampiamente la domanda mondiale di dollari e il loro prezzo obbligando chiunque voglia comprare petrolio ad acquistare ed aumentare il prezzo di domanda dell'euro e dello yen/yuan invece che del dollaro. Questo farebbe crollare il dollaro e abbatterebbe in un solo colpo lo Zio Sam, poiché i detentori stranieri ed anche interni di dollari ne venderebbero anche loro a più non posso nel più breve tempo possibile, e le banche centrali degli altri paesi allontanerebbero le proprie riserve dal dollaro nel non più sicuro rifugio dello Zio Sam. Ciò spingerebbe ancora più al ribasso il dollaro, e naturalmente arresterebbe! ogni ulteriore afflusso dallo Zio Sam dei dollari provenienti da stranieri che hanno finanziato la sua orgia consumistica. Dal momento che vendere petrolio per ottenere dollari in caduta invece che euro in ascesa evidentemente è un cattivo affare, i più grandi esportatori di petrolio in Russia e l'OPEC in realtà hanno preso in esame proprio questa possibilità. Nel frattempo, hanno aumentato il prezzo in dollari del petrolio cosicché in termini di euro questo è rimasto più o meno stabile dal 2000. Fin'ora molti esportatori di petrolio ed altri operatori ancora piazzano le loro aumentate quantità di dollari dallo Zio Sam, anche se ora quest'ultimo offre un rifugio sempre meno attraente e sempre meno sicuro, ma ora la Russia con parte dei suoi dollari sta acquistando altri euro.

 

Così, le banche centrali di molti paesi hanno cominciato a investire una parte sempre maggiore delle proprie riserve nell'euro e in valute diverse dal dollaro dello Zio Sam. Adesso anche quello che è certamente il migliore amico, la banca centrale cinese, il più grande amico dello Zio Sam nel bisogno, ha cominciato a comprare degli euro. La Cina stessa ha cominciato inoltre a usare un po' dei suoi dollari - finché sono ancora accettati in giro - per acquistare beni reali da altri paesi asiatici e migliaia di tonnellate di minerale ferroso ed acciaio dal Brasile, ecc. Il suo presidente Lula recentemente ha portato in Cina un'enorme delegazione del mondo degli affari, e il presidente cinese è appena andato in Argentina. I cinesi stanno cercando di ottenere anche petrolio africano e minerali sudafricani.

 

Lo zio Sam e la sua economia sono una vera ciambella vuota

 

Tutti gli schemi piramidali erigono una piramide finanziaria. Molti di quelli che pagano per starvi dentro vivono essi stessi in un mondo finanziario, ma altri devono ricavare i propri pagamenti da guadagni derivanti da produzione nel mondo reale. Nell'odierno mondo delle transazioni finanziarie che ogni giorno sono cento volte di più di tutti i pagamenti per beni e servizi reali messi insieme, le transazioni finanziarie con la loro brillantezza mettono in ombra quelle reali. Inoltre, per ipersemplificare un argomento molto complesso in un linguaggio più comprensibile ai profani, opzioni, prodotti derivati, swap ed altri recenti strumenti finanziari si sono andati a capitalizzare sugli interessi composti sulle proprietà reali su cui sono basati le loro partecipazioni e i loro debiti, il che ha contribuito alla crescita spettacolare di questo mondo finanziario. tuttavia, la piramide finanziaria che vediamo in tutto il suo splendore e tutta la sua brillantezza, specialmente ne! l suo centro nella casa dello Zio Sam, è ancora poggiata su una base produttore > commerciante > consumatore nel mondo reale, anche se il mondo finanziario fornisce a sua volta il credito per queste transazioni nel mondo reale.

 

E ora, se guardiamo al mondo come a una ciambella, come tante città nella cintura della ruggine dello Zio Sam? Il centro è abbandonato e svuotato dato che la produzione e il consumo si sono spostati nei suburbi circostanti [nella Detroit automobilistica, le finestre del grande magazzino principale, Hudson's, sono state sbarrate per anni, anche se Detroit ha costruito un costoso "Renaissence Center" per riqualificare il suo centro cittadino, un processo che in alcune altrecittà è "riuscito"]. La Flint abbandonata della General Motors ci dà Michael Moore, che ce la mostra da "Roger and Me" (Roger è l'amministratore delegato della General Motors) a "Fahrenheit 9/11". Potremmo guardare a tutto il mondo in termini di ciambella, con tutto lo Zio Sam nel buco vuoto al centro che non produce quasi nulla da poter esportare. Le eccezioni principali sono prodotti agricoli e materiali militari pesantemente sovvenzionati dal governo dello Zio Sam con dollari provenienti dai suoi contribu! enti e dalla tipografia, ed anche così c'è un disavanzo di bilancio di oltre 600 miliardi di dollari.

 

La GRANDE differenza in questa ciambella dello Zio Sam è che sia il deficit di bilancio che quello commerciale di oltre 600 miliardi di dollari sono finanziati da stranieri, come abbiamo visto. Lo Zio Sam ne escluderebbe la maggior parte come persone, ma riceve con piacere i beni reali che producono. Come consumatore mondiale di ultima istanza, come già suggerito, lo Zio Sam svolge questa importante funzione nell'attuale divisione economico-politica mondiale del lavoro: tutti gli altri producono e devono esportare, e lo Zio Sam consuma e deve importare.

 

Il crollo del dollaro farebbe [farà?] sgretolare tutta questa ciambella economico-politica organizzatrice e di portata mondiale e getterebbe centinaia di milioni di persone, per non parlare di cifre incalcolabili di dollari e di loro proprietari, nel caos con conseguenze impreviste e forse imprevedibili. Molte persone, in alto e in basso sul totem mondiale, hanno un GRANDE interesse ad evitarlo, anche se questo richiede continuare a gonfiare come un pallone il vuoto Zio Sam. O per far riferimento a un ben noto paragone, continuare a fingere che l'Imperatore senza vestiti sia vestito, e mandargli pure qualche vestito. Questi attori comprendono la Cina, per la quale una resa dei conti finanziaria con lo Zio Sam alla fine si rivelerebbe un bene: la obbligherebbe a cambiare strada economico-politica, e, invece di dare via gratis i suoi beni allo Zio Sam, a rivolgere la sua produzione e il suo consumo verso il suo interno povero e verso i suoi vicini in Asia Orientale, cose che p! otrebbe e dovrebbe già fare; e di recente ha cominciato a fare la seconda, ma non la prima.

 

Così cosa succederà ai ricchi in cima alla piramide-truffa dello Zio Sam, quando la fiducia delle banche centrali più povere e degli esportatori di petrolio mediani si esaurirà, e i più poveri e derelitti nel mondo, fiducia o meno, non potranno più fare i loro pagamenti alla base? La truffa piramidale dello Zio Sam crollerebbe - o crollerà? - come tutte le altre truffe del genere prima, solo questa volta con un botto che si sentirà in tutto il mondo. Ridurrà la domanda dello Zio Sam, il consumatore di ultima istanza del mondo, a dimensioni mondiali realistiche e danneggerà molti esportatori e produttori altrove. In effetti, potrebbe implicare una fondamentale riorganizzazione complessiva dell'economia politica del mondo ora gestita dallo Zio Sam.

 

La Tigre di carta del dollaro dello Zio SAM pone un folle circolo vizioso politico.

 

Naturalmente, far crollare il dollaro in un colpo solo spazzerebbe anche via completamente, cioè renderebbe inadempiente, il debito dello Zio Sam. In questo modo, farebbe perdere anche a tutti gli stranieri e a tutti gli americani ricchi pure la loro camicia - attivi in dollari. Questi stanno ancora cercando disperatamente di salvarne il più possibile non rischiando il crack, cioè rischiando il tutto per tutto. Cioè, stanno cercando di proteggere il resto della loro camicia - investimenti in dollari mantenendo in funzione la loro pompa salvavita - salvadollari. Tutto l'affare di mantenere in azione la truffa piramidale dello Zio Sam pone il più grande e più folle circolo vizioso dopo il MAD (Mutually Assured Destruction, distruzione vicendevolmente garantita, ovvero l'equilibrio nucleare del terrore fra USA e URSS), e quasi altrettanto assurdo.

 

Tutte ragioni in più perché DEBBA essere risolto. Ma la via di uscita dal circolo vizioso folle non è necessariamente un atterraggio morbido. Anzi, può essere duro. Questa dissoluzione dello schema piramidale dello Zio Sam sarà costoso e come al solito i costi maggiori saranno scaricati suoi più poveri, che sono meno in grado di sopportarli, ma che sono anche meno in grado di proteggersi dall'esserci costretti. E la transizione storicamente necessaria dal mondo a ciambella gestito dallo Zio Sam può portare tutto i l mondo nella depressione più profonda che ci sia mai stata. Solo l'Asia Orientale è in una posizione relativamente buona per salvarsi dall'essere tirata - o spinta - fino in fondo, ma anche questo solo dopo aver pagato un alto costo per questa transizione - verso se stessa!

 

Tuttavia, il mondo è di fronte a un circolo vizioso geopolitico e militare ancora più folle.

 

Questo resta la grande incognita, forse inconoscibile. In che modo reagirebbe [reagirà?] lo Zio Sam come tigre di carta [moneta] ferita dal crollo della truffa piramidale grazie alla quale lui e milioni di in-consapevoli Zii Sam hanno fatto la bella vita? Per compensare per meno pane e diritti civili ma più "Patriot Act" in patria, uno Zio Sam più sciovinista può fornire dei circenses da treza guerra mondiale all'estero. Un crollo del dollaro gli toglierebbe da sotto i piedi il tappeto finanziario, e scoraggerebbe le sue vittime straniere dal continuare a pagare per nuove avventure del Pentagono all'estero. Ma qualche altra guerra potrebbe essere ancora possibile con le armi che avrebbe ancora e con un altro po' di deficit di spesa keynesiano militare in patria, anche per le nuove "piccole" atomiche che sta preparando per l'occasione. Questo potrebbe ben - anzi orribilmente - essere il costo per il mondo delle attuali politiche di "difesa della Libertà e della Civiltà". Il s! upercircolo vizioso è che quasi nessun altro a parte Osama Bin Laden vuole correre questo rischio.

 

Eppure, una transizione del genere non sarebbe [non sarà?] storicamente nuova. Ricordate il costo della transizione allo Zio Sam: una guerra dei trent'anni dal 1914 al 1945 con in mezzo la Grande Depressione in un secolo che costa 100 milioni di vite perse in guerra, più che in tutta la precedente storia del mondo, per non parlare delle centinaia di milioni che hanno sofferto fame o malattie inutili, e ne sono morti. Oppure la precedente transizione al britannico Maggiore Bull che è costata le guerre napoleoniche, la Grande Depressione del 1873-95, il colonialismo e il semi-colonialismo, per nominare solo qualcosa, e i loro costi umani. Questi ultimi coincisero con i più pronunciati cambiamenti climatici del Niño in due secoli, che devastarono indiani, cinesi e molti altri popoli con carestie. Ma queste furono a loro volta ingigantite dalle potenze coloniali imperiali che le utilizzarono nei propri interessi, ad esempio aumentarono l'esportazione di frumento dall'India speci! almente durante gli anni di carestia.

 

I paralleli con l'oggi, compreso perfino l'approfittarsi ancora di più forti rinnovati El Niño un secolo dopo, sono troppo orripilanti e generano troppi sensi di colpa perché siano in molti a farli. Comprendono l'"aggiustamento strutturale" imposto dall'FMI dello Zio Sam che obbliga i contadini messicani a essersi già mangiata la cinta che l'FMI vuole che si stringano. Tre milioni di morti e il conto ancora prosegue in Ruanda e nel Burundi e un altro po' nel vicino Congo, venuti dopo che l'FMI aveva imposto delle restrizioni e la cancellazione primariamente da parte dello Zio Sam dell'accordo sul caffè che ne aveva sostenuto il prezzo per quei produttori. E adesso - anzi dopo l'assassinio da parte della CIA di Lumumba in Katanga nel 1961 e l'elevazione di Kasavubu, anzi [dopo che il Congo divenne] la riserva privata del re del Belgio nel 19° secolo, abbiamo lì la corsa alla produzione e alla vendita di oro per Fort Knox (dello Zio Sam), ed ora anche titanio così che possiamo! comunicare con il telefonino, diamanti per sempre, e così via. Lo Zio Sam si è approfittato ancora di un altro forte evento El Niño che ha devastato il Sud-Est asiatico, e specialmente l'Indonesia, contemporaneamente alla crisi finanziaria dopo il 1997 che lo Zio Sam aveva deliberatamente sfruttato facendola diventare una depressione economica, così grande da spazzare via dal potere il presidente Suharto che lo Zio Sam vi aveva installato trenta anni prima con il suo colpo di stato della CIA contro il popolare padre dell'indipendenza indonesiana, Sukarno. Questo era costato almeno mezzo milione di morti, ma le stime arrivano fino a un milione di persone che Suharto uccise deliberatamente più la povertà generata dalla famigerata "Mafia di Berkeley" che installò per gestire l'economia indonesiana sul terreno. I paralleli con il passato includono anche il degrado ambientale, e lo spostamento del danno ecologico dai ricchi che lo generano al Terzo Mondo povero che ne sopporta i! l peso maggiore. E naturalmente non dovremmo dimenticare la T! erza Guerra Mondiale [la terza dopo la seconda E combattuta nel Terzo Mondo] che Papà Bush ha cominciato contro l'Iraq nel 1991 [Si veda il mio "Third World War" http://rrojasdatabank.info/agfrank/gulf_war.html http://rrojasdatabank.info/agfrank/nato_kosovo/msg00080.html]

 

Eppure ci sono anche altri nel mondo che non si sentono [ancora?] del tutto presi in questo circolo vizioso. Calcolatamente, subito prima delle elezioni dello Zio Sam di quest'anno 2004, uno di loro lo ha detto a gran voce in un video trasmesso al mondo. Sembra sia stato meno pubblicamente notato dal suo principale destinatario Zio Sam, che avrebbe dovuto essere la parte più interessata: poiché non era altro che lo stesso Bin Laden ad annunciare "farò fare in bancarotta agli Stati Uniti!" Tenuto conto della deliberata cecità dello Zio Sam alla precarietà delle sue fondamenta nel mondo reale all'estero, un collasso così massiccio all'estero potrebbe essere non più difficile da organizzare di quanto non sia stato far semplicemente cadere il suo simbolo delle Torri Gemelle in patria.

 

Il pentagono è la più grande economia pianificata del mondo - per ridistribuire il reddito dai poveri ai ricchi in patria e ricattare amici e nemici all'estero perché facciano lo stesso

 

Intanto qui nella fattoria, come si suol dire in Texas, cosa fa allegramente lo stesso Zio Sam con i soldi e i risparmi faticosamente guadagnati del mondo? I suoi consumatori ancora li iperconsumano senza che il 99,9 per cento di loro sappia quel che sta facendo, dal momento che quasi nessuno glielo dice. E il governo dello Zio Sam usa molti se non tutti i suoi incrementi di spesa di miliardi di dollari per il Pentagono. I soldi non vengono spesi per pagare i suoi poveri soldati professionisti che vengono principalmente dall'America rurale dei piccoli centri e fanno l'unico lavoro che riescono a trovare, e ancora di meno viene speso per gli sventurati riservisti. Questi in Kuwait hanno detto a Rummy che non li ha nemmeno forniti di equipaggiamenti sufficienti e sicuri. Rummy ha risposto, Sono un vecchio, mi sono appena alzato, e ho bisogno di tempo per raccogliere le idee.

 

Ma in patria dentro al Pentagono, Rummy non ha problemi del genere. Lì sa benissimo quello che fa, privatizzando la guerra anche in Iraq come in patria. Il Complesso Militare-Industriale contro il quale il Generale Eisenhower metteva in guardia nel 1958 nel suo discorso presidenziale di addio è vivo e vegeto, più che mai sotto l'amministrazione del "Vice" Presidente Cheney e del suo Segretario alla Difesa Rumsfield. Con il loro lavoro disastrosamente ben fatto, vengono entrambi conservati per un secondo mandato. Lo stesso vale per Paul Wolfowitz "d'Arabia" che con Douglas Feith è uno dei due al Pentagono che sono passati a Israele [Riguardo a Feith, il giornatle tedesco Der Spiegel del 20 dicembre 2004, pag. 33 cita Tommy Franks, che è stato il comandante dell'invasione in Iraq, che lo definisce "il più grande idiota totale che ci sia sulla Terra di Dio, con cui devo combattere quasi tutti i giorni"].

 

Fra il 1994 e la metà del 2003, il Pentagono dello Zio Sam ha concluso più di 3000 contratti valutati a oltre 300 miliardi di dollari con 12 società militari private [Private Military Companies, PMC] dello Zio Sam delle 35 stimate dal New York Times (le altre sono piccole e offrono i servizi di mercenari). Ma più di 2700 di questi contratti sono stati assegnati a due sole società: alla Kellogg Brown & Root (KBR), una sussidiaria della Halliburton di Cheney, e alla Booz Allen Hamilton [Center for Public Integrity's International Consortium of Investigative Journalists, citato in una e-mail di Mafruza Khan, 16 agosto 2003]. In Iraq adesso queste PMC hanno tanti mercenari quante sono le truppe dello Zio Sam e del Regno Unito insieme. Ma naturalmente queste sono ancora bazzecole, dal momento che il grosso dei soldi del Pentagono vengono Ziosammati per acquistare costosi sistemi d'arma dagli unici quattro maggiori appaltatori per la difesa dello Zio Sam e pari alla Halliburton de! l Vice Presidente Cheney. Poi lo Zio Sam usa queste armi unilateralmente per costringere gli altri con il ricatto e la minaccia delle armi, e se questo non basta per invadere il mondo che in primo luogo ha fornito i soldi. Dopo tutto, lo Zio Sam deve fare quanto serve per continuare a far arrivare i soldi.

 

Portare il "fardello dell'uomo bianco" per difendere la sua "civiltà" - la legge dell'occidente è la legge delle squadre di vigilantes dei western all'italiana

 

L'unilateralismo dello Zio Sam non è tanto, come spesso erroneamente si pensa, il semplice andare da soli. Sì, è proclamare di combattere per la "libertà" [di chi? - potremmo chiedere] e per "salvare la civiltà", come lo Zio Sam Presidente Bush e il suo ancora più eloquente portavoce britannico Tony Blair proclamano ogni giorno. Il modo più semplice per "salvare" la civiltà è stato quello di abolire semplicemente in un giorno il suo preziosissimo dono di tutto il corpus del diritto internazionale per conservare la pace, che l'Occidente aveva impiegato secoli a sviluppare, certo anche nei propri interessi imperiali. Pure, era il migliore ed unico diritto internazionale che avevamo, e per lo meno meglio di niente. Adesso l'unica "Legge dell'Occidente [West, n.d.t.]" che rimane è davvero la "Legge del West": la legge delle squadre di vigilante dei western all'italiana che, con o senza un giudice connivente, si fanno "giustizia" da sé per fare un linciaggio. E partono contro chi! e dove e quando gli pare. Ahimé, adesso nel mondo reale squadre autonominatesi operano "fuori della norma" su una scala molto più grande di quanto qualsiasi film western all'italiana potesse avere mai immaginato.

 

Questo significa anche sventrare e paralizzare l'istituzione delle Nazioni Unite che era stata fondata per proteggere la pace, solo che lo Zio Sam dopo le sue guerre ricicla sempre l'ONU per raccogliere i pezzi che ha lasciato in Jugoslavia, in Afghanistan e adesso in Iraq. Ma fare questo, significa anche ingannare, minacciare, lusingare e ricattare tutti gli altri - amici e nemici allo stesso modo - a seguire i suoi ordini su ogni problema, piccolo e grande. Lo Zio Sam ha addestrato un intero esercito civile di funzionari per farlo. In questo modo, getta "unilateralmente" il suo peso ancora apparente in tutte le altre istituzioni internazionali che trattano campi dall'agricoltura all'aviazione alla zoologia. Ma lo Zio Sam estorce ancora più favori unilaterali per se stesso attraverso i suoi rapporti bilaterali. Per questo l'OMC è arrivata morta al traguardo. Certo ora lo Zio Sam preferisce gestire rapporti bilaterali unilateralmente, man mano che internazionalmente si isola! sempre di più. Così può esercitare ancora più potere contrattuale militare, politico ed economico su ciascuna delle sue vittime di quanto possa fare con tutte quante insieme o anche molte di loro in istituzioni internazionali.

La fiera marcia dello zio Sam dai palazzi di montezuma alle spiagge di tripoli [from the halls of montezuma to the shores of tripoli, sono le parole dell'inno dei marines n.d.t.] - e avanti a panama, due volte in Iraq, in Afghanistan.

 

E quando queste contrattazioni non bastano, o perfino quando potrebbero bastare, lo Zio Sam se gli va attacca e invade la piccola Grenada [popolazione in tutto 300.000 anime]; il Nicaragua [con l'aiuto dell'arcinemico Iran]; Panama [7.000 civili uccisi in una notte per catturare solo un uomo, l'ex amico e alleato di Papà Bush Noriega - esiste una foto tutta sorrisi di loro due che si danno la mano]; l'Iraq nel 1991 [questa fu perfino un'impresa redditizia dato che lo Zio Sam per pagare la guerra estorse dai suoi alleati più dollari di quanti in realtà gliene costò! Però l'Iraq è stato contaminato dall'uranio impoverito dello Zio Sam, che vi ha moltiplicato le malformazioni congenite - e che ha causato la famigerata "sindrome del Golfo" fra le sue truppe e quelle britanniche, che lo Zio Sam nega e si rifiuta di riconoscere]. Meno si dice della Somalia meglio è. La Jugoslavia è stata attaccata in parte per dare un esempio di cosa può accadere quando uno stato è abbastanza deb! ole e, tuttora in totale sfida verso lo Zio Sam e il suo FMI, mantiene qualche proprietà statale di importanti mezzi di produzione e ancora fornisce una protezione da stato sociale alla popolazione. Questo è ancora come la Bielorussia oggi, dove anche lì lo Zio Sam ha cercato di ottenere un "cambiamento di regime", ma l'azione militare è più difficile al confine con la Russia, a meno che non si sia in accordo con lei come in Afghanistan oppure non venga comprata. Inoltre, la Jugoslavia nel 1999 cedette solo dopo che la Russia ritirò il suo appoggio; perché lo Zio Sam usò con successo il ricatto economico-politico e in parte se la comprò a Berlino.

 

Poi la vittima presa di mira è diventato l'Afghanistan, ancora una volta con l'aiuto dell'Iran e della Russia. Questo dopo che lo Zio Sam aveva creato e sponsorizzato il governo dei Talebani che aveva estirpato l'oppio. Ma adesso l'Afghanistan "liberato" coltiva di nuovo oppio anche più di prima che i Talebani lo estirpassero così che l'oppio ora costituisce un terzo del PIL afghano, secondo il nuovo annuncio fatto entrando in carica dal nuovo presidente installato dallo Zio Sam. Nello stesso momento in cui scrivo, lo Zio Sam sta lanciando una nuova offensiva militare contro i Talebani; ma bin Laden non viene più nominato. E adesso l'innocente Iraq è già ancora una volta bersaglio e vittima, e su questo dirò altro più avanti. Chi è il prossimo? L'Iran? La Siria? - Non la Libia, che ora sta concludendo obbediente accordi petroliferi con lo Zio Sam; e non la Corea del Nord che ha prodotto bombe atomiche per proteggersi precisamente contro questo.

 

Scusate, mi dimenticavo di menzionare due alternative aggiuntive forse possibili prima dell'invasione. Una naturalmente è sponsorizzare, organizzare, o perfino compiere un colpo di stato militare o di altro genere, cosa di cui la CIA ha curriculum da andarne fieri: Iran nel 1953, Guatemala nel 1954, Congo nel 1960, Vietnam nel 1961, Brasile nel 1964, Indonesia nel 1964-65, Repubblica Dominicana nel 1965, Ghana nel 1966, Grecia nel 1967, Cambogia nel 1970, Cile nel 1973, Argentina nel 1976, Bolivia svariate volte, Figi nel 1987, Nicaragua nel 1990 attraverso "elezioni" sotto la minaccia di continuare la guerra dei Contras, Haiti svariate volte - contro l'ex fantoccio che lo Zio Sam ci aveva messo all'inizio, solo per nominarne un po' dei più noti [naturalmente non nella patria dello Zio Sam].

 

Un'altra alternativa è più nota ed è stata tentata varie volte contro Fidel Castro a Cuba con sigari esplosivi o altri fantasiosi "scherzi da prete", tutti andati male. Come andò male il bombardamento della casa-tenda del colonnello Gheddafi, che uccise sua figlia. Ma il nostro buon Sr. Perkins racconta di un tentativo della CIA andato a segno:

 

I giapponesi volevano finanziare e costruire un canale al livello del mare a Panama. [Il presidente panamense Omar] Torrijos parlò di questo con loro, il che sconvolse molto la Bechtel Corporation, il cui presidente era George Schultz e il cui consulente legale superiore era Caspar Weinberger. Quando Carter fu buttato fuori (e questa è una storia interessante - come questo accadde davvero), quando perse le elezioni, ed arrivò Reagan e Schultz arrivò dalla Bechtel come Segretario di Stato, e Weinberger arrivò dalla Bechtel come Segretario alla Difesa, erano estremamente arrabbiati con Torrijos - cercarono di fargli rinegoziare il Trattato del Canale e di non farlo parlare con i giapponesi. Lui si rifiutò con decisione. Era una persona davvero di principi. Aveva i suoi problemi, ma era una persona davvero di principi. Era un uomo sorprendente, Torrijos. E così, morì nell'incendio del suo aereo, connesso a un registratore imbottito di esplosivo, che - io c'ero. Avevo lavorato c! on lui. Sapevo che noi killer economici avevamo fallito. Io sapevo che gli sciacalli si stavano avvicinando, ed ecco, il suo aereo esplose con un registratore con una bomba dentro. Secondo me è fuori questione che la cosa fu autorizzata dalla CIA e la maggior parte - molti investigatori latinoamericani sono arrivati alla stessa conclusione. Naturalmente nel nostro paese non ne abbiamo mai sentito parlare.

 

(http://www.democracynow.org/article.pl?sid=04/11/09/1526251)

 

 

In precedenza, Torrijos aveva firmato un trattato con Carter che consegnava il Canale di Panama a - Panama!

 

Un semplice esame rivela che anche essere un troppo buon amico o strumento politico dello Zio Sam può essere poi la cosa più rischiosa, cioè la più sciocca, che qualsiasi statista possa fare; poiché può facilmente suonare la propria condanna a morte fisica o politica dopo che lo Zio Sam lo pugnala alla schiena. Un successore di Torrijos, come abbiamo osservato, siede ora in un carcere dello Zio Sam dopo aver lealmente servito e aver sorriso in una foto con George Bush [padre]. Ma l'elenco è lungo e fa tutto il giro del mondo a partire dagli anni '50 e '60: Rhee in Corea, Diem in Vietnam, Trujillo nella Repubblica Dominicana, Somoza in Nicaragua, praticamente tutti ad Haiti da Papà e Baby Doc fino al sacerdote Aristide installato da Clinton e rimosso da Bush, lo Shah dell'Iran - messo lì nel 1953 dopo il colpo di stato della CIA contro Mossadeq dopo che quest'ultimo aveva nazionalizzato il petrolio iraniano ma che fu lasciato sprofondare quando la sua utilità diminuì, come co! n Mobutu dopo tre decenni nello Zaire, Saddam Hussein - lo stesso Rummy andò a trovarlo due volte in una sua già precedente incarnazione come Segretario alla Difesa, lo jugoslavo Milosevic - era lui il necessario ed affidabile esecutore dell'accordo dello Zio Sam di Dayton sulla Bosnia, e naturalmente i Talebani - lo stesso Zio Sam li mise insieme e li mise al controllo dell'Afghanistan, per non menzionare Osama bin Laden - anche lui ha prestato servizio lì per lo Zio Sam.

 

Incidentalmente [o no?], la semplice osservazione dei fatti sul terreno rivela inoltre che, se le precedenti "linee di difesa" cadono e lo Zio Sam va in guerra, se non nel caso della piccola Grenada, neanche una di queste o di ogni altra guerra dello Zio Sam è mai stata vinta dalla sua forza militare, se non quella nel Pacifico contro il Giappone. La seconda guerra mondiale fu vinta in Europa a Stalingrado nel 1943 da truppe russe che avrebbero raggiunto Berlino anche se dopo non fosse arrivato lo Zio Sam. La guerra di Corea fu e rimane uno stallo. La guerra contro la Jugoslavia è stata "vinta" solo quando i russi hanno sottratto il loro appoggio. e anche allora tutti i carri armati jugoslavi meno sette e tutti gli aerei jugoslavi lasciarono il Kosovo intatti. Solo l'infrastruttura civile del Kosovo e della Serbia era stata polverizzata con le bombe, e il suo territorio e più in generale l'area balcanica erano stati inquinati per le prossime ere geologiche dal rinnovato uso ! di uranio impoverito da parte dello Zio Sam. La guerra contro l'Afghanistan si sta perdendo, e così la guerra contro l'Iraq, malgrado l'uso segnalato ancora una volta di uranio impoverito, ancora una volta di napalm come in Vietnam, e perfino di gas.

 

I musulmani geopolitici dello zio sam e il piano petrolifero "mediorientale" da Casablanca a Giacarta

 

Tuttavia, lo Zio Sam ha di nuovo in azione molti altri piani militari economici geopolitici. Per cominciare, ha già costruito 800 basi militari in tutto il mondo e specialmente nella "zona centrale" ricca di petrolio della "scacchiera" mondiale di Zbigniew Brzezinski [Ziggy] per circondare la Cina. Il Pentagono deve inoltre riassegnare il 60 per cento della flotta di sottomarini USA al Pacifico Occidentale [secondo una e-mail di P. Jakob Förg, j.foerg@msc-salzburg.at, del 12 dicembre]. Tutto questo per un uso nel futuro, ma anche per un'influenza politica già nel presente. A parte questo il presidente dello Zio Sam, Bush, ha un nuovo "Piano per il Medio Oriente", che ora si estende dal Marocco al di là del Pakistan - fino all'Indonesia musulmana? Cosa implichi con precisione questo piano non è chiaro, ma anche la società civile sta già aprendo la strada: la Yale University Press già mette il Pakistan fra i suoi studi "Mediorientali", e la Swissair ha un poster pubblicitario ! che mette Karachi, Delhi e Mumbai fra le sue destinazioni "mediorientali". Quel che è chiaro è che Israele deve rimanere la copertura politica e militare dello Zio Sam nella regione che è sempre stato. Non importa se a Washington governano repubblicani o democratici, il ruolo israeliano di cane da caccia dello Zio Sam nel suo settore di operazioni ricco di petrolio rimane, e così rimane la garanzia di cui Israele gode in ogni caso della protezione militare, politica e diplomatica internazionale dello Zio Sam, così come l'appoggio militare ed economico diretto dello Zio Sam senza il quale Israele non potrebbe esistere. Solo che ora la portata regionale assegnata ed autoattribuita ad Israele può estendersi ancora di più, dal momento che i due summenzionati neocon [Douglas Feith e Richard Perle, n. d. t.] con alti incarichi al Pentagono ci andarono per elaborare un piano per il partito razzista sciovinista Likud ora al potere. E lo stesso Bush è andato in Africa, in particolare! in Africa Occidentale, per dare un'occhiata al suo petrolio.

 

Nelle Americhe, il suo piano Colombia [che ha anche lei il petrolio] è stato allargato a tutta la regione andina [anche l'Ecuador esporta petrolio], ed ha ancora un altro piano per l'Amazzonia [forse si può trovare anche lì del petrolio e nel frattempo ci ha costruito un'enorme base, presumibilmente per la NASA che notoriamente non è estranea ad imprese militari], un piano per "prendersi cura" con l'aiuto della Banca Mondiale del più grande deposito sotterraneo di acqua dolce sotto le cascate dell'Iguazu, dove Brasile, Argentina e Paraguay si incontrano, e sta già addestrando un'altra volta 40.000 militari latinoamericani alla volta in basi dello Zio Sam in patria, basi di ne ha un'altra mezza dozzina all'estero.

 

Proprio di recente Rummy è andato in Ecuador per incontrarsi, esporre i suoi piani, e a quel che si dice allettare la sua controparte, i ministri della "difesa" riuniti di tutti i paesi latinoamericani.

 

Tutta questa è una gigantesca base economico-politico-militare sulla quale mantenere la truffa piramidale finanziaria dello Zio Sam, e due volte più conveniente per quelli che finiscono per avere dollari finché possono pagare tutto con i dollari cartacei autoprodotti che finora mantengono anche la truffa finanziaria piramidale. Beh, per essere onesti, non è solo grazie al dollaro. Dopo tutto questo serve solo se puoi comprarci qualcosa, specialmente il petrolio che fa andare avanti la base.

 

Non solo lo Zio Sam deve comprare sempre più petrolio, oggi con dollari che stampa da sé, ma forse domani con euro o yuan. Deve anche cercare di assicurarsi di avere le mani su ogni rubinetto, in modo da poter controllare chi altro può, e soprattutto non può, comprarlo. Così è per questo che adesso lo troviamo che cerca il controllo politico e finanziario in dollari dei rubinetti del petrolio, ovunque può, e di stabilire una presenza militare come in Asia Centrale, o di usare la sua potenza militare per invadere, come in Iraq. Questo per usarlo come leva di controllo e/o per avvertire i suoi vicini su cosa potrebbe accadergli se non dovessero continuare a stare al gioco dello Zio Sam. Fortunatamente per lui, anche la maggior parte dell'Asia Orientale e specialmente la Cina sembra obbligata a comprare petrolio straniero, anche se domani forse non più con dollari ma con yuan/yen. D'altra parte, triste ma vero, il maggior venditore di petrolio è la Russia, i cui rubinetti resta! no fuori dal controllo dello Zio Sam. Ma come lo Zio Sam potrebbe continuare a pagare e a mantenere tutte queste sue audaci imprese in Difesa della Libertà con questo dollaro cartaceo autoprodotto - se nessuno lo accetta più? E perché qualcuno dovrebbe accettarlo?

 

La grande causa per l'iraq dello zio Sam: dare i suoi 30 miliardi di dollari a Halliburton ed al.

 

Il Financial Times del 10 dicembre offre alcuni esempi aggiuntivi di punte dell'iceberg della Difesa della Libertà che lo Zio Sam compie in Iraq. Anche se i poveri iracheni sono seduti sulla più grande pozza al mondo ancora non sfruttata di sempre più prezioso petrolio, questo rimane sullo sfondo o solo in fondo a questa storia che a malapena ne parla e, come il presente saggio, si concentra invece sul dollaro e sullo Zio Sam. In due diversi servizi, il giornale riferisce come tre elicotteri hanno trasportato 14 tonnellate di biglietti da 100 dollari ai curdi, che da tempo hanno fatto da quinta colonna dello Zio Sam nella zona. Il denaro, buona parte del pagamento di un miliardo e ottocento milioni di dollari consegnati ai curdi dallo Zio Sam, era parte dei guadagni iracheni nel fondo "petrolio per cibo" dell'ONU. All'origine, naturalmente, i biglietti erano semplicemente il prodotto delle stesse tipografie dello Zio Sam, in cambio dei quali l'Iraq aveva esportato petrolio r! eale. Non veniva dai 18 miliardi di dollari che il Congresso dello Zio Sam aveva stanziato per la "ricostruzione" dell'Iraq. Come mostra vividamente un grafico del Financial Times, ancora non sono stati spesi più di 388 milioni - ovvero il 2,15 per cento - di quel denaro dello Zio Sam, e solo 5 miliardi di quella cifra erano stati anche solo messi in preventivo dallo Zio Sam in Iraq al momento il proconsole dello Zio Sam Bremer se ne è tornato a casa con un lavoro ben fatto. No, invece nella sua saggezza il buon Zio aveva pensato bene di far spendere 13 miliardi di dollari dei 20 miliardi di fondi iracheni. Questo corrispondeva al 65 per cento del denaro iracheno paragonato ad ancora solo il 2 per cento dell'importo quasi equivalente dello stanziamento originale dello Zio Sam. Nel momento in cui il nuovo governo iracheno ha ricevuto alcuni compiti dallo Zio Sam che l'aveva insediato, ha scoperto che tutti i 20 miliardi di dollari del loro fondo, 11 miliardi dei quali dalla v! endita di petrolio, erano stati spesi. [International Herald ! Tribune] Com'è stato possibile? potremmo chiederci. La risposta del funzionario finanziario "responsabile", l'ammiraglio dello Zio Sam Oliver, è così semplice, "so che abbiamo speso dei soldi dal fondo iracheno. Il fatto era puramente che avevamo finito i soldi dello Zio Sam" - di cui ce n'erano ancora da spendere solo altri 17 miliardi e mezzo e rotti. Potremmo chiederci se il buon Generale fosse stato istruito su cosa pensava Clausewitz della guerra e se gli fosse capitato di scoprire il suo buon consiglio sul far pagare la vittima conquistata per la sua stessa occupazione militare, in questo caso ad opera dello Zio Sam.

 

Il rappresentante iracheno nel comitato per la supervisione e l'erogazione dei fondi ha partecipato solo a una delle sue 43 riunioni; ma perché preoccuparsi di questo, quando la maggior parte delle spese sono state autorizzate senza alcuna riunione. Così anche se i fondi dello Zio Sam erano stati stanziati per ogni sorta di progetti, questi tuttavia sono stati pagati con dollari provenienti da fondi iracheni. Da questi, molti pagamenti sono stati effettuati perfino senza alcun contratto, in un caso l'inezia di 1,4 miliardi di dollari. La maggior parte degli altri sono stati effettuati senza alcuna gara d'appalto competitiva con diversi concorrenti, o comunque aperta. I fondi dello Zio Sam, d'altra parte, sono rimasti praticamente non spesi in Iraq. Forse l'amiraglio Oliver aveva "finito i soldi dello Zio Sam" perché erano rimasti a Washington con lo Zio Sam; e se erano stati versati, avevano semplicemente cambiato di mano e di conto bancario proprio in quella città. Dopo tut! to, questo è molto più efficiente di quanto sarebbe stato mandarli avanti e indietro, e un po' avrebbero potuto perfino non ritornare. E poi, inoltre, da tempo è procedura standard per il grosso dei dollari che lo Zio Sam presta o perfino "regala a" e "per" tutti i paesi del Terzo Mondo lasciarli semplicemente in patria dove è il loro posto e dove tornerebbero comunque. Non importa; il Congresso dello Zio Sam ha già stanziato altri 30 miliardi di dollari per "preparare per transizione alle elezioni" in Iraq nel gennaio 2005.

 

Stando così le cose, naturalmente sarebbe nel complesso indesiderabile che i fondi iracheni, per non parlare di quelli dello Zio Sam, venissero sperperati su un qualsiasi servizio del vecchio debito iracheno con altri. Così è stato semplicemente logico costringere "alleati" che già non possono evitare di perdere il debito dello Zio Sam verso di loro, a condonare anche il debito iracheno. Questo, come possiamo ricordare da quanto detto prima, mentre lo Zio Sam ancora insiste che il resto del Terzo Mondo deve continuare il servizio del debito nei suoi confronti! Perché Dio non voglia che qualsiasi rimborso del debito iracheno debba andare invece a quei russi senza dio, a quei francesi traditori o anche ai migliori amici cinesi, che hanno investito di più in Iraq, tanto per cominciare una cosa ignobile da fare, quando lo Zio Sam ha cause molto più degne per il denaro iracheno.

 

E quali sono queste più grandi degne cause dello Zio Sam? potremmo chiedere. Il più grande singolo pagamento di 1,4 miliardi di dollari è stato effettuato naturalmente alla Halliburton dello stesso Vicepresidente Cheney. Eppure ora sappiamo che allo stesso momento questa ditta stava anche truffando di nascosto il suo generoso benefattore Zio Sam per centinaia di milioni di altri dollari, comprando benzina per x dollari in Kuwait e vendendola in Iraq per 5-10x, e altre furbate del genere. Nel complesso, la Halliburton ha ottenuto contratti iracheni per la bellezza di 10 miliardi di dollari - più qualche spicciolo. [International Herald Tribune]. [Cheney ha un interesse anche nella UNOCAL che da tempo vuole costruire un oleodotto dall'Asia Centrale all'Oceano Indiano attraverso l'Afghanistan, prima con l'aiuto dei Talebani che lo Zio Sam aveva piazzato lì appunto per quel motivo e poi aveva invitato in Texas per dei colloqui quando ancora sembrava che stessero facendo il lavor! o che era stato loro assegnato. Anzi, visitarono perfino la squadra di ricerca accademica "puramente afgana" all'Università del Nebraska a Omaha. Ma ahimé, i Talebani non furono all'altezza del compito loro assegnato di mantenere l'ordine per la costruzione dell'oleodotto, e così se ne sono dovuti andare. Adesso lo Zio Sam e la UNOCAL useranno invece i buoni uffici del nuovo presidente afgano e dell'ambasciatore in loco dello Zio Sam, entrambi "casualmente" ex [?] dipendenti della UNOCAL].

 

La "medaglia della libertà" dello zio Sam per Bremer, Franks, Tenet - per un lavoro ben fatto derubando l'Iraq a vantaggio di Cheney ed al.

 

Senza ombra di dubbio, la maggior parte degli altri abbondanti dollari iracheni (e dei finora rari dollari USA) spesi in Iraq sono andati ad altri amichetti dello Zio Sam, con qualche briciola caduta dal tavolo per il Regno Unito, aziende e perfino singoli privati e militari che attingono dalla cassa. Ahimé, non sapremo mai chi sono tutti quanti; dal momento che, nelle parole dell'Ispettore Generale dello Zio Sam, "francamente, non ero interessato ad avere auditor militari perché pensavo che dovessimo infilarci nel sistema iracheno nel modo più rapido possibile." Francamente, essendo io sia non-militare che antimilitarista, non ho letto Clausewitz. Così non so se e quali buoni consigli dia sul contare sulla corruzione come primo principio nel fare a fette e dividere la torta conquistata.

 

Tutta la mia precedente "speculazione" è stata scritta prima che l'ufficio internazionale dell'ONU di consulenza e monitoraggio per lo sviluppo in Iraq, IAMBDI (International Advisory and Monitoring Board for Development in Iraq) pubblicasse un rapporto sulle sue scoperte relative all'amministrazione dello Zio Sam. Prima di immergerci nel rapporto, dovremmo tenere presente che il Financial Times osserva diplomaticamente che "l'ONU è stata riluttante a richiamare pubblicamente lo Zio Sam sulle spese che ha fatto con i fondi iracheni." Il Financial Times cita direttamente dal rapporto: "Ci sono state debolezze di controllo, sistemi di contabilità inadeguati, un'applicazione non uniforme di procedure di appalto concordate e un'inadeguata conservazione della documentazione." Anche l'International Herald Tribune fa un suo riassunto dello stesso rapporto: "Ci sono state ampie irregolarità, compresa cattiva gestione finanziaria, la mancata riduzione del contrabbando [all'estero di ! petrolio ed altre proprietà fisiche irachene, nessuno sa a che prezzo e a vantaggio di chi] ed eccessiva dipendenza da contratti assegnati senza gare d'appalto." Da parte sua, il Financial Times offre qualche altro particolare dal rapporto: "particolarmente preoccupanti sono stati alcuni contratti a volta da miliardi di dollari che sono stati assegnati a società dello Zio Sam come la Halliburton da fondi iracheni senza gare d'appalto competitive." Ieri il Presidente dello Zio Sam Bush ha conferito la più alta onorificenza civile dello zio Sam, la Medal of Freedom, a L. Paul Bremer III, il proconsole civile dello Zio Sam che ha supervisionato tutto ciò, e al generale Tommy Franks, che ha guidato l'invasione che innanzi tutto a reso tutto questo possibile. Neanche George Tenet, il direttore della CIA che ha fornito tutte le informazioni fasulle dello Zio Sam per "legittimare" tanto per cominciare tutta l'impresa e che poi è stato screditato e costretto a dimettersi, è stato di! menticato e ha ricevuto la terza medaglia. Lo International H! erald Tribune ha pubblicato una fotografia cerimoniale dei tre tutti sorrisi con George W., anche lui sorridente. Dopo tutto è il dovuto riconoscimento per un lavoro ben fatto, grazie.

 

In conclusione:lo zio George w. Sam dioce che è semplicemente giusto che i nostri ragazzi sacrifichino le loro vite sulla linea per proteggere la libertà della Halliburton di saccheggiare l'Iraq

 

Possiamo essere sicuri che altri con le mani in pasta erano fra quelli che, possiamo ricordare, il Dr. Greenspan della Fed ha classificato come il 20 per cento più in alto fra i percettori di redditi dello Zio Sam. Sono i superconsumatori più privilegiati, che sono totalmente [ir]responsabili pere il sotto-risparmio dello Zio Sam, ha detto, ed anche per il crescente deficit commerciale di cui il Dr. si è recentemente lamentato a Berlino. Se esaminiamo un po' di più la distribuzione del redito dello Zio Sam, possiamo anche apprendere che fra questo 20 per cento, la parte del leone di questi dollari, come la maggior parte di quelli del Pentagono, finiscono nelle tasche del 2 per cento super-privilegiato più in alto, così che possa iper-consumare alle spese degli altri. Chi negherebbe loro che questa è certamente una causa degna per la protezione della Libertà a qualsiasi prezzo. Ciò include il famoso-famigerato invito del Presidente Bush agli iracheni "che vengano avanti" cont! ro lo Zio Sam. È difficile capire il Presidente quando incoraggia gli iracheni a "venire" quando questi stanno già a casa loro in Iraq ed è lo Zio Sam che ha mandato lì le sue truppe. Ma forse Falluja spiega cosa aveva in mente il Presidente Bush sugli iracheni che "vengono" contro lo Zio Sam. Ma come lo stesso Presidente dello Zio Sam Bush ha detto al mondo, è semplicemente giusto che "noi" escludiamo altri paesi dalla tavola imbandita in Iraq. Dopo tutto, ha spiegato quando gli iracheni hanno accettato il suo invito, erano stati "i nostri ragazzi che hanno rischiato le proprie vite sulla linea." Vorrei che la personificazione dello Zio Sam avesse spiegato anche per chi e per cosa.

 

I pochi numeri che non sono generalmente disponibili, o che non vengono dal citato Financial Times del 10 e 15 dicembre 2004 e da altre fonti come l'International Herald Tribune dello stesso 15 dicembre 2004 e l'EPW [Economic and Political Weekly, Mumbai] del 4 dicembre 2004, p. 5189, sono tratti da The Economics of Uncle Sam Imperialism at the turn of the 21st Century di Gerard Dumenil & Dominique Levy, in Review of International Political Economy 11/4/Oct. 2004, pp.657-676. L'autore ringrazia loro a Parigi, Jeffrey Sommers a Riga, William Engdahl a Francoforte e Mark Weisbrot a Washington per le loro osservazioni molto utili e Zio-utilizzate. Barry Gills a Newcastle ha insistito che facessi riferimento solo allo Zio Sam ed ah proposto la divisione mondiale del lavoro fra consumatori dello Zio Sam e produttori in ogni altro luogo e mi ha anche rinviato a Clausewitz. I lettori saranno estremamente grati ad Arlene Hohnstock per aver reso leggibile tutta questa storia. Natur! almente nessuno di loro ha alcuna responsabilità per l'uso a ciambella che ne ho fatto. Molte altre mie osservazioni - attraverso gli occhi di quel ragazzino - si possono trovare sul mio sito web a

http://www.rojasdatabank.info/agfrank

e per quanto riguarda lo Zio Sam ed al. al suo interno in particolare alle sezioni http://rrojasdatabank.info/agfrank/new_world_order.html  e http://rrojasdatabank.info/agfrank/online.htmlcurrent

 

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La battaglia inglese alla Costituzione Ue

 

(http://europa.tiscali.it/futuro/news/200504/14/costituzione.html)

 

Il leader dei Tory rivela i principali punti dell’opposizione a Bruxelles

 

Il Regno Unito si prepara per le elezioni nazionali che si terranno il prossimo 5 maggio. Anche se il dibattito fra i partiti si sta concentrando principalmente su questioni nazionali, come la tassazione, l'immigrazione e i servizi sociali, il partito conservatore britannico e il piccolo partito euroscettico UKIP stanno facendo leva sul malcontento generale della popolazione per rimettere in discussione la posizione della Gran Bretagna nell'Unione europea e per opporre l'approvazione referendaria della Costituzione europea. Attraverso l'analisi del manifesto elettorale del partito conservatore, ecco i cavalli di battaglia dell'opposizione britannica rispetto all'Ue e al nuovo testo fondamentale.

 

No all'euro, Si al Pound

 

Un eventuale governo conservatore assicurerà l'indipendenza della Banca d'Inghilterra nel determinare i tassi di interesse che, mantenendo il pound a dispetto della moneta unica, dipenderanno esclusivamente dagli interessi dell'economia britannica. Un no netto, quindi, per conservare una delle caratteristiche principali della sovranità, il signoraggio.

 

Riappropriarsi dei poteri ceduti a Bruxelles

 

Il partito Tory vorrebbe avvalersi, come negli accordi di Schengen, della clausola dell'opting-out al fine di riconquistare la sovranità su alcune politiche controllate da Bruxelles.  Il Regno Unito dovrebbe, per prima cosa, liberarsi dai "vincoli" della politica sociale europea e orientarsi verso una deregolamentazione e una maggiore flessibilità della legislazione sull'occupazione. I conservatori ritengono inoltre che una politica comune sull'agricoltura e sulla pesca siano insostenibili sia dal punto di vista economico che commerciale. La politica agricola comune, storicamente, è stata un punto dolente nelle relazioni tra Ue e Regno Unito e il partito conservatore ne richiede sostanziali riforme da Bruxelles.  Per quanto riguarda la politica sulla pesca, il manifesto esplicita chiaramente che è intenzione dei conservatori restaurare il pieno controllo nazionale in questa area.

 

Una politica estera inglese e non comunitaria

 

Secondo il leader dei Tories Michael Howard durante il governo Blair la capacità di difendere gli interessi inglesi in politica estera è stata gravemente compromessa. Le relazioni con l'Unione europea sono state mal impostate da Blair mettendo a repentaglio i comuni interessi che legano la Gran Bretagna agli Usa e alla Nato. I conservatori propongono invece una politica estera e di difesa da svilupparsi nel più ampio contesto dell'alleanza atlantica, senza alcuna velleità o ossessione per un grande unico stato chiamato Europa, bensì convogliando gli sforzi comuni al fine di costruire un'Europa delle nazioni che si impegni per la pace nel mondo.

 

Opposizione alla Costituzione europea

 

Dalla posizione adottata fino ad ora, si evince che a prescindere dall'esito delle elezioni nazionali, il partito conservatore inglese, con l'ausilio del piccolo partito euroscettico UKIP, porterà avanti una vigorosa battaglia affinché la Gran Bretagna non inserisca nel proprio ordinamento, per la prima volta nella sua storia, una serie di leggi codificate e scritte in un unico testo, ossia la Costituzione europea.

 

15 marzo 2005


Bossi e il cameriere Ciampi

 

26 set. 2003

http://www.corsera.it/modules.php?name=News&file=article&sid=20030926201218

 

''Non e' che le pensioni cambiano per non si sa quale motivo, dal 2008 in avanti cambia il sistema perche' altrimenti la gente si sparerebbe, salterebbero tutti i risparmi e i titoli di stato diventerebbero carta straccia e in pratica salterebbe il Paese''. Umberto Bossi spiega cosi' la sua posizione sulla riforma previdenziale, conversando con i giornalisti durante la sua visita alla mostra del Guercino a palazzo Reale a Milano. Pur non volendo parlare di politica perche', ha detto, ''io sono un artista e sono venuto qui ad ammirare le opere di un'artista padano'', il leader della Lega torna sulle dichiarazioni di ieri a Radio padania che hanno creato scompiglio nella maggioranza.

 

''Figuriamoci se noi della Lega vogliamo tagliare le pensioni. ha proseguito Bossi- Il debito pubblico mica l'ha fatto Maroni e non sara' mica responsabilita' della Lega. E' di quelli che c'erano prima: gli ex democristiani e quelli che, magari, adesso vanno pure in piazza. Ma sono loro che hanno creato il debito, quegli stessi che vanno a manifestare. Comunque, Maroni e' giu' a Roma e vedrete che una quadra la trova''.

''Sono cose che io non capisco'', dice Umberto Bossi riferendosi poi alla decisione di Udc e An di far saltare il vertice di maggioranza dopo le sue dichiarazioni di ieri. ''Io intendevo i vecchi democristiani, loro (gli esponenti dell'Udc, ndr) sono tutti giovani...''.

 

25 gen. 2004  - Milano, 25 gen 2004 Bossi attacca e auspica un "Giudice vendicatore"

http://www.kataweb.it/news/detail.jsp?idCategory=2222&idContent=594452

 

Attacco al cosiddetto "asse finanza-politica", chiamata direttamente in causa del presidente della Repubblica, evocazione dei "massoni" che hanno "voluto e imposto" l'euro, ripetuta condanna della Prima repubblica e speranza di un prossimo arrivo di un "giudice vendicatore" che faccia pulizia in nome del popolo e contro "Roma ladrona": all'indomani del discorso elettoral-programmatico di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi risponde davanti a decine di migliaia di leghisti smarcandosi dall'alleato e rilanciando le pulsioni giustizialiste della prima ora sul tema dei recenti scandali finanziari.

 

Decine di migliaia di persone in mattinata hanno risposto all'appello del vertice della Lega Nord per una manifestazione a Milano che desse forza a Bossi nel braccio di ferro interno alla maggioranza in nome delle "riforme". Dal palazzo di Giustizia al Castello sforzesco, gli striscioni contro "Roma ladrona" si alternavano ai cori che invocavano la libertà della Padania. Preceduti da alcuni trattori dei cosiddetti Cobas del latte, anche i massimi esponenti del partito hanno marciato.

Già dalle prime battute scambiate con i giornalisti Umbero Bossi ha indicato quale sarebbe stato il tema della giornata: "Le riforme partono e si fermano e intanto il tempo passa questa è l'ultima occasione per fare il federalismo in questa legislatura. Se la gente si muove, le cose cambiano ma se la gente si illude che siano gli imbonitori politici a portare il cambiamento, nulla cambierà".

 

Poi i giornalisti gli hanno chiesto che pensava degli attacchi di Berlusconi alla magistratura contenuti nel discorso per il decennale di Forza Italia. Il leader della Lega ha risposto: "Non credo che si debba andare contro la magistratura: bisogna piuttosto augurarsi che la magistratura vada avanti nel suo lavoro e non si fermi come fece all'epoca di Mani Pulite", che cioè indaghi anche sulla sinistra e sul mondo delle banche. "Occorre piuttosto fare le riforme - aggiunge - viene il momento in cui il giudice vendicatore salta fuori. E' una spinta che la gente favorirà e bisogna che questa volta sia definitiva. Bisogna salvare la gente e anche i romani da Roma ladrona, dall'intreccio di finanza e politica che ha colpito i cittadini e i risparmiatori".

 

Sembrava una battuta estemporanea, ma poco dopo sul palco ripete quasi le stesse parole: "Bisogna riformare la magistratura ma non attaccarla. In Padania vogliamo anche noi magistrati padani. Ma non si deve sparare contro i magistrati. Le rapine fatte alla gente dall'asse finanza-politica troveranno alla fine un giudice vendicatore". E perché il messaggio sia chiaro, il leader leghista ha anche risposto direttamente a Berlusconi affermando che "la Prima repubblica fu pessima".

 

A cosa pensi il gruppo dirigente leghista quando parla di "asse finanza-politica" lo avevano esplicitato poco prima, dallo stesso palco, il capogruppo della Lega alla Camera, Alessandro Cè, e l'europarlamentare Borghezio. "Noi padani vogliamo un futuro per i nostri figli e questo deve ricordarselo anche il presidente della Repubblica. Non vogliamo i banchieri corrotti che derubano la gente, non vogliamo chiacchiere, se lo ricordi il presidente della Repubblica altrimenti ci pensiamo noi", ha detto Cè.

 

Poco dopo Borghezio ha detto: "No all'Europa dei banchieri e del cameriere Ciampi. Noi padani - ha aggiunto - siamo uomini liberi e non servi di Roma. Ficcatelo bene in testa presidente Ciampi". L'europarlamentare si è quindi chiesto per quale motivo il presidente della Repubblica nel suo discorso di fine d'anno non abbia parlato dei risparmiatori. "Noi - ha spiegato Borghezio - non vogliamo rappresentanti istituzionali camerieri del sistema bancario".

Il tema è quello dei risparmiatori vittime degli scandali finanziari della Cirio e della Parmalat, che evidentemente la Lega vuole cavalcare in maniera anche più energica di quanto faccia Forza Italia. In questo senso viene bene anche l'attacco all'euro, non solo "voluto e imposto dai massoni", ma anche " fondamentale per tutte le rapine che ci sono state perché sono arrivati i bond facili senza controllo". (red)

 

13 mar. 2004  - Notte tranquilla per il leader della Lega, spostato di reparto. I medici negano che ci siano problemi gravi, nuovi controlli. Bossi trasferito in neurologia

http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/politica/bossiospedale/bollet/bollet.html

 

"Non è stato colpito da ictus"

 

Calderoli: "Per evitare chiacchiere e affermazioni inutili i bollettini medici verranno diramati solo in caso di novità"

 

VARESE - Sono ancora stazionarie le condizioni di Umberto Bossi, che ha passato una notte tranquilla. Il ministro delle Riforme, ricoverato in terapia intensiva dell'ospedale di Varese per un'insufficienza cardiaca, è stato trasferito ieri pomeriggio nel reparto di Neuro-rianimazione. Dopo voci insistenti che parlavano non solo un problema cardiaco, ma anche una "sofferenza cerebrale", questa mattina è arrivato un comunicato dei medici che hanno smentito che il leader della Lega sia stato colpito da ictus o da ischemia.

 

"E' falso quanto riportato da alcuni giornali. La notizia di ictus o ischemia è destituita di ogni fondamento. Non si può neanche parlare di grave sofferenza cerebrale. Le condizioni di Umberto Bossi rimangono stazionarie" ha affermato una fonte interna dell'ospedale Circolo di Varese, smentendo la notizia apparsa su alcuni quotidiani di un ictus che avrebbe colpito Umberto Bossi, ricoverato da giovedì.

 

Fonti sanitarie hanno spiegato che il ministro per le Riforme è stato trasferito in neurochirurgia per essere sottoposto ad alcuni esami. Sempre secondo le stesse fonti, Bossi non è stato riportato nel reparto di cardiologia dove era stato inizialmente ricoverato, in quanto lì non ci sono gli stessi macchinari per le analisi presenti nel reparto di neurochirurgia. Interpellato per avere conferme sulle condizioni del ministro, il vicepresidente del Senato e coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli ha dichiarato "Bisogna fare riferimento a quello che dicono i sanitari, e non alle chiacchiere".

 

Quindi, dopo la secca smentita dei medici Calderoli, che da quando Bossi è stato ricoverato trascorre praticamente le sue giornate in ospedale, ha precisato: "Non ci saranno più comunicati o bollettini medici perché in queste ore sono circolate notizie prive di qualsiasi fondamento e per evitare chiacchiere e affermazioni inutili i bollettini medici verranno diramati solo quando ci saranno delle novità". Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, anche lui arrivato in ospedale, ha detto ai giornalisti: "Rispettate la privacy, siate seri". Quindi ha aggiunto: "Le sue condizioni non sono gravissime. Presto ritornerà e dovrà recuperare il tempo per la campagna elettorale. Farà scintille".

 

11 lug. 2004 - Un calvario iniziato l'11 marzo

http://ilgiorno.quotidiano.net/art/2004/07/11/5353043

 

Roma, 11 luglio 2004 - Il calvario del ministro era cominciato l’11 marzo scorso. Bossi, colpito nella notte da «scompenso cardiaco con edema polmonare» mentre era a casa sua, fu ricoverato d'urgenza all’ospedale di Varese. Il malore provocò anche un ictus cerebrale che ha lasciato Bossi in uno stato comatoso. Stato che i medici hanno ulteriormente prolungato con farmaci per consentire al cervello di assorbire possibili lesioni.

 

Comincia così un lungo periodo di incertezza. I giornalisti e i simpatizzanti che assediano l’ospedale inducono la moglie a chiedere il silenzio stampa. Il 5 aprile i sanitari del nosocomio emanano un bollettino medico ufficiale nel quale nel quale si comunica che «Bossi è cosciente e riconosce i familiari».Le notizie escono con difficoltà. Alla fine, però, appaione chiari sia la gravità della malattia che ha colpito il ministro, sia i suoi sforzi per tornare a una situazione fisica accettabile. Comincia a comunicare utilizzando una lavagnetta, si parla di battute con i medici e gli infermieri che lo curano. Il 30 aprile si viene a sapere che il paziente, fino a quel momento alimentato per flebo, ha assunto cibi liquidi. E anche che ha avuto la forza di candidarsi ufficialmente alle Europee.

 

Il giorno cruciale è il 3 maggio: dopo 53 giorni di ricovero la famiglia decide di portare via il senatur dall’ospedale di Varese. E’ un autentico blitz: all’alba due auto si presentano all’ospedale e ne escono poco dopo. Da quel momento del ministro si perdono le tracce. Il quotidiano leghista La Padania riceverà un biglietto: «Torno presto», e la firma. Ancora misteri. Si parlerà di ricoveri al Nord, al Sud, persino in Puglia. Il ministro si rifà vivo il primo giugno. Un nastro inviato a radio Padania. Una voce roca, sofferente, ma determinata: «Non sono morto - dice Bossi - voi andate avanti». Sono cento secondi, parole che si sentono appena: la tracheotomia è difficile da superare. Sarà Calderoli ha leggere ai giornalisti la «traduzione»: «Sto abbastanza bene, nel senso che non sono morto. Però era meglio non avere ’sta roba». Quindi un accenno al raduno di Pontida, convocato in vista delle elezioni: «Per me è meglio rinviarla, Pontida. Posso esserci anch’io. Pontida è la mia festa. Alle elezioni i legisti devono andare a votare Lega, è evidente, e per tutte le manifestazioni che faremo, visto che tutti partecipano, ci sarò in giro sul territorio. Sul territorio sarò in giro a portare la mia voce alle persone, a fare chiarezza, magari. Quindi io ci sarò. Insomma, vi saluto con tanta amicizia e tanta simpatia. E’ andata così, quest’anno, ma sono stato schiacciato dal dolore e quindi non ho potuto essere in giro come gli altri anni».

 

Il popolo leghista piange. E vota. Dopo le elezioni un altro lungo silenzio. Si saprà che Bossi, ricoverato per la riabilitazione all’istituto Ildebrandt di Brissago alla fine del mese scorso era stato riportato a Lugano perché colpito da dolori alla schiena, nelle regione lombare. Venerdì notte il grave scompenso e il trasporto al contiguo centro specializzato. E inizia un’altra cortina di silenzio. (di Paolo Berardengo)

 

11 lug. 2004 - Lo scrive un quotidiano elvetico: "Continuerà la riabilitazione dopo il grave ictus che lo ha colpito"

http://www.repubblica.it/2004/f/sezioni/politica/bossisvi/bossisvi/bossisvi.html

 

Umberto Bossi ricoverato in una clinica svizzera

 

GINEVRA - Bossi è in Svizzera, ricoverato nella clinica e centro di riabilitazione Hildebrand di Brissago, in Ticino: il leader della Lega Nord e ministro - rivela oggi il quotidiano svizzero 'La Regione Ticino' - ha scelto "l'istituto locarnese per affrontare il prosieguo sanitario del grave ictus che lo ha colpito l 11 marzo scorso". Contattata telefonicamente da una agenzia di stampa italiana, la clinica per ora non ha confermato né smentito la notizia. Il ricovero del ministro "è avvenuto ed è proceduto nella massima riservatezza", scrivono gli autori dell'articolo. Che aggiungono: "le condizioni di salute del leader padano non sono delle migliori, come del resto si evinceva dalle foto e dalle registrazioni rese pubbliche nelle scorse settimane".  Da quando Bossi era uscito dall'ospedale di Varese il 3 maggio scorso nessuno sapeva dove si trovasse. "Alla Hildebrand - scrive il quotidiano che pubblica la notizia in prima pagina con una foto di Bossi - si era rivolto a fine aprile lo staff del ministro per le riforme italiano", con discrezione. E la direzione della clinica di Brissago si è "ovviamente data fare per imporre e mantenere il più stretto riserbo sull'ospite eccellente".

 

Ma ecco che - scrive il quoditidiano - "davanti alla clinica ticinese sono regolarmente stazionate da settimane alcune auto con targhe italiane tra cui la Volvo del professor Giuseppe Francesco Foderaro, neurofisiologo operante al Centro di Neuropsicologia e Psicologia Clinica di Tortona, autorità riconosciuta nel trattamento degli ictus". Inoltre, addetti alla sicurezza sorvegliano attentamente una camera.

 

"Dell'eventuale presenza di Bossi a Brissago sono state lasciate all'oscuro sia le personalità politiche sia quelle di polizia del Cantone. Ma la cosa non deve sorprendere: anche in occasione del recente ricovero di Silvio Berlusconi in una clinica del Luganese le autorità cantonali erano state tenute all'oscuro di tutto. L'asse in questo caso è quello al più alto livello di discrezione Roma- Berna, che bypassa le autorità locali", afferma il giornale. (19 giugno 2004)


La BANCA d'ITALIA non è Pubblica ma Privata, un po' di Storia per capire bene...

(http://www.mednat.org/finanza/storia.htm)

 

OCCULTISMO DI STATO........

vedi anche: I Savoia salvati dai  Rothschild (One of the world's leading independent investment banking organizations

providing financial services to governments, corporations and ...more....) www.rothschild.com/

 

La banca d'Italia non è d'Italia. - Se fosse d'Italia sarebbe dello Stato Italiano. - Se fosse dello Stato sarebbe dei cittadini italiani. - Se fosse dei cittadini italiani sarebbe pubblica. - E invece non è pubblica, ma privata.

 

Vale a dire: "nonostante l'evidente interesse pubblico e nazionale" del suo ruolo di banca d'Italia l'interesse pubblico è gestito da una società privata... talmente è privata che i veri suoi proprietari risultano nascosti. Infatti nel sito del Senato relativo alla banca d'Italia ( http://www.senato.it/att/ddl/r4083p.htm ) curiosamente, chissà perché, manca la parte più interessante, cioè la composizione societaria: quando infatti arrivi al titolo "QUOTE DI PARTECIPAZIONE AL CAPITALE" appare la scritta "Porzione di testo non disponibile" !

http://www.senato.it/leg/13/BGT/Testi/Ddlpres/00004397.htm

 

"Ma la BANCA D'ITALIA ha interessi pubblici ed è privata ? - commenta un cittadino - Come mai ? Evidentemente si vogliono nascondere i veri proprietari. che a quanto pare non sono gli italiani, cioè lo Stato Italiano... Se non è così, com'è ? Giornali e televisioni ogni tanto dicono che il popolo italiano ha un mostruoso debito pubblico, ma nessuno dice verso chi è debitore... Com'è questa storia ? E' così difficile saperla ?

O forse la spiegazione è semplicissima: è soltanto una truffa, una grande truffa !!!"

 

Un po' di storia allora:

Pare che il 1861 sia stato l'anno dell'unità d'Italia.

Una dozzina di anni prima - nel 1849 - si costituiva in Piemonte la banca Nazionale degli Stati Sardi, di proprietà privata. Il maggiore interessato, Cavour - che aveva interessi propri in quella banca (1) - impose al parlamento savoiardo di affidare a tale istituzione compiti di tesoreria dello Stato. Si ebbe così una banca privata che emetteva e gestiva denaro dello Stato !

 

A quei tempi l'emissione di carta moneta veniva fatta solo dal Piemonte.

Il Banco delle Due Sicilie emetteva invece monete d'oro e d'argento.

La carta moneta del Piemonte aveva anch'essa una riserva d'oro - circa 20 milioni - ma il rapporto era: tre lire di carta per una lira d'oro, dunque una "convertibilità in oro" fra virgolette.

Inoltre, per le continue guerre che i savoiardi facevano, anche quel simulacro di convertibilità crollò, tanto che la carta moneta piemontese - per l'emissione incontrollata che se ne fece - era diventata carta straccia già prima del 1861.

 

Ma torniamo ai fatti. Conquistata tutta la penisola, i piemontesi misero le mani nelle banche degli Stati appena conquistati.

E dopo qualche tempo fu la banca Nazionale degli Stati Sardi a divenire la banca d'Italia.

Con l'occupazione piemontese era stato immediatamente impedito al Banco delle Due Sicilie - diviso poi in Banco di Napoli e Banco di Sicilia – di raccogliere dal mercato le proprie monete d'oro per trasformarle in carta moneta secondo le leggi piemontesi, poiché in tal modo i Banchi avrebbero potuto emettere carta moneta per un valore di 1200 milioni e sarebbero potuti diventare padroni di tutto il mercato finanziario italiano.

Quell'oro pian piano passò nelle casse piemontesi, nonostante la nuova banca d'Italia non risultasse averne nella sua riserva, e nonostante appunto tutto quell'oro rastrellato al Sud. Come avevano fatto ? Avevano dato a tutto quell'oro una via "sociale", naturalmente, quella del finanziamento per la costituzione di imprese al nord, operato da banche, costituitesi per l'occasione come socie - guarda un po' - della banca d'Italia: Credito mobiliare di Torino, Banco sconto e sete di Torino, Cassa generale di Genova e Cassa di sconto di Torino.

Le ruberie operate, e l'emissione non controllata della carta moneta ebbero come conseguenza che ne fu decretato già dal 1° maggio 1866, il corso forzoso: la lira di carta non poteva più essere cambiata in oro.

Da qui incominciò a nascere il Debito Pubblico: lo Stato, per finanziarsi, iniziava a chiedere carta moneta a una banca privata.

Lo Stato quindi, a causa del genio di Cavour e soci, cedette da allora la sua sovranità in campo monetario, affidandola a dei privati, che non ne avevano - non ne hanno e mai dovrebbero averne alcun titolo o diritto – in quanto la sovranità per sua natura non è cedibile. Essa è del popolo e dello Stato che lo rappresenta.

 

Oltretutto da quando nel 1935 fu decretato definitivamente che la lira non era più ancorata all'oro, si ebbe che il valore della carta moneta derivò da allora semplicemente e unicamente dalla convenzione di chi la usa e di chi l'accetta come mezzo di pagamento.

La carta moneta, dunque, è carta straccia. Ne consegue che alla banca

d'Italia - che è privata - e alla quale si dovrebbe pagare il debito pubblico, in realtà non si deve dare nulla.

 

Da tutta questa storia si può facilmente capire in mano a chi siamo e che, dato che la banca d'Italia ha un immenso potere finanziario e politico, qualsiasi governo in Italia conta come il due di coppe.

Tratto da:  http://digilander.libero.it/afimo/privata.htm


Si stava meglio quando si stava peggio?

(http://ilsignoraggio.blogspot.com/2005/04/si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio.html)

 

«Nel Dopoguerra ci fu chi progettò di cambiare la lira. Ma saggiamente Einaudi disse no»

L’economista Franco Spinelli: «Le lezioni dell’introduzione del franco pesante e del sistema decimale per la sterlina»

 

Il precedente storico è l’unificazione monetaria all’indomani dell’Unità d’Italia . «Ma venne unificata solo la moneta metallica, il mezzo di pagamento di gran lunga predominante rispetto ai biglietti di carta. Per avere le stesse banconote in tutta Italia bisognerà aspettare il 1926», spiega Franco Spinelli, docente di Economia monetaria all’Università di Brescia. Pur essendo tutti denominati in lire e accettati sull’intero territorio nazionale, i biglietti conservano grafica diversa a seconda degli istituti di emissione che li producomo e che fino al 1893, anno di fondazione della Banca d’Italia, sono sei (tra questi la Banca nazionale degli Stati sardi, due banche del Granducato di Toscana e la Banca dello Stato Pontificio). Da quella data in poi ne restano invece tre: oltre a Bankitalia, il Banco di Napoli e il Banco di Sicilia. E’ Mussolini, nel 1926, a cambiare le cose con un decreto, che autorizza solo la Banca d’Italia a stampare banconote. [leggi il commento all'articolo]

Il secondo passaggio storico è il tentativo (fallito) nel secondo Dopoguerra. «Ci fu un ampio dibattito: c’era chi voleva sostituire le vecchie lire con nuove banconote e chi chiedeva invece solo una sorta di "vidimazione". L’obiettivo era di tassare chi si era arricchito con il fascismo e che, per timbrare le banconote, avrebbe dovuto tirare fuori i biglietti dai materassi», racconta Spinelli.

Tutto era pronto per il changeover . «Presso la Banca d’Italia è depositato un documento in cui è elaborato il piano tecnico per ritirare nella notte l’intera massa di banconote: si sarebbero usati i camion dell’esercito. Erano perfino state preparate le matrici, che furono anche rubate da due operai. Prevalse però l’anima liberale. Fu la saggezza della Banca d’Italia e, in particolare, di Luigi Einaudi ad opporsi all’abbandono della vecchia lira» , dice Spinelli.

 

Se allarghiamo l’orizzonte all’Europa, sono numerosi i casi in cui assistiamo al passaggio da una moneta a un’altra. La Germania dell’iperinflazione abbandona il marco che non vale più nulla negli anni ’20. In Francia il generale De Gaulle, nel secondo Dopoguerra, adotta il franco pesante. Più recente è l’esempio della Gran Bretagna , che nel 1971 decide di abbandonare la tradizionale divisione della sterlina e dei pence (1-12-20), che risaliva addirittura a Carlo Magno (una sterlina uguale a 12 soldi, un soldo uguale a 20 denari), per passare al sistema decimale. «Ero nel Regno Unito in quel periodo e ricordo le difficoltà delle persone, soprattutto gli anziani, ad abituarsi alla novità. Ci furono addirittura casi di suicidio riportati dai giornali» , ricorda Spinelli. Nel secolo scorso mancano esempi di unioni monetarie, tutte fallimentari. Nel 1866 nasce l’Unione monetaria latina tra Belgio, Francia, Italia, Svizzera e Grecia : l’intesa prevede un rapporto di 1 a 1 tra le divise degli Stati aderenti, monete e banconote vengono accettate sull’intera area, ma senza unificazione fisica. Ma dopo dieci anni l’accordo è già finito, indebolito sul nascere da problemi politici e commerciali soprattutto tra Francia e Italia. Stesso destino tocca all’unione monetaria tra Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca nel 1870 e al tentativo austro-germanico all’incirca nella stessa epoca. «Il punto è che il cambiamento di una moneta è un passaggio storico delicato che va gestito con grandissima attenzione, perché implica notevoli problemi tecnici e psicologici, oltre che economici», afferma Spinelli. Una preoccupazione che ben si riflette nell’estrema semplicità delle nuove banconote in euro. Essendo tutte uguali per i 12 Paesi, devono essere comprensibili in ogni lingua. Così sono sparite tutte le scritte superflue: c’è solo la parola euro e la scritta della Banca centrale europea.

Giuliana Ferraino - 23 agosto 2001

 

 

 

commenti - aprile 29, 2005 10:37 AM

 

Si può ammirare lo stile del noto giornale milanese:

mentire, omettere, ingannare.

 

Si sono, in questo caso, "dimenticati" di dire che Mussolini ha si unificato le emissioni da parte degli "istituti privati", ma l'ha affiancata con le emissioni statali, grazie alle quali in piena crisi depressiva mondiale ha fatto quel popò di opere pubbliche che possiamo ancora vedere nelle nostre città e nei porti, comprese quelle delle colonie, SENZA INDEBITARSI.

 

Osserva che nelle lire del ventennio, non c'è scritto "officina della banca d'italia", ma Istituto Poligrafico dello Stato.

 

Provino i nostri cari professoroni a spiegarlo!

Provino a spiegare come ha fatto la RSI a nascere e scomparire senza lasciarci debiti in eredità!

Provino a spiegare la valenza strategica dei bombardamenti "alleati" in Italia, in Germania, in Giappone.

 

Guarda caso, tre paesi che avevano la proprietà statale della moneta.

Provino a scrivere la storia delle banche centrali private di emissione in relazione a questi avvenimenti:

- 1789 - caduta del Re di Francia - emissione ai privati

- 1860 - caduta dei Borboni di Napoli - emissione ai privati

- 1870 - eliminazione del potere temporale della chiesa - emissione ai privati

- 1917 - caduta dello Zar di Russia - emissione ai privati (Gosbank 1937 sotto Stalin) - non stai avendo le allucinazioni, è proprio così.

- 1918 - caduta degli Asburgo d'Austria - emissione ai privati.

 

Ciao

Lino Rossi


L'euro è già esistito!

 

(http://ilsignoraggio.blogspot.com/2005/02/leuro-gi-esistito_07.html e

http://news2000.libero.it/euro/curiosita/1109.jhtml)

 

Tra '800 e '900 ci fu l'Unione monetaria latina. (nota1) e (nota2)

Veniamo subito al dunque: l'euro è già esistito. A cavallo tra l'Ottocento e il Novecento alcuni paesi europei si erano accordati per dar vita a una forma di moneta unica. Non qualcosa di così assoluto come l'euro di oggi ma senz'altro una convenzione in grado di unire le valute nazionali e favorire gli scambi commerciali tra i paesi membri.

 

Correva l'anno 1865 quando la lira entrò a far parte dell'Unione monetaria latina, insieme alla Francia (lo stato promotore a tutti gli effetti) la Svizzera, il Belgio e, più tardi, anche la Grecia. L'Unione era nata con l'obiettivo di rendere moneta legale in tutti i paesi quella di ogni singolo stato membro. La lira, quindi, veniva accettata come mezzo di scambio in tutte le altre nazioni e viceversa.

 

Perché era accettata da tutti? stiamo parlando di 140 anni fà, non esisteva la Comunità Europea, la BCE, Maastricht...

 

Perché? Semplice: le monete d'oro e d'argento di tutti questi paesi avevano lo stesso peso, lo stesso diametro e percentuale di metallo prezioso. In sostanza, l'accordo serviva a dare slancio alle attività di import ed export semplificando tutte le procedure di pagamento e bypassando, in alcuni frangenti, l'attività di cambio gestita dalle banche. Successivamente, anche altri stati si adoperarono per adattare le proprie monete agli standard dell'Unione e finirono per entrare a farne parte: Spagna, Romania, Austria, Bulgaria, Venezuela, Serbia, Montenegro, San Marino e lo Stato della Chiesa.

 

Tutti di comune accordo? Non può essere! Bisogna porre fine a questa fratellanza pacifica e redditizia!

 

Tuttavia, superati gli entusiasmi iniziali, la convenzione monetaria sopravvisse a prezzo di grandi difficoltà solo fino al 1927, anno in cui fu formalmente sciolta. L'unione fallì per diversi motivi, politici ed economici. In particolare non vi fu mai una solida e, soprattutto, unica politica monetaria (comparabile oggi all'attività della Banca centrale europea).

 

brr...

 

Ma non vi fu nemmeno una sistematica politica tariffaria.

 

Qualche idea?

 

La mazzata finale arrivò con lo scoppio della Prima guerra mondiale e la crisi di numerose economie europee. In ogni caso, l'Unione monetaria latina ha rappresentato un importante tentativo di cooperazione internazionale sul fronte economico-finanziario. Un passo in avanti che, probabilmente, è servito per cementare anche il cammino che, oggi, ha dato vita all'euro. (Mauro Milesi - 12.03.02)

brr, brrrrr


 

nota1

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_Monetaria_Latina

 

Unione Monetaria Latina

 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Monete dell'Unione Monetaria Latina  

fronte retro 

                  

5 franchi belgi di Leopoldo II del 1868

5 franchi francesi di Napoleone III del 1868 

5 dracme greche di Giorgio I del 1874        

5 lire di Vittorio Emanuele II di Savoia del 1874     

 

L'Unione Monetaria Latina è stato un tentativo del XIX secolo di permettere la libera circolazione di più valute europee all'interno degli stati membri, al tempo in cui il valore delle monete era dato dalla quantità di metallo prezioso in esse contenute.

 

Nel 1865 la Francia, il Belgio, l'Italia e la Svizzera definirono un peso ed un titolo comune per le loro monete in argento ed oro. Dal 1868 anche la Grecia e dal 1889 la Romania, la Spagna, l'Austria, la Bulgaria, il Venezuela, la Serbia, il Montenegro, la Repubblica di San Marino e lo Stato del Vaticano aderirono, anche se in alcuni casi non formalmente, all'Unione.

 

A causa delle fluttuazioni dell'argento e dell'oro a seguito della Prima guerra mondiale, l'Unione durò fino al 1927, anno in cui venne sciolta.

 

 


 

nota2

 

http://www.merlino.org/eu-elatn.htm

 

L'UNIONE LATINA (1866 - 1926)

 

Gia' nel 1869 una unione monetaria europea

 

L'unificazione monetaria europea avvenuta il 1 gennaio 2002 non e' propriamente un fenomeno senza precedenti in Europa. In effetti, dal 1866 ala 1926, fu instaurata tra alcuni paesi europei una unione monetaria denominata in seguito come "Unione Latina". Cinque nazioni vollero allineare i loro sistemi monetari e una ventina di altri paesi accettarono, senza divenirne membri, i principi di questa unione. Esistono differenze notevoli tra i criteri dell'Unione Latina e quelli dell'Euro: l'Unione Latina non concerneva la carta moneta, non esisteva una banca centrale e solo le dimensioni e i piccoli pezzi di moneta erano gli stessi per tutti i paesi partecipanti; contrariamente all'Euro il verso delle monete non era comune a tutte le emissioni nazionali.

Il 23 dicembre 1865 venne siglato a Parigi un atto diplomatico che riconosceva l'Unione monetaria tra il Belgio, la Francia, l'Italia e la Svizzera. Piu' tardi, nel 1868, si aggiunse la Grecia.

 

Il franco francese

La dracma greca

La lira italiana

Il franco svizzero

Il franco belga

 

Le monete dei cinque paesi europei dell'Unione Latina

 

Fu necessario un mese di negoziati perche' questi paesi giungessero ad un compromesso. All'inizio, le divergenze erano nette: la Svizzera e il Belgio propendevano per l'abbandono dell'argento in favore dell'adozione dell'oro, sull'esempio dell'Inghilterra, ma la Francia non voleva demonetizzare il suo importante stock d'argento. Poi fu accettato il principio della coniatura delle monete in entrambi i due metalli.

Molto presto si mostrarono interessati altri paesi pur senza divenire membri dell'Unione Latina: l'Impero Austro-Ungarico, la Spagna (1868), lo Stato Pontificio (1866), San Marino (1897), Monaco (1877), la Romania (1867), la Serbia (1873), la Bulgaria (1880), la Russia (1885), la Finlandia (1877) e vari stati sud-americani - Brasile (1867), Venezuela (1871), Repubblica Dominicana (1891).

Il sistema monetario fu anche introdotto nelle colonie e nei protettorati dell'epoca: in Congo (1887), alle Comore (1890), in Eritrea (1890), in Tunisia (1891) e a Creta (1901).

Napoleone III che sognava di realizzare "l'unificazione monetaria internazionale" convoco' a Parigi nel 1867 una importante conferenza internazionale per studiare la questione.

L'Unione Latina si smembrera' definitivamente nel 1927 a seguito dei contrasti tra le nazioni europee che sfociarono nei conflitti della Prima Guerra Mondiale.

 

Marc Depeyrot

 

Monnaie Magazine n.38, 2002
Un mare di dollari falsi e strani.

 

di Maurizio Blondet

(http://ilsignoraggio.blogspot.com/2005/04/un-mare-di-dollari-falsi-e-strani.html)

 

Una storia stranissima. La polizia delle Filippine (National Bureau of Investigation, NBI) ha arrestato due cittadini britannici che stavano per spedire – tenetevi forte – 3 miliardi di dollari falsi. E non si tratta delle comuni banconote, ma di US Federal Reserve Negotiable Certificates, ossia moneta vera e propria della Banca Centrale, in gergo “bearer bonds” (1).

 

Come ha spiegato il direttore dell’NBI Reynaldo Wycoco, i due arrestati – Paul E.J. Flavell e Sam Beany – sono stati presi sulla base di una segnalazione, il 14 aprile scorso, mentre consegnavano grosse scatole con costole di metallo alla DHL (lo spedizioniere globale) perché fossero recapitate a Zurigo. All’interno, i pacchi di banconote false.

I due hanno pagato con carta di credito (sic), e non hanno opposto resistenza. La polizia filippina sta ora ricercando altri due sospetti, anch’essi di nazionalità britannica, Seki Mehmet Bayram e Peter Whittkamp.

 

I due arrestati sono stati rilasciati su cauzione.

 

Strano. Ancora più strano che i cosiddetti “grandi” media americani ed europei non abbiano fatto parola di questo evento.

Tre mila miliardi di dollari falsi sono una cifra enorme, ad occhio e croce il triplo del Pil italiano, e la loro diffusione sui mercati monetari mondiali poteva provocare una catastrofe finanziaria. Ancora più strana la spedizione verso Zurigo. A che scopo?

I falsari, di solito, spacciano le loro banconote diffondendole alla spicciolata in negozi e casinò, e attraverso una catena di “passaggi” più vasta possibile, alcuni dei quali complici volontari che pagano una quota del valore facciale delle monete.

La spedizione a Zurigo invece, e il grosso taglio delle contraffazioni, fa pensare che la destinazione fosse una banca.

 

A che scopo?

 

La comparsa di 3 trilioni – a meno che non si tratti di un errore di stampa del giornale filippino - nell’economia Usa può provocare un’inflazione esplosiva.

Chi disponesse di una tale cifra e fosse disposto a “perderla” (cosa non poi tanto importante, se le monete sono false) può far crollare la Borsa di Wall Street.

La presentazione di 3 trilioni di certificati della Federal Reserve all’incasso, attraverso banche di Zurigo, potrebbe per assurdo obbligare la Fed a chiudere lo sportello, perché nemmeno la Banca Centrale Usa ha a disposizione contante o oro sufficiente a pagare una tale cifra.

 

Chi ha interesse allo tsunami finanziario che ne seguirebbe?

Una delle risposte che corrono su internet è: la Casa Bianca (2). L’Amministrazione Bush ha bisogno di una “attacco terroristico” per giustificare la prossima invasione dell’Iran, e l’operazione-catastrofe organizzata con l’anonimato di banche svizzere sarebbe l’ideale per accusare poi l’Iran del disastro economico americano.

Chi sostiene questa ipotesi fa notare che vigono in Usa “ordini esecutivi” della FEMA (l’agenzia di protezione civile per catastrofi) che consentono al Presidente di sospendere la Costituzione in caso di crisi economica acuta.

Ciò spiegherebbe anche il silenzio dei “grandi” media, avendo l’arresto dei due britannici mandato all’aria il progetto.

 

A chi scrive viene in mente un’altra ipotesi: forse il sistema bancario internazionale (che ha uno dei suoi cuori in Svizzera) è tanto svuotato e fallimentare da dover ricorrere allo spaccio di moneta falsa per continuare a far funzionare il grande Casinò Globale.

Forse si tratta di nascondere falsi di un disastro già avvenuto a causa dei “derivati”? Il taglio delle note sembra indicare un impiego interbancario.

O sono possibili altre ipotesi? Aspetto suggerimenti dai lettori.

di Maurizio Blondet

 

Note

 

1)“2brits nabbed with $3 trillion in fake US fed notes”, Abs-Cbn, 25 aprile 2005. La notizia è molto stringata.

2)“an economic 9-11?”, Whatreallyhappened.com, 26 aprile 2005.


La quadratura del cerchio

 

(http://ilsignoraggio.blogspot.com/2005/03/la-quadratura-del-cerchio.html)

 

Denaro sporco lo scandalo punta a Sharon e al gruppo MEGA

(di Dean Andromidas)

 

La mattina del 6 marzo scorso, la polizia israeliana ha perquisito la filiale 535 della Banca Hapoalim, la maggiore banca israeliana, ed ha arrestato 22 impiegati e direttori di banca, in quella che la polizia israeliana chiama la più grande operazione anti-riciclaggio nella storia del paese. Nello stesso tempo, dall'altra parte della città, lo stesso giorno, la polizia ha perquisito gli uffici dell'oligarca russo in esilio Vladimir Guzinsky, alla ricerca di prove incriminanti relative al riciclaggio di denaro. Inoltre è stato annunciato che l'ambasciatore israeliano a Londra, Zvi Hefetz, ex socio d'affari di Guzinsky, sarà interrogato a proposito della sua possibile posizione all'interno del caso. Un professore di economia israeliano ha detto a EIR (Executive Intelligence Review) che tutti sapevano che la filiale 535 era uno dei centri più importanti del riciclaggio. La domanda è: "Perché la cosa viene fuori adesso?". Egli ha commentato che il coinvolgimento di Guzinsky e Hefetz punta direttamente a Sharon. "Hefetz venne nominato ambasciatore a Londra da Sharon" nonostante il fatto che egli parli un'inglese stentato e tutti sanno quanto Guzinsky sia vicino a Sharon. Questo caso mostra al mondo intero il "nesso tra crimine e politica in Israele".

 

Ma c'è molto di più che la semplice dimostrazione dell'infinita corruzione di Sharon. Una fonte dell'intelligence israeliana ha detto a EIR: "Questo non è un caso locale, è un caso internazionale; è il fatto più importante attualmente in Israele".

 

Lo statista americano Lyndon LaRouche ha collegato lo scandalo all'imminente collasso del dollaro. Parallelamente a questo collasso, alcune fonti della finanza svizzera e inglese puntano all'attacco da parte dell'amministrazione Bush al Medioriente e a certi altri sviluppi che hanno scatenato un terremoto nei centri internazionali del riciclaggio di denaro. Quando accadono questi terremoti, le automobili esplodono, i maggiori partecipanti vengono assassinati e le banche subiscono delle irruzioni.

 

Una fonte anziana della City di Londra collega il caso della Banca Hapoalim al recente assassinio del primo ministro libanese Rafik Hariri, dicendo: "La mia opinione su quanto sta accadendo in Israele e nel Libano è che non si tratta solo di qualcosa che ha a che vedere con la sfera geopolitica, ma anche con quella finanziaria. Il retroterra di questi sviluppi è il fatto che la parte greca di Cipro è entrata nell'Unione Europea nel maggio 2004. Quello che seguì fu la dismissione di Cipro come centro finanziario per la criminalità organizzata, per i trafficanti di droga e per i riciclatori di denaro sporco, specialmente per quanto riguarda il settore russo di queste attività. Quindi occorreva trovare dei centri alternativi per queste attività.

 

Nella regione, Beirut e Tel Aviv diventano delle alternative attraenti, cosa che può spiegare i recenti avvenimenti nelle due città".

 

Il brutale assassinio di Hariri non ha solo fatto saltare la pacifica risoluzione della crisi siro-libanese, ma ha distrutto il progetto di Hariri di far ridiventare Beirut il maggior centro finanziario internazionale che rappresentava, prima della guerra civile degli anni 1970 e 1980, per i capitali europei e del sud-ovest asiatico. Nei mesi precedenti la sua morte, Hariri aveva viaggiato in Russia dove aveva proposto che la Russia stabilisse una banca per il commercio estero a Beirut. Aveva anche proposto una larga cooperazione nei settori del gas, della raffinazione del petrolio e dei progetti immobiliari in Russia, nel Libano e nel resto del sud-ovest asiatico.

 

Se il Libano finisce ancora una volta in una guerra civile, questi flussi di capitali, che avrebbero potuto essere impiegati per uno sviluppo economico reale nella regione, saranno impiegati per pompare artificialmente l'infausto sistema finanziario internazionale "globalizzato".

Un analista finanziario svizzero ha convenuto con quanto descritto, ma ha aggiunto che anche Ginevra è un maggiore - se non il preferito - centro finanziario del crimine organizzato. Egli ha fatto riferimento al recente assassinio, simile ad una esecuzione mafiosa, del banchiere francese Edouard Stern nel suo appartamento di Ginevra. Stern non era un banchiere qualsiasi, ma il genero ed apparentemente l'erede, di Michel David Weill, il presidente della Lazard LLC, una delle più importanti e malvagie banche del mondo. Secondo alcune fonti, Stern, che aveva una sua società finanziaria, era il "banchiere ombra" di Lazard. "Lui faceva cose che Lazard non poteva fare, ed è stato ammazzato nel durante".

Così come per i neo-conservatori ed i loro complici finanziari, la cui politica è di impadronirsi del petrolio e delle risorse naturali di una regione lasciandola nel caos e nella guerra. Come uno degli stati delle crociate di Venezia, Tel Aviv sta divenendo il centro finanziario "globalizzato" della regione. I lacché, come Sharon ed il ministro delle finanze israeliano Benjamin Netanyahu, sono fin troppo compiaciuti nell'ubbidire.

Questa politica neo-conservatrice ha raggiunto il suo apice con la nomina a governatore della banca centrale israeliana dell'americano-rodesiano Stanley Fischer. Un ex vice-direttore del Fondo Monetario Internazionale, Fischer è un protetto della scuola fondamentalista di Chicago sul libero mercato. Per più di 20 anni, Fischer è stato il "sicario economico" di George Shultz, con il compito di trasformare Israele in un'area fondamentalista dell'economia del libero mercato. Come vicedirettore del FMI negli anni 1990, Fischer più di qualunque altro fu responsabile del collasso del processo di pace, imponendo politiche fondamentaliste di libero mercato nella regione (vedi EIR, 21 gennaio 2005).

 

La galleria delle canaglie dietro alla Banca HAPOALIM…

 

Uno sguardo a chi si nasconde dietro alla Banca Hapoalim rivela la galleria delle canaglie dei libero-marchettari e dei loro compari che stanno guidando questa politica e che controllano sia Sharon che Netanyahu.

 

La Banca Hapoalim (BH) in ebraico vuol dire "Banca dei Lavoratori" e faceva parte della federazione sindacale "Histadrut",nel tempo in cui lo Stato israeliano giocava un ruolo centrale nell'economia. Venne privatizzata (NdT: anche in Israele devono riciclare i proventi del signoraggio) nel 1997, quando Netanyahu era primo ministro. Un pacchetto azionario di controllo della banca finì al consorzio finanziario americano che dà ordini sia a Sharon che a Netanyahu.

Questo consorzio, che si intascò più del 30% delle azioni, era guidato da Ted Arison, un ex trafficante di armi di quando Israele non era ancora uno Stato. Arison fece la sua fortuna con la flotta "Carnival Cruise Lines" che gestiva dei casinò galleggianti. Venne aiutato in questo progetto da Meshulam Riklis, un altro gestore di casinò. Riklis e Arison finanziavano sia la carriera che la vita privata di Sharon. Riklis dette a Sharon i soldi per comprare il suo infame ranch "Sycamore". Poiché ora Arison è morto, le sue azioni sono detenute dalla sua altolocata figlia Shari Arison.

Gli interessi di Arison sono rappresentati da Shlomo Nehama, che è il presidente della banca. Nehama è uno dei "consiglieri ufficiosi" di Netanyahu. Come disse un esperto israeliano: "Nehama è più importante di un consigliere ufficiale; quando Nehama parla, Netanyahu ascolta". Arison comprò il 20% della banca e trovò degli amici nel cosiddetto "Mega Group" che venne fondato da Charles e Edgar Bronfman e che comprende dei ricchi filantropi americani ebrei che sono anche i finanziatori della destra americana e della lobby pro-israeliana di destra. Tra questi troviamo:

 

* Michael Steinhardt, membro del Mega Group, fondatore del Consiglio della Leadership Democratica (contraria a LaRouche), che è il mecenate dietro a Joe Lieberman. Il padre di Steinhardt era il commercialista del padrino della criminalità organizzata Meyer Lansky, attività per la quale finì in galera. Steinhardt usò i soldi del padre per creare una serie di enormi fondi altamente speculativi (hedge fund) che dopo rivendette, sul presupposto che avrebbe devoluto il suo tempo alla "filantropia".

Come proprietario della "Israeli Maritime Bank", fece un mutuo sul ranch di Ariel Sharon dove è spesso un ospite.

 

* Leonard Abramson, fondatore della "HMO U.S. Healthcare". Poco dopo che Sharon venne incaricato come primo ministro nel 2001, Abramson era uno degli ospiti della fattoria di Sharon che parlava del lancio di una offensiva di propaganda seguendo un piano dei falchi guerraioli israeliani che volevano affondare definitivamente gli accordi di Oslo. Poco dopo esser tornato negli USA, Abramson si incontrò con gli amici del Gruppo Mega, Edgar Bronfman e Steinhardt, dopo di cui venne lanciata una vasta operazione di propaganda chiamata "Educazione per il Medioriente" (Education for Middle East), chiamata anche con l'acronimo "Emet", che significa "verità" in ebraico.

 

* Charles Schusterman, membro fondatore del Mega Group e fondatore della società petrolifera indipendente "Samson Resources". Egli era uno dei maggiori finanziatori dell'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), la lobby della destra israeliana che è attualmente sotto indagine da parte dell'FBI con l'accusa di spionaggio. Poiché egli è deceduto, le sue azioni nella Banca Hapoalim sono oggi in mano agli eredi.

 

* Lewis Ranieri, che possiede il 3,4% della banca, non è un membro del gruppo Mega e non si spaccia per un filantropo. Negli anni 1980, lavorando alla Solomon Brothers, egli fu l'inventore dei titoli garantiti da ipoteche (NdT: simili in Italia ai "MyWay4You"). Fu probabilmente il più grande responsabile del collasso delle banche del circuito "Savings and Loan" negli anni 1980, e dell'attuale bolla immobiliare il cui collasso minaccia di tirar giù l'intero sistema finanziario. Ranieri creò la sussidiaria di New York della Banca Hapoalim, la "Signature Bank", usando dai 50 ai 60 ex manager della vecchia banca di Edmond Safra "Republic National Bank" (BofNY). (NdT: Safra morì bruciato vivo nella sede di Montecarlo della sua banca nel 1999. In Italia ufficialmente esisteva solo un ufficio di rappresentanza a Milano, in Piazzale Cadorna. Ma in realtà vi erano dei conti titoli attivi, con indirizzi in Italia, presso la clearing-house Clearstream del Lussemburgo)

 

* Danny Dankner, un israeliano, è l'altro maggior azionista. I Dankner ed il loro impero commerciale di famiglia, sono tra i "baroni rapinatori" che hanno profittato immensamente dalla privatizzazione del settore statale israeliano, usufruendo dei loro compari: da Sharon a Netanyahu e giù giù nei gangli del governo israeliano. I Dankner hanno anche profittato vincendo dei contratti da Sharon per costruire insediamenti nei territori occupati.

 

Gli osservatori finanziari hanno contestato il fatto che solo due settimane prima che la polizia irrompesse nella banca, questo consorzio vendette 250 milioni di dollari in controvalore di azioni della banca. Infatti, da ottobre, questi squali hanno pompato il valore delle azioni del 100% attraverso la mobilitazione di investitori istituzionali americani, per la maggior parte fondi pensione, per comprare azioni della Banca Hapoalim quando il prezzo era molto basso. Il fatto che l'alta direzione conoscesse che una indagine potenzialmente pericolosa era in corso, ha fatto inarcare le sopraciglia a più di uno dei protagonisti dei circoli finanziari e giudiziari.


... e la “Mafia Russa”

 

Fino ad ora nessuno di questi bei tomi, i veri zanza, è finito sotto indagine: solo i direttori di banca, gli addetti allo sportello, vari impiegati ed alcuni clienti sono stati arrestati. Ciononostante la polizia ha congelato i circa 400 milioni di dollari tenuti su più di 180 conti, appartenenti a 18 clienti, sospettati di essere stati usati per riciclaggio di soldi sporchi. Si ritiene che siano coinvolti circa 200 clienti. Molti dei sospetti includono degli oligarchi russi, dei padrini della Mafyia russa e degli uomini d'affari israeliani e stranieri. La Francia collabora pienamente e la sede di Parigi della Banca Hapoalim è nel mirino della polizia. I soldi della mafia russa hanno trovato alloggio in Israele, negli ultimi dieci anni, arrivando non solo all'interno del sistema bancario israeliano ma anche a finanziare le campagne politiche di vari politici israeliani ben in vista. Commentando questi fatti, Guy Rolnik scrisse in un articolo del 9 marzo nel giornale Ha'aretz: "All'inizio degli anni 1990, le grandi banche israeliane scoprirono una nuova entità geografica... la Russia. Ogni pochi mesi, qualche nuova celebrità russa, ovviamente ebrea, visitava Israele portando decine di centinaia di milioni di dollari. Le banche non annoiavano questi dignitari con domande fastidiose: semplicemente aprivano delle divisioni speciali intitolate all'Europa dell'Est".

I sospettati più interessanti, in quest'ottica, sono vari oligarchi russi che vivono in Israele perché ci sono dei mandati di cattura, per loro, in Russia ed in altri paesi. Questa lista è impressionante:

 

* Vladimir Guzinsky, ex barone dei media russi e banchiere. Egli è ricercato dalle autorità russe per frode ed evasione fiscale. Questo non ha colpito la sua carriera affaristica in Israele, dove possiede il 30% del secondo più importante quotidiano israeliano: il Ma'ariv. Il suo socio è l'ex agente del Mossad e trafficante di armi dell'era Iran-Contra, Jacob Nimrodi. I due sono buoni amici di Sharon e Netanyahu.

 

* Leonid Nevzlin, che anch'esso venne esiliato in Israele a causa di un mandato di cattura russo per omicidio, era un socio nella società capogruppo Menatep con Mikhail Khodorkovsky, l'ex capo della compagnia petrolifera Yukos Oil e che attualmente è sotto processo in Russia, dove è accusato di vari crimini finanziari (NdT: da quando Khodorkovsky è in stato di detenzione, le sue funzioni vengono svolte dal Barone Rothschild - tanto per chiudere il cerchio).

 

* Arcadi Gaydamak è un russo-israeliano che è ricercato dai francesi per frode. Egli fece la sua fortuna nel traffico delle armi, specialmente in Angola.

 

Dove arriverà questa indagine? Le autorità suggeriscono che almeno un'altra banca è sotto indagine. Un esperto economico israeliano ha fatto la congettura che l'indagine fosse un tentativo per "ripulire" la reputazione di Israele dall'etichetta di paradiso del riciclaggio, in modo da attrarre i grandi giocatori del mercato finanziario globalizzato. Naturalmente questo significa che i "rapinatori" che hanno approfittato maggiormente dagli sporchi accordi della privatizzazione e dall'economia grigia israeliana, verranno rietichettati come "baroni rispettabili". Se questo è il caso, un buon inizio per la pulizia sarebbe di disfarsi di Sharon. Una recente indagine di mercato, commissionata dal quotidiano Ha'aretz, ha rivelato che il 62% degli israeliani considera Sharon come "corrotto".

 

DEAN ANDROMIDAS

Fonte: www.larouchepub.com

Link: http://www.larouchepub.com/other/2005/3211hapoalim.html

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARCO SABA Questo articolo è apparso nell'edizione del 18 marzo 2005 della EIR (Executive Intelligence Review):


Guaicaipuro Cuautemoc è un indios che sa far di conto...

 

(http://www.brianzapopolare.it/sezioni/mondo/cuautemoc_2000nov05.htm)

 

Quanto fa l'interesse del 10% annuo per 5 secoli?

 

Guaicaipuro Cuautemoc e' un indios che sa far di conto. Non un indios di quelli piagnucolosi, che continuano a lamentarsi per via che sono poveri, la loro terra e' stata depredata, i loro diritti calpestati brutalmente. No, Guaicaipuro Cuautemoc e' un indios pragmatico. Una nuova specie di indios con il pallino degli affari.

Guaicaipuro Cuautemoc ha scritto una lettera alle potenze occidentali che non contiene recriminazioni. Va bene, dice, siete stati un po' malvagi, ma quel che e' stato e' stato, mettiamoci una pietra sopra. Affrontiamo la cosa da persone moderne e responsabili, non stiamo qui a fare un dramma su 5 secoli di aberrazioni. E' il progresso... Guaicaipuro Cuautemoc si limita a affrontare una piccola questione tecnica.

 

La questione delle ricchezze depredate.

Ok, non vogliamo pensare che le avete volute rubare. Diciamo che era un semplice prestito.

Restituiteceli riconoscendoci un modesto interesse bancario.

Vi va bene il 10% annuo?

Allora facciamo 2 conti: "Fa fede l'Archivio delle Indie. Foglio dopo foglio, ricevuta dopo ricevuta, firma dopo firma, risulta che solamente tra il 1503 e il 1660 sono arrivati a San Lucar de Barrameda 185mila chili di oro e 16 milioni di chili d'argento provenienti dall'America." Calcolare il valore attuale di questa fortuna non e' facile, una stima prudenziale e' di 10 milioni di miliardi di lire. Poi ci sono gli interessi, grazie ai quali ogni 10 anni il capitale raddoppia: 20 milioni di miliardi, 40 milioni di miliardi, 80, 160, 320, 640, 1280 e cosi' via per 34 volte (iniziando a calcolare gli interessi dal 1660).

Beh...viene fuori un cifrone. Ci compri una massa di oro e di argento abbondantemente superiore al volume del pianeta terra. Ok, pagate! Dice l'indios. Ma, aime', le potenze dell'occidente non hanno tutto questo denaro. Neppure se vendessero tutte le fabbriche, le banche, le imprese, le auto e le opere d'arte di tutti i loro musei, le proprieta' terriere e i palazzi, potrebbero mettere insieme una cifra del genere. Eppure l'oro e l'argento giunti a San Lucar de Barrameda non sono che una frazione minima delle ricchezze depredate dalle grandi potenze nel cosiddetto terzo mondo...Sono una bazzecola!

 

Ora sorge spontanea una domanda: dove sono finiti questi soldi?

Volete dire che in tutti questi secoli non hanno reso almeno il 10% annuo? Calcoliamo che abbiano reso solo il 2%...Calcoliamo anzi che non abbiano reso nulla. Comunque la massa delle ricchezze depredate durante i secoli del colonialismo e' tale che nessuno oggi sarebbe in grado di restituirle, neppure volendo. Se le ricchezze prese in prestito dalle potenze occidentali fossero restituite i paesi del terzo mondo diventerebbero ricchissimi e in Europa non ci sarebbero piu' neanche le sedie per sedersi. E invece, incredibile, le grandi potenze vantano dei crediti verso il terzo mondo. I derubati devono risarcire i danni del furto.

Dicevamo che i soldi sono spariti. Che fine hanno fatto? In parte furono sperperati nelle corti europee e nei palazzi nord americani. Ma in piccola parte. Il grosso del malloppo fu gettato via combattendo una guerra dopo l'altra. Guerre, guerre e ancora guerre. Miliardi di fucili, fantastiliardi di proiettili. E migliaia di cannoni, di testate nucleari, sommergibili, aerei, mezzi blindati... E viene allora da chiedersi che cosa succederebbe se un domani l'umanita' trovasse il modo di vivere senza sprecare assurdamente le proprie risorse. Ogni bambino nascerebbe con un milione di dollari in banca e il mondo sarebbe un posto talmente bello che anche i generali sarebbero piu' umani.

 

Dario Fo

Roma, 5 novembre 2000


Il riflusso bancario per i non-iniziati

 

(di Pierre Parisien)

 

Congresso dell’Associazione canadese dell’economia - 2002

(http://www.mclink.it/personal/MC0823/riflussi.html)

[Traduzione a cura di Marco Saba - Testo originale in FRANCESE e testo originale in INGLESE]

 

Fu una rivelazione che influenzò profondamente la mia vita intellettuale. Una delle mie figlie seguiva un corso di economia a livello secondario. Avevo acquistato il libro di testo “Capire l’economia canadese” (di W. Trimble, edizioni Copp Clark Pittman) e poiché mia figlia sembrava poco intenzionata a leggerlo, decisi di leggerlo io per non sprecare i soldi dell’acquisto.

 

Non avevo mai avuto il minimo interesse verso la scienza economica ma questo cambiò quando, giunto al sesto capitolo, “Moneta e tecnica bancaria”, ho letto le seguenti frasi:

 

“I soldi più importanti sono il credito. Il credito più importante è il credito creato dal nulla dal sistema bancario. L’ottanta percento del volume d’affari in Canada usa questa moneta che in realtà non esiste. Le banche lo affittano, proveniente dal nulla, alle persone, e quando rientra ritorna nel nulla”.

 

Fu una rivelazione che mi ha portato ad uno studio più approfondito dell’economia. Ma fu solo qualche tempo dopo che mi accorsi che il libro dedicava molte pagine al meccanismo di creazione di denaro dal nulla, ma non c’erano indicazioni su come questo denaro ritornasse nel nulla una volta ripagato.

 

Ho cercato in lungo e in largo per l’informazione mancante. Ho guardato in testi accademici come ad esempio in “Money, Banking and the Canadian Financial System”, di H. H. Binkhammer, e in “Economics of the Canadian Financial System”, di Sharer, Chant e Bond, ma non ho trovato nulla che spiegasse come la moneta creata dalle banche ritornasse nel nulla. Finalmente sono giunto alla conclusione che le banche traggono il loro reddito principalmente dal riflusso di questo denaro fabbricato, mentre l’interesse che prendono non è che la ciliegina sulla torta.

 

Per capire il riflusso bancario uno deve capire il principio della contabilità doppia:

 

quando prendete a prestito 1.000 euro da una banca, questa iscrive 1.000 euro nel vostro conto cosicché, in effetti, crea mille euro che prima non esistevano. Questa somma è un asset per voi poiché potete spenderlo, ma un passivo per la banca poiché deve darvelo a richiesta (o attraverso un prelievo o tramite un assegno). Considerando che questa banca garantisce migliaia di prestiti all’anno, è ovvio che tutte queste esposizioni manderebbero presto in bancarotta la banca se non ci fosse una controgaranzia per il passivo. Questa garanzia è il patrimonio che è di proprietà della banca. Quando prendete a prestito 1.000 euro quindi, la banca li crea due volte: una volta per voi – come esposizione della banca – ed una per sé stessa, il prestito – che è un attivo per la banca ed un passivo per voi. (A livello contabile, il prestito è già di proprietà della banca, ancor prima di essere rimborsato. Questo spiega perché, se non riuscite a pagare le rate del mutuo, la banca vende la vostra casa e si prende l’ammontare del prestito).

 

Ora, ovviamente non avete preso in prestito questi mille euro per lasciarli fermi sul conto. Facciamo l’esempio che acquistiate della merce dal Sig. X e che paghiate con un assegno. Il Sig. X depositerà l’assegno in banca. La banca aggiungerà 1000 euro sul conto del Sig. X, un passivo per la banca, e creerà 1000 euro per sé, un patrimonio che viene aggiunto alla sua riserva. Ma la vostra banca è stata appena alleggerita di una esposizione di mille euro (da quando l’assegno è registrato) quindi il sistema bancario nel suo insieme non perde né guadagna. Quello che è semplicemente uno spostamento di un passivo da una banca all’altra viene presentato come fosse un nuovo passivo. La vostra banca dovrebbe cancellare mille euro dal suo attivo una volte per tutte, per essere in regola coi principi della contabilità doppia. Non ho trovato nessuna traccia del fatto che lo faccia e sono convinto che nessun ente di supervisione o auditing lo vada a controllare.

 

(NdT: ecco perché in Italia la banca centrale ci tiene così tanto a mantenere i poteri di controllo e vigilanza sul sistema bancario… Cane non morde cane.)

 

Se noi fondiamo mentalmente tutte le banche come se fossero una sola banca – la Grande Banca – il riflusso bancario diventa semplice e facile da comprendere: Per fare sì che la scrittura doppia sia integra, i cambiamenti nella colonna dell’attivo e quelli nella colonna del passivo devono sempre combaciare. I due devono aumentare e diminuire insieme e della stessa entità.

Quando una somma viene sottratta dal passivo della Grande Banca (il sistema bancario aggregato) per via del pagamento attraverso assegno o carta di credito, un ammontare equivalente di attivo deve abbandonare il sistema.

 

Non succede così!

 

Testo del seminario

I prestiti e il riflusso bancario

(di Pierre Parisien)

 

Permettetemi di iniziare dandovi un breve scorcio del mio documento: le banche “chartered” ( e le banche commerciali al di fuori del Canada) creano dal nulla la moneta che prestano e poi recuperano la maggior parte del capitale cosicché quello che guadagnano con gli interessi non è che la ciliegina sulla torta. Dimostrerò come il sistema delle clearing-house bancarie (stanze di compensazione) è strumentale al processo di recupero (quello che io chiamo il riflusso bancario). Quindi suggerirò alcuni cambiamenti che potrebbero rendere il sistema più equo e razionale.

 

Ma innanzitutto facciamo una breve analisi del concetto di prestito. Vi sono principalmente due tipi di prestiti: prestiti distributivi e prestiti generatori. Quando prestate la falciatrice ad un amico o quando una associazione di credito cooperativo presta il denaro, qualcosa di preesistente viene temporaneamente ridistribuita, da qui la definizione di prestito distributivo; ma quando una banca commerciale accorda un prestito, essa fabbrica il denaro dal niente. Il denaro non proviene dalle risorse della banca, né dai depositi che le vengono affidati dalla clientela: viene dall’inchiostro della penna del banchiere (o da una scrittura effettuata in un computer). Questi li chiamo prestiti generatori.

 

Se c’è gente tra voi che fa fatica a credermi, vi suggerisco di leggere il sesto capitolo intitolato "Commercial Banks as Creators of Money", in "Money, Banking and the Canadian Financial System" di H.H. Binhammer. Vorrei anche citare "Economics of the Canadian Financial System" di Sharer, Chant e Bond: “Mentre anche altre istituzioni finanziarie creano denaro, la nostra analisi dimostrerà che, a causa della loro posizione dominante nel sistema dei pagamenti, le banche commerciali sono il cuore di questo processo”.

 

La capacità di una banca di creare moneta non è tuttavia infinita. E’ limitata dal suo capitale. Le linee direttive dell’ufficio del sovrintendente delle istituzioni finanziarie limitano la totalità dei prestiti di una banca a 20 volte il suo capitale (NdT: oggi, 2005, siamo a 50 volte, con una riserva frazionaria del 2%) così come viene definito nel documento al capitolo A, "Capital Adequacy Requirements," capoverso 1, sezione 1-1. Queste regole seguono le linee guida del “Capital Accord” del 1988, raggiunto sotto l’egida della BRI, la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea (BIS – Bank of International Settlements).

 

Bene! Siamo ora pronti ad affrontare il cuore della mia presentazione, il riflusso bancario, ovvero il ritorno alla banca del capitale creato dalla banca emettendo un prestito.

 

Ma prima di studiare il meccanismo del sistema bancario, permettetemi di andare direttamente ad un esempio che permetterà di presentare il mio punto evitando le complicazioni tecniche. Supponiamo che voi siate proprietari di una impresa e che voi prendiate in prestito un milione di euro da una banca per mettere sul mercato un nuovo prodotto. La banca crea dal nulla il milione di euro e si premunisce di una garanzia – una proprietà, un magazzino di prodotti o anche un immobile privato.

 

Supponete che un concorrente metta sul mercato un nuovo prodotto che rende desueto il vostro e vi mette alle corde, in più siete in ritardo col vostro primo pagamento. La banca immediatamente richiede indietro il prestito ma poiché voi ne avete già speso la maggior parte, non potete ripagarlo. A quel punto la banca vi espropria della vostra attività o di qualsiasi cosa voi abbiate messo a garanzia, e recupera il valore del prestito.

 

Questo succede continuamente e dimostra il fatto che le banche hanno titolo al capitale che esse stesse creano con l’atto del prestarlo.

 

I difensori di questo sistema ammettono che le banche creano il denaro che prestano, ma sostengono che il denaro prestato verrebbe “distrutto” gradualmente col ripagamento del prestito e che la banca profitterebbe del solo interesse che impone. Per rifiutare questa spiegazione, dobbiamo entrare nel poco chiaro mondo della contabilità doppia, l’attuale forma predominante di tenuta della contabilità. (Immagino che molti di voi siano già familiarizzati con questo argomento, ma vi chiedo indulgenza perché altrimenti peccherei nei confronti di quanti non lo conoscono).

 

Ogni volta che voi depositate contanti o assegni nella banca, la banca accredita il vostro conto. Questa somma è un attivo dal vostro punto di vista, ma per la banca è un passivo, poiché voi siete liberi di prelevare la somma a volontà. La banca deve dunque accreditarsi di un attivo di egual valore che viene chiamato riserva (di fatto, un'aggiunta alle sue riserve).

 

E’ una concezione errata il credere che le riserve siano delle somme messe da parte in previsione di tempi duri. Solamente una piccola percentuale di ciò che viene chiamata la riserva della banca, viene effettivamente accantonato. Nell’antichità, queste riserve erano mantenute in deposito presso la banca centrale del Canada, ma dopo che la legge bancaria venne modificata nel 1992 per eliminare questa esigenza, le banche commerciali non tengono in cassa che le riserve di denaro contante che esse stesse ritengono necessario o prudente. Questa somma non supera il 10% dei loro attivi, poiché viene considerata sufficiente a rispondere alle richieste del pubblico di biglietti di banca.

 

Allora, che se ne fanno le banche del denaro che rimane? Esse lo investono, se ne servono per sostenere e giustificare altri prestiti, per pagare gli stipendi ed i premi ed anche per pagare i dividendi ai loro azionisti (secondo delle limitazioni imposte dalla “Loi sur les banques”, articolo 129, paragrafo 4). Le riserve di una banca non sono un tesoro conservato in una cassaforte, ma piuttosto una corrente di denaro che attraversa un portone e così facendo diventa proprietà della banca.

 

Talvolta questa proprietà (un attivo) è equilibrata da un’obbligazione (un passivo) e talvolta invece no. Per comprendere appieno il bilancio di una banca, dovremmo rimpiazzare mentalmente il termine “riserva” con il termine “proprietà della banca”.

 

Quando una banca accorda un prestito, essa accredita il cliente di un deposito corrispondente e simultaneamente crea un accredito a sé stessa di un attivo equivalente al prestito. Un tale deposito, creato dal nulla, viene chiamato deposito secondario, o deposito derivato. I depositi che non vengono creati dalle banche vengono chiamati depositi primari. (E’ un peccato che questi termini non siano più adottati, perché mettevano in evidenza una distinzione importante). E’ la relazione tra i depositi primari e quelli secondari che rende possibile il riflusso bancario – il ritorno alla banca del capitale creato con i prestiti.

 

Facciamo un esempio per dimostrare il meccanismo implicato:

 

Giovanni prende a prestito 1000 euro dalla Banca A che noi consideriamo una banca-monopolio, ovvero la sola banca del paese [NdT: questo è l’effetto pratico raggiunto attraverso il meccanismo del clearing interbancario]. Quest’ultima crea il denaro dal nulla e inserisce la somma come deposito sul conto di Giovanni e, in contropartita, come aggiunta alle proprie poste attive. (Per semplificare le cose, non terremo conto degli interessi e delle spese).

Il giorno seguente, Giovanni si serve del suo deposito per emettere un assegno di 500 euro a favore di Enrico che lo deposita nel suo conto alla Banca A. Questo è un deposito primario che aggiunge automaticamente altri 500 euro ai fondi della riserva della banca.

Il secondo giorno, Giovanni emette un assegno di 500 euro a Teodoro che lo deposita allo stesso modo nel suo conto alla Banca A. Scriviamo le tre transazioni sul bilancio:

 

Iscrizioni nel bilancio della Banca A

ATTIVO

PASSIVO

Prestito  1000 euro

Riserva    500 euro

Riserva    500 euro

Deposito secondario  1000 euro

Deposito primario       500 euro

Deposito primario       500 euro

Attivo totale  2000 euro

Passivo totale 2000 euro

        

L'ultima linea dimostra che l'attivo totale e il passivo totale sono uguali ed opposti, si annullano mutuevolmente. La banca pretenderà dunque che il denaro creato emettendo il prestito (un passivo, dal suo punto di vista) è stato compensato dall'attivo del prestito rimborsato e che solamente l'interesse rappresenta un guadagno proveniente da questa transazione.

 

Questo ragionamento è fallace, si tratta di capire il gioco delle tre carte. Il trucco consiste nel sommare il passivo dei depositi primari al passivo del deposito secondario.

Quando Enrico, nel nostro esempio, mette all'incasso l'assegno da 500 euro di Giovanni, quest'ultimo perde 500 euro dal suo deposito secondario. Quando Teodoro deposita l'altro assegno di 500 euro di Giovanni, questi perde il restante del deposito creato col prestito: ha speso il suo prestito. Il passivo della banca di 1000 euro verso Giovanni è stato rimpiazzato con due passivi di 500 euro verso Enrico e Teodoro - ma Giovanni deve sempre 1000 euro (più gli interessi) alla banca. In seguito, ogni volta che Giovanni effettuerà un pagamento sul suo prestito, il pagamento verrà iscritto come attivo per la banca (aggiungendolo alle riserve), ma non ci sarà un passivo come contropartita. Il pagamento sarà dunque un guadagno in conto capitale per la banca.

 

Il passivo della banca viene dunque correttamente iscritto nel nostro bilancio come 2000 euro (il prestito di 1000 euro più due aggiunte di 500 euro alle riserve), ma il passivo dovrebbe essere iscritto solamente nella misura di 1000 euro. PERCHE'?

Perché i due depositi primari rappresentano uno spostamento di passivo piuttosto che una aggiunta al passivo originale di 1000 euro. Poiché le riserve sono di proprietà della banca, nel nostro esempio, la banca si è in effetti creata 1000 euro dal niente. L'interesse è semplicemnte la ciliegina sulla torta (Ndt: probabilmente nel sistema bancario islamico questo non avviene - e questo spiegherebbe lo scontro epocale tra il sistema bancario occidentale e quello islamico, erroneamente attribuito a fattori religiosi. Infatti, nelle tre religioni cristiana, ebrea e musulmana, l'usura viene condannata comunque. Quando si pensa che le banche occidentali stanno disperatamente cercando di "globalizzare" queste truffe, si capisce la resistenza tenace da parte di altre culture meno corrotte).

 

Questo ritorno di capitale creato attraverso il prestito è quello che chiamo il riflusso bancario. Alcuni diranno che nessuna banca-monopolio avrebbe l'audacia di praticare uno stratagemma così evidente e che, nei fatti, una singola banca non procede a questo modo quando si tratta di contabilizzare lo scambio di assegni tra due clienti che hanno i conti presso la medesima succursale. Consiglio a questi scettici di considerare il mio esempio come un espediente euristico che ci aiuterà a comprendere un punto che tratteremo tra poco.

Notate comunque che se Enrico e Teodoro avessero insistito per incassare i loro assegni in contanti, la Banca A sarebbe stata costretta ad attingere dalle riserve per soddisfare la domanda. Questo pagamento avrebbe annullato le riserve create attraverso il deposito dei loro assegni e, in questo caso, la banca non avrebbe potuto beneficiare che dell'interesse sul prestito.

Il denaro contante, poiché cortocircuita il riflusso, è il nemico mortale delle banche. Felicemente per queste, la maggior parte degli assegni vengono depositati piuttosto che incassati e la maggioranza delle transazioni avvengono su computer piuttosto che attraverso lo scambio di contanti da mano a mano.

 

Ovviamente, nella realtà reale dove non esistono banche-monopolio, Enrico e Teodoro avrebbero probabilmente depositato i loro assegni in un'altra banca ed in questo caso la Banca A avrebbe perso delle riserve a favore della banca ricevente. Gli assegni, tuttavia, non vengono compensati uno a uno. Vengono gestiti quotidianamente attraverso l'intermediazione di una camera di compensazione (clearing house) dove la Banca A presenta alla Banca B tutti gli assegni che ha ricevuto e che sono stati emessi sui conti della Banca B, e quest'ultima fa lo stesso nei confronti della Banca A. Se, diciamo, la Banca A riceve 800.000 euro in assegni della Banca B, e quest'ultima riceve 700.000 euro in assegni della Banca A, allora la Banca B perderà 100.000 euro di riserve a vantaggio della Banca A. L'indomani, tuttavia, potrebbe essere la Banca A a perdere a vantaggio della Banca B.

Questo processo viene ripetuto ogni giorno tra tutte le banche. Solo la differenza viene attualmente trasferita dalle riserve di una banca alle riserve di qualsiasi altra banca. Poiché tutte le banche hanno un conto presso la banca centrale, i trasferimenti avvengono semplicemente spostando delle cifre da un conto all'altro. Alla lunga, tutte le banche finiscono più o meno alla pari con questi trasferimenti. Dunque, di fatto, non perdono delle riserve tutte le volte che uno dei loro clienti scrive un assegno che verrà deposto in un'altra banca. Grazie a questo procedimento, il meccanismo che si applica a una banca-monopolio (come nel mio esempio euristico) si applica, grosso-modo, all'insieme del sistema bancario così come alle singole banche.

 

In breve, ci sono due modi possibili di compensare gli assegni tra le banche:

 

1. una operazione diretta, da banca a banca e assegno per assegno, cosa che sarebbe pratica con i mezzi informatici ed elettronici disponibili;

2. una operazione di camera di compensazione come ho descritto.

 

Esiste una considerazione sottile ma importante da fare qui:

In una operazione di pagamento assegno per assegno, la banca pagante perde delle riserve per l'ammontare degli assegni e la banca ricevente guadagna lo stesso ammontare di riserve. (Occorre ricordarsi che le banche devono necessariamente accreditarsi di uin ammontare uguale a ciascun deposito primario, somma che va alle riserve; altrimenti le singole banche fallirebbero rapidamente ed il sistema bancario crollerebbe). Ma in una operazione di camera di compensazione, poiché solamente la differenza quotidiana tra due banche qualsiasi viene trasferita, la maggioranza delle riserve della banca pagante rimangono protette. Alla lunga, quasi tutte le sue riserve rimangono protette, anche se le banche più grosse e/o meglio gestite possono avere un leggero vantaggio. Grazie al procedimento della camera di compensazione, due banche agiscono come due preti che si confessano l'un l'altro e si danno l'assoluzione.

 

"E allora?" è quello che mi sento troppo spesso chiedere quando parlo di questo argomento con dei membri della mia famiglia, con gli amici e, occasionalmente, con degli uomini d'affari. "Finché ottengo il credito di cui ho bisogno, quando ne ho bisogno, che m'interessa?" Permettetemi di dimostrare perché questa attitudine è nefasta.

 

Secondo il Council of Economic Advisors, la massa monetaria degli Stati Uniti è più che settuplicata tra il 1970 ed il 1994. Poiché tutti gli economisti, a sinistra e a destra, sono d'accordo sul fatto che le banche creano più del 95% della nuova moneta, è matematicamente evidente che una buona parte di questo denaro nuovo finisce per far parte della massa monetaria. Non ci sono - semplicemente - altre possibilità per spiegarne l'aumento.

 

Ma, ufficialmente, le riserve delle banche non sono incluse nella massa monetaria. Una ragione per cui ciò avviene è che, spesso, queste riserve sono in contropartita di un passivo bancario e quindi - contando sia il passivo che le riserve - la massa raddoppierebbe. Ma queste riserve possono essere spese ed investite - quindi sono moneta, che facciano o meno parte ufficialmente della massa monetaria. Questo spiega perché anche gli economisti della sinistra dicono spesso che la moneta creata dal prestito viene annullata nella misura in cui questo viene rimborsato: poihé le riserve non fanno parte della massa monetaria ufficiale, esse ufficialmente non esistono. Insisto che poiché esse possono essere spese ed investite, esse sono SOLDI! Il riflusso bancario esiste!

Si può argomentare che una parte dell'aumento settuplo è imputabile all'inflazione del credito: poiché la creazione del capitale non include gli interessi, sono sempre necessari nuovi prestiti per pagare i prestiti precedenti.

 

E' un'argomentazione plausibile ma - insisto - che non può spiegare tutto l'aumento della massa monetaria. Dopo tutto, il denaro contante nelle mani del pubblico è anch'esso aumentato di sette volte (più o meno) e questa moneta non è creata col credito. Mi pare che nella misura in cui le banche spendono ed investono il riflusso - comprando buoni del tesoro, tra le varie possibilità - il riflusso s'insinua nella massa monetaria ufficiale. Permettetemi di fare il punto: non è la moneta che crea la vostra ricchezza, ma piuttosto il passaggio della moneta attraverso le vostre mani. Le banche si sono arricchite ingiustamente con il procedimento sopra descritto.

Le banche sono la pietra angolare del settore finanziario. Tutta questa massa di denaro speculativo che gira sopra la nostra testa, fuori della nostra portata, e che è sconnessa dal mondo reale dei beni, dei servizi e del lavoro - tutto questo denaro - fu inizialmente creato dalle banche. E' controllando le banche che si può controllare il settore finanziario.

 

Esaminiamo qualche meccanismo di controllo che potrebbe essere messo in atto e cominciamo da uno che non necessiterebbe di alcun cambiamento radicale nel sistema esistente, poi procediamo con dei suggerimenti più rivoluzionari.

Si potrebbe cominciare con una politica fiscale che consideri qualsiasi aumento delle riserve di una banca come un guadagno in capitale soggetto ad imposte. (Forse ad un tasso speciale, più basso, poiché le banche occupano un posto molto speciale - e molto importante - nel nostro sistema economico).

 

Un altro metodo di controllo sarebbe l'imposizione di quella che io chiamo PCC - Proprio Come il Contante. Qualsiasi assegno depositato avrebbe lo stesso effetto sulle riserve di una banca come se sl'assegno venisse cambiato per denaro contante. Qualsiasi banchiere che pretende che l'interesse è la sola fonte di profitto derivante dalle operazioni di prestito non dovrebbe avere alcuna obiezione. Il procedimento PCC - come legge o ordinamento - non farebbe che assicurare che il sistema attuale sia onesto e che funzioni come si dice che faccia. Se le banche possono compensare qualsiasi aumento del loro passivo con un eguale aumento del loro attivo, esse dovrebbero accettare che qualsiasi diminuizione del loro passivo venga compensata da un'uguale diminuizione del loro attivo.

Una procedura equivalente sarebbe di eliminare il sistema della camera di compensazione e di lasciare che le banche scambino tra di loro direttamente, da banca a banca e assegno per assegno. Grazie all'informatica e ai mezzi di comunicazione elettronica, credo che questo sarebbe possibile e pratico. La funzione principale della camera di compensazione, mi pare, è di proteggere le riserve delle banche, come ho dimostrato.

 

Per concludere, si arriva a una opzione che sarebbe un bello scarto in rapporto alle procedure correnti. Suggerisco che il governo federale eserciti il diritto esclusivo di creare tutta la nuova moneta, che sia in contanti o scritturale. La Banca del Canada avrebbe il mandato di soddisfare le esigenze di prestito delle banche commerciali fornendo loro il denaro a tasso zero. Queste ultime dovrebbero tuttavia ripagare il capitale dando così al governo tutto il vantaggio derivante dal riflusso.

 

Si potrebbe obiettare che le banche, private di questo guadagno in capitale, potrebbero dover aumentare i tassi di interesse e che questo a sua volta potrebbe rallentare l'economia. Questa tendenza, tuttavia, può essere contrastata introducendo il tasso d'interesse negativo che sarebbe sottratto, piuttosto che aggiunto, al debito verso la Banca del Canada.

Per esempio, un milione di euro presi in prestito ad un tasso negativo del 10% per finanziare un prestito dello stesso ammontare, verrebbe liquidato attraverso il pagamento di 900.000 euro. L'interesse negativo potrebbe, in effetti, essere un sussidio sia per il creditore che per il debitore ed agirebbe come un potente incentivo economico.

 

Il riflusso potrebbe generare una larga somma di denaro per il governo federale, che potrebbe essere utilizzata per migliorare i programmi sociali e per abbassare le tasse federali senza ridurre i servizi.

E' importante dire quello che si vuol dire in modo eloquente e chiaro, ma talvolta è anche importante sottolineare quello che NON si è detto. Io non ho negato che le banche siano delle istituzioni necessarie; non ho proposto che queste siano nazionalizzate; non ho negato che le banche private, nell'insieme, debbano fare profitti; non ho suggerito di eliminare gli assegni e le altre forme di moneta-non-contante - nonostante il potenziale abuso di queste forme di pagamento - poiché i mezzi di pagamento non in contanti sono troppo comodi e troppo inseriti nella nostra struttura sociale. Quello che io voglio dire è che i rappresentanti della gente debbono esercitare un controllo giudizioso sull'attività finanziaria poiché la sovranità risiede nel popolo, non nel mercato e non negli strumenti monetari.

 

Vorrei concludere la mia presentazione condividendo con voi la mia profonda speranza che un giorno, da qualche parte, qualche governo - perché non il nostro? - tenga una commissione d'inchiesta sulle attività bancarie di modo che la luce razionale e critica possa farsi strada in questo oscuro reame e far sì che le riforme, da gran tempo dovute, siano finalmente implementate. Grazie.


Abbiamo due Governi

 

di Maurizio Blondet

 

(http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=738)

 

Berlusconi esige trasparenza dagli Usa per la vicenda Calipari, e Ciampi scrive a Bush per invitarlo ad avviare “un’esauriente inchiesta congiunta” in modo che “i fatti vengano chiariti in maniera esauriente”. I giornalisti amici del Quirinale, evidentemente imbeccati, sottolineano che quella ripetizione di “esauriente” non è casuale. Esprime la profondità e sottigliezza politica dell’amatissimo (da loro) presidente Ciampi. Ma cosa vorrà dire in realtà? Forse ci sono dei motivi perché l’inchiesta chiesta da Berlusconi non sia ritenuta abbastana “esauriente”? Forse Ciampi chiede un’inchiesta così “esauriente” da mettere nei guai il governo Berlusconi?

 

In realtà, abbiamo due governi.

Berlusconi viene accusato di essere l’artefice del “declino italiano” (effetto di incrostate ignoranze e provincialismi culturali e scientifici coltivati nell’ultimo mezzo secolo), e Ciampi va in India e in Cina ad invitare gli imprenditori italiani a investire là. Lo ringrazino i lavoratori italiani che perderanno il posto: in Cina la paga media ammonta a 1300 euro l’anno, quella sì che è competitività.

 

Ciampi fa la sua politica, distinta e separata da quella di Berlusconi. Abbiamo un governo eletto, e un governo presidenziale autonomo, non eletto. Berlusconi è ampiamente criticato e spernacchiato dai grandi media nazionali. Ciampi è circondato solo da corale devozione. Si riportano con mistico rapimento le sue pie banalità, si esalta la sua “umanità”, si prendono per oro colato i suoi “paterni consigli”.

 

Nessuno, proprio nessuno, ricorda i danni che Ciampi ha ripetutamente fatto all’Italia durante la sua permamenza a Bankitalia e, peggio, come capo del governo sostenuto dalle sinistre. Ciampi ha dilapidato almeno 60 mila miliardi di lire (denaro nostro) in una “difesa della lira” stolta, incompetente e dissennata. Fu quando lo speculatore George Soros, utilizzando la leva dei derivati, attaccò insieme lira e sterlina: data la tecnica della manovra, qualunque economista capiva che Bankitalia non poteva farcela da sola. Il governatore (Ciampi) avrebbe dovuto fare una cosa: telefonare alle Banche Centrali d’Europa, Bundesbank e Banca di Francia, e chiedere il loro aiuto. Ad una risposta negativa, avrebbe dovuto immediatamente smettere di spendere soldi italiani per una difesa senza speranza. Per un atto di simile incompetenza, il governatore della Banca Centrale thailandese finì addirittura sotto processo.

 

Ciampi come capo del governo fece alcune “privatizzazioni” che sarà bene ricordare. Per esempio, vendette un gioiello dell’Iri, con avanzatissima ricerca interna, leader mondiale di mercato nelle turbine a gas- la Nuovo Pignone – agli americani. Più precisamente, al concorrente americano della Nuovo Pignone. E per quanto? Per mille miliardi. Ora, bisogna sapere che in quel momento la Nuovo Pignone aveva in corso ordinativi per…mille miliardi. La ditta dunque fu regalata da Ciampi, così buono e umano, così pensoso dei destini degli italiani, al suo competitore Usa.

Ciampi chiuse l’azienda Enichem di Crotone che produceva fosforo, unica in Europa, perché in quel momento – del tutto temporaneamente - sui mercati mondiali il fosforo costava meno di quello prodotto in Italia. Fu così chiusa una fabbrica che aveva dato a Crotone una classe operaia e tecnica, e aveva una perdita momentanea di pochi miliardi di lire (l’intera produzione valeva 12 miliardi annui, e dava lavoro a 5000 addetti). Poi il prezzo del fosforo si rialzò sui mercati mondiali, e ora dobbiamo comprarlo all’estero: pagandolo in dollari e non in lire o euro. Ma intanto Ciampi aveva dato il suo contributo al degrado del Meridione.

 

In compenso, Ciampi inaugurò in pompa magna il “modernissimo stabilimento della Fiat a Melfi”. Che non ha dato lavoro, essendo completamente robotizzato, e che la Fiat ha avuto gratis perché è stato lo Stato (i contribuenti) a pagarglielo, con 5 mila miliardi di lire.

La conclusione è una sola: come presidente, Ciampi non è competitivo. Il presidente americano costa molto meno (600 mila dollari l’anno), la Corte d’Inghilterra molto meno del Quirinale. Dovremmo prenderlo in parola, e assumere in sua vece un presidente cinese o indiano. Se Ciampi vuole davvero rendersi utile, si tagli lo stipendio presidenziale, che ammonta a parecchi miliardi di lire l’anno. Riduca i 5 mila dipendenti del Quirinale. Dimezzi lo stipendio al suo segretario preferito Gaetano Gifuni: da 2 miliardi a 1 miliardo annuo;di fame non morirà.

 

Maurizio Blondet

Fonte:www.effedieffe.com

11.03.2005


In parole povere

 

(di Nereo Villa - http://digilander.libero.it/nereovillarisponde/in_parole_povere.htm)

 

"Oggi non ho tempo per essere breve", diceva Oscar Wilde. Infatti scrivendo un articolo è più facile andar giù lunghi, scrivere tutto quello che si ha per la testa e per le mani, ecc., che asciugare, scegliere, alleggerire, sveltire lo stile, e soprattutto dire la verità. Oscar Wilde, a questo punto mi direbbe di fare attenzione a dire la verità "essendo breve" in quanto, secondo un altro suo detto, "la società perdona spesso il delinquente, non perdona mai il sognatore". Ebbene se da quanto segue risulterà che io sono un "sognatore", questo non posso saperlo. In ogni caso credo di non avere bisogno di alcun perdono per il seguente scritto, anche se il linguaggio usato - come mi propongo - dovrà servire, più che all'economista professionista (o ai cosiddetti "addetti ai lavori"), alla consapevolezza del cittadino, cioè dell'uomo della strada, ma anche del ragazzo, e addirittura del bambino. Oggi, appena si parla di economia, si vede che tutti scappano, dicendo "io di economia non mi intendo". Ed hanno ragione, in quanto nessuno parla chiaro. Questa è dunque la mia intenzione: parlare con un linguaggio alla portata di tutti. Il seguente scritto potrebbe infatti essere sintetizzato nell'affermazione: "il cittadino è semplicemente uno sfigato che sta scontando il suo essere tartassato, sfruttato e schiavizzato, per mancanza di "parole povere" che gli chiariscano come ciò avviene".

 

Quando un creativo crea qualcosa, un'opera, un oggetto, un servizio, un prodotto, non fa che arricchire se stesso e gli altri. Per esempio, un dipinto o un brano musicale potranno avere funzioni di coreografia, e in quanto tali di servizi, che potranno essere messi sul mercato. Tali servizi sono frutto di talenti umani. Di conseguenza potranno essere barattati con altri servizi del talento umano. Il cosiddetto mercato consiste appunto in questi scambi di valori, e la sua logica si chiama convenienza economica. Il prodotto genera dunque l'economia, cioè la possibilità di risparmio per il mio domani: in base ai miei risparmi posso andare così al mercato ed acquistare il mio pane anche quando io sia, per un motivo qualsiasi, impossibilitato al mio lavoro, alla mia creatività.

 

Qui, dunque, vi è già un'equazione precisa in cui il risparmio sta al pane come la causa sta al suo effetto. E poiché anche il pane è un prodotto, devo necessariamente pensare il risparmio come causa, ed il prodotto come effetto.

Il risparmio consiste ovviamente nei soldi, nella moneta - la moneta anticamente si chiamava "talento" - che grazie al mio talento, appunto, ho saputo risparmiare. La moneta è dunque pensabile come causa. Il prodotto è invece pensabile come effetto.

Per il mio risparmio devo, per forza di cose, sapere che senza soldi, senza moneta, non posso avere alcun prodotto, così come senza una causa non si può parlare di effetto.

 

Se rifiutassi questa logica di causa ed effetto, e adottassi il suo contrario, ciò sarebbe insensato, oppure sarebbe sensato solo ad una condizione. Infatti, pensare il prodotto come causa e la moneta come effetto, mi immette subito in una condizione di una logica meramente commerciale, che non c'entra niente con la logica immaginativa, ispirativa ed intuitiva che mi fa creare quella determinata opera. Solo come venditore posso infatti pensare all'opera come causa. Però anche il venditore, quando vuole andare al cinema, deve poi cambiare quella logica, in quanto non si può entrare gratis al cinema.. Dunque, la moneta resta quello che è, vale a dire la causa. mentre il prodotto - in questo caso il film - l'effetto.

 

Se pretendo avere pane senza soldi - cioè l'effetto senza causa - devo avere credibilità: il panettiere mi da' il suo pane solo se si fida di me, e sa che, essendo onesto, io poi pago.

 

Così è, in realtà, anche per le banconote. Esse valgono solo se poggiano sulla fiducia dei cittadini. Senza tale fiducia, il panettiere che barattasse il suo pane per dei meri foglietti di carta, agirebbe in modo sconveniente, dunque non conveniente e non economico. E ciò vale perfino per i metalli più preziosi. Senza fiducia che quella tal libbra di metallo prezioso possa rappresentare un valore circolare valido per tutti, per la mia fame essa varrebbe meno di una briciola di pane. Ecco perché i valori monetari, cartacei o di metallo, non possono che essere convenzionali e popolari. Se mi trovo in un deserto e possiedo tante libbre di metallo prezioso e/o tante banconote, io non ho domani: lì, i miei risparmi non sono causa di alcun domani e muoio di fame, anche se ho la macchinetta stampa-soldi. Se invece mi trovo fra i miei simili, fra il popolo, o nella polis, tale macchinetta permette la circolazione dei valori, cartacei o di metallo, secondo convenzione, vale a dire secondo il patto fra individuo ed individuo, per il quale si conviene che ai prodotti possano corrispondere libbre di metallo o banconote. Ovviamente, corrispondere non significa il suo contrario: se il valore complessivo di tali libbre e/o di tali pezzi di carta è difettoso, per eccesso o per difetto rispetto ai prodotti di scambio, si determinerà rispettivamente inflazione o deflazione (quando la stagnazione della crescita si accompagna ad un alto tasso d'inflazione, tale inflazione stagnante viene detta tecnicamente stagflazione). Per esempio, se si facesse come nel film "I soliti ignoti", e si stampasse denaro, la truffa determinerebbe inflazione con danno di tutti; se invece si distruggesse denaro, si genererebbe deflazione con danno di tutti. Ecco perché una legge che vieti di distruggere soldi, ed un'altra che vieti di stamparli dal nulla, diventano necessarie: ai fini di determinare un equo bilanciamento fra prodotti e valori monetari.

 

Tutto il ragionamento fatto fin qui poggia sul "mio" buon senso. Le virgolette alla parola "mio" stanno ad indicare che esso non è solo mio, ma anche tuo e di tutti. Personalmente considero questi "miei" pensieri un'ovvietà. Infatti come non occorre molta intelligenza per espletare i miei bisogni fisiologici di assunzione e di espulsione di prodotti, così non ci vuole un genio per vedere che l'organismo umano e l'organismo sociale funzionano in base alle medesime leggi di natura.

Da una parte vi è un sistema respiratorio, dall'altra un sistema giuridico. Ambedue garantiranno diacronicamente la circolazione secondo equità, giustizia, uguaglianza.

Da una parte vi è un sistema nervoso, dall'altra un sistema economico. Ambedue saranno fattispecie di circolazione diacronica di talenti e/o di valori popolari secondo convenzione fraterna e solidale. Da una parte vi è un sistema metabolico, dall'altra un sistema socioculturale. Ambedue costituiranno nutrimento libero del relativo organismo.

Come l'organismo umano può vivere e crescere attraverso questi tre sistemi, così l'organismo sociale non può prescindere da queste tre sue articolazioni: sistema di diritto, sistema economico, e sistema socioculturale. Esse sono in fondo l'espressione della triade LIBERTÀ-FRATERNITÀ-UGUAGLIANZA: uguaglianza nel diritto e nel respiro; fraternità nelle convenzioni popolari e nei rapporti sinaptici; libertà nella masticazione di cibo e/o di idee.

 

Credo che anche tutto ciò sia una veggenza chiara, basata sul buon senso, ed accessibile a tutti.

 

Domanda: come mai allora il mondo è in crisi? Tanto gli Stati Uniti, quanto l'Europa e quanto il Giappone, ad es., pur trovandosi in situazioni diverse, sono infatti accomunati attualmente da un minimo comun denominatore, che è l'inflazione e la stagflazione. Cosa sta succedendo?

Risposta: sta succedendo che l'astratto, domina il concreto, e che pertanto ciò che in concreto è causa, in astratto è fatto diventare effetto. In tal modo il buon senso si fa insensatezza.

Se il senso del prodotto - come sopra accennato - è quello di essere effetto, e se il senso della moneta è quello di essere causa, l'insensatezza generata dal dominio dell'astratto sul concreto, vuole che il il prodotto sia oggi considerato causa, e la moneta effetto.

Ora entra in ballo il PIL e la relazione del PIL con l'emissione monetaria delle banche centrali.

 

Incomincerò a spiegare cos'è il PIL.

 

IL PIL come PILASTRO DELLA TRUFFA

 

PIL è quella parolina che il cittadino normale non usa quasi mai, ma che il manipolatore di capitali usa quasi sempre, e che significa PRODOTTO INTERNO LORDO, intendendo con tale denominazione, la somma dei prodotti disponibili in un Paese, la somma di tutti i PRODOTTI NAZIONALI lordi, vale a dire NON SCEVERATI DALLE SPESE.

 

Tale somma però è impossibile a calcolarsi, essendo una mera astrazione non poggiante su dati reali.

 

Per fare un esempio, poniamo il caso che io sia un costruttore di biciclette. Ogni anno produco un numero tot di biciclette. Ad un certo punto arriva la cosiddetta crisi del mercato: la gente si stufa di andare in bici, e non compra più il mio prodotto. La mia ditta può, sì, continuare a lavorare. Però quando i miei magazzini sono pieni di biciclette e nessuno me le acquista, sono progressivamente costretto a ridurre la produzione, a licenziare operai, e infine a chiudere la ditta. Una storia del genere fa parte della cronaca quotidiana. Ma la si viene a sapere solo quando il fallimento o la chiusura coinvolge un numero rilevante di operai o grandi interessi economici, mentre in tutti gli altri casi non ne sa niente nessuno, se non i diretti interessati. Il mio comportamento in questa storia ha, poniamo, un paio di varianti. Prima variante: decido di continuare la produzione, indebitandomi fino al collo, perché spero nella ripresa del mercato. La ripresa non viene, ed il magazzino è pieno di biciclette, che nessuno vuole, e che ben presto diventano pezzi di ferro arrugginiti. La fabbrica fallisce con un buco finanziario spaventoso e io, se non sono stato così furbo da accumulare del denaro altrove, finisco in galera per bancarotta, dato che non ho neanche i soldi per pagare un buon avvocato che mi tiri fuori dai guai. Il mio amore per l'azienda da me creata mi dannerà, poiché questa società punisce gli atti d'amore; mentre, se furbescamente avessi tenuto ingenti risorse per gestire il fallimento, me la caverei tranquillamente, e potrei ricominciare un'altra storia in un altro settore di produzione. Seconda variante: lo Stato, considerando essenziale la produzione di biciclette, o l'occupazione degli operai della fabbrica, interviene con denaro pubblico per sostenere la produzione (magari comprandosela tutta per consentire la riconversione dello stabilimento in una produzione diversa, magari motorini). In ambedue le varianti la conclusione è la stessa: l'azienda perde. E la sua produzione non vale nulla. Ciò nonostante, essa viene conteggiata nel PIL nazionale, come se si trattasse effettivamente di produzione di ricchezza. Nella seconda variante, poi, tanto le spese fatte dallo Stato per acquistare la produzione, quanto quelle per la riconversione (che in genere fallisce) dello stabilimento, sono conteggiate come ricchezza che si somma al PIL.

 

Se si pensa a quante migliaia di aziende ogni anno falliscono, e a quante decine di migliaia di miliardi vengono annualmente "investiti" dallo Stato per il sostegno all'industria, ci si rende subito conto che in tal caso il calcolo del PIL è del tutto falsato. Ma esso è ancora più falsato dalla pretesa di porre i costi dello Stato come componente del PIL. Ne consegue l'assurdità che pure le numerose attività burocratiche che frenano o impediscono la produzione, vengono considerate produzione di ricchezza, e che oltretutto, più lo Stato spende, più il PIL aumenta, nonostante quella spesa sia improduttiva!

Nel calcolo del PIL finiscono così i costi dello Stato, che per buona parte sono improduttivi, come è dimostrato continuamente dai fatti. Invece, attività certamente produttive, non vengono minimamente conteggiate.

Si prenda, per esempio, il lavoro delle casalinghe o dei "casalinghi". La questione non è da poco, dato che senza quel lavoro la società sprofonderebbe certamente nella sporcizia nel giro di pochi giorni, le nuove generazioni non avrebbero di che vivere, ed ogni produzione pian piano si fermerebbe. Eppure, del lavoro "casalingo", che coinvolge oltre il 30% della popolazione, e che è certamente essenziale per la vita nazionale, nel calcolo del PIL non vi è traccia. E non ce n'è per la semplice ragione che esso non è oggetto di alcuna contrattazione, così come tutte le attività che vengono effettuate per amore o per diletto.

 

Né vengono indicate in alcun modo, le attività di solidarietà, che innumerevoli organizzazioni laiche e religiose alimentano e che, se fossero poste a carico dello Stato, produrrebbero un buco spaventoso nei conti dell'assistenza.

E nemmeno vengono considerate tutte le attività intellettuali che non producono immediatamente un reddito, ma senza le quali non ci sarebbe parimenti alcuna produzione, come ad esempio le attività di ricerca e di invenzione, la creatività artistica, ecc.

Eppure, senza la crescita culturale di un popolo non sarebbe possibile alcun progresso. Si pensi alla scoperta dell'elettricità, a internet, alla nona sinfonia di Beethoven, ecc. Quanto vale la possibilità che viene offerta a qualcuno di scoprire una nuova teoria, o di comporre una grande sinfonia?

 

Ora, se si immagina un organismo sociale a misura d'uomo - in cui, per es., i cittadini abbiano il necessario per vivere, ed in cui ci sia, in luogo della folle rincorsa al consumo di cose inutili, una continua gara a chi realizza opere di ingegno, o artistiche migliori, o in cui la gente si dedichi alla ricerca della felicità, dell'amore, e della serenità - per i nostri attuali parametri, esso avrebbe certamente un PIL stagnante o in calo, e sarebbe considerato una società disastrata, e di conseguenza piena di poveri infelici! Si può pensare ad un'idea più idiota di questa conclusione?

Due parole ora sull'emissione di moneta delle banche centrali, poggiante sul calcolo impossibile del PIL.

 

Le emissioni “ad occhio”

 

Da quanto precede, risulta evidente che un calcolo scientifico del PIL, relativo ad un qualsiasi anno passato è qualcosa di impossibile. Ciò è stato rilevato da più economisti e da vari studiosi(1). Ed ovviamente tale calcolo diventa assolutamente impossibile come previsione per un qualsiasi anno a venire. Qui non servono esempi. Infatti come potrebbe per esempio un musicista calcolare quanti brani musicali creerà il prossimo anno?

Eppure oggi, l'emissione di moneta operata dalle banche centrali viene fatta credere alla gente come qualcosa di scientifico! Il colmo è che l'aberrazione qui è tripla. Infatti non siamo solo di fronte ad un'astrazione priva di possibilità pratica, ma siamo anche di fronte all'inversione dei valori per cui l'effetto è scambiato per la causa e viceversa, ed oltretutto tale calcolo è prettamente finanziario, cioè borsistico, non economico(2). Ma cos'è la borsa se non un insano gioco di parole(3) che fa sempre più ricchi i ricchi e sempre più poveri i poveri?

 

Il fatto comunque più importante, che deve essere pensato in modo concreto, se si vuole un'economia vivente e non morta, è che ogni prodotto, e dunque anche il "prodotto interno lordo", o PIL, è nella sua essenza un RISULTATO monetario, non una causa! Perché riceve il suo senso dal fatto di essere un EFFETTO, non un causa. Invece lo si considera causa di emissione monetaria, come se la moneta fosse effetto, mentre è essa stessa causa: se io voglio provare a dipingere, ho bisogno di soldi per comprare i colori, la tela, ed il pennello. I soldi causano tali prodotti, che mi serviranno per la mia creatività. Solo così posso produrre un dipinto, cioè un prodotto del mio talento. Questo è essenziale per non ridursi ad essere schiavi dell'attività del dipingere considerata astrattamente come mera dinamica commerciale che genera denaro. Solo se io dipingessi con l'unico scopo di guadagnare soldi potrei accettare che i soldi sono effetto e non causa. Però sarei soltanto un uomo d'affari mascherato da artista; sarei un commerciante non un artista.

 

L'artista non è molto diverso dall'imprenditore. Entrambi imprendono qualcosa per mettere al mondo una loro idea che nel mondo non c'è ancora. L'artista crea, cercando di imprimere nella materia le idee del suo io, e di riconciliare così col mondo esterno la vita del suo mondo interiore. Si sente insoddisfatto del solo mondo delle apparenze e cerca di versare in esso il DI PIÚ che si cela nel suo io(4). Egli opera a partire dalla sua logica immaginativa. La parola latina "imago" proviene da "imum ago", cioè dall'agire (ago) dal profondo (imum). Non parte da una logica della convenienza o della catena di montaggio, e tanto meno da una logica meramente matematica! Così l'imprenditore. Tanto la figura dell'imprenditore, quanto quella dell'artista, non provengono da una categoria a se stante, ma dal medesimo campo dei lavoratori. Sono solo lavoratori con capacità di sintesi adeguate all'attività creativa ed imprenditoriale. Come l'artista, l'imprenditore non lavora per il mercato, ma per una sfida a se stesso. Quando negli anni '60 facevamo il rock tutti noi, figli dei fiori e lavoratori dello spettacolo, usavamo un detto in senso dispregiativo per caratterizzare se le nostre frasi musicali erano valide o no. Quel detto era: "È commerciale!" Per dire: "Quello è un brutto passaggio, cambialo!"

 

Oggi, tutto è degenerato, grazie alla SIAE, e la creatività è stata sostituita dal commercio: gli "artisti" ragionano esclusivamente in termini di "commerciale", facendo ricorso e ricercando minuziosamente a tavolino le frasi musicali che "vendono di più". E tutto ciò è un sintomo preciso della fine dell'arte, causata dalla politica e dai manipolatori di capitali.

Come l'uomo d'affari è oggi mascherato da artista, così il manipolatore di capitali è oggi mascherato da politico, e fa credere alla gente di operare per il bene di tutti i cittadini della polis.

Così la gente crede giusto che la moneta sia emessa in base al PIL. Mentre è vero il contrario, in quanto è il PIL può essere "emesso" solo se ci sono idee da attuare attraverso i mezzi di produzione!

Come mai questa inversione di valori? La ragione è molto semplice, e sta nel naso di Pinocchio. Infatti quando si incomincia col dire una bugia, poi bisogna dirne altre, ed altre ancora. E il naso di Pinocchio si allunga.

 

Chi afferma che il denaro è l'effetto dei prodotti non può che essere un commerciante. Chi afferma che i prodotti sono effetto del denaro non può che essere il cliente. Chi ha ragione? Il cliente: perché "IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE", e perché è sempre il consumatore che paga.

Certamente questa è solo una battuta. Anche il commerciante è giustificato a ragionare da commerciante. Ci mancherebbe altro. Ma egli ragiona da commerciante solo quando sale sul suo palco di commerciante. Quando scende da quel palco e va a comprare la sua merce da mettere in vendita, per forza di cose, dev'essere anch'egli un consumatore, un cliente. Ecco perché il cliente ha sempre ragione.

 

Le ragioni dell'interesse personale o di parte possono però essere quelle dei nostri politici che andiamo a votare? Se un politico è di parte, vuol dire che lavora per la sua parte, ed esclude ogni altra parte. Questa esclusione di ogni altra parte io l'intendo metaforicamente come un pensare quadrato o cubico. Invece il pensiero, per essere politico, deve riguardare LA POLIS, che COMPRENDE TUTTI I CITTADINI E TUTTE LE PARTI. Perciò IL PENSIERO POLITICO DEVE NECESSARIAMENTE ESSERE UNIVERSALE, CIRCOLARE, o sferico. Come la terra. Ciò è molto semplice, logico, naturale, ed inequivocabile.

Ecco perché l'economia politica del calcolo del PIL, e dell'emissione monetaria in base a tale calcolo, non può che essere antieconomica, antipolitica, ed antisociale. Ed ecco perché passa inosservata oggi la massima aberrazione nelle coscienze della gente: i manipolatori di capitali sopra accennati, coloro che sfruttano finanziariamente e commercializzano "legalmente" i beni del creato appartenenti a tutti, insegnano, da "illuminati", e addirittura nelle università, e in nome dell'altruismo, "POLITICHE" di DEFICIT DI BILANCIO O politiche DEL DEBITO PUBBLICO (così vengono chiamate) per la stampa tipografica - attraverso la macchinetta dei "soliti ignoti" - di moneta creata dal nulla, cioè priva del corrispettivo valore di riserva aurea! Ma tale moneta non vale - come ho precedentemente accennato - solo se poggia sulla fiducia dei cittadini?

 

Senza quella fiducia come fa una LIBBRA di metallo prezioso a rappresentare un valore CIRCOLARE valido per tutti? Se un cittadino ha fame può forse mangiare oro o argento, cioè valori monetari, cartacei o di metallo, anziché servirsi di tali valori convenzionali e popolari per acquistare il suo pane?

Ho usato qui il termine LIBBRA per un motivo preciso: la moneta italiana, la LIRA - spiega saggiamente Sergio Ricossa - derivava il suo nome da "LIBBRA": "unità di peso usata una volta per misurare la quantità di argento e giungere al valore dei pezzi di metallo usati per i loro affari da mercanti, cambiavalute e così via. Poiché nei viaggi era scomodo e pericoloso portare con sé monete metalliche, esse vennero presto sostituite con biglietti di cui qualcuno garantiva a richiesta la convertibilità in un peso prestabilito di metalli preziosi. La conclusione di queste vicende è a tutti nota: sono rimasti in circolazione i biglietti (di carta), ma ormai inconvertibili"(5).

 

Il naso di Pinocchio che si allunga, incomincia ora a farsi visibile. Il calcolo ascientifico del PIL ha infatti sostituito quello della convertibilità aurea delle banconote, abolita nel 1971. Ecco perché da tutti gli economisti, tale calcolo era ritenuto - non solo prima del 1971 ma anche dopo (nonostante l'attuale tradimento dei nuovi chierici, economisti e docenti universitari schierati), inattendibile(6), ed oggi è risaputo (dai i manipolatori di capitali, ma per fortuna anche da studiosi non schierati)(7) che per calcolare il PIL non si può che procedere "ad occhio"!

In base ad un PIL calcolato ad occhio si emette moneta, come se il PIL ne fosse la causa.

Chi dunque parla oggi del PIL, dando per scontata la scientificità del suo calcolo, non può che essere un truffatore, cioè un manipolatore di capitali, che opera attraverso "parametri di Maastricht", la cui conoscenza è tutt'altro che scientifica.

 

Ciò che fino al 1971 era la base aurea per emettere moneta tramite le banche centrali, oggi è stato sostituito dal PIL, come se il calcolo del PIL fosse qualcosa di cognitivamente attendibile. Perciò i politicastri e i massmedia della truffa continuano a parlare del PIL e dei parametri di Maastricht: sanno che il popolo non è grado di verificarne la scientificità e probabilmente sanno anche che tale verifica è impossibile. Se fosse possibile, si dovrebbe supporre che gli economisti - tutti - che prima del '71 spergiuravano su tale impossibilità, oggi si siano improvvisamente convertiti: convertiti al fatto che oggi sia divenuto corretto ciò che ieri era matematicamente non solo scorretto, ma addirittura ridicolo al solo pensarci.

 

Personalmente, da studioso di problemi monetari, non so come si faccia a calcolare il prodotto interno lordo di un paese, e continuo a sostenere che tale calcolo sia un'idiozia. È un'idiozia. Sarebbe un po' come se un musicista potesse calcolare quanto possa produrre un brano musicale in fieri, in termini di diritti d'autore, per permettersi quella tale o tal altra spesa in base a quel calcolo assurdo. In altre parole, quel musicista dovrebbe emettere dalle sue tasche denaro che non c'è ancora, per comprare qualcosa indebitandosi con se stesso!

 

Il debito pubblico è infatti il debito del cretino, visto che PRIMA occorre averli i soldi, per POI spenderli.

Perciò i politici che parlano di debito pubblico, di PIL, di parametri di Maastricht, sono i cretini che noi andiamo a votare per conferire loro la funzione di mangiare in rappresentanza del popolo, e a noi stessi quella di avere fame.


NOTE

 

(1) William Ashworth, professore di storia economica e sociale dell'Università di Bristol, nel suo "Breve storia dell'economia mondiale dal 1850 ad oggi", pubblicato da Laterza nel 1976, scriveva per es.: "Vi sono molteplici problemi nel definire il prodotto o il reddito nazionale lordo in modo tale da consentire confronti significativi tra paesi o periodi differenti [...]. Nell'ambito dei più generali problemi di analisi del prodotto nazionale, vi sono particolari difficoltà nel definire il capitale e nell'identificarne le componenti. Tutte le difficoltà si accrescono quando le statistiche relative al passato debbono essere ricostruite a partire da antiche cifre preparate con intenti notevolmente differenti [...]. Alle incertezze e alle ambiguità insite in qualsiasi calcolo delle serie del reddito nazionale, i confronti internazionali aggiungono le proprie molteplici complicazioni che includono tanto differenze nel modo di contabilizzare voci che dovrebbero essere confrontabili, quanto diversità nel corso e nella struttura dei prezzi nazionali [...]. Le conclusioni sui redditi relativi di diversi paesi possono facilmente rivelarsi inattendibili, a meno che i dati rilevanti non concordino nel mostrare differenze piuttosto ampie"; cfr. anche l’economista non allineato, Domenico de Simone, nel suo "Un milione al mese a tutti: subito!" del 1999 (Ed. Malatempora); vedi anche la nota 6 del capitolo "Leggi della vita economica" di Mark Buchanan del 2003 in "Nexus" (Ed. Mondadori): "Oggi la maggior parte degli economisti, quando deve valutare la salute economica, calcola la crescita in base agli indici del prodotto interno lordo. Ma questo metodo trascura numerosi fattori che concorrono al benessere sociale [...]. Al momento attuale i criteri di valutazione di un'economia sono senza dubbio ispirati a calcoli strettamente finanziari".

 

(2) Se ieri i soldi andavano a immobilizzare l’Italia, in una corsa dissennata e patetica alla "roba" verghiana, rovinando il Belpaese, oggi vanno all’ingordigia borsistica, dopo essere stati nei Bot per lunghissimo tempo: sono, in buona sostanza, soldi del sistema paese, catturati da quel milione di famiglie più che abbienti, prodotti dallo stress di tutti ( chi per troppo lavoro, chi per mal pagato lavoro, chi per poco lavoro, chi per niente lavoro). Il 90% del denaro è in mano al finanziario, mentre il produttivo è relegato in un angolo (cfr. i lavori di Andrea Fumagalli, studioso di economia).

 

(3) Il seguente esempio mostra le dinamiche truffaldine del gioco in Borsa: siamo in inverno, la mia casa è fredda, e il termometro segna sotto zero. Se voglio riscaldarmi, devo riscaldare la stanza, non dimostrare che quest’ultima è calda. Per la mera dimostrazione, basterebbe infatti accostare un fiammifero acceso al termometro, che immediatamente segnerebbe un rialzo della temperatura. Ma, così facendo, la stanza rimarrebbe gelida. Dunque, se voglio riscaldarmi, devo raccogliere della legna con le mie mani e col sudore della mia fronte, e metterla a bruciare nella stufa. Un fiammifero non può bastare! Eppure oggi con dimostrazioni e con giochetti di parole ci si comporta come se quel fiammifero potesse bastare. Così funzionano la Borsa e le sue quotazioni. Bastano le parole di qualche pezzo grosso o di qualche ministro a farle oscillare. I problemi economici però rimangono. Ed è così che purtroppo "funziona" l'"economia" nel nostro Belpaese!

 

(4) Cfr. Rudolf Steiner, "La filosofia della libertà".

(5) Sergio Ricossa, "Impariamo l'economia", Ed. Bur, Milano, 2001.

(6) Vedi nota 1.

(7) "Un milione al mese a tutti: subito!", op. cit.