I Signori del Denaro
(Prodotto da Patrick S. J. Carmack, Diretto da Bill Still - a cura* del Servizio Traduzioni del PRIMIT) Come i banchieri internazionali hanno preso il controllo dell’America |
Indice - Leggilo con comodo [PDF] ~•~ Cosa sta succedendo oggi in America? Perché siamo sommersi dai debiti? Perché i politici non riescono a riportare il debito sotto controllo? Perchè così tante persone, spesso ora entrambi i coniugi, svolgono lavori con salari così bassi, senza prospettive e si arrangiano con il poco che hanno? Qual è il futuro dell’economia e dello stile di vita americani? Perché il governo ci dice che l’inflazione è bassa quando il potere d’acquisto delle nostre buste paga sta diminuendo ad un ritmo allarmante? Soltanto una generazione fa, il pane costava venticinque centesimi e si poteva acquistare un’auto nuova per 1995 dollari. Siamo forse diretti verso un collasso economico senza precedenti, tale da far sembrare il crollo del 1929 e la Grande Depressione che ne seguì una scampagnata domenicale con l’oratorio? Se è così, come possiamo impedirlo? E cosa possiamo fare per proteggere le nostre famiglie? Alcuni esperti attendibili sostengono che un collasso è imminente. Essi dicono anche che esistono dei semplici accorgimenti poco costosi che chiunque può mettere in pratica per proteggere la propria famiglia, per continuare ad avere il cibo in tavola e un tetto sulla testa, persino nei momenti peggiori. Ma per farlo, dobbiamo capire il perché una depressione stia per arrivare, chi c’è dietro, che cosa vogliono questi individui e come pensano di proteggere le proprie famiglie. Armati di questa conoscenza, ognuno di noi può sfuggire alla tempesta incombente. Larry Bates è stato presidente di banca per undici anni. Come membro della Camera dei Rappresentanti del Tennessee, ha presieduto la Commissione sul Sistema Bancario e il Commercio. E’ stato inoltre professore di economia ed autore del bestseller “The new economic disorder”. “Posso dirvi proprio ora che ci sarà un disastro senza precedenti. Un crollo come non si era mai visto prima in questo paese. Lo shock più grande di questo decennio è che è sempre più persone perderanno sempre più denaro rispetto a qualunque altra epoca della nostra storia. Ma il secondo shock più grande sarà l’incredibile quantità di denaro che un gruppo relativamente piccolo di persone guadagnerà, esattamente nello stesso periodo. Vedete, nei periodi di sconvolgimento economico, in una crisi economica, la ricchezza non viene distrutta, viene semplicemente trasferita.” - Larry Bates (scrittore economico) Il candidato alla presidenza Charles Collins è un avvocato, ha posseduto banche ed è stato anche direttore di banca. Egli crede che non usciremo mai dal debito perché la Federal Reserve controlla il nostro denaro. “Attualmente, esso è perpetuato dalla Federal Reserve, che fa sì che le chiediamo in prestito il denaro, più gli interessi, allo scopo di pagare l’interesse che è già stato accumulato. Quindi non possiamo uscire dal debito per come stiamo andando ora.” – Charles Collins (candidato alla presidenza) L’economista Henry Pasquet è docente di ruolo di economia. Egli concorda nel dire che la fine è vicina per l’economia degli Stati Uniti. “Sai, non quando aggiungi all’incirca un miliardo di dollari ogni giorno. Non possiamo più andare avanti. Avevamo meno di 1000 miliardi di dollari di debito nel 1980, adesso è di circa 5000 miliardi – 5 volte più grande in 15 anni. Non ci vuole un genio per capire che tutto questo non può andare avanti per sempre.” – Henry Pasquet (economista) Il problema è che fin dal 1864 abbiamo avuto un sistema bancario basato sul debito. Tutto il nostro denaro è basato sul debito del governo. Non possiamo estinguere il debito governativo senza estinguere la nostra offerta monetaria. Ecco perché non hanno alcun senso le proposte di estinguere il debito senza prima riformare il sistema bancario. Ecco perché la soluzione non sta nel discutere l’ammontare del debito nazionale ma piuttosto sta nel riformare il nostro sistema bancario. Questa è la sede della Federal Reserve a Washington. Essa sorge in questa posizione imponente sulla Constitution Avenue, giusto di fronte al Lincoln Memorial. Ma è forse “federale”? Fa davvero parte del governo degli Stati Uniti? Ebbene, quello che stiamo per mostrarvi è che non c’è nulla di “federale” in merito alla “Federal Reserve”, e che non vi sono riserve. Il nome è un inganno concepito prima che il Federal Reserve Act fosse approvato nel 1913 per indurre gli americani a credere che la banca centrale americana operi nell’interesse pubblico. La verità è che la Federal Reserve è una banca privata, posseduta da azionisti privati, e operante solo per i loro profitti privati. “E’ esattamente così, la Fed è una società per azioni a scopo di lucro detenuta da privati che inoltre non ha riserve, o per lo meno non ha riserve disponibili per garantire le banconote della Federal Reserve che sono la nostra valuta corrente.” – Henry Pasquet (economista) “Ah, certamente... la Federal Reserve non è federale e inoltre ha dubbie riserve. E’ una banca privata posseduta da banche membre. E fu creata per statuto, con l’inganno, da una legge del Congresso nel 1913. Il 23 dicembre 1913 quando la maggior parte dei membri del Congresso se n’era già tornata a casa per le vacanze, la Camera dei Rappresentanti aveva approvato il Federal Reserve Act del 1913, ma questo stava avendo delle difficoltà nell’approvazione al Senato. Ma, una delle cose che avevo l’abitudine di controllare e verificare è che quando avevamo una sospensione dell’attività legislativa occorreva assicurarsi di aggiornarla in quello che definiamo “sine die”, senza un giorno. Il Senato non si era ancora aggiornato “sine die” – senza un giorno – e quindi la seduta era ancora tecnicamente in corso. Quindi quel giorno, il 23 dicembre 1913, secondo quanto riportato dagli atti del Senato, erano presenti tre senatori, i quali approvarono il Federal Reserve Act al Senato con un consenso unanime in una votazione a chiamata. Non ci fu alcuna obiezione. Fosse stata presente una singola persona che avesse contestato l’assenza di un quorum, in quel caso non sarebbe passato.” – Larry Bates (scrittore economico) Se vi sono ancora dei dubbi sul fatto che la Federal Reserve possa far parte del governo degli Stati Uniti, date un’occhiata al vostro elenco telefonico. Nella maggior parte delle città la Fed non è elencata nelle “pagine blu” governative ma si trova nelle “pagine bianche” delle aziende d’affari, appena dopo la Federal Express, un’altra società privata. Più esplicitamente, i tribunali degli Stati Uniti hanno più volte decretato che la Fed è una società per azioni privata. Perché il Congresso non può fare qualcosa riguardo alla Fed? La maggioranza dei membri Congresso non comprende proprio il sistema, e quei pochi che lo capiscono hanno il timore di parlare. Ad esempio, inizialmente un membro del Congresso di lunga data di Chicago ci chiese se fosse stato possibile intervistarlo per questo video. Tuttavia, entrambe le volte in cui i nostri operatori sono arrivati nel suo ufficio per l’intervista, questo è stato tutto quello che siamo stati in grado di filmare. Il deputato non si è mai presentato e, alla fine, ha deciso che non voleva più partecipare. Ma alcuni altri membri del Congresso si sono mostrati più audaci in passato. Eccone tre rapidi esempi. Nel 1923, il deputato Charles A. Lindbergh un repubblicano del Minnesota nonché padre del famoso aviatore “Lucky” Lindy, spiegò: “Il sistema finanziario... è stato rovesciato in favore del Consiglio della Federal Reserve. Quel Consiglio amministra il sistema di finanziamento per conto di... un gruppo di meri speculatori. Il sistema è privato, condotto con il solo scopo di ottenere i più alti profitti possibili utilizzando il denaro di altre persone.” – Deputato Charles A. Lindbergh Uno dei critici più schietti della Fed all’interno del Congresso è stato il presidente della Commissione sul Sistema Bancario e la Valuta durante gli anni della Grande Depressione, Louis T. McFadden, repubblicano della Pennsylvania. Egli disse nel 1932: “Abbiamo in questo paese una delle istituzioni più corrotte che il mondo abbia mai conosciuto. Mi riferisco al di Consiglio della Federal Reserve... Questa malvagia istituzione ha impoverito... il popolo degli Stati Uniti... e ha praticamente mandato in bancarotta il nostro governo. Ha fatto questo grazie... ai metodi disonesti dei ricchi avvoltoi che la controllano.” – Deputato Louis T. McFadden Il senatore Barry Goldwater fu spesso critico nei confronti della Fed: “La gran parte degli americani non è al corrente dell’operazione dei prestavalute internazionali... I conti della Federal Reserve non sono mai stati esaminati a fondo. Essa opera fuori dal controllo del Congresso e... manipola il credito degli Stati Uniti.” – senatore Barry Goldwater “La Federal Reserve, sebbene non faccia parte del governo federale, in realtà è più potente del governo federale. E’ più potente del Presidente, del Congresso e delle Corti di giustizia. In molti mettono in dubbio quello che dico, ma permettetemi di esporre la mia tesi. La Federal Reserve determina a quanto ammonterà la rata dell’auto del cittadino medio, a quanto ammonterà il mutuo della sua casa e se questi avrà o meno un lavoro. E vi dico - questo è controllo totale. La Federal Reserve è il più grande creditore unico del governo degli Stati Uniti. Che cosa è scritto nel libro dei Proverbi? Chi prende in prestito è schiavo di chi presta.” – Larry Bates (scrittore economico) Quello che si deve capire è che dal giorno in cui la Costituzione fu adottata fino ad oggi, gli individui che traggono profitto dalle banche centrali private, i “cambiavalute”, come Madison li chiamava, hanno combattuto una battaglia incessante per ottenere il controllo su chi deve stampare il denaro americano. Perché chi stampa il denaro è così importante? Pensate al denaro come ad una qualunque altra merce. Se si ha il monopolio su una merce di cui tutti hanno bisogno, che tutti vogliono e di cui nessuno ne ha a sufficienza, esistono molti modi per trarne un profitto e, inoltre, esercitare una fortissima influenza politica. Ecco il vero significato di questa battaglia. Nel corso della storia degli Stati Uniti, il potere della moneta è andato avanti e indietro tra il Congresso e una banca centrale in qualche modo di proprietà privata. I padri fondatori conoscevano i mali derivanti da una banca centrale di proprietà privata. Innanzitutto, avevano visto come la banca centrale privata inglese, la Banca d’Inghilterra, aveva fatto aumentare il debito nazionale ad un tale livello che il Parlamento era stato costretto ad applicare tasse inique alle colonie americane. Infatti, come vedremo poi, Ben Franklin sostenne che questa fu la vera causa della Rivoluzione americana. La maggioranza dei padri fondatori comprese i pericoli potenziali della sistema bancario ed ebbe paura dell’accumulo di potere e ricchezza da parte dei banchieri. Jefferson disse: “Credo sinceramente che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà degli eserciti nemici schierati. Il potere di emissione dovrebbe essere sottratto alle banche e restituito al popolo, al quale giustamente appartiene.” – Thomas Jefferson Questa breve affermazione di Jefferson è effettivamente la soluzione a tutti i nostri problemi economici di oggi. Vale la pena ripeterla: “Il potere di emissione dovrebbe essere sottratto alle banche e restituito al popolo, al quale giustamente appartiene”.James Madison, il principale autore della Costituzione, era d’accordo. E’ interessante che egli definisse coloro che stavano dietro le trame della banca centrale i “cambiavalute”. Madison criticò duramente le loro azioni: “La storia narra che i cambiavalute hanno usato ogni forma di abuso, complotto, inganno e ogni metodo di violenza possibile per mantenere il proprio predominio sui governi, controllando il denaro e la sua emissione.” – James Madison La battaglia su chi debba emettere la nostra moneta è stato il problema cruciale nel corso di tutta la storia degli Stati Uniti. Sono state combattute guerre e sono state causate depressioni per acquisire questo potere. Eppure, dopo la Prima Guerra Mondiale, questa battaglia è stata raramente citata sui giornali e nei libri di storia. Perché? All’epoca della Prima Guerra Mondiale, i cambiavalute, grazie alla loro ricchezza dominante, si erano impadroniti della maggior parte della stampa nazionale. Nel corso della storia degli Stati Uniti ha infuriato la battaglia su chi dovesse avere il potere di emettere la nostra moneta. Questo potere è infatti passato di mano in mano per otto volte dal 1764. Tuttavia questo fatto è praticamente scomparso agli occhi dell’opinione pubblica per più di tre generazioni dietro una cortina fumogena generata nei mass media dalle ragazze pon-pon della Fed. Finché non la smetteremo di parlare di “deficit” e di “spese governative” e inizieremo a parlare di chi controlla la quantità del denaro che possediamo, avremo sempre di fronte un grande gioco delle tre carte, una truffa assoluta. Non avrà importanza se approveremo un rigido emendamento alla Costituzione che ponga sotto mandato un budget in pareggio. La nostra situazione potrà solamente peggiorare finché non sradicheremo la causa alla radice. Qual è la soluzione per il nostro problema nazionale? Innanzitutto, l’informazione. Il video punta a questo. E, in secondo luogo, dobbiamo agire, dobbiamo riprenderci il potere di emettere la nostra moneta. L’emissione della nostra moneta non è una soluzione radicale, lo voglio sottolineare. E’ la stessa soluzione alla quale, nel corso di diversi periodi della storia americana, sono giunti uomini come Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, Andrew Jackson, Martin Van Buren e Abraham Lincoln. Quindi, riassumendo: nel 1913 il Congresso ha dato ad una banca centrale indipendente, denominata ingannevolmente Federal Reserve, un monopolio sull’emissione della moneta degli Stati Uniti e il debito generato da questa società quasi interamente di proprietà privata è ciò che sta uccidendo l’economia americana. Anche se la Federal Reserve è oggi la più potente banca centrale del mondo, non è stata la prima. Da dove è venuta quest’idea? Per comprendere veramente la vastità del problema, dobbiamo ritornare in Europa. ~•~ Chi sono questi cambiavalute di cui parlava James Madison? Nella Bibbia, duemila anni fa, Gesù cacciò i cambiavalute dal Tempio e fu l’unica volta in cui egli si servì della forza durante il proprio ministero. Che cosa stavano facendo i cambiavalute nel Tempio? Quando gli ebrei venivano a Gerusalemme per pagare la tassa sul Tempio, essi potevano pagare solamente con una moneta speciale, il mezzo siclo del santuario. Si trattava di una mezza oncia di argento puro, all’incirca di queste dimensioni. A quel tempo, era l’unica moneta in circolazione fatta di argento puro e dal peso garantito e che non aveva raffigurata l’immagine di un imperatore pagano. Quindi, per gli ebrei, il mezzo siclo era la sola moneta gradita a Dio. Ma non vi era abbondanza di queste monete perché i cambiavalute se ne erano accaparrati il mercato e ne alzavano il prezzo al valore che poteva sostenere il mercato, proprio come ogni qualsiasi altra merce. In altre parole, i cambiavalute stavano realizzando enormi profitti perché detenevano, di fatto, un monopolio sulla moneta. Gli ebrei dovevano pagare qualunque cosa essi esigessero. Per Gesù, tutto questo violava completamente la santità della casa del Signore. ~•~ Ma la truffa del cambio della valuta non ebbe origine al tempo di Gesù. Già due secoli prima di Cristo, Roma stava avendo dei problemi con i cambiavalute. Due antichi imperatori Romani avevano provato a diminuire il loro potere riformando le leggi sull’usura e limitando la proprietà terriera a 500 acri. Essi furono entrambi assassinati. Nel 48 a.C. Giulio Cesare riprese il potere di coniazione della moneta dai cambiavalute e coniò monete per il bene di tutti. Con questa nuova e abbondante offerta di denaro, Cesare costruì grandi opere pubbliche e riuscì a conquistare il cuore della popolazione. Ma i cambiavalute lo detestavano e alcuni ritengono che questo sia stato un elemento importante del suo assassinio. Una cosa è certa: la morte di Cesare segnò la fine dell’abbondanza di denaro a Roma. Aumentarono le tasse e la corruzione, come sta avvenendo oggi negli Stati Uniti, e l’usura e la svalutazione delle monete diventarono una prassi. Il risultato fu che l’offerta monetaria dell’Impero Romano si ridusse del 90% e la gente comune perse i propri terreni e le proprie abitazioni, come accadrà presto in America. Con la fine dell’abbondanza di denaro, le masse persero fiducia nel governo e si rifiutarono di appoggiarlo. Roma precipitò quindi nel buio delle invasioni barbariche. ~•~ Un migliaio di anni dopo la morte di Cristo, i cambiavalute, coloro che prestano e manipolano la quantità di denaro, erano attivi nell’Inghilterra medievale. In effetti erano così attivi che, operando insieme, poterono manipolare l’intera economia inglese. Non si trattava di banchieri in senso stretto perché, in genere, i cambiavalute erano gli orafi. Gli orafi diventarono i primi banchieri perché iniziarono a custodire l’oro della popolazione nelle proprie casseforti. La prima forma di cartamoneta era una semplice ricevuta per l’oro depositato presso la bottega dell’orafo. La cartamoneta prese piede perché era più comoda da trasportare rispetto alle pesanti quantità di monete d’oro e d’argento. Alla fine gli orafi si accorsero che solo una piccola parte dei depositanti ritornava nello stesso momento per riscattare il proprio oro ed iniziarono ad imbrogliare. Infatti gli orafi scoprirono che potevano stampare più cartamoneta di quanto oro custodissero e, di solito, nessuno se ne accorgeva. Quindi poterono prestare questo denaro aggiuntivo e raccoglierne gli interessi. Fu la nascita del sistema a riserva frazionaria, ovvero il prestito di denaro in quantità molte volte superiori al valore dei depositi. Così, se presso un orafo erano depositati mille dollari in oro, egli poteva prestare, con gli interessi, circa diecimila dollari in cartamoneta e nessuno avrebbe mai scoperto il raggiro. In questo modo, gli orafi accumulavano gradualmente sempre maggiore ricchezza per poi utilizzarla per accumulare sempre più oro. Oggi questa procedura di prestare più denaro di quello custodito nelle proprie riserve è conosciuto come attività bancaria a riserva frazionaria. Ad ogni banca americana è consentito prestare fino a dieci volte la quantità di denaro detenuta. Ecco perché le banche diventano ricche addebitando, diciamo, un’8% di interesse. Il loro profitto annuo non è quell’8% ma è dell’80% ed ecco perché i palazzi delle banche sono sempre i più grandi della città. Ma questo significa che tutto l’interesse o tutto il sistema bancario dovrebbero essere ritenuti illegali? Niente affatto. Nel Medioevo, il diritto canonico, la legge della Chiesa cattolica, proibiva l’addebito degli interessi sui prestiti. Questo principio seguiva gli insegnamenti di Aristotele e di San Tommaso d’Aquino. Essi insegnarono che lo scopo del denaro era quello di essere al servizio dei membri della società per facilitare lo scambio di merci necessarie a condurre una vita virtuosa. L’interesse, nella loro convinzione, ostacola questo scopo ponendo un onere superfluo sull’utilizzo del denaro. In altre parole, l’interesse era contrario alla ragione e alla giustizia. Rispecchiando la legge della Chiesa del Medioevo, l’Europa proibì l’addebito di interessi sui prestiti e lo rese un reato chiamato “usura”. Mentre il commercio cresceva e quindi aumentavano anche le opportunità di investimento, nel tardo Medioevo si giunse alla conclusione che il prestito di denaro aveva un costo per il prestatore sia in termini di rischio che di opportunità perse, e quindi furono apportate alcune modifiche, ma non strettamente legate all’interesse. Ma tutti i moralisti, indipendentemente dalla religione professata, condannano come palesemente immorali la frode, l’oppressione dei poveri e l’ingiustizia. Come vedremo, il prestito a riserva frazionaria è radicato nella frode, causa una povertà diffusa e riduce il valore del denaro di ognuno. Gli antichi orafi scoprirono che potevano esser realizzati degli ulteriori guadagni facendo oscillare l’economia tra il “denaro facile” e il “denaro limitato”. Quando rendevano il denaro più vantaggioso da prendere a prestito la quantità di denaro in circolazione si espandeva, il denaro scorreva in abbondanza e la popolazione richiedeva altri prestiti per ingrandire le proprie attività. Ma quando i cambiavalute riducevano l’offerta monetaria era più difficile ottenere un prestito. E che cosa accadeva? Quello che accade anche oggi. Una certa percentuale della popolazione non riusciva a restituire un prestito e non riusciva ad avere altri prestiti per ripagare quelli scaduti, e quindi andava in bancarotta ed era costretta a vendere tutti i propri beni agli orafi per pochi spiccioli. La stessa cosa avviene ancora oggi, ma ora chiamiamo quest’oscillazione di alti e bassi il “ciclo economico”. ~•~ Come Giulio Cesare, anche Re Enrico I d’Inghilterra riuscì alla fine a strappare agli orafi il potere del denaro intorno al 1100 d.C. Enrico avrebbe potuto utilizzare qualsiasi cosa come moneta: conchiglie, piume o addirittura lingue di yak, come viene fatto nelle lontane province del Tibet. Invece egli inventò uno dei sistemi monetari più insoliti della storia, chiamato “tally stick”. Ho qui in mano uno dei pochi esemplari rimasti di tally stick, questa forma di denaro inglese che rimase in vigore per 726 anni, fino al 1826. Questo sistema fu adottato per impedire la manipolazione delle monete da parte degli orafi. I tally stick erano un sistema monetario basato su dei bastoni di legno levigato sui quali, ad un’estremità, venivano incise delle tacche per indicarne il valore nominale. Quindi il bastone veniva spezzato longitudinalmente in due parti in modo che entrambe avessero un segno delle tacche. Il Re ne teneva una metà per proteggersi dalla contraffazione e avrebbe speso l’altra metà nel mercato, che sarebbe circolata come moneta. Questo particolare tally stick è enorme, rappresentava 25.000 sterline. Uno dei primi azionisti della Banca d’Inghilterra comprò la sua quota di azioni con questo bastone, vale a dire che egli acquistò le azioni della società più ricca e più potente del mondo con un bastone di legno. E’ buffo che dopo la sua creazione avvenuta nel 1694 la Banca d’Inghilterra abbia attaccato il sistema dei tally stick perché si trattava di una forma denaro al di fuori del controllo dei cambiavalute, proprio quello che Re Enrico aveva voluto che fosse. Perché la gente accettava un bastone di legno come moneta? E’ una bella domanda. Nel corso della storia, la gente ha commerciato qualunque cosa che pensava avesse un valore e veniva utilizzata come denaro. Vedete, il segreto è che il denaro è solamente ciò per cui la gente si accorda di utilizzare. Che cos’è oggi la nostra cartamoneta? E’ solamente carta. Ma ecco lo stratagemma: Re Enrico ordinò che i tally stick dovessero essere utilizzati per pagare le tasse del regno. Queste esigenze interne li fecero circolare immediatamente, vennero accettati come forma di denaro e funzionarono in modo egregio. In effetti, nessun’altra forma di denaro ha funzionato così bene e così a lungo come i tally stick. Tenete ben presente che l’Impero Britannico fu costruito sotto il sistema dei tally stick. Il sistema dei tally stick ebbe successo malgrado i cambiavalute lo attaccassero costantemente, proponendo in alternativa il sistema a monete metalliche. In altre parole, le monete metalliche non uscirono mai dalla circolazione ma i tally stick resistevano perché erano validi per il pagamento delle imposte. Alla fine, nel corso del ‘500, Re Enrico VIII allentò le leggi riguardanti l’usura e i cambiavalute non persero tempo a riaffermarsi rendendo disponibili grandi quantità di oro e argento per diversi decenni. Ma quando la Regina Maria salì al trono e inasprì di nuovo le leggi sull’usura, i cambiavalute rinnovarono l’accumulo di monete d’oro e d’argento causando un crollo dell’economia. Quando fu incoronata Elisabetta I, sorella della Regina Maria, ella fu determinata a riconquistare il controllo del denaro inglese. La sua soluzione fu quella di far coniare le monete d’oro e d’argento dalla Tesoreria pubblica e strappare ai cambiavalute il controllo dell’offerta monetaria. Anche se il controllo della moneta non fu l’unica causa della Rivoluzione inglese del 1642 perché le differenze religiose stavano alimentando il conflitto, la politica monetaria giocò un ruolo primario. Finanziato dai cambiavalute, Oliver Cromwell alla fine detronizzò Re Carlo, sciolse il Parlamento e mise il sovrano a morte. Ai cambiavalute fu immediatamente consentito di consolidare il loro potere finanziario e il risultato fu che per i 50 anni seguenti i cambiavalute fecero precipitare la Gran Bretagna in una serie di guerre dispendiose. Poi presero il controllo di 2 chilometri quadrati di beni immobiliari nel centro di Londra, la City. Questa zona oggi è conosciuta come uno dei tre centri finanziari predominanti del mondo. I conflitti con i Re Stuart portarono i cambiavalute in Inghilterra ad unirsi a quelli nei Paesi Bassi per finanziare l’invasione di Guglielmo d’Orange, il quale spodestò gli Stuart nel 1688 e conquistò il trono inglese. ~•~ Alla fine del ‘600 l’Inghilterra si trovava in un disastro finanziario. Cinquant’anni di guerre quasi ininterrotte con Francia e Olanda l’avevano sfinita. Funzionari governativi sconvolti si incontrarono con i cambiavalute ad implorare i prestiti necessari per portare avanti i propri disegni politici. Il prezzo fu elevato: una banca di proprietà privata ratificata dal governo, che poteva emettere moneta dal nulla. Si trattava della prima banca centrale di proprietà privata del mondo moderno, la Banca d’Inghilterra. Anche se fu chiamata formalmente “Banca d’Inghilterra” per far credere alla popolazione che era parte del governo, essa non lo era affatto. Come una qualsiasi altra società privata, la Banca d’Inghilterra vendeva delle azioni per avviare le proprie attività. Si pensava che gli investitori, i cui nomi non vennero mai rivelati, fornissero un capitale iniziale di 1.250.000 sterline in monete d’oro per acquistare le azioni della banca ma furono incassate solamente 750.000 sterline. Ciononostante, nel 1694 la banca fu puntualmente creata per statuto e iniziò le proprie attività prestando somme di denaro di parecchie volte superiori alla quantità che apparentemente aveva nelle proprie riserve. Il tutto con gli interessi. In cambio, la nuova banca avrebbe prestato ai politici britannici tutto il denaro che volevano, fintanto che essi potevano garantire il debito con la tassazione diretta sulla popolazione. Dunque, la legalizzazione della Banca d’Inghilterra non è stata altro che una falsificazione legittima di una valuta nazionale per un profitto privato. Purtroppo, oggi quasi ogni nazione ha una banca centrale di proprietà privata che utilizza, come modello, la Banca d’Inghilterra. Il potere di queste banche centrali è tale che presto avranno il controllo totale dell’economia di una nazione. Tra breve non ci sarà nient’altro che una plutocrazia, il dominio dei ricchi. Sarebbe come mettere il controllo dell’esercito nelle mani della mafia, il pericolo di una tirannia sarebbe estremo. Sì, abbiamo bisogno delle banche centrali. No, non devono essere in mani private. La truffa della banca centrale è davvero una tassa occulta: la nazione vende obbligazioni alla banca centrale per pagare cose per le quali non ha la volontà politica di riscuotere una tassa. Ma le obbligazioni sono acquistate con il denaro che la banca centrale crea dal nulla! Più denaro è in circolazione e meno valore ha il vostro denaro. Il governo ottiene tutti i soldi di cui ha bisogno e le persone lo pagano nell’inflazione. La cosa bella di questo piano è che quasi nessuno riesce ad immaginarselo perché è di solito nascosto dietro ad un gergo economico incomprensibile, complesso e altisonante. Con la nascita della Banca d’Inghilterra, la nazione fu rapidamente inondata di denaro. I prezzi raddoppiarono in tutto il paese e vennero erogati prestiti enormi anche per i progetti più azzardati. Un’iniziativa imprenditoriale proponeva il prosciugamento del Mar Rosso per recuperare l’oro che si pensava fosse andato perduto quando l’esercito egizio affogò nel dare la caccia a Mosè e agli israeliti. Nel 1698 il debito governativo aumentò da 1.250.000 sterline a 16 milioni di sterline e, naturalmente, furono aumentate più volte le tasse per ripagare il tutto. Con l’offerta monetaria saldamente nelle mani dei cambiavalute, l’economia britannica iniziò un’altalena vertiginosa fatta di boom e depressioni, esattamente il genere di eventi che una banca centrale sostiene di essere decisa a scongiurare. “Ci sono due cose che, credo, siano intrinseche non solo della Banca d’Inghilterra ma delle banche centrali in generale. La prima è un coinvolgimento nella formulazione della politica monetaria con l’obiettivo specifico di raggiungere la stabilità monetaria” – Eddie George (governatore della Banca d’Inghilterra) In ogni caso, da quando la Banca d’Inghilterra ha preso il controllo, la sterlina inglese è stata raramente stabile. Diamo ora uno sguardo al ruolo della famiglia Rothschild, la famiglia che si dice sia la più ricca del mondo. ~•~ Questa è Francoforte, in Germania. Nel 1743, cinquant’anni dopo che la Banca d’Inghilterra aveva aperto i battenti, un orafo di nome Amschel Moses Bauer apriva un negozio di monete - un ufficio di contabilità - e sulla porta d’entrata collocò un’insegna raffigurante un’aquila romana su uno scudo rosso. Il negozio divenne noto come “la ditta dello Scudo Rosso” o, in tedesco, Rothschild. Quando il figlio, Amschel Mayer Bauer, ereditò l’attività decise di cambiarsi il cognome in Rothschild. Amschel imparò ben presto che prestare denaro ai governi e ai monarchi era assai più redditizio che farlo nei confronti dei comuni cittadini. Non solo i prestiti erano di maggiore entità ma erano garantiti dalla tasse delle varie nazioni. Mayer Rothschild aveva cinque figli maschi e li istruì tutti nelle tecniche di creazione del denaro e quindi li mandò nelle principali capitali europee per aprire filiali dell’attività bancaria di famiglia. Il primogenito, Amschel Mayer, rimase a Francoforte ad occuparsi della banca della città natale. Il secondo, Salomon, fu inviato a Vienna. Il terzo figlio, Nathan, era chiaramente il più in gamba e, nel 1798, all’età di 21 anni, fu inviato a Londra, un secolo dopo la fondazione della Banca d’Inghilterra. Il quarto figlio, Carl, si recò a Napoli mentre il quinto, Jakob, andò a Parigi. Nel 1785, Mayer Amschel si trasferì con la famiglia in questa casa più grande, un edificio di cinque piani condiviso con la famiglia Schiff. Questo edificio era conosciuto con il nome di casa dello “Scudo Verde”. I Rothschild e gli Schiff avrebbero giocato un ruolo fondamentale nel corso della storia finanziaria dell’Europa e di quella degli Stati Uniti. I Rothschild si misero in affari con le famiglie reali europee qui a Wilhelmshöhe, il palazzo dell’uomo più ricco di Germania e, di fatto, anche il monarca più ricco d’Europa, il principe Guglielmo d’Assia-Kassel. All’inizio i Rothschild aiutavano solamente Guglielmo nelle speculazioni relative alle monete preziose, ma quando Napoleone costrinse all’esilio il principe Guglielmo, questi inviò a Londra a Nathan Rothschild 550.000 sterline, una somma enorme a quei tempi, con le istruzioni per comprare dei titoli consolidati, obbligazioni del governo britannico chiamate anche azioni governative. Ma Rothschild utilizzò il denaro per i propri scopi. Con Napoleone in giro, le possibilità di investimenti durante il periodo bellico erano pressoché illimitate. Guglielmo ritornò qui a Wilhelmshöhe per qualche tempo prima della battaglia di Waterloo del 1815. Egli convocò i Rothschild e pretese la restituzione del proprio denaro. I Rothschild glielo restituirono con l’interesse che i titoli consolidati britannici gli avrebbero fruttato se l’investimento fosse stato veramente fatto. Ma i Rothschield tennero per sé tutti i profitti precedenti conseguiti con il denaro di Guglielmo. In seguito, Nathan Rothschild riuscì a vantarsi di aver aumentato, durante i diciassette anni trascorsi in Inghilterra, di 2500 volte la somma iniziale di 20.000 sterline che gli aveva affidato il padre. Grazie alla collaborazione all’interno della famiglia, i Rothschild ben presto divennero incredibilmente ricchi e, alla metà dell’800, dominavano tutto il sistema bancario europeo ed erano indubbiamente la famiglia più facoltosa del mondo. I Rothschild finanziarono Cecil Rhodes consentendogli di instaurare un monopolio sulle miniere d’oro e di diamanti del Sudafrica. In America finanziarono, tra gli altri, gli Harriman nelle ferrovie, Vanderbilt nelle ferrovie e nella stampa e Carnegie nell’industria dell’acciaio. Effettivamente durante la Prima Guerra Mondiale si pensava che J.P. Morgan fosse l’uomo più ricco d’America ma dopo la sua morte si scoprì che egli, in realtà, era solo un luogotenente dei Rothschild. Quando fu reso pubblico il testamento di Morgan, si scoprì che egli possedeva solamente il 19% delle proprie aziende. Nel 1850 si stimò che il capitale di James Rothschild, l’erede del ramo francese della famiglia, ammontasse a 600 milioni di franchi, 150 milioni in più di tutti gli altri banchieri francesi messi assieme. Egli fece costruire questa splendida villa chiamata Ferrières, ad est di Parigi. Guglielmo I, nel vederla, esclamò “un re non potrebbe permetterselo, potrebbe solo appartenere ad un Rothschild”. Un altro commentatore francese del XIX secolo si espresse così: “C’è un solo unico potere in Europa ed è quello dei Rothschild”. Non vi è alcun indizio che il ruolo predominante sulla finanza europea o mondiale dei Rothschild sia mutato. Ora vediamo gli esiti prodotti dalla Banca d’Inghilterra sull’economia britannica e come questi, in seguito, abbiano rappresentato la causa scatenante della Rivoluzione americana. ~•~ Verso la metà del ‘700, l’Impero Britannico si stava avvicinando all’apice del suo potere nel mondo. A partire dalla creazione della propria banca centrale di proprietà privata, la Gran Bretagna aveva combattuto quattro guerre, il cui costo era stato elevato. Per finanziare tali guerre, il parlamento inglese aveva contratto pesanti debiti con la Banca. E nella metà del ‘700 il debito del governo britannico ammontava a 140 milioni di sterline, una cifra astronomica per quell’epoca. Di conseguenza, il governo, allo scopo di ripagare gli interessi verso la Banca, intraprese un programma di aumento del prelievo fiscale proveniente dalle colonie americane. Ma in America le cose stavano andando in maniera completamente diversa perché il flagello di una banca centrale di proprietà privata non era ancora arrivato. “E’ semplice. Nelle colonie stampiamo la nostra moneta, chiamata certificato provvisorio coloniale. La emettiamo in quantità appropriate rispetto alla domanda del commercio e dell’industria per far sì che i prodotti passino facilmente dal produttore al consumatore. In questo modo, creando noi stessi la nostra cartamoneta, ne controlliamo il potere d’acquisto e non dobbiamo pagare interessi a nessuno.” – Benjamin Franklin Questo, per Franklin, era semplicemente buonsenso, ma potete immaginare l’effetto che ebbe sulla Banca d’Inghilterra. L’America aveva appreso il segreto del denaro e il genio doveva tornarsene nella bottiglia il più presto possibile. “Nel giro di un anno, la situazione si era rovesciata al punto che l’epoca della prosperità era terminata lasciando il posto alla depressione, in misura tale che le strade delle colonie traboccavano di disoccupati.” – Benjamin Franklin Franklin sostiene che ciò costituì anche la causa principale della Rivoluzione Americana. Sempre dalla sua autobiografia: “Le Colonie avrebbero sopportato di buon grado la ridotta tassa sul tè ed altre materie prime, se l’Inghilterra non avesse tolto alle Colonie stesse la loro moneta, creando così disoccupazione e malcontento. L’impossibilità per i coloni di poter stampare la propria moneta affrancandosi in modo permanente da Giorgio III e dai banchieri internazionali fu il motivo della Guerra di Rivoluzione.” – Benjamin Franklin Quando, il 19 aprile 1775, furono sparati i primi colpi a Lexington, Massachusetts, le colonie erano state prosciugate dell’oro e dell’argento dalla tassazione britannica. Come risultato, per finanziare la guerra il governo continentale non ebbe altra scelta se non quella di stampare la propria moneta. All’inizio della Rivoluzione l’offerta monetaria degli Stati Uniti si attestava intorno ai 12 milioni di dollari; alla fine della guerra raggiunse quasi i 500 milioni e la valuta non aveva più praticamente alcun valore. Un paio di scarpe costava 5.000 dollari. Il certificato provvisorio coloniale aveva funzionato in quanto veniva emessa una quantità di valuta appena sufficiente a facilitare il commercio. Come lamentava George Washington: “un vagone carico di denaro riuscirà a fatica ad acquistare un vagone carico di approvvigionamenti.” ~•~ Verso la fine della Rivoluzione, il Congresso continentale, riunitosi qui presso l’Independence Hall di Filadelfia, si trovò ad avere un bisogno disperato di fondi. Nel 1781 essi permisero a Robert Morris, loro sovrintendente finanziario, di aprire una banca centrale di proprietà privata. Tra parentesi, Morris era un uomo benestante che si era ulteriormente arricchito durante la Rivoluzione commerciando in materiale bellico. ~•~ Nel 1787 i leader coloniali si riunirono a Filadelfia per cambiare gli inadeguati articoli della Confederazione. Come abbiamo visto in precedenza, sia Thomas Jefferson che James Madison erano fermamente contrari ad una banca centrale di proprietà privata. Avevano visto i problemi causati dalla Banca d’Inghilterra e non volevano niente del genere. Come Jefferson sostenne in seguito: “I ricchi lotteranno per affermare il proprio dominio e ridurre il resto in schiavitù. Lo hanno sempre fatto e sempre lo faranno... Essi avranno qui gli stessi effetti che altrove se noi, tramite il potere del governo, non li circoscriveremo ai loro ambiti specifici.” - Gouverneur Morris Nonostante la defezione di Gouverneur Morris dai ranghi della banca, Hamilton, Robert Morris, Thomas Willing e i loro sostenitori europei non avrebbero abbandonato i loro propositi. Essi convinsero il grosso dei delegati dell’Assemblea Costituente di non accordare al Congresso il potere di emettere cartamoneta. La maggior parte dei delegati era ancora scossa dalla selvaggia inflazione della cartamoneta verificatasi nel corso della Rivoluzione ed essi avevano dimenticato come aveva egregiamente funzionato il certificato provvisorio coloniale prima della guerra. La Banca d’Inghilterra invece non aveva dimenticato, i cambiavalute non potevano permettere che l’America stampasse di nuovo la propria moneta. ~•~ 11. La Prima Banca degli Stati Uniti Nel 1790, meno di tre anni dopo che la Costituzione era stata ratificata, i cambiavalute colpirono ancora. Il Segretario al Tesoro appena nominato, Alexander Hamilton, propose al Congresso un disegno di legge che prevedeva la fondazione di una nuova banca centrale di proprietà privata. Stranamente, era lo stesso anno in cui Amschel Rothschild, dalla sua banca più importante di Francoforte, dichiarava: “Lasciate che io emetta e controlli il denaro di una nazione e non mi preoccuperò di chi ne fa le leggi.” E’ interessante notare come uno dei primi impieghi di Hamilton dopo aver conseguito la laurea in Legge nel 1782 fu quello di consigliere di Robert Morris, direttore della Banca del Nord America. In effetti, l’anno prima, Hamilton aveva scritto una lettera a Morris, nella quale diceva: “Un debito nazionale, se non è eccessivo, sarà una benedizione nazionale.” ~•~ 12. L’ascesa al potere di Napoleone Nel 1800, qui a Parigi, la Banca di Francia era organizzata secondo schemi simili a quelli della Banca d’Inghilterra. Napoleone, però, decise che il paese doveva liberarsi dei propri debiti e non si fidò mai della Banca di Francia. Egli dichiarò che quando un governo dipende dai banchieri per ottenere del denaro, sono i banchieri – e non i rappresentanti del governo – a detenere il controllo: “La mano che dà sta sopra quella che prende. Il denaro non ha patria; i finanzieri non hanno né decenza né amor di patria, il loro unico scopo è il guadagno.” – Napoleone Bonaparte Di ritorno in America, un aiuto inatteso stava per giungere. Nel 1800, Thomas Jefferson sconfisse di stretta misura John Adams nella corsa alla terza presidenza degli Stati Uniti. Nel 1803, Jefferson e Napoleone siglarono un accordo secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero pagato 3 milioni di dollari in oro a Napoleone in cambio di un vasto territorio ad ovest del fiume Mississippi: l’acquisto della Louisiana. Con quei tre milioni di dollari, Napoleone mise rapidamente in piedi un esercito e iniziò a scorrazzare in Europa, conquistando tutto ciò che trovava sul suo cammino. La Banca d’Inghilterra reagì prontamente per ostacolarlo e fu finanziata ogni nazione sul suo tragitto, raccogliendo gli enormi profitti di guerra. La Prussia, l’Austria ed infine la Russia si indebitarono pesantemente nel vano tentativo di fermare Napoleone. Mentre Napoleone si trovava in esilio, temporaneamente sconfitto dagli inglesi con l’aiuto finanziario dei Rothschild, anche l’America stava cercando di liberarsi della propria banca centrale. ~•~ 13. La morte della Prima Banca Nel 1811 fu presentato al Congresso un disegno di legge per rinnovare lo statuto della Banca degli Stati Uniti. Il dibattito divenne incandescente ed entrambi i corpi legislativi della Pennsylvania e della Virginia approvarono delle mozioni nelle quali si chiedeva al Congresso di porre fine alla vita della banca. Gli organi di stampa dell’epoca attaccarono apertamente la banca, definendola “una grande truffa”, un “avvoltoio”, una “vipera” e un “cobra”. Ah, se avessimo di nuovo una stampa indipendente in America! Un membro del Congresso di nome P.B. Porter attaccò la banca dalle sale del Congresso dicendo che, se lo statuto della banca fosse stato rinnovato, il Congresso “avrebbe allevato nel seno di questa Costituzione una serpe che un giorno o l’altro colpirà al cuore le libertà di questo paese!” Le prospettive per la banca non erano delle più rosee. Alcuni scrittori hanno affermato che Nathan Rothschild aveva minacciato che, se lo statuto della banca non fosse stato rinnovato, gli Stati Uniti si sarebbero trovati coinvolti in una delle guerre più disastrose mai combattute. Ma tutto questo non fu sufficiente. Una volta che il fumo si era disperso, il disegno di legge fu battuto per un solo voto alla Camera e si arrestò al Senato. Ormai il quarto presidente americano, James Madison, si trovava alla Casa Bianca il quale, se ricordate, era un fervido oppositore della banca. Il suo vice presidente, George Clinton, sbloccò le cose al Senato e gettò la Prima Banca nel dimenticatoio. Nel giro di cinque mesi, l’Inghilterra attaccò gli Stati Uniti ed iniziò la Guerra del 1812 la quale, essendo gli inglesi ancora impegnati nel fronteggiare Napoleone, si concluse nel 1814 senza vincitori né vinti. Sebbene i cambiavalute fossero temporaneamente fuori dai giochi, non stavano comunque con le mani in mano. Sarebbe bastati loro soltanto altri due anni per ripresentare la loro banca, più grande e più forte che mai. ~•~ Ma ora ritorniamo a Napoleone. Perché nessun altro avvenimento nella storia dimostra in modo appropriato la furbizia della famiglia Rothschild nell’acquisizione del controllo del mercato azionario inglese dopo Waterloo. Nel 1815, un anno dopo la fine della Guerra del 1812, Napoleone fuggì dal proprio esilio e ritornò a Parigi. Furono inviate delle truppe francesi per catturarlo, ma il suo carisma era tale che i soldati si strinsero intorno al loro vecchio condottiero e lo acclamarono di nuovo loro Imperatore. Nel marzo 1815, Napoleone mise in piedi un esercito che il Duca di Wellington sconfisse meno di 90 giorni più tardi a Waterloo. Alcuni cronisti sostengono che Napoleone prese a prestito 5 milioni di sterline dalla Banca d’Inghilterra per riarmare le truppe, ma sembra che questi fondi provenissero dall’istituto di credito Ouvard di Parigi. Ciononostante, da allora in avanti, non era più inusuale che le banche centrali in mani private finanziassero in guerra entrambi gli schieramenti. Perché mai una banca centrale dovrebbe finanziare i due schieramenti opposti? Perché la guerra è il più grande generatore di debiti in assoluto. Una nazione prenderà a prestito qualsiasi somma pur di vincere. Al perdente finale verrà concesso solo quel tanto necessario per mantenere una vaga speranza di vittoria, mentre al vincitore finale viene dato quanto basta per vincere. Inoltre, i prestiti di questo tipo vengono concessi con la garanzia che il vincitore onorerà i debiti dello sconfitto. Questo è il luogo della battaglia di Waterloo, a circa 300 chilometri a nord-est di Parigi, nell’attuale Belgio. Qui Napoleone subì la sua ultima sconfitta, non prima che migliaia di francesi e inglesi perdessero le proprie vite in un’umida mattina estiva del giugno 1815. Proprio laggiù, il 18 giugno 1815, 74.000 soldati francesi si scontrarono con 67.000 soldati provenienti dall’Inghilterra e da altre nazioni europee. L’esito era sicuramente incerto e, in effetti, se Napoleone avesse attaccato qualche ora prima, avrebbe probabilmente vinto. Ma, indipendentemente da chi fossero i vincitori e i vinti, Nathan Rothschild di ritorno a Londra utilizzò l’opportunità di acquisire il controllo del mercato azionario e obbligazionario inglese e, possibilmente, anche della Banca d’Inghilterra. Rothschild aveva posizionato un agente di fiducia, tale Rothworth, sul lato nord del campo di battaglia, vicino al Canale della Manica. Una volta che l’esito della battaglia fu deciso, Rothworth si diresse verso la Manica e diede la notizia a Nathan Rothschild ventiquattr’ore prima del corriere personale di Wellington. Rothschild si precipitò alla Borsa e si occupò il suo solito posto di fronte ad un’antica colonna. Tutti gli occhi erano su di lui. I Rothschild disponevano di una leggendaria rete di comunicazione. Se Wellington fosse stato sconfitto e Napoleone fosse stato ancora in giro per il Continente, la situazione finanziaria britannica avrebbe preso una pessima piega. Rothschild aveva l’aria affranta, se ne stava là immobile, gli occhi rivolti a terra. Poi, improvvisamente, iniziò a vendere. Gli altri nervosi investitori videro che Rothschild stava vendendo, il che poteva significare solo una cosa: Napoleone doveva aver vinto e Wellington doveva essere stato sconfitto. La Borsa crollò. Ben presto, tutti si trovavano a vendere i propri titoli consolidati – le obbligazioni governative – e i prezzi calarono bruscamente. Poi Rothschild, tramite i propri agenti, iniziò segretamente a comprare i titoli consolidati per una frazione del loro valore. Pensate che si tratti di un mito, di una leggenda? Un centinaio di anni dopo, il New York Times riportò la notizia secondo cui il nipote di Nathan Rothschild aveva tentato di procurarsi la sentenza di un tribunale per eliminare un libro che conteneva questa vicenda della Borsa. La famiglia Rothschild dichiarò che questa storia era falsa e diffamatoria ma il tribunale respinse la richiesta dei Rothschild e ingiunse alla famiglia di accollarsi tutte le spese processuali. Quello che risulta ancora più interessante di tutta questa vicenda, è che alcuni autori sostengono che il giorno dopo la battaglia di Waterloo, nel giro di poche ore, Nathan Rothschild acquisì il dominio non solo del mercato obbligazionario ma anche della Banca d’Inghilterra. Che la famiglia Rothschild abbia acquisito o meno il completo controllo della Banca d’Inghilterra (la prima, e più ricca, banca centrale di proprietà privata in una grande nazione europea) in questo modo, una cosa è certa: alla metà dell’800 i Rothschild erano la famiglia più ricca del mondo, nessuno escluso. Essi dominavano i nuovi mercati delle obbligazioni governative ed avevano esteso i propri interessi in altri gruppi bancari e industriali. Infatti, la seconda metà del XIX secolo fu nota con il nome di “Era dei Rothschild”. Nonostante le enormi ricchezze, la famiglia in genere ha coltivato un alone di invisibilità e sebbene essa abbia il controllo di decine di società industriali, commerciali, minerarie e turistiche, solo una manciata di esse porta il nome Rothschild. Alla fine del XIX secolo, un esperto stimò che la famiglia Rothschild controllasse metà della ricchezza mondiale. Qualunque sia l’entità della loro vasta ricchezza, è ragionevole presumere che, da allora, la loro percentuale di ricchezza mondiale sia aumentata. Ma dall’inizio del secolo scorso, i Rothschild hanno alimentato l’idea che il loro potere sia in un qualche modo diminuito, anche se le loro ricchezze sono aumentate. ~•~ 15. La Seconda Banca degli Stati Uniti Nel frattempo, nel 1816 a Washington, soltanto un anno dopo Waterloo e la presunta acquisizione della Banca d'Inghilterra da parte di Rothschild, il Congresso americano approvò un disegno di legge che permetteva ancora una volta la creazione di una banca centrale di proprietà privata. Questa banca fu chiamata Seconda Banca degli Stati Uniti. Lo statuto della nuova banca era una copia di quello delle banche precedenti. Il governo degli Stati Uniti avrebbe detenuto il 20% delle quote della banca e, ovviamente, la quota federale fu versata in anticipo nelle casse della banca stessa. Quindi, grazie alla magia del prestito basato sulla riserva frazionaria, la quota già versata fu utilizzata per erogare prestiti a favore di investitori privati, i quali poterono acquisire il rimanente 80%. Proprio come era avvenuto in precedenza, i principali azionisti rimasero segreti, ma è noto che il blocco maggiore di quote, circa un terzo del totale, finì in mani straniere. Come disse un osservatore: "Non è certamente esagerato dire che la Seconda Banca degli Stati Uniti aveva radici ben profonde sia negli Stati Uniti che in Inghilterra." Nel 1816 alcuni autori affermarono che i Rothschild avessero preso il controllo della Banca d'Inghilterra e che questi sostenessero anche la nuova banca centrale privata in America. ~•~ Dopo dodici anni di manipolazioni dell'economia statunitense da parte della Seconda Banca degli Stati Uniti, il popolo americano ne aveva avuto abbastanza. Gli oppositori della banca nominarono un distinto senatore del Tennessee, Andrew Jackson, l'eroe della battaglia di New Orleans, per concorrere alla presidenza. Questa è la sua dimora, l'Hermitage. All'inizio nessuno dava a Jackson alcuna possibilità. Da tempo la banca aveva imparato a controllare il processo politico con il denaro. Ma con grande sorpresa e sgomento dei cambiavalute, Jackson riuscì a vincere nel 1828 e non perse tempo, determinato com'era, ad affossare la banca alla prima occasione. Ma la concessione statutaria ventennale della banca non sarebbe scaduta prima del 1836, l'ultimo anno del suo eventuale secondo mandato, ammesso che fosse riuscito a sopravvivere fino ad allora. Nel corso del suo primo mandato, Jackson si accontentò di cacciare dagli uffici del governo i numerosi tirapiedi della banca, licenziando 2.000 degli 11.000 dipendenti del governo federale. Nel 1832, con l'avvicinarsi della sua rielezione, la banca sferrò un colpo sperando che Jackson non volesse agitare la polemica. Essa chiese infatti al Congresso di approvare il rinnovo dello statuto con quattro anni di anticipo. Ovviamente il Congresso fu d'accordo e inviò l'atto al presidente per firmarlo. Ma Jackson si espresse senza mezzi termini e mise il veto, il Vecchio Soldato non fu mai un codardo. Il messaggio con il quale egli si opponeva alla legge è uno dei più grandi documenti degli Stati Uniti e sottolinea chiaramente la responsabilità del governo americano verso i suoi cittadini, ricchi e poveri. "I nostri cittadini non sono i soli che godranno della generosità del nostro governo. Più di otto milioni di azioni di questa banca sono possedute da stranieri. Non vi è forse una minaccia per la nostra libertà e la nostra indipendenza in una banca che, per sua natura, ha così poco da spartire con il nostro paese?" "Controllare la nostra valuta, ricevere il nostro denaro pubblico, e tenere migliaia di nostri cittadini sotto la loro dipendenza, sarebbe più temibile e pericoloso di una potenza militare nemica." "Se il governo si limitasse ad un'equa protezione, così come il cielo dispensa la pioggia, e riversasse i suoi favori in egual misura all'umile e all'aristocratico, al povero e al ricco, sarebbe una vera e propria benedizione. Nella legge che mi sta davanti sembra esserci un'ampia e ingiustificata deviazione da questi semplici princìpi." - Andrew Jackson Nel corso di quello stesso anno, nel luglio 1832 il Congresso non fu in grado di superare il veto posto da Jackson ed era anche giunto il momento per il presidente di prepararsi per la rielezione. Jackson portò la sua causa direttamente al popolo e, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, egli condusse la campagna presidenziale per le strade. Prima di allora, i candidati se ne stavano a casa e "posavano da presidenti". Lo slogan della sua campagna fu “Jackson e Nessuna Banca”. Il partito Repubblicano nazionale gli contrappose il senatore Henry Clay. Nonostante i banchieri profusero oltre 3 milioni di dollari nella campagna di Clay, Jackson fu rieletto a furor di popolo nel novembre del 1832. A dispetto della vittoria, Jackson sapeva che la battaglia era appena all'inizio. "L'Idra della corruzione è solamente stordita, non morta", disse il neoeletto presidente. Jackson ordinò al suo nuovo Segretario al Tesoro, Louis McLane, di cominciare a ritirare i depositi governativi dalla Seconda Banca e disporli in altre banche sicure. Ma McLane si rifiutò. Jackson lo licenziò e nominò William J.Duane come nuovo Segretario al Tesoro. Ma anche Duane rifiutò di eseguire la richiesta del Presidente, Jackson licenziò anche lui e incaricò Roger B. Taney. Taney ritirò finalmente i fondi dalla banca a partire dal 1° ottobre 1833. Jackson era entusiasta: "Ho una catena e sono pronto a strappar via ogni dente, fino alle radici". Ma la banca non aveva ancora rinunciato a combattere. Il suo presidente, Nicholas Biddle, utilizzò la propria influenza per ottenere che il Senato rigettasse la nomina di Taney poi, in una rara esternazione di arroganza, Biddle minacciò di provocare una depressione nel caso in cui alla banca non fosse stato rinnovato lo statuto. "Questo rispettabile presidente pensa che siccome ha scotennato indiani e imprigionato giudici, possa avere la meglio sulla Banca. Si sbaglia." - Nicholas Biddle Quindi, in un incredibile momento di onestà per un banchiere centrale, Biddle ammise che la Banca avrebbe provocato una carenza del denaro in circolazione per costringere il Congresso a reintrodurre la banca. "Nulla, eccetto una sofferenza diffusa, potrebbe produrre un qualunque effetto sul Congresso... La nostra sola salvezza è quella di perseguire un corso prolungato di decisa contrazione - e non ho alcun dubbio che tale corso porterà alla fine alla reintroduzione della valuta e al rinnovo dello statuto della banca." - Nicholas Biddle Una rivelazione straordinaria, la pura verità rivelata con una chiarezza sconcertante. Biddle intendeva usare il potere della banca di contrarre il denaro per causare una pesante depressione, finché l'America non si fosse arresa. Purtroppo ciò è avvenuto ripetutamente nel corso della storia degli Stati Uniti e sta per accadere di nuovo oggi. Nicholas Biddle tenne fede alle sue minacce: la banca contrasse bruscamente la fornitura di denaro, richiedendo il pagamento di tutti i prestiti e rifiutando di erogarne di nuovi. Ne scaturì il panico finanziario, seguito da una profonda depressione. Ovviamente, Biddle diede la colpa del crollo a Jackson affermando che questo era stato causato dal ritiro dei fondi federali dalla banca. Purtroppo il suo piano funzionò: i salari e i prezzi diminuirono, la disoccupazione dilagò insieme alla bancarotta delle imprese e la nazione andò rapidamente nel caos. I direttori dei giornali si scagliarono contro Jackson. La banca minacciò di trattenere i pagamenti che quindi avrebbero potuto essere fatti direttamente ai politici per mantenerli al loro soldo. Nel giro di qualche mese il Congresso si riunì in quella che fu chiamata la “Sessione del Panico”. Sei mesi dopo avere ritirato i fondi dalla Banca, Jackson venne ufficialmente censurato da una risoluzione passata al Senato per 26 voti contro 20. Era la prima volta in assoluto che un presidente veniva censurato dal Congresso. Jackson inveì contro la banca: "Siete un covo di vipere. Intendo stanarvi e, lo voglia il Cielo, vi stanerò!". Il destino dell'America era in bilico. Se il Congresso avesse messo assieme abbastanza voti da superare il veto di Jackson, la banca avrebbe potuto avere garantiti altri 20 e più anni di monopolio sul denaro americano. Un periodo sufficiente per consolidare il suo già grande potere. Ma avvenne un miracolo. Il governatore della Pennsylvania si fece avanti a sostegno del presidente Jackson e criticò duramente la banca. Inoltre, Biddle era stato sorpreso a vantarsi in pubblico del piano della banca per far crollare l'economia. Improvvisamente la sorte cambiò e, nell'aprile del 1834 la Camera dei Rappresentanti votò 134 contro 82 a sfavore del rinnovo alla banca. Questo risultato fu seguito da una votazione ancor più schiacciante per creare una commissione speciale che indagasse sulle responsabilità della banca nel tracollo. Quando la commissione si presentò alla sede della Banca a Filadelfia, armata di mandato per esaminare i libri contabili, Biddle si rifiutò di consegnarli e non consentì nemmeno l'ispezione della corrispondenza con i membri del Congresso, riguardante i loro debiti personali e le richieste che aveva avanzato loro. Inoltre Biddle si rifiutò di testimoniare davanti alla commissione a Washington. L'8 gennaio 1835, Jackson pagò l'ultima rata del debito nazionale, che si era reso necessario dall'aver permesso alle banche di emettere valuta in forma di prestito per il governo, invece di emettere tale valuta direttamente in forma di banconote del Tesoro, che non generano debito. Egli fu l'unico presidente che riuscì ad estinguere il debito. Alcune settimane dopo, il 30 gennaio 1835, un assassino di nome di Richard Lawrence tentò di sparare al presidente Jackson ma, grazie al Cielo, entrambe le pistole mancarono il bersaglio. Lawrence fu giudicato non colpevole per infermità mentale e, dopo il suo rilascio, egli si vantò con alcuni amici che dei potenti individui in Europa gli avevano assegnato quel compito e gli avevano promesso di proteggerlo nel caso fosse stato catturato. L'anno dopo, quando la concessione statutaria fu scaduta, la Seconda Banca degli Stati Uniti cessò di essere la banca centrale della nazione. Biddle fu quindi arrestato e accusato di frode. Alla fine del processo fu assolto ma morì subito dopo, ancora alle prese con cause civili. Dopo il suo secondo mandato presidenziale, Jackson si ritirò qui all'Hermitage alla periferia di Nashville per trascorrere il resto della sua vita. Egli è ancora ricordato per la sua determinazione nell'affossare la banca e, in effetti, l'affossò così bene che occorsero 77 anni ai cambiavalute per rimediare al danno. Quando gli fu chiesto quale fosse stata l'impresa più importante che avesse mai realizzato, Jackson rispose: "Ho ucciso la Banca!" ~•~ Purtroppo anche Jackson non riuscì a cogliere l'intero quadro e le sue profonde radici. Sebbene egli avesse affossato la banca centrale, l'arma più insidiosa dei cambiavalute, il sistema bancario a riserva frazionaria rimaneva in vigore nelle numerose banche statali. Ciò alimentava l'instabilità economica negli anni antecedenti la Guerra Civile. Tuttavia i banchieri centrali erano tagliati fuori e il risultato fu che l'America prosperava mentre si espandeva verso ovest. In questo periodo, i principali cambiavalute lottarono per riconquistare il loro potere centralizzato, ma senza successo. Quindi, alla fine, essi rispolverarono la vecchia formula dei banchieri centrali: una guerra per creare debito e dipendenza. Se non potevano ottenere la loro banca centrale, l'America doveva essere messa in ginocchio gettandola in una Guerra Civile proprio come essi avevano già fatto nel 1812 dopo che lo statuto della Prima Banca degli Stati Uniti non era stato rinnovato. Un mese dopo l'insediamento di Abraham Lincoln, i primi colpi della Guerra Civile americana risuonarono a Fort Sumter, Carolina del Sud, il 12 aprile del 1861. Sicuramente la schiavitù fu una delle cause della Guerra Civile, ma non la causa principale. Lincoln sapeva che l'economia del Sud dipendeva dalla schiavitù e quindi già prima della Guerra non aveva alcuna intenzione di abolirla. Lincoln così aveva detto nel suo discorso inaugurale soltanto un mese prima: "Non ho alcuna intenzione di interferire, direttamente o indirettamente, con l'istituzione della schiavitù negli stati in cui essa vige. Credo che non abbia alcun diritto di legge per farlo e nemmeno vi sono incline." - Abraham Lincoln Persino dopo i primi colpi sparati a Fort Sumter, Lincoln continuò a ribadire che la Guerra Civile non riguardava la questione della schiavitù. "Il mio supremo obiettivo è quello di salvare l'Unione, non quello di salvare o abolire la schiavitù. Se potessi salvare l'Unione senza dover liberare neppure uno schiavo, lo farei." - Abraham Lincoln Quindi, per quali ragioni fu combattuta la Guerra Civile? C'erano molti fattori in gioco. Gli industriali del Nord avevano applicato dei dazi protezionistici per impedire agli stati del Sud di acquistare merci europee più a buon mercato. L'Europa aveva reagito interrompendo le importazioni di cotone dagli stati del Sud. Questi si trovavano in una doppia tenaglia finanziaria: erano obbligati a spendere di più per gran parte delle loro necessità di vita mentre i ricavi provenienti dalle loro esportazioni di cotone crollavano. Fu questo a rendere il Sud furibondo. Tuttavia c'erano altri elementi in gioco. I cambiavalute erano ancora tormentati dal fatto che l’America si era sottratta al loro controllo 25 anni prima. Da allora la solida economia americana aveva reso la nazione ricca, davvero un cattivo esempio per il resto del mondo. I banchieri centrali ora vedevano un'opportunità per spaccare in due la nuova nazione benestante: dividere e conquistare con la guerra. Si trattava forse di una sorta di teoria complottista di quell’epoca? Bene, ascoltiamo quello che disse un privilegiato osservatore di quel tempo. Il suo nome è Otto Von Bismark, Cancelliere di Germania, l'uomo che avrebbe unito gli stati tedeschi di lì a qualche anno. “La separazione degli Stati Uniti in confederazioni di pari forza era stata decisa di gran lunga prima della Guerra Civile da parte di alti poteri della finanza europea. Questi banchieri temevano che, qualora gli Stati Uniti fossero rimasti insieme come un'unica nazione, avrebbero ottenuto una tale indipendenza economica e finanziaria da pregiudicare il loro dominio finanziario del mondo.” - Otto Von Bismark Qualche mese dopo i primi spari di Fort Sumter, i banchieri centrali prestarono a Napoleone III di Francia, il nipote del Napoleone di Waterloo, 210 milioni di franchi per impadronirsi del Messico e per posizionare delle truppe lungo il confine meridionale degli Stati Uniti, approfittando della loro guerra per violare la dottrina di Monroe e far ritornare il Messico sotto la dominazione coloniale. Non importa quale fosse stato l'esito della Guerra Civile, un'America indebolita e pesantemente indebitata nei confronti dei cambiavalute avrebbe aperto ancora una volta l'America centrale e meridionale alla colonizzazione europea. Proprio quello che la dottrina di Monroe aveva proibito nel 1823. Allo stesso tempo, la Gran Bretagna spostò 11.000 soldati in Canada e li posizionò minacciosamente lungo il confine settentrionale americano. Anche la flotta britannica si dispose in stato di pre-allerta, per essere pronta ad intervenire eventualmente in un conflitto. Lincoln sapeva di trovarsi in un grosso dilemma ed era tormentato dal destino dell'Unione. Tutto ciò andava ben oltre la differenza tra Nord e Sud. Ecco perchè la sua enfasi fu sempre sull'Unione e non banalmente sullo sconfiggere gli stati del Sud. Ma Lincoln aveva bisogno di denaro per vincere e, nel 1861, si recò a New York insieme al suo Segretario al Tesoro, Salmon P.Chase, per richiedere i prestiti necessari. I cambiavalute, ansiosi di vedere il fallimento dell'Unione, offrirono prestiti ad un interesse compreso tra il 24 e il 36%. Lincoln rispose ‘no, grazie’ e ritornò a Washington. Quindi mandò a chiamare un vecchio amico, il colonnello Dick Taylor di Chicago, e gli sottopose il problema di come finanziare la guerra. Durante una riunione Lincoln chiese a Taylor che cosa aveva escogitato. Taylor rispose: "Ebbene, Lincoln, è semplice: chiedi al Congresso di approvare un disegno di legge che autorizzi la stampa di banconote del Tesoro a corso legale... e paga i tuoi soldati con quelle, procedi e vinci la tua guerra." - Colonnello Dick Taylor Quando Lincoln chiese se il popolo degli Stati Uniti avrebbe accettato le banconote, Taylor rispose: "Il popolo o chiunque altro non avrà alcuna scelta al riguardo se le si emetteranno come denaro a pieno corso legale. Esse avranno la piena approvazione del governo e saranno valide quanto qualunque altra moneta poiché la Costituzione attribuisce espressamente al Congresso questo diritto." - Colonnello Dick Taylor Ciò fu esattamente quello che fece Lincoln. Nel 1862-63 egli fece stampare nuove banconote per un valore di 450 milioni di dollari. Per distinguerle dalle altre banconote in circolazione, le fece stampare con inchiostro verde sul retro, ecco perché furono chiamate “greenbacks”. Con questo nuovo denaro, Lincoln pagò le truppe e acquistò i loro viveri. Nel corso della guerra, quasi 450 milioni di dollari "greenbacks" vennero stampati senza interessi per il governo federale. Lincoln sapeva chi manovrava davvero dietro le quinte e cosa ci fosse in serbo per il popolo americano. Ecco come spiegò il suo pensiero: "Il governo dovrebbe creare, emettere e far circolare tutta la valuta e il credito necessario per soddisfare il potere di vendita del governo e il potere d'acquisto dei consumatori." "Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solo la suprema prerogativa del governo, ma è anche la sua più grande opportunità creativa." “Con l’adozione di questi princìpi, ai contribuenti verranno risparmiate enormi quantità di interessi. Il denaro cesserà di essere il padrone e diventerà il servitore dell’umanità.” – Abraham Lincoln Un editoriale davvero incredibile sul Times di Londra spiegava la posizione dei banchieri centrali nei confronti dei greenbacks di Lincoln: "Se questa malefica politica finanziaria, che ha le sue origini in Nord America, dovesse perdurare fino a consolidarsi, il governo fornirà il proprio denaro senza alcun costo. Ripagherà i debiti e rimarrà senza debito. Avrà tutto il denaro necessario per mandare avanti il suo commercio. Diventerà prospero come mai nella storia del mondo. Le menti e la ricchezza di ogni nazione andranno verso il Nord America. Quel paese deve essere distrutto o distruggerà ogni monarchia sul pianeta." – Times di Londra Il piano funzionò, e funzionò così bene che l'anno dopo, il 1863, con le truppe federali e confederate che si concentravano sul campo per la battaglia decisiva nella Guerra Civile, e con il Tesoro bisognoso di un’ulteriore autorizzazione del Congresso ad emettere altri greenbacks, Lincoln permise ai banchieri di far approvare il National Bank Act. Queste nuove banche nazionali avrebbero operato in regime di immunità fiscale e detenuto il monopolio sulla creazione del nuovo tipo di denaro, le banconote. Sebbene i greenbacks continuassero a circolare, il loro numero non fu incrementato. Ma, ancor più importante, da questo momento in poi l’intera offerta monetaria degli Stati Uniti sarebbe stata creata dai banchieri con l’acquisto delle obbligazioni governative e la loro emissione come riserva per le banconote. Come spiegò lo storico John Kenneth Galbraith: "Per molti anni dopo la guerra, il governo federale ebbe un notevole saldo attivo, tuttavia non poté ripagare il suo debito e ritirare i suoi titoli perché se l’avesse fatto non ci sarebbe stata alcuna obbligazione a sostegno delle banconote nazionali. Ripagare il debito equivaleva a distruggere l’offerta monetaria." - John Kenneth Galbraith Nel corso del 1863, Lincoln ebbe un aiuto inaspettato da parte dello Zar Alessandro II di Russia. Lo Zar, così come Bismark in Germania, sapeva quello a cui miravano i cambiavalute e aveva tenacemente negato loro la creazione di una banca centrale in Russia. Se l'America fosse sopravvissuta e fosse rimasta fuori dalle loro grinfie, la posizione dello Zar sarebbe rimasta al sicuro. Se invece i banchieri avessero avuto la meglio separando l'America e restituendo le sue parti a Gran Bretagna e Francia, entrambe sotto il controllo delle rispettive banche centrali, essi avrebbero potuto minacciare nuovamente la Russia. Quindi lo Zar diede disposizioni che nel caso in cui l'Inghilterra o la Francia fossero intervenute attivamente in aiuto del Sud, la Russia avrebbe considerato tale atto come una dichiarazione di guerra. Quindi fece altrettanto inviando parte della flotta presente nel Pacifico verso il porto di San Francisco. Lincoln fu rieletto l'anno dopo, il 1864, e se fosse vissuto avrebbe sicuramente affossato il monopolio sul denaro della banca nazionale, strappatogli durante la guerra. Il 21 novembre 1864, egli scrisse ad un amico: "Il potere del denaro vive alle spalle della nazione in tempo di pace e cospira contro di essa in tempo di avversità. E' più dispotico della monarchia, più insolente dell'autocrazia, più egoista della burocrazia.” – Abraham Lincoln Poco prima che Lincoln fosse assassinato, il suo ex Segretario al Tesoro, Salmon P. Chase, si pentì del ruolo svolto nel garantire l’approvazione del National Banking Act avvenuta soltanto un anno prima. "L'aver incoraggiato l’approvazione del National Banking Act è stato il più grande errore finanziario della mia vita. Esso ha creato un monopolio che incide su ogni interesse nel paese." - Salmon P. Chase Il 14 aprile 1865, 41 giorni dopo l’inizio del suo secondo mandato e solamente 5 giorni dopo la resa di Lee contro Grant ad Appomattox, Lincoln cadde sotto i colpi d'arma da fuoco di John Wilkes Booth al Teatro Ford. Il Cancelliere tedesco Bismark compianse la scomparsa di Abraham Lincoln: "La morte di Lincoln fu un disastro per la Cristianità, non c'era uomo negli Stati Uniti che si potesse avvicinare a lui... temo che i banchieri stranieri con la loro astuzia e i loro subdoli trucchetti corrompano del tutto gli esuberanti ricchi d'America, e usino ciò per corrompere sistematicamente la civiltà moderna. Essi non esiteranno a far piombare l'intera Cristianità in guerre e caos affinché il mondo diventi loro schiavo." – Otto von Bismark Bismark aveva ben compreso il piano dei cambiavalute. Le prove che i banchieri internazionali erano stati i responsabili dell'assassinio di Lincoln emersero in Canada settant’anni più tardi, nel 1934. Gerald G. McGeer, un avvocato canadese famoso e molto stimato, rivelò la sconvolgente verità nel corso di un'audizione di cinque ore davanti alla Camera dei Comuni canadese, nella quale egli screditò il sistema monetario nazionale basato sul debito. Ricordate, era il 1934, l'apice della Grande Depressione che stava devastando anche il Canada. McGeer aveva ottenuto la prova, cancellata dagli atti ufficiali del processo contro John Wilkes Booth e fornitagli da agenti dei servizi segreti, dopo la morte di quest'ultimo. McGeer disse che questa dimostrava come Booth fosse un mercenario, al soldo dei banchieri internazionali. Secondo un articolo pubblicato il 2 maggio 1934 sul Vancouver Sun: "Abraham Lincoln, il liberatore degli schiavi immolatosi, fu assassinato a causa delle macchinazioni di un gruppo di banchieri internazionali che temevano le ambizioni di credito nazionale del presidente degli Stati Uniti. Un solo gruppo al mondo, a quel tempo, aveva motivo di desiderare la morte di Lincoln. Essi erano gli uomini che si opponevano al suo programma per una valuta nazionale e che lo combatterono per tutta la durata della Guerra Civile, a causa della sua politica dei greenbacks." E’ interessante notare come McGeer affermò che Lincoln venne assassinato non solo perché i banchieri internazionali volevano ripristinare una banca centrale, ma anche perché essi volevano svalutare la moneta americana sull'oro. Oro che essi controllavano. In altre parole, volevano collocare l'America in un sistema aureo, il gold standard. Lincoln aveva fatto esattamente il contrario perché aveva emesso banconote degli Stati Uniti, i greenbacks, basate unicamente sulla buonafede del credito degli Stati Uniti. L'articolo riportava le testuali parole di McGeer: "Essi erano gli uomini interessati all’instaurazione del gold standard e del diritto da parte dei banchieri di gestire la valuta e il credito di ogni nazione del mondo. Senza l'intralcio di Lincoln essi poterono procedere con quel piano e lo fecero negli Stati Uniti. Entro otto anni dalla morte di Lincoln, l'argento venne messo fuori corso e fu costituito il sistema monetario del gold standard.” Dall'epoca di Lincoln gli Stati Uniti non hanno emesso altre banconote nazionali. Queste banconote con il sigillo rosso, emesse nel 1963, non erano una nuova emissione da parte del presidente Kennedy ma semplicemente i vecchi greenbacks, riemessi anno dopo anno. In un altro atto di follia e di ignoranza, il Reigle Act del 1994 autorizzò la sostituzione dei greenbacks di Lincoln con banconote basate sul debito. Vale a dire che i greenbacks rimasero in circolazione negli Stati Uniti fino al 1994. Perché l'argento era così dannoso per i banchieri mentre l'oro era perfetto? Semplice: perché l'argento era abbondante negli Stati Uniti ed era molto difficile da controllare a differenza dell'oro che era ed è sempre stato scarso. La storia insegna che è sempre stato relativamente facile monopolizzare l'oro, mentre l'argento è sempre stato 15 volte più abbondante. ~•~ 18. Il ritorno del gold standard Con Lincoln fuori gioco, l'obiettivo seguente dei cambiavalute era quello di acquisire il controllo completo della moneta americana. Questo non era un compito facile. Con l'apertura delle nuove frontiere ad ovest, era stato scoperto argento in grosse quantità e i greenbacks di Lincoln erano piuttosto diffusi. Nonostante i decisi attacchi ai greenbacks da parte dei banchieri centrali europei, questi continuarono a circolare in tutto il paese, di fatto fino a pochi anni fa. Secondo lo storico W. Cleon Skousen: ~•~ I cambiavalute stavano rapidamente riguadagnando forza e iniziarono un ciclo di periodiche “tosature delle pecore”, così le chiamavano, in cui venivano creati boom economici seguiti da depressioni in modo da poter acquisire abitazioni e fattorie per pochi spiccioli. Nel 1891, i cambiavalute si preparavano ad abbattere ancora l’economia americana e i loro metodi e le loro motivazioni furono spiegati con una chiarezza sconcertante in una nota di servizio inviata dall’Associazione dei Banchieri Americani (ABA), un’organizzazione in cui si ritrovano molti banchieri. Osservate come in questa nota venga richiesto ai banchieri di creare una depressione in una data prestabilita di lì a tre anni. Eccone una parte estrapolata dai verbali del Congresso: ~•~ 20. J.P. Morgan e il crollo del 1907 Per i cambiavalute era giunto il momento di tornare ad occuparsi del problema di una nuova banca centrale privata per l’America. Nel corso dei primi del ‘900 furono uomini come J.P. Morgan a guidare la carica. Un’ultima ondata di panico sarebbe stata indispensabile per far convergere l’attenzione del paese sul presunto bisogno di una banca centrale. La spiegazione logica era che solo una banca centrale poteva impedire il fallimento delle banche. |