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VENDESI COLOSSEO
(di Sandro Pascucci - www.signoraggio.com)

L'angolo della follia accademica e politica italiana:
e Il Grasso Bankiere© si compra il Colosseo!

(art. da commentare)

PRIVATIZZAZIONI - LA DISCUSSA PROPOSTA DI GIUSEPPE GUARINO

IL DEBITO PUBBLICO? AFFOSSIAMOLO COSI'
Conferendo alla Debito Spa un patrimonio di 450 miliardi di euro si abbatte al 75% il rapporto con il Pil. L'interesse degli investitori c'è. E se le banche sottoscrivono il 15%, il controllo italiano è assicurato.
di STEFANO CAVIGLIA

«Stiamo parlando di una società con 450 miliardi di euro di patrimonio, qualcosa come la General Electric. La leva finanziaria disponibile sarebbe enorme e di conseguenza, come mi hanno confermato diversi banchieri, anche le prospettive di rendimento. Investitori da tutto il mondo avrebbero interesse a comprarne le azioni». L'ex ministro dell'Industria Giuseppe Guarino difende con passione la Debito Spa, sua creatura esistente al momento solo sulla carta, a cui propone di affidare i beni dello Stato per abbattere in un sol colpo il debito pubblico del 106 attuale al 75% del Pil. «"Alcuni di quelli che hanno criticato la proposta» prosegue «non l'hanno neppure letta. E comunque se hanno propose migliori le tirino fuori. Il problema è allentare il vincolo del debito: un nodo scorsoio che preclude all'Italia ogni possibilità di sviluppo».

Da dove dovrebbero saltar fuori i 450 miliardi di euro necessari a portare il debito pubblico al 75% dei Pil?

Dalla cessione a una società per azioni posta fuori dal perimetro dello Stato di beni pubblici che oggi non sono cedibili: immobili, aree edificabili, crediti, partecipazioni in società quotate e non quotate. Non è un'operazione di ingegneria finanziaria, semmai di ingegneria giuridica. Si tratta anzitutto di fare una legge per rendere commerciabili beni che oggi non lo sono. Poi, man mano che le azioni di questa società nella quale il complesso dei beni alienati dovrebbe concentrarsi, si vendono sul mercato, il debito scende in misura equivalente.

Ci sono beni disponibili per una cifra così elevata?

Molti di più. I 450 miliardi di cui parlo rappresentano una stima assolutamente prudenziale. Solo il patrimonio immobiliare, censito recentemente, è valutato 700 miliardi di euro.

Però in quel calcolo ci sono anche pezzi di storia, come il Colosseo e il Quirinale. Vendiamo anche quelli?

Sul piano economico non ce ne sarebbe bisogno, ma io propongo anche la loro cessione - a condizioni dei tutto speciali, che impedirebbero al compratore di rivenderli ad altri - per comunicare al Paese che si sta facendo un'operazione straordinaria, riguardante ciascuno di noi. Un po' conte con la consegna delle fedi d'oro alla patria nel 1936.

Ma se la Debito Spa, o chi per essa, non può rivendere il Quirinale, che cosa se ne fa?

Premesso che questa clausola varrebbe solo per il patrimonio artistico non per gli altri immobili, chi li acquista ne ricava un reddito derivante dall'affitto pagato dallo Stato italiano.

Dunque abbattiamo gli interessi da pagare sul debito per cominciare a pagare l'affitto sugli immobili utilizzati dallo Stato. Che vantaggio c'è?

Questi immobili sono solo una piccola parte dell'operazione. Quel che si può ricavare dalla gestione e dalla cessione di tutto il patrimonio compenserebbe largamente i canoni di affitto.

Resta il fatto che una parte dei patrimonio pubblico italiano finirebbe in mani private, magari all'estero. Non sarebbe una grave perdita?

Secondo il mio progetto diversi soggetti istituzionali potrebbero acquistare una parte della nuova società, raggiungendo, con l'aggiunta di imprenditori privati e in particolare delle banche, una quota del 10-15%, che garantirebbe un controllo italiano. Non perché costrette, sia chiaro, ma per convenienza, così come i singoli investitori privati. Le azioni della Debito Spa sarebbero un buon investimento.

Bruxelles non avrebbe nulla da obiettare?

No, perché la Debito Spa sarebbe comunque fuori dal perimetro dello Stato. Questa strada, infine, non comporta alcun rischio. Il peggio che possa succedere è che le azioni della nuova Spa restino in gran parte invendute. La conseguenza sarebbe una riduzione solo parziale dei debito pubblico.

LUNGA CARRIERA

Nato a Napoli nel 1922, Giuseppe Guarino ha un’esperienza professionale, accademica e politica. E’ stato due volte al governo.
1. GIURISTA
Docente di diritto amministrativo all'Università La Sapienza di Roma. Guarino é uno dei più noti avvocati esperti detta materia.
2. POLITICO
È stato ministro delle Finanze nel brevissimo governo Fanfani del 1987 e cinque anni dopo titolare dell’industria con il governo Amato nel ‘92. Eletto deputato della Democrazia Cristiana dall’87 al ‘92


03/06/2006 : signet@work : sandro pascucci : www.signoraggio.com v.0.5
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